IAMO TUTTI INTERCETTATI (immaginate da chi?)
di Maurizio Blondet
Marco Tronchetti Provera si e' accordato con gli "intercettatori" israeliani
Dietro le intercettazioni mirate e selezionate che, arrivate sui giornali “amici dei poteri forti”, stanno sconvolgendo il mondo politico e finanziario italiano, c’è una storia che va raccontata.
E’ la storia della Comverse Infosys, multinazionale israeliana leader di mercato delle intercettazioni a scopo giudiziario.
Già ai tempi dell’affaire Monica Lewinsky, la Comverse fu sospettata di aver fornito le rivelazioni sui dolci colloqui telefonici fra Clinton e la sua amante.
Già da anni, nonostante le sommesse proteste dell’FBI, l’Amministrazione USA aveva appaltato alla Comverse (azienda straniera, dopotutto), la gestione delle intercettazioni telefoniche a scopo investigativo e giudiziario: mettendo così in mano un tesoro di informazioni riservate a probabili agenti del Mossad (EIR, 28 dicembre 2001: “i dirigenti della Comverse provengono in genere dall’armata e dall’intelligence israeliano”).
Anzi più che probabili, dato che lo Stato d’Israele è socio della ditta.
Peggio: la Comverse è stata autorevolmente sospettata in USA di avere intercettato non per conto dei legittimi organismi della polizia, ma al contrario, per reti del crimine organizzato a danno di polizie locali e FBI; sicchè i delinquenti – nel business della droga e dei diamanti come mezzo di riciclaggio del denaro sporco - potevano conoscere in anticipo le mosse degli investigatori (Charles Smith, “Spies tap police and government phones”, NewsMax.com, 19 dicembre 2001).
Dopo il mega-attentato dell’11 settembre, a fare il nome della Comverse come coinvolta in qualche modo nella faccenda fu il giornalista della Fox News Carl Cameron, che echeggiava i sospetti dell’FBI su questa ditta troppo fortunata.
Un anonimo agente disse a Cameron: “ventilare il sospetto di spionaggio sulla Comverse equivale al suicidio della carriera”.
Da allora la ditta non ha fatto che ampliare il suo “mercato” della spiata telefonica.
Un settore sviluppato per scopi militari in Israele (insuperabile nella “ricerca e sviluppo” di sistemi repressivi) e le cui meraviglie vengono ora offerte a 350 grandi clienti (imprese di telecom) in tutto il mondo.
Si parla di “registrazione digitale multimediale”, “a canali multipli”, di “sistemi di controllo per agenzie investigative”, di “sistemi di riconoscimento delle voci” (anche dialettali: occhio Mastella), di criptazione e decrittazione dei messaggi.
Si parla di telefonini cellulari che, quando sono chiamati da un numero pre-definito, diventano sensibilissimi “microfoni-spia ambientali”, all’insaputa ovviamente del proprietario del cellulare. Si parla del nuovissimo servizio di LifeLog, messo sul mercato dalla Converse il 30 luglio 2005, che “consente di memorizzare in rete i dati personali degli utenti di servizi mobili”.
Si tratta, vanta uno dei capi della ditta che si chiama Benjamin Einhorn, di “un’assicurazione contro la perdita di dati dovuta allo smarrimento del telefonino o al cambio di apparecchio”; e potete anche “tenere un diario della vostra vita privata” che sarà conservato in rete (e letto da chi di dovere).
In ogni caso, con LifeLog affidate la vostra guida di numeri telefonici, memorizzata sulla carta SIM, alla Converse e ai suoi agenti.
Ed è così in 350 paesi del mondo: la Comverse, che riesce a far accettare i suoi servizi anche alle magistrature, vi ascolta, sa dove siete in ogni momento, controlla i vostri dati più riservati, sente le vostre conversazioni anche non al telefono.
C’è da stupire che, con questa immensa rete di spionaggio, non siano ancora riusciti a trovare Osama bin Laden e retate di terroristi islamici sciolti e a pacchetti.
Non stupirà invece apprendere che fra i grandi clienti dell’azienda israeliana c’è, dal maggio 2000, la Telecom Italia Mobile.
La Converse gestisce per TIM tutto il traffico di SMS, MMS, @mail, telefono-internet.
Praticamente i 20 milioni di utenti italiani della TIM (senza contare i 15 milioni di stranieri delle compagnie associate a TIM) sono sotto controllo israeliano.
Ovviamente anche Omnitel risulta tra i clienti.
E anche Blu, il quarto gestore, ha un simile contratto con Comverse dal marzo 2000.
Chi intercetta chi?
Chi ascolta i nostri politici mentre parlano ai loro banchieri e pseudo-imprenditori favoriti?
Qualcuno degli intercettati ha parlato di un gigantesco centro d’ascolto Telecom.
E poi c’è “Enigma”, il supercentro intercettazioni insediato presso la procura di Campobasso che, secondo Repubblica (1), opera in un anno qualcosa come 400 mila intercettazioni.
Ci sarà anche lì lo zampino di Comverse Infosys?
La Repubblica si domandava: “chi controlla i controllori?”.
Ma forse c’è chi controlla i controllori che ci controllano.
di Maurizio Blondet
Note
1) Alessio Mannucci, “Il grande orecchio Telecom”, Repubblica on-line, 17 novembre 2004.


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