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  1. #21
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    Citazione da Intervento Principale di by Paolo Arsena
    A Lucio dico molto serenamente che non intendo alzare un dito per le primarie.
    Le hanno volute? Se le organizzino tra di loro, facendo anche il minor chiasso possibile, che lo spettacolo è davvero penoso. C'è fior di gente che guarda a questo centro-sinistra con imbarazzo e sgomento, rassegnata suo malgrado a digerirlo così com'è per la sola forza della disperazione.
    Sbagliatissimo.

    Bisogna essere, al contrario, presenti, anche nella fase dell'organizzazione; è importante farsi vedere, mantenere rapporti con gli altri partiti, stabilire contatti, gettare ponti, individuare affinità.

    La politica, nella pratica, è proprio questo: conoscere persone, cittadini, associazioni, esponenti di altri partiti.

    Che le primarie si stiano riducendo ad una pagliacciata è verissimo. Le perplessità di molti su Prodi le condivido completamente. Resta il fatto che ormai il dado è tratto: Prodi è stato scelto come candidato del centrosinistra e va sostenuto se vogliamo essere credibili e non darci la zappa sui piedi da soli.

  2. #22
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    Predefinito Voi avete troppa poca fede nel Professore, uomini. VI VOGLIAMO PIU' CONVINTI.



    Il Sole 12.08.05

    IL GOVERNO DELL'ECONOMIA

    PARLA IL LEADER DELL'UNIONE

    «È venuto il tempo delle norme, all'estero questa situazione ci sta costando moltissimo»

    «Dev'essere l'Esecutivo a fare le nomine, al Parlamento spetterà il potere di ratifica»

    Prodi: solo quattro Authority e Banca d'Italia più collegiale

    Mandato a termine - Via Isvap, Covip e Autorità Tlc

    Di ALBERTO ORIOLI

    Quattro Authority, una tutta nuova dedicata ai servizi a rete, una Banca d'Italia governata come la Bce, il mandato a termine per il Governatore. Un giro di vite su incompatibilità e ineleggibilità; nomine fatte dal Governo e ratificate da una commissione parlamentare. Magari un'Autorità anche per il pluralismo dell'informazione.

    Dal buen retiro sulle colline reggiane Romano Prodi lancia una parte importante del programma .dell'Unione. Gli intrecci tra controllori e controllati, gli scontri tra capitalismi, le scalate e il disinvolto risiko bancario fanno da sfondo alle riflessioni sullo stato del Paese. «All'estero tutto questo ci sta costando moltissmo. Siamo tornati a 20 anni fa quando l'Italia era un'anomalia incomprensibile. Tutto questo mi preoccupa moltissimo. Bisogna reagire con le idee, i programmi».

    «C'è un clima di generale irresponsabilità - dice --- di perdita del senso dello Stato e del confine tra pubblico e privato di cui i condoni fiscali, i conflitti d'interesse, le leggi fatte su misura per proteggere interessi particolari e singole persone sono stati i simboli più evidenti». Continua: «Abbiamo bisogno di più mercato, per liberare le energie soffocate dai monopoli, dai privilegi delle rendite, dalla mancanza di concorrenza. E abbiamo bisogno di più politiche pubbliche, perché allo Stato e alla politica spetta il dovere di assicurare i beni pubblici (sicurezza, giustizia, istruzione, infrastrutture)». Poi le regole. Regole per «proteggere i più deboli, per far prevalere il merito, per impedire che vincano sempre e solo i più furbi». Del resto, osserva Prodi, «da una situazione di questo genere non si esce semplicemente sperando che le persone diventino più virtuose, più sagge o più sapienti». Serve la politica.


    Se lei fosse al Governo, che cosa direbbe oggi al Governatore Fazio?

