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    Post Il Talmud e i non-ebrei

    Christianus IN TALMUDE IUDAEORUM

    sive

    RABBINICAE DOCTRINAE DE CHRISTIANIS

    SECRETA






    I. B. PRANATIS
    Maestro in Teologia, Insegnante di lingua ebraica nell'Accademia Cesarea Romana Cattolica Ecclesiastica Pietroburghese, Arciprete della Diocesi Seinense

    Prima edizione del libro stampato a

    PIETROBURGO

    stabilimento tipografico dell'accademia cesarea delle scienze 1892


    INTRODUZIONE



    Monsignor Pranaitis, russo, originario del Turkestan, sacerdote cattolico, dottore in teologia e professore di ebraico nell'Università di Pietroburgo, stilò una preziosa antologia dei testi del Talmùd riguardanti Gesù e i Cristiani, intitolata Christianus in Talmudejudeorum, che fu pubblicata nel 1892 a Petropoli, con l'Imprimatur dell'Arcivescovo metropolita Kozlowski, e fu poi riprodotta, in traduzione italiana (con a fianco il testo ebraico e latino) dalla Casa editrice Tumminelli nel 1939.

    Il libro è diviso in due parti: la prima riporta le bestemmie del Talmùd contro i Cristiani, Gesù e la Madonna.

    Nella seconda parte ritroviamo i precetti, che il Talmùd impone all'ebreo contro i Cristiani, comandando loro di disprezzarli, di danneggiarli nei beni, di mentire e giurare il falso contro di loro in giudizio e di sterminarli senza pietà.

    Il Talmùd è «Il grande educatore del popolo ebraico» (L'Univers Israélite, 22 novembre 1935, pag. 137). Il professar De Vries ha scritto: «Si crede... che l'Antico Testamento costituisca il libro base dell'insegnamento religioso per la gioventù israelitica. E' un errore... il libro le cui idee e dottrine impregnano l'intelligenza del giovane israelita e formano i costumi della sua famiglia è il Talmùd» (H. De Vries, Juifs et catholiques, Grasset, Paris, 1939, pag. 176).

    Leggendo l'antologia raccolta dal Pranaitis ci si accorge che l'anima del Talmùd consiste nel disprezzo per il non ebreo e soprattutto per il Cristiano, poiché «Gli Ebrei son chiamati uomini, i popoli del mondo non son chiamati uomini ma bestie» (Baba mezia 114 bis).

    Recentemente è uscito un libro del professar Israel Shahak, Storia ebraica e giudaismo, il peso di tre millenni,(del quale tratteremo più avanti. n.d.r.), Centro Librario Sodalitium, 1997, ebreo spinoziano, destinato a fare piena luce sugli aspetti meno conosciuti del Giudaismo talmudico; esso è rigorosamente documentato, cita non solo il Talmùd ma i migliori commenti talmudici, anche i più moderni.

    Integra perciò il libro del Pranaitis, ed è estremamente attuale anche per capire la natura del Sionismo, che lo Shahak ha vissuto in prima persona e che è stato l'occasione che gli ha permesso di scoprire il vero volto del Talmudismo.

    Lo studio dei due libri succitati consente di comprendere la natura dell'Ebraismo talmudico e il piano di dominio che ne deriva.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    CAPITOLO I

    (di Gesù Cristo nel Talmud)

    Dal trattato di Adoba zara:

    Cristiano (è chiamato) colui che segue l’erronea dottrina di quest’uomo (Gesù n.d.r.), il quale comanda che si consideri festivo il primo giorno dopo il Sabato, cioè che si santifichi il primo giorno dopo il Sabato.

    Articolo I

    DEI NOMI DI GESU’ CRISTO

    Per disprezzo Gesù è chiamato anche Naggar bar Naggar: figlio del fabbro; o anche Ben sciarasc’ètsim: figlio di un falegname (quest’ultimo nome si trova nel libro Scizzuc Emunà)

    Rabbi Samuel figlio di Meir dice che è vietato festeggiare il giorno di Natale e di Pasqua in quanto sono giorni festivi dei Cristiani che celebrano il fatto che “Egli fu appeso”
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    Articolo II

    DELLA VITA DI GESU’ CRISTO

    Il Talmud insegna che Gesù Cristo era spurio e figlio di donna mestruata, che aveva in se l’anima di Esaù ed era stolto, prestigiatore, seduttore, idolatra, che fu crocifisso e sepolto nell’inferno e divenne l’idolo dei suoi seguaci.

    Dal Talmud Gerosolimitano (Sanedrin cap. VII verso la fine e Iebannot cap. ultimo)



    Maria, viene chiamata “Stada” cioè meretrice, perché secondo i Pumbaditani aveva tradito il marito con adulterio.

