Sequestro di Silvia Melis.
Liberazione Paranormale?

Dopo la tragica fine dell’onorevole Aldo Moro,
trascorso un tempo indefinito decisi di continuare ad aiutare il prossimo,
escludendo gli interventi collaborativi indiretti con le istituzioni,
perché non mi fidavo più di nessuno.
Mi sentivo indirettamente colpevole della sua morte, (di MORO)
tanto da decidere se un domani mi sarebbe capitato un sequestro analogo,
dovevo agire da solo, non so come, però dovevo provarci lo stesso,
così da non potermi in futuro rimproverare.
L’occasione si presentò molti anni dopo,
con il sequestro in Sardegna di Silvia Melis avvenuto nel febbraio 1997.
(benché in tutti i precedenti sequestri “stimolavo “ la rapidità della liberazione degli ostaggi.)

Sentendo in televisione i ripetuti appelli per la liberazione di Silvia Melis,
anche il SANTO PADRE si era appellato più volte in suo favore,
senza dimenticare le continue manifestazioni di solidarietà della gente del suo paese Tortolì,
cosicché un giorno mio figlio minore richiamò la mia attenzione chiedendomi,
se avevo la capacità (il potere) di poterla liberare immediatamente.
La cosa mi stupì per il fatto che quello che oggi vado normalmente raccontando,
allora per mia volontà ho sempre lasciato completamente all’oscuro tutta la mia famiglia,
anche se scherzando dicevo sempre a loro,
di non disturbarmi quando dormivo o ero coricato sul letto:
“ perché stavo lavorando.”
Loro magari ridevano, però non mi disturbavano più.
Questo sequestro per me era occasione per dimostrare a mio figlio,
che non bisogna mai arrendersi dinanzi al male altrui,
e nello stesso tempo avere una fede immensa,
da non porre mai nessun limite alla provvidenza.
Però era anche occasione per capacitarmi delle mie facoltà,
e per sapere se allora potevo anche riuscire a liberare l’On. Moro da solo.

Così dopo due tentativi andati a vuoto,
forse per il continuo sollecito da parte di mio figlio,
perché la notte prima di addormentarsi mi ricordava e raccomandava più volte di liberarla,
mentre la mattina mi svegliava dimostrandomi apertamente tutta la sua delusione,
una volta informatosi con il telegiornale del mattino,
che non riportava nessuna notizia della sua liberazione,
finalmente la terza notte sognai di risvegliarmi invisibile all’interno di una casa di montagna.

Era costruita in muratura, con il tetto basso.
Sembrava un buon rifugio invernale e ben attrezzato per i pastori.
Mi ero risvegliato all’interno della casa davanti al loro portone d’ingresso,
ben chiuso dietro le mie spalle.
La stanza misurava 7 metri di lunghezza, per 5 di larghezza, circa.
Sulla mia destra,
c’era un grande tavolo di legno rettangolare fornito lateralmente di panche rudimentali,
ed in fondo ad esso vedevo seduti tre uomini che giocano svogliatamente a carte.
Due erano frontali tra loro, mentre il terzo era seduto nell’estremità del tavolo,
con le spalle rivolte ad un camino.
Giocavano tranquillamente a carte illuminati dalle luci di candele e lumi,
mentre l’ostaggio percepivo che era rinchiuso all’interno di una stanzetta,
la cui la porta di accesso era dinnanzi a me.

Avevo percepito che erano soltanto quei tre i sequestratori presenti in tutta la casa,
cosi mentalmente ordinai a tutti e tre,
di addormentarsi immediatamente e di non svegliarsi per nessuna ragione prima di tre ore.
Così loro si addormentarono velocemente con braccia e volto appoggiati sul tavolo,
mentre io aprii (mentalmente) la porta frontale dove all’interno sapevo che c’era l’ostaggio.
In fondo alla stanzetta semibuia sulla sinistra in angolo,
su di un letto orizzontalmente posizionato,
c’era incatenata una donna semi sveglia,
rannicchiata, esile, minuta, con lo sguardo terrorizzato ed impaurito.
Prima di entrare in quella stanza,
mi ero reso MATERIALMENTE VISIBILE,
per cui quando anche senza chiavi,
però mentalmente aprivo i lucchetti che la incatenavano,
nascondendo l’operazione trafugando con le mie mani,
liberandola le dissi:

“ SONO VENUTO A LIBERARTI - NON AVERE PAURA - E’ TUTTO FINITO.”
(erano frasi che mi ero preparato molto tempo prima)
Una volta liberata dalle catene “ prendendola per la mano sinistra, “
attraversammo insieme (prima lei) la porta di quella STANZA PRIGIONE,
per passare nell’altra stanza grande dove c’erano i tre sequestratori addormentati.
Per non farmi notare dal lei girandomi di spalle, (coprendo la sua visuale alla serratura)
mi apprestai a chiudere (mentalmente) per maggior sicurezza quella stanza,
cosi da non insospettire subito i sequestratori una volta che si sarebbero svegliati.
(la chiusura di quella porta, aveva una serratura esterna del tipo scorrevole)
Mentre mi accingevo ad aprire (sempre mentalmente) la porta che conduceva fuori di casa,
solo allora lei si rende conto che ero venuto da solo,
mentre guardava i suoi sequestratori che erano addormentati con il volto riverso sul tavolo.
Forse incominciò a riflettere e dubitare maggiormente.