    Il problema non è quello del governatore, ma delle regole. E in questa prospettiva che si deve considerare la riforma anche della Banca d'Italia, non l'unica ria certo la più antica e prestigiosa delle autorità indipendenti alle quali è ormai affidata una parte rilevante del governo della nostra economia. La Banca d'Italia è governata da un sistema di regole che è figlio di un passato lontano: il sistema bancario italiano era quasi interamente pubblico ed immobile, i mercati bancari e finanziari erano chiusi, i governi italiani duravano lo spazio di un mattino. non c'erano né l'euro né la Banca centrale europea. In quell'Italia, all'interno di un sistema dì pesi e contrappesi imperniato sul ruolo del Tesoro, la sostanziale intoccabilità della Banca d'Italia e del Governatore era un elemento di stabilità, di garanzia, di rigore. Oggi è tutto cambiato. tutto si muove e anche il governo della Banca d'Italia deve essere adeguato dall'interno e in coerenza con un sistema di pesi e contrappesi commisurato ai tempi.

    Partiamo dal Governatore. Lei ritiene trasparente il sistema di nomina attuale?

    Bisogna pensare a modalità diverse per la nomina del Governatore. A procedure che siano rigorose e trasparenti e tali da garantire indipendenza, imparzialità e competenza. Per la Banca così come per le altre autorità.

    La Banca d'Italia è un organo monocratico.Oggi il Governatore è dominus assoluto. Manterrebbe questa prerogativa?

    In base allo statuto della Banca, il Governatore può oggi decidere in perfetta solitudine, senza l'obbligo di coinvolgere nessun'altra persona o nessun altro organo dell'istituto. Per questo, è indispensabile ma anche sufficiente creare un organo collegiale che, sul modello del direttorio della Banca centrale europea, condivida con il governatore la responsabilità delle decisioni. Nel rispetto assoluto dell 'indipendenza della Banca, si devono poi prevedere dei meccanismi, come l'obbligo di un rendiconto regolare e periodico del Governatore di fronte al Parlamento. Indipendenza non può equivalere a irresponsabilità. Infine, ma ques;to non è che uno degli elementi della necessaia riforma, si deve passare da un mandato a vita a un mandato a termine.

    E il tema più delicato. Se ne parla da oltre 10 anni, ma non si riesce ad arrivare a sulla...

    Non si tratta di fare una rivoluzione. Basta rifarsi all'esempio e allo statuto della Banca centrale europea.

    Parliamo dall'assetto proprietario. Oggi alcune delle banche controllate sono azioniste, percepiscono dividendi...

    E' una situazione da "controllato che controlla il controllore", da cane che si morde la coda che non va bene e che deve essere sanata.

    Come?

    Vedremo. Le soluzioni possono essere diverse...

    Prende corpo l'idea di affidarsi a unsistema di autoriforma della Banca. Lei è d'accordo?

    Sulla forma da adottare per realizzare la riforma della Banca d'Italia si può discutere. Nella sostanza. però, non ci si può affidare alla semplice buona disposizione della Banca. Nel rispetto assoluto, ripeto e sottolineo, dell'indipendenza della Banca d'Italia e in coerenza con le regole e l'assetto del sistema europeo delle banche centrali, la politica ha la responsabilità di promuovere e guidare una riforma che appare ormai urgente. La riforma della Banca d'Italia da sola non sarà, tuttavia, sufficiente a portare ordine e trasparenza nei mercati finanziari e a garantire i risparmiatori. È tutto il sistema delle autorità indipendenti che deve essere riconsiderato e reso più ordinato e coerente. Mi riferisco a Consob, Antitrust e. per restare sempre sul terreno dell'economia, alle autorità per il controllo sui settori dell'energia, delle comunicazioni, delle assicurazioni, dei fondi pensione, dell'informatizzazione della pubblica amministrazione, dei lavori pubblici.

    Bisogna ripartire da zero?

    Non si tratta di costruire sul nulla. Su questa materia, esiste ormai un'ampia letteratura scientifica. In Parlamento giacciono due disegni di legge, il primo con primi firmatari Giuliano Amato ed Enrico Letta e il secondo presentato dall'onorevole Bruno Tabacci. Su questi temi, e in particolare sulla riforma della Banca d'Italia, si sono poi espressi i partiti del Centro-sinistra e i loro massimi responsabili. Tenendo conto di questo ricco patrimonio di riflessioni e sulla base della recente esperienza che io stesso ho fatto di questi problemi in un'ottica europea negli anni di Bruxelles, al tema del governo dell'economia e delle autorità indipendenti che di questo governo fanno parte integrante dovremo dedicare uno spazio specifico nel programma.