    Di Lei si legge nel trattato Sciaghigà 4 b:

    “Trovandosi un giorno Rabbi Bibai presso l’Angelo della morte gli disse: Va, e portami qui Maria acconciatrice di capelli muliebri (che è quanto dire: va e uccidila). Andò l’Angelo e gli portò Maria acconciatrice di fanciulli (vale a dire l’altra Maria

    Una glossa marginale così illustra questo passo:

    "Questa storia di Maria acconciatrice di capelli muliebri accade sotto la seconda casa. Ella fu quindi la madre di N. (Peloni) come si legge nel trattato “Sciabbat"

    Nello Sciabbat questo luogo è così riportato:

    "Disse Rabbi Eliezer ai sapienti: Non fu forse il figlio di Stada (meretrice) a far uscire le arti magiche dall’Egitto per mezzo di un taglio nella propria carne? Quelli risposero: Stolto egli fu, e non si chiede l’approvazione degli stolti. Il figlio di Stada, il figlio di Pandira, (altro nome di Gesù dato dai talmudisti – Gesù figlio di Pandira) ecc… (Sindrin 67 a)"

    Tale magia operata dal figlio di Stada viene così spiegata nel libro Bet Iacob f. 127 a:

    “I Magi, prima che essi uscissero dall’Egitto, investigarono minuziosamente dappertutto che non trafugassero l’arte magica a mezzo di qualche scritto, in modo che la potessero poi insegnare agli altri popoli. Perciò questi escogitò un nuovo sistema e fu quello di scrivere l’arte magica sulla pelle o di includervela sotto. La ferita, non appena sanata, non l’avrebbe certamente lasciata scoprire”. Per questo Gesù, sul libro Toldot Iesciu, è denominato Prestigiatore

    Dall’insieme della cosa è a tutti manifesto come in questi passi gli Ebrei in modo subdolo e blasfemo vogliano intendere sotto il nome del figlio di Stada non altro che il nome del Figlio di Maria , Gesù Cristo. Il fatto che a queste interpretazioni si oppongono altre circostanze non significa nulla. Ciò non è nuovo nel libri dei Giudei; poiché si studiano di mascherare la verità ai Cristiani con l’impostura. Non manca di ciò espressa confessione degli stessi giudei. Per esempio nel libro Sefer Iusciasin 9 b.

    “I rabbini sempre ingannavano i nazareni dicendo loro che quel Gesù di cui parla il Talmud non è lo stesso Gesù dei Cristiani. Essi per altro si perdonavano tale menzogna per amor di pace.”

    In Rohling: La polemica ecc. pag 14.

    Dal libro Toldot Iesciu si legge:

    “Disse Gesù: Non hanno forse così vaticinato di me Isaia e David miei proavi? Il Signore mi disse. Tu sei il Figlio mio che oggi ho generato (Salmi II, 7)ecc…”

    Medesimamente si legge:

    “Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra (Salmi CX, 1). Ora salirò verso il Padre mio che sta nei cieli e siederò alla sua destra e questo voi vedrete con i vostri occhi; ma tu, Giuda (si dice che vi sia stato un certo Giuda, emulo di Gesù, nel compiere i miracoli) non riuscirai ma a elevarti fino a Lui. Pronunciò quindi Gesù il gran nome di Dio (IHVH), ed ecco subitamente si levò un gran vento che lo sollevò fra il cielo e la terra. Anche Giuda pronunciò quel nome e anche lui fu sollevato dal vento tra il cielo e la terra. In questo modo e l’uno e l’altro volavano in tondo nell’aria dinanzi allo stupore di tutti gli astanti. Allora Giuda, pronunciato nuovamente il nome del divino, afferrò Gesù cercando di precipitarlo a terra. E Gesù allo stesso modo di Giuda, cercava di precipitare l’altro. Così l’un l’altro alternamente si colluttavano. Vedendo Giuda allora di non poterla aver vinta, orinò sopra Gesù e così, essendosi resi immondi, caddero entrambi a terra e non poterono più usare del nome del divino prima di essersi purificati.”

    In un altro passo del medesimo libro viene narrato come nel fabbricato del Santuario vi fosse una pietra che il Patriarca Giacobbe spalmò d’olio (Genes. XXVIII). In questa pietra erano scritte le lettere del tetragramma IHVH (Nessuno sa in quale modo si debba leggere questo nome dell’Altissimo. Soltanto questo è certo: che esso non ha mai avuto il suono di Geovà, come comunissimamente viene pronunciato. Infatti, le vocali sottoscritte a questo tetragramma, sono le parole del nome Adonai, ed è proprio questo il modo nel quale i giudei leggono IHVH. In segno di somma reverenza, non è mai scritto nei loro libri integralmente, tranne che nella sacra scrittura; ma viene scritto – Asciem - Nome) e chiunque degli studiosi israeliti avesse interpretato questo nome avrebbe devastato il mondo.

    Perciò deliberarono che nessuno lo comprendesse e fecero colà due cani legati a due colonne di ferro, davanti al Santuario. Se mai qualcuno avesse interpretato il valore di quelle lettere, nell’atto di uscire dal Santuario, atterrito dall’abbaiare dei cani, avrebbe completamente perduto la memoria di esse.

    “Venne Gesù, entrò nel Santuario, interpretò il valore di quelle lettere, le scrisse su una pergamena, tagliò un lembo di carne dal proprio femore e ve la nascose; quindi pronunciato il nome del divino, la pelle si richiuse.”(Lessico Buxt).
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    SINEDRIN TRATTATO 103

    Cosi sono spiegate le parole del Salmo XCI, 10:

    “ E la piaga non si avvicinerà al tuo tabernacolo”

    “perché non vi sia tuo figlio e tuo discepolo il quale cosparga di troppo sale, e troppo salando corrompa pubblicamente il suo cibo, siccome Gesù Nazareno”

    Bruciare il cibo o cospargerlo di soverchio sale o di soverchio condimento viene proverbialmente detto di chi corrompe i suoi costumi, devia dalla sua strada, macchia il suo buon nome; di colui il quale trascorre all’eresia e all’idolatria e questa pubblicamente diffonde e difende
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    TRATTATO 107



    Gesù tentatore:

    "Disse Mar: Gesù corruppe, tentò e perdé Israele”

    Gesù crocifisso:

    "Già sappiamo e abbiamo visto come Egli abbia scontato con una morte ignominiosa la pena della sua empietà e dei suoi delitti, essendo stato appeso al patibolo della croce la sera di Pasqua”

    Gesù sepolto nell’inferno:

    Zohar 282 b. dice come Gesù sia perito simile a una bestia e sia stato fra le bestie sepolto.