“” È venuto da solo?
I lucchetti delle catene del letto mi sembra che si siano aperti senza chiavi:
l’ho visto perché un lucchetto era vicino alla visuale al mio volto,
mentre lui l’apriva cercando di tranquillizzarmi.
Non ho visto nessun tipo di chiave nelle sue mani, ne prima ne dopo.
La serratura della porta, e la porta stessa per l’esterno si è aperta da sola:
non poteva aprirla lui a distanza,
nemmeno si era avvicinato più di tanto ad essa.
Cosa sta succedendo:
non capisco se questo mi vuole veramente liberare,
chi è; cosa vuole? ””

Nell’entusiasmo per la sua liberazione avevo sbagliato accelerandomi nelle soluzioni,
perché avevo aperto mentalmente la porta per l’esterno senza avvicinarmi molto ad essa.
“ Ormai ero sicuro di essere riuscito nella sua liberazione.”
Mentre invece lei ora cominciava ad avere paura anche di me.
La guardai nel volto notando che stava iniziando a terrorizzarsi.
Mi guardava con terrore e sospetto, forse scambiandomi per un delinquente.
Ho paura che possa cominciare a gridare istericamente svegliando i suoi sequestratori.
Con tutte e due le mie mani presi il suo volto dolcemente e lo avvicino al mio.
(me l’ero studiata prima, per i casi estremi)
La baciai teneramente sulle labbra chiuse per trasmettergli fiducia, energia, coraggio,
e chiudendo gli occhi proiettavo nella sua mente il seguente messaggio:

“ ricordati che sei mamma, a casa tuo figlio è solo, aspetta te,
tu sei la sua mamma, lui vuole solo te.”

Benché ancora confusa e stordita,
al pensiero di suo figlio si tranquillizzò immediatamente,
decidendosi a seguirmi fuori oltre quella maledetta porta.
Uscendo fuori e chiudendo accuratamente la porta dietro di noi, (mentalmente, ormai….)
mi accorsi che eravamo su di una grande altura con la vegetazione bassa,
però sufficiente per nascondere completamente tutta la casa,
anche perché priva di piani rialzati:
per questo gli elicotteri delle forze dell’ordine,
non potevano individuarla facilmente dall’alto.
Era coperta gran parte dagli alberi intorno,
con ramificazioni distese che protendevano verso il tetto; coprendolo.

Le indicai sulla destra,
nel forte pendio erboso con piccoli e numerosi alberi sparsi disordinatamente,
la direzione che doveva percorrere per arrivare prima a casa sua; da suo figlio,
trovando sicuramente un passaggio automobilistico una volta arrivata sulla strada asfaltata,
preoccupandomi poi mentalmente che trovasse realmente un passaggio alla bisogna,
(non mi interessava chi fosse, l’importante era che c’era)
rassicurandola ulteriormente dicendogli:
”non preoccuparti dei tuoi sequestratori,
dormiranno per almeno due o tre ore, tu pensa a correre, correre, senza fermarti. ”

L ’ho vista correre scendendo verso destra il rapido pendio:
era così veloce come se fosse stata rigenerata da una nuova forza,
fino a sparire subito dalla mia visuale,
perché i numerosi piccoli alberi disseminati scompostamente sul terreno,
rendevano difficile la sua individuazione,
anche perché io rimasi sopra, il alto.
Rimasi li pochi secondi ancora,
guardandomi intorno soddisfatto,
perché tutto era proceduto secondo i miei piani precedentemente studiati,
e guardando la casa dietro di me mi accorsi che oltre alla porta,
sulla destra c’era anche una piccola finestra.
FINALMENTE stanco ma soddisfatto,
rientrai nel mio corpo riaddormentandomi pesantemente.

La mattina ancora stanco ed assonnato appresi della sua liberazione dalla televisione,
che aggiunse che si era liberata da sola scappando dai suoi sequestratori.
Era arrivata prima a casa sua con un passaggio.
Era stato mio figlio a svegliarmi per la terza volta consecutiva prima di andare a scuola,
perché seguiva il telegiornale per cercare la conferma della sua liberazione.
Questa volta invece di rimproverarmi del fallimento,
con gli occhi lucidi e brillanti di felicità come mai visto prima,
mi abbracciò con gratitudine e gioia in un trasporto di vera felicità,
mai conosciuto e dimostrato precedentemente.
Lo visto andare a scuola senza fare tante storie,
come normalmente fanno tutti i bambini svegliandosi la mattina per andare a scuola.
Era elettrizzato e percorso di felicità in tutto il suo corpo:
come se avesse avuto il regalo più bello e più grande della sua vita.
Al ritorno da scuola guardandoci negli occhi (con mio figlio)
decidemmo che tutto questo era stato soltanto un bel sogno:
il sogno di un grande desiderio realizzato da tutti e due.
Però eravamo contenti lo stesso!

