Testo originale scritto da Satyricon
Negare però che esista una ben definita facies culturale/spirituale (su quella razziale o meglio etnica il discorso sarebbe molto più ampio per la difficoltà di oggettiva classificazione scientifica e terminologica, ma comunque tutti i genetisti sono abbastanza
continuatisti per quanto riguarda il popolamento dell’Europa e dell’Italia) non mi sembra sintomo di animo aperto e generoso verso quella che è comunque la tua Patria.
Credo anzi che l’Italia sia una delle poche entità nazionali che possano affermare orgogliosamente un’antichissima origine e peculiarità culturale e sacrale (confermata dalla continuità archeologica e genetica delle sue genti).
La fusione delle varie etnie italiche (sabina, latina, etrusca) è contenuta nell’Eneide (che è il vero poema sacro degli italiani altro che bibbie e vangeli) e avallata dall’autorità di Varrone
“ Il territorio di Roma fu dapprima diviso in tre parti da cui presero il nome le tribù dei Tiziesi, dei Ramni, dei Luceri. I Tiziesi presero il nome, come dice Ennio, da Tazio, i Ramnesi da Romolo, i Luceri – al dire di Giunio – da Lucumone”.
Il pontificato di Ottaviano Augusto sancì questa specificità estendendola a tutta la penisola (e le sue
regiones sono quasi quelle attuali).
Nelle Res Gestae dell’Imperatore (25,2) si legge infatti:
“L’Italia intera di suo proprio volere mi giurò fedeltà (iuravit in mea verba tota Italia sponte sua) e volle me come capo nella guerra che vinsi ad Azio”.
E l’aspirazione ad un’Italia “romana” è il filo rosso che unisce carsicamente i ghibellini medioevali (non per nulla gli imperatori più capaci come Ottone III o Federico II capirono la necessità di governare dall’Italia terra prediletta dell’Impero), i dotti rinascimentali, gli eroi del nostro Risorgimento, gli arditi e i sansepolcristi del primo novecento.
Furono poi altri tristi figuri (quelli che preferiscono ricercare la propria origine non sul colle Palatino ma su quello Vaticano) ad alimentare il mito di un’Italia imbelle, meticcia, maccheronica senza nerbo né Tradizione “serva di dolore ostello” .
La romanità e l’identità romano/italica (altro che Cecco Beppe e quel boia del cardinal Ruffo!) rimane dunque la possibilità più alta per chi, italiano di buon sangue e spirito, intenda la politica come governo di un’idea trascendente.
Saluti [/B]