    “Mucchi di sporcizie…su cui gettare i cani morti e gli asini morti e dove sono sepolti i figli di Esaù (cristiani) e d’Ismaele (turchi) ivi sono sepolti anche Gesù e Maometto, incirconcisi ed immondi, carogne di cani."

    In Sinagoga Judaica, cap.III, pag 75 si legge: “Chi si è comportato in questo modo (vale a dire che non avrà prestato fede cieca alla dottrina dei Rabbini), si aspetti terribili supplizi nell’inferno come è stabilito secondo la sanzione del diritto Talmudico nel trattato dei Ripudi (Ghitt.c.5), con queste parole DISSE MAR: CHIUNQUE MOTTEGGIA LE PAROLE DEI SAPIENTI SARA’ GETTATO ALL’INFERNO NELLO ZOA’ BOLLENTE DI STERCO (pena la quale essi scrivono, bestemmiando,essere riservata nella Geena al nostro Salvatore Gesù Cristo.) Questa pena è ripetuta nel trattato talmudico Erubin , pag 22, col 1 e più ampiamente e con maggior parole viene riferita nel Memorat Ammaor (candelabro della luce) pag. 32. chiarissimamente poi nel Bet Iacob (Casa di Giacobbe). E’ tuttavia omessa nel Talmud Basileense insieme a molte altre cose contro Gesù Cristo e la religione cristiana.

    In Adoba zara 21 a. Tosef: leggiamo:

    - “E’ necessario che investighiamo su quale fondamento debbano basarsi di questi tempi gli uomini quando vendono o affittano case ai gentili a scopo di abitazione: Ci sono alcuni che pensano lecita la vendita o l’affitto per il fatto che nel Tosefta è scritto: Nessuno darà in affitto la sua casa al gentile, sia in terra d’Israele, sia fuori, perché è chiaro che egli vi porta dentro l’idolo”. Ma non di meno è lecito dar loro in affitto stalle, magazzini e botteghe, nonostante sia noto che in questi luoghi introdurranno i loro idoli. La ragione è manifesta: perché si distingue fra il luogo nel quale l’idolo viene introdotto in modo che abbia sede stabile ed il luogo nel quale viene introdotto, ma con sede fissa. Donde la liceità della cosa.

    Ora, i gentili fra i quali viviamo non introducono nelle loro case l’idolo in modo che vi abbia fissa dimora, ma soltanto quando vi si trovi un morto o qualcuno sia in agonia: anzi, neanche in questi casi essi compiono funzioni religiose. Date queste circostanze, vendere o affittare case è lecito.”

    Altrettanto dice, non meno chiaramente, Rabbi Ascer nel suo commentario di Adoba zara 83 d:

    “Oggi che i gentili non sogliono introdurre l’idolo nelle loro case se non quando qualcuno di loro giace ammalato, è lecito affittarle”

    Lo stesso Rabbi Ascer, nel medesimo libro, poco più sopra, 83 b, dice:

    “Oggi hanno costume di bruciare incenso all’idolo”

    Le quali cose, e molte altre a queste simili, ci tolgono ogni dubbio che i Rabbini, quando parlavano degli idoli dei gentili, tra i quali essi vivevano a quei tempi in cui non esistevano idolatri, non avevano dinanzi agli occhi se non l’idolo dei cristiani, venerato o nelle specie Eucaristiche o nell’Immagine della Croce.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    NOTA SULLA CROCE



    Nella letteratura giudaica non si trova il nome che direttamente designa la Croce dei Cristiani.

    La Croce “T” cui venivano appesi i condannati alla pena capitale, presso i fenici e gli ebrei si chiamava “TAU”. Questo nome e questo simbolo vennero poi accolti nell’alfabeto degli ebrei come dei greci e dei romani. Ma la Croce, venerata con tanto onore dai cristiani, viene chiamata in diverse maniere:

    I) Tsurat attalui – figura dell’Appeso

    II) Elil – vanità, idolo

    III) Tselem – immagine. Donde anche i crociferi nei libri dei giudei sono chiamati “TSALMERIM”

    IV) Sceti veereb – ordito e trama. Nome derivato dall’arte tessile

    V) Cocab – stella per i raggi che si dilungano dall’una parte e dall’altra

    VI) Pesila – scultura. Idolo scolpito.

    Qualunque sia il nome con quale essi la chiamano, sempre deve intendersi in senso di idolo o di cosa grandemente esecranda.

    In Orac Sciaim 113,8:

    “Se si presenterà un cristiano che ha in mano la stella a un giudeo intento alla preghiera e il giudeo sia al punto della sua orazione ove è d’uopo inchinarsi, egli non s’inchinerà. E’ lecito in questo caso che il suo cuore sia diretto in cielo verso Dio, affinché non sembri che egli si

    In Iore dea 150,2:

    “Se per caso, al cospetto dell’idolo si sia confitta una spina nel piede di un giudeo, o sia caduta della moneta, egli non si curverà per togliersi la spina o per raccogliere il denaro affinché non sembri che cada in adorazione di quello; segga piuttosto o volti le spalle all’idolo e si estragga la spina”.