Questa sua felicità mi fece comprendere e riflettere,
sull’importanza della fine dei sequestri,
che avvenivano normalmente in Sardegna e Calabria.
Dovevano cessare immediatamente: a qualsiasi costo!
Un popolo sofferto come quello calabrese e sardo,
fondato principalmente sul rispetto dei valori e tradizioni della famiglia,
ospitale per tradizione verso chiunque,
non poteva distruggere la propria peculiarità ed umanità per colpa di pochi,
che di calabrese o sardo avevano ben poco,
se non il rancore totale verso tutta la società.

Non fu felicità apprendere mesi dopo,
la notizia del suicidio di un magistrato in servizio a Cagliari:
lo stesso che era stato assegnato al caso “ Sequestro Silvia Melis.”
Era successo che mesi dopo la liberazione della stessa Melis,
da parte di un’altra Procura competente per territorio,
la stessa attuò un blitz spettacolare presso i suoi uffici di Cagliari,
per un indagine giudiziaria parallela all’analogo sequestro,
nell’ipotesi e grave sospetto,
dell’esistenza di una struttura parallela ed indipendente dalle istituzioni,
di cui la gestione della stessa era sospettabile il magistrato in questione,
che conseguì direttamente o indirettamente la effettiva liberazione della stessa Melis.

A discapito del segreto istruttorio che per norma di legge è coperto dal massimo riserbo,
ci fecero vedere in TV il grande dispiegamento di forze di polizia,
mentre a sirene accese arrivavano al Tribunale di Cagliari.
Le riprese continuarono mentre perquisivano l’ufficio della Procura di Cagliari,
in delega alla stesso magistrato.
Ci fu un impiego di mezzi e uomini che necessitavano per logica investigativa ed inquisitoria,
la presenza di in pericoloso delinquente latitante,
non di un magistrato umano, laborioso, silenzioso, ma soprattutto INNOCENTE.
Il tutto avvenne con la ripresa in diretta TV e numerosa presenza della stampa nazionale.
Senza contare poi il risalto della grande stampa nazionale e non.
“ Per tanto oltraggio e preventiva condanna mediatica costantemente subita, “
l’umano magistrato inquisito si lasciò andare all’estremo ed insano gesto del suicidio,
come estrema difesa principalmente per la sua famiglia.
Il povero magistrato (suicida) aveva amaramente constatato,
l’assurdità e gravità di tale manovra giudiziaria apparsa persecutoria nei suoi confronti,
e nel tentativo estremo di difendere la sua famiglia,
l’onorabilità di uomo, padre, marito, e magistrato,
si tolse la vita perché sapeva che ormai nel GIRO assurdo delle colpevolezze da ricercare:
“ dantescamente era entrato soltanto lui.”
Era stato ingiustamente inquisito, perquisito, e pubblicamente già condannato.

Personalmente mi è molto dispiaciuto “ non averlo incontrato fisicamente in vita: “
è sempre impossibile incontrare (da vive) vere persone umane operose e silenziose.
La morte di un giusto è sempre un ammonimento severo ed allarmante,
per tutte quelle coscienze sempre pronte a scalare il proprio successo,
a discapito degli umili, degli onesti,
di coloro che sanno ancora amare, la famiglia, la gente comune,
il proprio lavoro in silenzio, con riservatezza ed onestà interiore e superiore!
Il suo più grande errore non fu l’applicazione e l’interpretazione delle leggi,
diversamente ed umanamente ha tentato di realizzare il desiderio di tutti:
“ la liberazione di una mamma “
applicando il vero sentimento della pietà, (ricchezza dell’animo umano)
normalmente assente nei codici, leggi, normative e cavilli dello Stato.

Forse la liberazione della Melis non è avvenuta precisamente come descritta,
però il nostro desiderio per la sua liberazione si è realizzato comunque,
anche se non posso dimenticare l’estremo gesto disperato,
di un magistrato che ragionava prima con il cuore, eppoi applicava la legge.
La speranza mi dice che magistrati come lui,
sono la grande maggioranza silenziosa,
ecco perché non ne conosciamo i loro nomi, (eppure sono più di 8.000)
“ diversamente dai pochi (sempre gli stessi)
che amano preferibilmente le cronache in primo piano.

Conclusive riflessioni: molto amare.
Analogie casuali nel sequestro MORO-MELIS. M.- M.

Un bimbo di nome:
LUCA era il nome del nipotino di MORO,
sempre presente nei suoi affettuosi pensieri e disperate lettere dalla prigione delle B.R.
LUCA è il nome del bimbo della MELIS,
sua invisibile forza interiore e speranze di vita futura assieme.

A distanza di decenni,
sempre la stessa competente ed altamente professionale, presenza istituzionale:
come ESPERTO prima in commissione MORO,
come (super) G.I.P. nel sequestro MELIS.

Sempre in comune un morto eccellente ed innocente:
il primo ucciso dall’arroganza delle B.R. e dall’abbandono della politica amica e fraterna,
il secondo è morto ………………………
“ ORA LO SAPPIAMO PERCHE E’ MORTO! “