    Di questa sua ipotesi di riforma ha già parlato con gli alleati?

    Anche su questo terreno avremo e dovremo avere una discussione approfondita all'interno dell'Unione. Solo così, del resto, potremo arrivare a un programma di governo che sia condiviso e, quindi, impegnativo per tutti.

    Non teme "dissociazioni"?

    Sono consapevole che non tutte le mie proposte saranno necessariamente accettate. Quella di esplicitare la mia posizione e le mie idee è, tuttavia, una responsabilità che non esito ad assumere. La nostra economia e la nostra società hanno un bisogno assoluto di ritrovare il senso e il rispetto delle regole. E questo non potrà avvenire se non ci saranno autorità indipendenti. di assoluta e indiscussa competenza, dotate di poteri chiari e della forza necessaria per applicare le regole e vigilare sul loro rispetto.

    Come intende ridisegnare le authority?

    C'è un largo consenso sul fatto che, per le autorità che operano nel campo economico e finanziario, sia opportuno passare da una suddivisione delle competenze basata sui settori o sui soggetti sottoposti a controllo o vigilanza (le banche. le assicurazioni, i fondi pensione, le società quotate in Borsa) a un'altra fondata, invece, sugli obiettivi e le finalità del controllo stesso (la trasparenza dei mercati, la stabilità patrimoniale degli operatori, la tutela della concorrenza). C'è pure largo consenso sul fatto che sia bene evitare che a un'unica autorità siano affidati contemporaneamente più obiettivi, come avviene oggi, ad esempio, per la Banca d'Italia, responsabile tanto della stabilità quanto della concorrenza del sistema bancario. In questa prospettiva, penso a un sistema più snello e più razionale sulla base di quattro autorità.

    Vediamole...

    Numero uno, la Banca d'Italia. Alla Banca d'Italia credo che dovrebbe competere la responsabilità di garantire la stabilità non solo del sistema bancario, ma anche delle altre istituzioni finanziarie. Le dovrebbe, invece, essere sottratta, la tutela della concorrenza tra gli istituti di credito che dovrebbe passare all'Antitrust. Numero due, la Consob. Alla Consob dovrebbe essere affidato il compito di garantire la trasparenza del mercato dei capitali e la protezione dei risparmiatori. A essa dovrebbe, quindi, essere affidata la vigilanza non solo sulla Borsa, sulle società quotate e sugli intermediari del risparmio, ma anche sulle società di assicurazione e sui fondi pensione oggi controllati dall'Isvap e dalla Commissione per la vigilanza sui fondi pensione e su tutti i prodotti di risparmio, inclusi quelli venduti dalle banche e oggi vigilati dalla Banca d'Italia. Numero tre, l'Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, parte del sistema europeo delle autorità antitrust. L'Antitrust dovrebbe essere responsabile della tutela della concorrenza in tutti i settori, compresi, come ho già detto, anche i controlli sulla concorrenza nel settore bancario, oggi di competenza della Banca d'Italia.

    Oggi l'Antitrust è garante anche delle norme sul conflitto d'interessi. E' una competenza che lei manterrebbe?

    Nella prospettiva di un'Antitrust concentrata sulla tutela della concorrenza è quasi superfluo precisare che a essa dovrebbe essere rigorosamente sottratto ogni compito di vigilanza in tema di conflitto d'interessi. Piuttosto, pensando all'attività dell'Antitrust - e in questo faccio tesorodell'esperienza maturata in Europa in anni nei quali il responsabile primo della concorrenza era il commissario Mario Monti - è, invece, importante sottolineare che, per garantire la concorrenza e promuovere l'innovazione, non basta più lottare contro gli abusi e le intese tra gli operatori già presenti sul mercato ma occorre anche, e forse soprattutto, assicurare che i mercati siano aperti ai, nuovi entranti.