    In Iore Dea 150, 3:

    “Davanti ai principi o ai sacerdoti che hanno sopra le vesti la croce o che nel portano sul petto l’immagine, come è costume di coloro che comandano, non è lecito curvarsi o togliersi il copricapo. Curerà tuttavia il giudeo di negare quest’onore sena che altro s’accorga del diniego. Per esempio, gettando a terra delle monete o alzandosi in piedi prima che quelli giungano. In tal modo si scoprirà e s’inchinerà prima del loro arrivo”.



    In Iore dea 141.agà:

    “L’immagine della croce dinanzi alla quale s’inchinano i Cristiani, deve essere ritenuta come un idolo e non è lecito usarne prima di distruggerla; invece la croce pendente dal collo per ricordo, non deve essere considerata un idolo; quindi è lecito usarne senza distruggerla”.

    (I giudei distinguono la croce che si venera dalla croce che si porta al collo in memoria di qualche avvenimento o per mero ornamento. La prima la ritengono idolo, la seconda no .)

    Il segno della croce fatto con le mani col quale i Cristiani sono soliti segnarsi, viene chiamato in lingua giudaica movimento delle dita di qua e di là. (Cad Acchem, 20 a.)
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    Articolo III

    SULLA DOTTRINA DI GESU’ CRISTO



    Un seduttore e idolatra non poté insegnare altro che l’errore e l’eresia, impossibili a praticarsi e osservarsi.

    In Adoba Zara 6 A. Tosef:

    “Nazareno è chiamato chi segue l’errore di colui il quale comanda di santificare il primo giorno dopo il Sabato”.

    L’autore del libro "Nizzascion” osserva che i Cristiani sono i primi a non osservare gli insegnamenti di Gesù Cristo soprattutto quando dice: “Amate i vostri nemici; beneficiate i vostri avversari; benedite coloro che vi esecrano; pregate per coloro che vi usano violenza; a chi ti da uno schiaffo su di una guancia porgigli l’altra; a chi ti porta via la toga, senza contrastare dagli anche la camicia; ecc…” Aggiunge inoltre che perfino Gesù stesso non si comportò nel modo in cui insegnò agli altri. Giovanni poi – dice il rabbino - non porse affatto l’altra guancia quando ricevette da un tale uno schiaffo ma anzi disse: “Perché mi percuoti?”. Negli atti degli Apostoli si legge che il Pontefice avendo ordinato di percuotere la guancia di Paolo, questi non porse affatto l’altra guancia, ma imprecando rispose: Dio possa percuotere te, ecc…”Per questo – egli conclude – gli stessi cristiani distruggono le fondamenta della loro religione, mentre millantano che è cosa facile ad essere osservata.

    All’autore, nelle cui mani erano gli Evangeli e gli Atti degli Apostoli, non poteva sfuggire il vero senso nel quale Gesù aveva comandato di porgere l’altra guancia a chi su di una fosse stato percosso; come pure non può sfuggire il vero significato delle sue parole là dove dice (Marco, IX 42 etc.): tagliati la mano, troncati il piede, cavati l’occhio se questi saranno stati di scandalo. Peraltro, nessuno, sia pur modestamente versato nelle Sacre Scritture, pensò mai di comprendere ala lettera questi precetti. E’ dunque con somma malizia e somma ignoranza dell’indole dei tempi nei quali visse su questa terra il nostro Salvatore che gli Ebrei, tanto volentieri, anche fino ai nostri giorni, traggono occasione da questi passi degli Evangeli per alterare la dottrina di Gesù.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    CAPITOLO II°

    (dei Cristiani)

    Articolo I

    DEI NOMI DEI CRISTIANI NEL TALMUD

    I Cristiani e i non israeliti, nella lingua Talmudica vengo chiamati in vari modi. Riportiamo i più usati:



    - Notsrim: seguaci di Cristo in lingua Talmudica

    - Adoba zara: Culto straniero, idolatra.

    - Acum: Adorati delle stelle e dei pianeti

    - Abodè Elilim: Servi degli idoli

    - Minim: Eretici

    - Edom: Coloro che muovo le dita di qua e di là (nell’atto del segno della Croce)

    - Idumei: Regno degli Idumei. (l’impero di Costantino che pose nel vessillo l’immagine dell’Appeso)

    - Goj: Gentile (Gojà –femmina del gentile)

    - Nocrim: Forestieri, estranei

    - Ammè aarez: Ignoranti

    - Basar vedam: Carne e sangue

    - Apicorosim: Epicurei

    - Cutim: Samaritani

    In altri modi ancora vengono chiamati coloro che, secondo i Talmudisti, sono considerati “caduti nell’errore dopo Gesù Nazareno.” Infatti essi definiscono i Cristiani: idolatri, pessimi uomini, assai peggiori dei turchi, omicidi, puttanieri, animali impuri, contaminati a guisa di sterco, indegni di essere chiamati uomini, bestie in forma umana, bestie di vero nome, buoi, asini, porci, cani, peggiori dei cani. Inoltre di essi viene detto che si propagano come le bestie e che sono di origine diabolica e che le anime loro derivano dal diavolo e che al diavolo nell’inferno ritorneranno dopo la morte; perfino il cadavere di un Cristiano non deve essere distinto dalla carogna di una bestia scannata.
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    Articolo II

