CODA DI PAGLIA?
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Un'importante convegno dell'AIPAC
Da qualche giorno l'FBI ha incriminato Steve Rosen e Keith Weissman di spionaggio.
Si tratta dei due alti funzionari dell'AIPAC (il "comitato politico ebraico-americano", la più potente e temuta delle lobby) presi a sollecitare e farsi consegnare materiale riservato della Casa Bianca da Larry Franklin, funzionario del Pentagono; materiale poi passato all'Ambasciata di Israele a Washington.
In altri momenti, i capi della comunità avrebbero alzato la voce, organizzato pressioni sui parlamentari, scritto ai giornali per salvare i due indiziati confratelli.
Invece, stavolta, tutto tace.
Perché?
Se lo chiede il quotidiano Haaret'z (1), in uno strano articolo che è un'inchiesta tra i leader (anonimi) dell'ebraismo USA.
Anzitutto una domanda senza risposta: l'inchiesta dell'FBI ha l'appoggio dell'Amministrazione Bush?
Perché è la prima volta in assoluto che la polizia federale osa sfidare apertamente il potere della lobby.
Se è così, la Casa Bianca lancia un messaggio: chiunque si metta a curiosare su rapporti segreti e a far filtrare materiale se la vedrà con la polizia federale.
Giornalisti e lobbisti compresi.
Senza guardare in faccia a nessuno.
Dice Haaret'z: decine di persone, "per lo più ebrei", sono già stati sottoposti ad interrogatorio.
E a quanto pare gli hanno fatto domande "cattive", come: "è inevitabile che degli ebrei agiscano sempre per Israele?"; "credete che l'AIPAC abbia una doppia lealtà?".
Domande "antisemite".
Perché non si scatena la protesta, che è sempre stata tanto efficace?
Eppure i leader della comunità, in privato (dice sempre Haaret'z) sono molto chiari. "L'FBI è antisemita".
"Sospetta di tutti gli ebrei".
"Mettono sotto accusa due dei nostri per qualcosa che a Washington si fa ogni giorno".
"C'è gente che non sopporta che un'organizzazione (l'AIPAC) tanto influente sia in stretta collaborazione con Israele".
Si tratta di "persecuzione", non c'è dubbio.
Ma in pubblico, bocche cucite.
Ritengono che "non convenga impegnarsi in un dibattito pubblico che può sollevare la delicata questione della doppia lealtà".
Già internet è piena di siti che stanno "strumentalizzando l'affare" (di spionaggio) per prendersela con "la lobby ebraico-israeliana-neoconservatrice".
E' meglio non destare l'attenzione della distratta opinione pubblica su questa faccenda.
Alcuni dei leader hanno risposto: "ci sono modi silenziosi di trattare questioni di questo genere".
Altri: "meglio aspettare finché i fatti si chiariscano".
Ma come, si domanda Haaret'z, senza alcuna ironia?
Da quando in qua la potente lobby aspetta, per scatenare le sue campagne, "i fatti", o esprime fiducia nel "sistema legale"?
Questo silenzio è imbarazzante.
E i leader della comunità "lo ammettono, ma in privato".
di Maurizio Blondet
Note
1) Shmuel Rosner, "The silence of jewish leaders", Haaret'z, 12 agosto 2005.




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