    Qual è la quarta authority?

    E quella per i servizi a rete nella quale concentrare la regolazione dei servizi di pubblica utilità, cioè elettricità, gas, acqua e telecomunicazioni. Sono settori tutti in precedenza gestiti in condizioni di monopolio naturale, caratterizzati da un'infrastruttura a rete, accomunati da marcate complementarietà tecnologiche e di mercato e dalla presenza di imprese di grande e spesso grandissima forza. Un'unica autorità potrebbe non solo assommare le competenze tecniche indispensabili per governare settori diversi ma simili tra loro ma anche ridurre il rischio della "cattura" da parte di un singolo settore.

    Che fine farebbero l'authority per le Tlc, l'Isvap e la Covip?

    Si tratta di autorità le cui funzioni, in base al nuovo disegno dell'intero sistema, sarebbero trasferite alle altre autorità e che sarebbero pertanto soppresse. Le autorità incaricate di vigilare sui lavori pubblici e sull'informatizzazione della pubblica amministrazione sarebbero trasformate in agenzie. Com'è ovvio, resterebbero. invece, in vita ma qui usciamo dal campo strettamente economico e finanziario per entrare nel campo dei diritti costituzionalmente garantiti - l'autorità chiamata a vigilare sul diritto di sciopero e il garante della privacy, un'autorità, quest'ultima, che ha oggi un fondamento diretto oltre che nella Costituzione europea anche nella Carta dei diritti dell'Unione. .

    Se sparisce l'authority delle Tlc, chi vigila sul pluralismo dell'informazione?

    E un tema a tal punto centrale in una moderna democrazia, e nella nostra in particolare, da essere stato oggetto del primo messaggio al Parlamento del presidente Ciampi. Sarà necessario un dibattito specifico e approfondito. A me sembrano due le scelte possibili. La più semplice potrebbe essere quella di attribuire anche.questa responsabilità all'Antitrust. considerando che anche il pluralismo dell'informazione possa essere tutelato con gli strumenti attraverso i quali si garantiscono la libera concorrenza e l'apertura dei mercati. In considerazione della natura particolare di quel bene pubblico che è rappresentato da una libera informazione si potrebbe, tuttavia, anche pensare a istituire una nuova autorità.

    Parliamo dei criteri di nomina dei nuovi garanti. Oggi non sono omogenei...

    Dobbiamo rivedere e rendere omogenei tanto i metodi attraverso i quali si nominano i presidenti e i membri delle autorità (che tra l'altro non dovrebbero essere numerosi) quanto i requisiti personali richiesti per le nomine stesse. Da un'autorità all'altra oggi cambiano i criteri e i requisiti di nomina, la durata dei mandati. Pur nel rispetto della natura e della storia delle singole autorità, se la caratteristica comune delle autorità deve essere l'indipendenza e l'eccellenza professionale, una tale varietà appare oggi poco giustificabile.

    Alcuni studiosi, per assicurare nomine realmente indipendenti e non viziate da considerazioni di parte, propongono di affidare le nomine ai presidenti di Camera e Senato, sul modello oggi applicato per i membri dell'Antitrust.

    Debbo dire con sincerità che riproporre questo metodo come sistema per le autorità del futuro non mi persuade. La logica che portò alla scelta di questo metodo e che ancora oggi induce molti a riproporlo risale a una stagione della nostra storia politica nella quale non esisteva alternanza al governo e nella quale, come più alta e visibile forma di garanzia, fu attribuita all'opposizione la presidenza della Camera dei deputati. Quella stagione è passata e le presidenze delle due Camere, in analogia con quanto avviene in tutte le democrazie mature, non sono più divise tra maggioranza e opposizione. E con strurmenti diversi che si deve costruire e garantire uno "statuto dell'opposizione" ed è con un metodo diverso che si devono anche nominare i vertici delle autorità indipendenti.