    CHI SIANO I CRISTIANI SECONDO LA DOTTRINA TALMUDICA

    I CRISTIANI PEGGIORI DEI TURCHI

    Maimonide dice nell’Ilcot Macalot asavorot, capitolo IX:

    1) " Non è lecito bere il vino del proselita avventizio quale è colui che, come già dicemmo, pratica i sette precetti dei figli di Noè. E’ tuttavia concesso trarre un certo vantaggio dal suo vino. Ed è permesso soltanto lasciarlo, ma non portarlo presso di lui. In simile maniera bisogna comportarsi con tutti i gentili che non sono idolatri quali gli israeliti. Non è lecito bere il loro vino. E’ permesso invece al Giudeo trarne comunque vantaggio. E in ciò convengono tutti i più eccellenti Rabbini. Ma essendo i cristiani idolatri, dal loro vino non è lecito ricavare alcun vantaggio.”



    OMICIDI

    In Adoba zara 22 a:

    2) " Il Giudeo non si accompagnerà ai gentili, essendo essi sospetti d’aver sparso sangue.”

    Idem in Iore dea 153,2:

    3) " Non si accompagnerà l’israelita con il cristiano (Acum) essendo esso sospetto d’aver sparso sangue.”

    In Adoba zara 25 b:

    4) "I Rabbini insegnarono: Se un israelita dovrà accompagnarsi per via con un cristiano (Goj) ponga quest’ultimo dal suo lato destro. Rabbi Ismael, figlio di Rabbi Ioscianan, nipote di Bruca soggiunge: Se il cristiano (Goj) abbia al fianco la spada, ponitelo al lato destro. Se egli porti un bastone, ponitelo al lato sinistro. Se dobbiate salire i gradini e discendere per un luogo declive non sarà il Giudeo sotto e il cristiano (Goj) sopra, ma l’israelita sopra e il cristiano (Goj) sotto, né il Giudeo dovrà piegarsi davanti a lui per non toccare accidentalmente con la propria testa il cranio dell’altro. Se per ultimo il cristiano domandi dove vada, dovrà il Giudeo indicargli una strada molto più lunga, come si regolò Giacobbe padre nostro con l’empio Esaù dicendo:” Fino a che io arriverò dal mio signore nel Seir"; e subito nello stesso passo viene detto:”Giacobbe invece partì per il Sucot.”

    In Orac sciaim 20,2:

    5) " Non bisogna vendere al cristiano (Acum) una uniforme ufficiale (Talit) affinché questi, capitato per caso ad incontrarsi per strada con un Giudeo non lo uccida. E’ anche vietato scambiare o prestare una uniforme al Cristiano se non per breve tempo in modo che non ci sia nulla da temere.”



    PUTTANIERI



    In Adoba zara 15 b:

    6) "Non bisogna porre nelle stalle dei cristiani (Goim) bestie di sesso maschile con gli uomini, né bestie di sesso femminile con le donne. Tanto meno è lecito porre nelle loro stalle bestie di sesso femminile presso gli uomini o di sesso maschile presso le donne. Non è neanche lecito affidare le greggi ai loro pastori, né unirsi a,loro, né affidare i loro fanciulli perché imparino da essi le lettere on un mestiere.”

    In Adoba zara 22 a:

    7) "Non bisogna porre bestie nelle stalle dei cristiani (Goim) essendo questi sospetti di coito coi bruti, né si deve unire una donna con loro, sospetti come sono di concupiscenza. Perché è noto che i gentili quando vanno nelle case del loro vicino per sedurre le mogli altrui,e non le trovano in casa, copulano con le bestie. Non solo, ma anche quando trovino in casa la moglie del loro vicino, copulano egualmente anche con le bestie; poiché sono loro più gradite le bestie israelitiche che non le proprie donne.” (Per la stessa ragione non è lecito affidare bestie a pastori, né fanciulli e precettori cristiani.)



    IMMONDI



    In Sciabbat 145 b:

    “8) Per quale ragione i cristiani sono immondi? Perché mangiano cose abominevoli e vili.”

    Ibidem e in Adoba zara 22 b:

    9) "Perché sono immondi i cristiani? Perché non furono al Monte Sinai. Poiché quando il serpente giacque con Eva la insozzò. Cessò il peccato per i Giudei che furono al Monte Sinai ma non per i Cristiani che non erano presso il Monte.”



    SIMILI ALLO STERCO



    In Orac sciaim 55,20:

    10) "Quando siano in uno stesso luogo dieci ebrei in orazione e pronuncino le parole “Cadisc’ ” o “ Che doscia’ “ chiunque non appartenga alla loro religione può rispondere Amen. Alcuni tuttavia aggiungono: purché non vi sia lì presso né sterco né cristiani.”

    In Iore dea 198, 48. Agà:

    11) "Le donne giudaiche debbono aver cura, quando escono dal bagno di incontrare una loro amica e non una cosa immonda o un cristiano. In questo secondo caso, se la donna israelita vuole essere veramente purificata, si deve nuovamente lavare.”

    In Bieur etib (commentario allo Sciulsc. Aruc):

    12) "Dovrà la donna lavarsi di nuovo, se abbia visto alcunché d’immondo come: cani, asini, popolo della terra, cristiani, cammelli, scrofe, cavalli o lebbrosi.”