    Il metodo più corretto e trasparente è, io credo, quello di prevedere che presidenti e membri delle autorità, di tutte le autorità. siano designati dal Governo, per essere poi nominati con una larga e qualificata maggioranza da una specifica conunissione parlamentare dopo un esame e una verifica della loro indipendenza e della loro specifica competenza professionale da condursi attraverso pubbliche audizioni. In questo modo si ridurrebbe la probabilità tanto di nomine di persone prive della necessaria capacità quanto di nomine di parte. La possibilità che un passaggio parlamentare comporti una qualche forma di mediazione politica non si può escludere ed è per questo che, proponendo questo metodo, non mi spingo sino a dire che esso garantirebbe la fine di ogni nomina sbagliata o impropria. È un sistema, tuttavia, che, dove applicato con rigore e trasparenza, e penso alle nnmine. dei commissari europei, funziona in modo più che soddisfacente.

    E quanto alla durata delle cariche?

    Seppure con la flessibilità mutuata da un quadro europeo che potrebbe, ad esempio, suggerire un mandato più lungo per il Governatore della Banca d'Italia sull'esempio di quanto previsto per il presidente della Banca centrale europea, si dovrebbero prevedere mandati a termine e di eguale durata per tutte le autorità. Accanto a questo, dovrebbero essere definiti criteri precisi per le incompatibilità, tanto in entrata quanto in uscita dalle autorità. Da un lato. dovrebbero essere considerati ineleggibili alla carica di membro di un'autorità tutti i parlamentari. i membri del governo e i membri delle altre autorità. Dall'altro, dovrebbe valere un obbligatorio periodo di decantazione durante il quale ai membri uscenti delle autorità dovrebbe essere fatto divieto assoluto e senza eccezione di ricoprire incarichi in società di settori sottoposti alla loro vigilanza.

    Pensa al caso Meocci?

    Voglio solo parlare delle regole non delle persone.

    Sono temi "sensibili". Non teme reazioni polemiche?

    Anche se su tanti punti sarà necessario un ulteriore approfondimento, ho scelto di proposito di entrare sin d'ora nei dettagli delle diverse questioni. Per l'economia e la società italiane è venuto il tempo delle regole. Spetta a noi proporle e, se otterremo la fiducia degli elettori, metterle in atto.

  3. #23
    laico progressista
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    Citazione da Intervento Principale di by Paolo Arsena
    E' una strada nobile, assennata e praticabilissima.
    A me però dà un po' fastidio l'idea di regalare agli altri un patrimonio storico e una potenzialità politica (che ritengo molto forte) a Prodi e a Fassino. E' una cosa che mi innervosisce non poco.
    E' come se noi poveri avessimo in mano il biglietto vincente della lotteria e decidessimo di andarlo a riscuotere insieme ad un folto gruppo di amici facoltosi e benestanti.
    In più, con l'aggravante che ciò che oggi può qualificare noi in modo chiaro ed evidente, diventerebbe patrimonio dell'intero centrosinistra, mettendoci in ombra.
    Nessuno potrà mai incensare un partitino dello 0 virgola per aver saputo dare un indirizzo alla coalizione. Molti sono pronti invece a fare propri i suoi contenuti.
    In un'ottica da partito unico, questo può andare anche bene, in un'ottica "repubblicana" molto meno. E sapete di certo qual'è la mia, di ottica.

    P.S. Con questo vi saluto, augurandovi un buon ferragosto e un buon riposo. Io stacco oggi per una settimana.
    Beh, rileggendola, non è certo stata la sortita più felice per congedarmi.
    Comunque, a prescindere da quanto aveva scritto Lucio (di cui forse ho sul momento frainteso il senso), volevo semplicemente dire che se abbiamo qualcosa da proporre alla sinistra, facciamolo in prima persona, parlando forte e chiaro. Non limitiamoci a bisbigliarlo alle orecchie di Prodi.
    Detto così, tanto per inciso, senza alcuna polemica e alcun processo alle intenzioni.

 

 
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