    NON UOMINI MA SIMILI ALLE BESTIE



    In Cheritur 6 b. (p.78)

    13) "Dice la dottrina dei Rabbini: Colui che sparge l’olio dell’unzione sopra la bestia, sopra il cristiano e sopra i morti è libero della pena. Quanto alla bestia ciò è vero poiché essa non è un uomo. Ma ungendo un cristiano come può dirsi di essere libero dalla pena essendo egli stesso un uomo? Nient’affatto. Poiché è scritto: “Voi o gregge mio, o gregge del mio pascolo, siete uomini” Voi siete chiamati uomini, non i cristiani.”

    In Maccot 7 b: (Si parla del reo di assassinio)

    14) "Tranne il caso nel quale un ebreo volendo uccidere una bestia uccida un uomo o volendo uccidere un cristiano uccida un israelita.”

    In Orac sciaim 225, 10

    15) "Chi abbia veduto belle creature sebbene cristiani o bestie.. dica: Benedetto tu o Signore Dio nostro Re dell’Universo nel cui mondo sono tali cose.”



    SOLTANTO NELL’ASPETTO DIVERSI DALLE BESTIE

    In Midasc’ Talpiot. Fol. 255 d.

    16) "Dio li creò in forma di uomini in onore di Israele poiché I cristiani non furono creati ad altro fine se non a quello di servire i Giudei giorno e notte, né mai deve loro essere data requie che cessino da simile servizio. Sconveniente al figlio del re (l’israelita) che lo servano bestie in quanto tali, ma è conveniente che lo servano bestie in forma umana.”

    In Orac Sciaim 376, a:

    17) "Se si spargerà la lebbra fra i porci, bisognerà digiunare e dolersi, perché i loro intestini sono simili a quelli dei figli degli uomini; quanto maggiormente ci si dovrà dolere se la lebbra imperverserà fra i cristiani (Acum).”



    BESTIE



    In Zohar II, 64 b:

    18)...I popoli adoratori di quegli idoli che si chiamano bove ed asino secondo è scritto: io ebbi il bue e l’asino”.

    In R. Edels nel Chetubot 110 b:

    19) Il Salmista paragona il cristiano all’immonda scrofa selvatica.”



    PEGGIORI DELLE BESTIE



    Rabbi Scelomo Iarci (Rasci). Dal “Deuteronomio” XIV, 21 e dall’ “Esodo” XXII, 30

    20) "Perché colui è come un cane. Bisognerà forse intendere la parola cane nel vero senso? Affatto. Dice il testo parlando della carogna. Vendila allo straniero; tanto maggiormente ciò varrà per le carni dilaniate dalle bestie dalle quali tuttavia è lecito trarre vantaggi. Stando così la cosa perché la scrittura dice “ le getterai al cane”? Per farti edotto che il cane è onorevole del cristiano.”



    SI RIPRODUCONO COME LE BESTIE



    In Senedrin 74 b. Tosefot:

    21) "Il coito del cristiano è come il coito della bestia.“

    In Chetubot 3 b. Tosef:

    22) "Il seme di lui (Goj) deve essere stimato come il seme di una bestia.”

    In Chidduscin 68 a:

    23)...Donde trarremo noi tale verità? Dice Rabbi Una: leggi; restate qui con l’asino cioè col popolo simile all’asino. Donde appare manifesto che essi non sono capaci di contrarre matrimonio.”

    In Eben Aezer 44, 8:

    24) "Se il Giudeo contrae matrimonio con una cristiana o con una serva, esso è nullo non essendo essi capaci di contrarre matrimonio; similmente se un cristiano o un servo sposerà una giudea il matrimonio è nullo.”

    In Zohar II, 64 b:

    25) "Dice Rabbi Abba: Se soltanto gl’idolatri copulassero, il mondo (degli uomini) non potrebbe sussistere. Da ciò siamo avvertiti che il Giudeo non deve lasciare alcun luogo a questi pessimi ladroni poiché se costoro si riproducessero maggiormente sarebbe impossibile esistere a cagione di essi, dal cui fianco si origina una figliolanza che si chiama “cane”.



    FIGLI DEL DIAVOLO

    In Zohar I, 28 b:

    26) "E il serpente era il più furbo di tutte le bestie del campo ecc. “più furbo” per compiere il male. “Fra tutte le bestie” cioè fra tutti i popoli idolatri della terra. Poiché questi sono figli dell’antico serpente che sedusse Eva.”



    LE ANIME DEI CRISTIANI SONO PRAVE E IMMONDE

    In Zohar I, 131 a:

    27) "Gli altri popoli idolatri fintanto che sono in vita insudiciano perché le loro anime provengono dal ceppo immondo” (La dottrina Giudea insegna che Dio benedetto creò una duplice natura: la buona e la cattiva; un doppio ceppo: il puro e l’immondo)

    In Emec ammelec 23 d.

    28) "Le anime degli empi provengono dal Chelifà (corteccia, pelle, crosta rognosa) che si chiama anche morte e ombra di morte.”

    In Zohar I, 46 b, 47 a:

    29) "E creò ogni anima vivente e incedente, cioè gl’israeliti, perché essi sono figli dell’Altissimo e le loro anime sante da Lui promanano. Qual è invece la provenienza delle anime di tutte le altre genti idolatre? Dice Rabbi Eliezer che esse provengono dal lato sinistro, che rende immonde le anime loro e per questo tutte sono sozze e tutte insozzano coloro che le avvicinano.”



    DOPO LA MORTE DISCENDONO NELL’INFERNO

    In Rosc’ ascianac 17 a:

    30) "Gli eretici e i traditori e gli epicurei discendono all’inferno.”



    I CRISTIANI MORTI: CAROGNE

    In Iore, dea 377, 1:

    31) "Per i servi o le serve morte non si dicano parole di consolazione ai loro padroni ma soltanto:” Dio ti ricompensi del danno che soffri” così come diciamo all’uomo quando gli sia morto o un bove o un asino.”

    In Iebammot 61 a:

    32) "Coloro che seppelliscono un cristiano non si contaminano verso Dio poiché è detto: Voi o gregge mio, o gregge del mio pascolo siete uomini, voi siete chiamati uomini, non i cristiani.”
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    LA CIRCONCISIONE

    (Breve accenno)



    Il fatto che i Cristiani non siano circoncisi, è ottimo argomento ai Giudei per considerarli prosapia diabolica; infatti il prepuzio de non giudei impedisce che i prepuziati vengano chiamati figli di Dio Onnipotente. Poiché con la circoncisione viene segnato e completato il nome di Dio Sciaddai sulla carne dell’ebreo circonciso. Nelle narici, nel braccio e nella circoncisione sono rappresentate le lettere del nome di Dio. Mancando la circoncisione si hanno solo due lettere che significano: Sced: diavolo. Essi sono dunque i figli di Sced, cioè del diavolo (Sinagoga Judaica, pag 88)

    Non di meno sono i luoghi di culto dei cristiani, ovvero le Chiese che dai Giudei vengono chiamate: “Case di fatuità” e “d’idolatria”; i sacerdoti sono chiamati: “sacerdoti baalitici”; ogni paramento, calici, libri sacri ed altro sono chiamati: strumenti d’idolatria; le preghiere pubbliche e private sono chiamate: “peccati che offendono Dio; le feste vengono chiamate: “giorni esiziali”.

    SACERDOTI

    In Adoba zara 14 b. Tosef è scritto:

    "E’ proibito vendere agli aruspici i libri profani che possono occorrere per compiere fatui riti nella casa idolatria. Chi faccia ciò pecca contro la legge che vieta di porre impedimenti al cieco. E’ anche proibito venderli al Cristiano (Goj) laico perché certamente costui si affretterà a darli o a venderli ai sacerdoti.”

    CHIESE

    In Adoba zara, 78 d. Persuc’ maimon si legge:

    "E ti sia noto come è fuor d’ogni dubbio proibito per legge di passare per una strada cristiana nella quale vi è la casa della fatuità cioè la casa dell’idolatria e tanto meno abitarvi. E’ in forza dei nostri peccati che noi oggi siamo in loro signoria e abitiamo oppressi nella loro terra. Poiché si compie in noi ciò che è detto: E onorerete quivi idii stranieri, fatti dalla mano degli uomini con la pietra e col legno. Se dunque è necessario che noi ci comportiamo nel modo suddetto verso la città cristiana, a maggior ragione così dobbiamo comportarci verso la sede dell’idolatria, la quale se non ci è nemmeno concesso di vedere, tanto meno ci sarà concesso di entrarvi. E non soltanto entrare, ma neanche avvicinarvi alla chiesta e non in qualche caso.”

    In Iore dea 142, 10:

    "E’ vietata al Giudeo l’ombra della casa idolatria sia all’interno, sia all’esterno per lo spazio di quattro cubiti dinanzi ala porta principale. Non è vietata invece l’ombra retrostante la chiesa. E nemmeno è proibita l’ombra interna se la chiesa sorge in luogo dove prima era una via pubblica e, dopo sottrattala alla comunità, vi fu edificata una casa idolatria. Sempre strada deve essere considerata. Se invece dove è stata una casa degli idoli sia aperta una strada, non è lecito passarvi. Alcuni tuttavia lo vietano nell’un caso e nell’altro.”

    A proposito della musica e delle bellezze della chiesa si dice sempre in Iore dea 142, 15:

    “E’ proibito ascoltare la musica del culto idolatrino, guardare le fattezze degli idoli, le immagini scolpite o dipinte nonché gli stessi edifici ecclesiastici poiché anche per mezzo degli occhi si può essere contagiati dal male dell’idolatria…”

    A proposito degli edifici sorgenti nelle vicinanze di una chiesa si legge in Iore dea 143, 1:

    “Se crollerà una casa attaccata ala casa degli idoli dei cristiani, non è lecito ricostruirla. Che si dovrà fare? In tal caso si allontani il Giudeo e la ricostruisca e lo spazio interposto riempia di sterco e di spine affinché non avanzi spazio per ampliare la casa idolatria.”

    Nel libro "Nizzascion” viene riportata una dichiarazione che un certo Rabbi Chelonimo fece a proposito della Basilica di Spira finita di edificare da Enrico III. L’imperatore chiese il parere circa la costruzione appena ultimata a Rabbi Chelonimo ed egli così si espresse:

    "Accadde una volta in Spira che l’Imperatore Enrico il Nero, uomo perfido, dopo che ebbe finito di costruire la fabbrica di quel baratro (la Basilica di Spira n.d.r.) informe in Spira, comandò di chiamare Rabbi Chelonimo al quale disse: “Di grazia, che cos’è lo splendore del tempio di Salomone a proposito del quale sono stati scritti tanti volumi, di fronte a questa basilica che io ho costruita?”. Quello rispose: “Signore, se mi concedi libertà di parlare, e con giuramento mi confermi che io potrò impunemente dire quello che penso io parlerò.” A cui l’Imperatore: “Faccio pegno di fede per l’amore della verità che mi possiede e per la somma dell’Impero che io reggo, niente di sinistro di accadrà”. Allora il Giudeo disse: “Se si ammucchiassero tutte le spese che hai sostenute, e tutto l’oro e l’argento che si conserva nei tuoi forzieri, ciò non sarebbe tuttavia sufficiente nemmeno a remunerare gli operai, gli artigiani e i capimastri che adoprò Salomone. Poiché è scritto: “Aveva Salomone settantamila caricatori e ottantamila marmorari”. E nel seguente libro delle Cronache:”Tremilaseicento erano preposti a tenere indietro il popolo”. Otto anni furono spesi soltanto per le fondamenta del tempio, quanti non sono occorsi a te per innalzare dalle fondamenta codesta voragine. Una volta che il tempio fu costruito e completato da Salomone, ascolta quello che testimonia la Scrittura: “I sacerdoti non potevano rimanere a compiere il loro ministero a cagione di quella nube di cui la gloria di Dio aveva riempito la Sua stessa casa”: MA, se invece qui fosse caricato un asino di luridissime immondizie e fosse introdotto in questa voragine ne uscirebbe illeso!”. A queste parole l’Imperatore Enrico rispose” Se io non avessi giurato di salvarti la vita, comanderei subito che si mozzassero il capo”.

    CALICI



    Moses Cozzensis, nell’Ilcot Adoba zara 10 b così si esprime:

    "I calici che il Giudeo compra dopo che il cristiano li ha rotti e gettati non debbono essere venduti nuovamente a loro perché il sacerdote baalitico se ne serve per compiere riti fatui all’idolo.”

    LIBRI

    Nello Sciabbat 116 a Tosef così è scritto:

    "Rabbi Meir chiama i libri degli eretici Aaven Ghilaion (volumi d’iniquità) appunto perché i cristiani chiamano i loro libri Evangeli”.

    Tutti i talmudisti a una sola voce dicono che i libri dei Cristiani debbono essere annientati. Non sono invece tutti d’accordo sul da farsi a proposito del nome di Dio che spessissimo in essi è scritto.

    Nello Sciabbat 116 a, è scritto:

    "Se per caso abbiano preso fuoco in giorno di sabato gli orli dei nostri libri e quelli del libro degli eretici, non debbono essere liberati dal fuoco. Afferma Rabbi Iose: Nei giorni di lavoro bisogna estrarre i nomi divini dai libri dei Cristiani e nasconderli; quel che avanza sia dato alle fiamme. Ma Rabbi Tarfon invece disse: Possa io sopravvivere ai figli miei se non appena mi saranno venuti fra le mani i libri dei Cristiani non li brucerò con tutti i nomi divini che vi sono dentro. E se qualcuno si troverà in pericolo di morte o perché inseguito da un sicario o perché attaccato da un serpente dovrà rifugiarsi piuttosto in un tempio pagano che in una di queste chiese poiché i cristiani lottano scientemente contro la verità, mentre i pagani lo fanno incoscientemente.”

    FESTIVITA’ CRISITIANE

    In Adoba zara 2 a è scritto:

    "Edeen si chiamano le feste dei gentili perché sta scritto: prossimo è il giorno edam: della loro perdizione.”

    Maimonide dice in ad. C.I. fol.2 Adoba zara 78 c:

    "Con la voce Edeem viene denominata la vanità dei cristiani (Goim) e anche il nome ignominioso dei loro giorni festivi i quali non debbono essere onorati col nome di festivo (Moedim) non essendo in verità se non giorni di pura vanità.”

    Ibidem Bartenora:

    "La voce Edeem è la denominazione ignominiosa delle loro feste e delle loro solennità.”

    In Adoba zara 6 a:

    "il giorno della rovina, cioè il giorno Nazareno, o del Nazareno, deve ritenersi proibito così come gli altri giorni esiziali dei cristiani.”

    Mosè Miccozzi al testo Adoba zara testè ricordato nota:

    "Dichiara Rabbi Samuele nel nome di Salomone Iarci che sono in primo luogo proibiti i giorni della Natività (Nital) e della Pasqua (chesasc’) precipui giorni esiziali dei Cristiani e principali della loro religione.”

    Si legge inoltre anche nelle interpretazioni dell’Ilcot Acum di Maimonide:

    "In queste parole Rabbi Samuele figlio di Meir per bocca di Rabbi Salomone Iarci riferisce che in primo luogo debbono essere proibite le feste della Natività (Nithal) e della Pasqua (Chetsasc’) perché esse si celebrano in onore di Colui che fu appeso.”

    Come si può notare la Natività di Cristo è scritta in due modi diversi. Nel primo caso vediamo la parola scritta senza “h”. Mentre, nel secondo caso, la stessa parola è scritta con “h”. La Natività viene a volte chiamata anche con la voce latina "Natalis” ma in maniera corrotta in modo che sia chiaro al Giudeo che essa deriva dalla radice Natal che significa strappo o estirpazione. Anche la festività della Pasqua viene scritta in diversi modi come ad esempio Pesasc’ allontanando in questo modo il significato della parola dal senso che dovrebbe avere in quanto viene scritta sostituendo le lettere "Phe” dalle lettere "Cof”, con l’inserzione di uno "Iod”. Inoltre la stessa festività viene anche chiamata "Chetsasc’ “ oppure "Chesasc’ “. Entrambi i nomi hanno il significato di velenosità.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 
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