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Discussione: Regione SALENTO

  1. #11
    REGIONE SALENTO
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: compare stai attento

    In Origine Postato da Gianmario

    amo il confronto e non mi spaventano per nulla....tanto prima o poi qualcuno non scriverà una cosa seria?

  2. #12
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: compare stai attento

    In Origine Postato da baso87
    amo il confronto e non mi spaventano per nulla....tanto prima o poi qualcuno non scriverà una cosa seria?
    NOn illuderti... si vede che sei "giovane", ma non preoccuparti, basteranno pochi giorni e capirai come si vive bene su POL.
    Saluti e ben arrivato.
    Nel nulla il potere si rassicura!

  3. #13
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    L’atteso ritorno delle voci irredentiste del fin troppo “redento” Salento, mi induce a un duplice e contraddittorio stato emotivo. Da un lato, infatti, la mia anima romantica non può che gioire nel constatare come questa irripetibile terra, pur dopo un processo di omologazione forzata operata a partire dall’assurdo accorpamento alla Puglia nel 1945, riesce ancora a produrre conati di dignità, brividi identitari, sussulti di fierezza. D’altro canto, non poca è la preoccupazione della mia anima libertaria davanti al bivio che tradizionalmente si palesa innanzi ad ogni sogno indipendentista, ossia la doppia faccia della medaglia secessionista e federalista. Se, infatti, come dice Dino Colafrancesco "la destra è apologia del radicamento, la sinistra dell'emancipazione", ogni ipotesi di separazione da un aggregato nazionale, regionale o d’altro genere può esser letto attraverso ognuna delle due lenti citate. In un’ottica proudhoniana, di “federalismo delle differenze”, la scissione da più ampie entità rappresenta l’emancipazione e, in quanto tale, la modernità. In questa concezione, il federalismo si coniuga con l’autonomizzazione, non solo di settori di territorio, ma soprattutto degli individui che lo calpestano. E’ la pratica dell’autogestione che si realizza mediante libere associazioni e liberi contratti. Una dinamica questa che investe ogni aspetto, da quello economico a quello giuridico, e che parte dalla sicurezza che l’armonia nasce dalla complessità, dalla differenziazione e non, come spesso si crede, dall’unità indifferenziata. In tal senso, di questo processo non può che far parte anche il decentramento. Accanto a tale visione, però, è facile constatare l’esistenza di una opposta concezione in cui il decentramento non è più un mezzo per l’individuazione e la differenziazione, bensì il fine ultimo in una logica di salvaguardia proprio di una unità indifferenziata cui si danno connotati etnici. Questa corrente di pensiero è inquadrabile nella cosiddetta “nuova destra” ed è perfettamente rappresentata in Italia dalla Lega Nord. La nuova destra, i cui ideologici vengono spesso incomprensibilmente vezzeggiati da certa ultra-sinistra (?) anarchica (?), si caratterizza per il rigetto della modernità intesa quale luogo del livellamento di un ordine mondiale basato sugli ideali universalisti e ugualitari post-illuministici. Lungi dal produrre un pensiero centrato sull’autonomia dinamica degli individui liberamente arrangiati, il federalismo neo-destro vede il suo perno nel radicamento, nella premoderna stasi della comunità organica, della antica Gemeinshaft in cui la cesura fra dentro e fuori era netta e corrispondente alla coppia amico-nemico. Il meccanismo di esclusione che si determina nella psicologia dello pseudo federalismo lagaiolo è stata spiegata da Gianfranco Miglio: “le differenze tra il Nord, il Centro e il Sud, alla base della proposta di tre macroregioni all'interno di un'Italia confederale, si giustificherebbero in un diverso modo di comportarsi, ragionare, vivere, e anche se vi sono - annota Miglio - perfino biologi che sostengono la permanenza di elementi genetici, come quelli etruschi e celti, alla base delle differenti identità, "quello che conta è individuare delle aree in cui gli abitanti sentano coloro che stanno al di fuori come estranei: la conflittualità amicus-hostis". Insomma, secondo un catechismo che deve ben poco a Proudhon e Cattaneo, ma molto a De Benoist, Evola e Faye, i popoli minacciati è solo radicalizzando i loro progetti indipendentisti, facendo leva sull'etnonazionalismo, che potranno contrastare quella modernità che si fonda su quei diritti dell'uomo che cancellerebbero le abitudini culturali e il senso di appartenenza alla comunità. Il nemico, insomma, è ogni forma di liberalismo e libertarismo. Il fine è la riproposizione di vere e proprie piccole nazioni su base etnica, le heimet della tradizione germanica.

    Esiste, è vero, anche se all'interno dei movimenti indipendentisti italiani una corrente intellettuale liberal-libertaria che contrappone alla nazione “oggettiva” teorizzata dal federalismo etnico la nazione delle volontà, sulla scorta dell’ultimo Rothbard (quello di “Nazioni per consenso”) e di Hans Hermann Hoppe, ma è talmente minoritaria che la sua flebile voce scompare fra i rutti cognitivi del populismo padano. Al più, rischia talvolta di fornire nobilitazione intellettuale ad alcune ben poco nobili tendenze razziste della base. Il pregiudizio nei confronti dell'altro ne è il collante.

    In definitiva, come libertario (e, incidentalmente, come salentino), sogno un federalismo proudhoniano che, come ogni lungo viaggio, può iniziare con un piccolo passo, anche dallo svincolare il tacco d’Italia dalla colonizzazione pugliese che ne ha permesso, in barba alla storia precedente l’unità, l’emarginizzazione. Poca cosa? Certo. Ma giusta.

    Mi duole però notare come dietro la rinnovata voglia d’autonomia del Salento ci siano personaggi più legati alla cultura della nuova destra che al federalismo libertario. Non solo, ma espressione di quella destra, tra l’altro, che più statalista non è possibile immaginare. Due considerazioni mi sorgono allora spontanee o, meglio, due citazioni mi vengono in soccorso. La prima è di un grande liberal-libertario, precursore dell’anarco-capitalismo di cui pure si fanno alfieri molti confusi ideologi federalisti contemporanei, Bruno Leoni, il quale diceva che il padrone vicino non è necessariamente meglio di quello lontano. La considerazione sulla qualità del “padrone” mi porta quindi alla seconda citazione, quella di un proverbio partenopeo che, più o meno, sentenzia che “è meglio essere testa di sardina che coda di balena”. Non vorrei che, sfruttando strumentalmente la sacrosanta insofferenza dei salentini, sia questa massima napoletana il vero primum movens dei fautori dei nuovi salotti dell’orgoglio salentino.



    Luigi Corvaglia

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da baso87 Visualizza Messaggio
    un saluto a tutti gli amici del forum....sono ancora giovane ma ho un grande progetto politico... la REGIONE SALENTO!!!! e gia, credo sia l'ora di smuovere qualcosa e qualcuno per l'estremo sud dell'Italia,per il mio amato TACCO dello stivale!!!politica della regione puglia sviluppa e tutela solo il territorio di bari e dintorni mentre qui a lecce l'amministrazione provinciale puo contare solo sulle proprie forze e su quelle dei comuni....i presupposti ci sarebbereroattiva amministrazione regionale;cultura,tradizioni ed etnie diverse dal resto della puglia;buona condizione economica....con le nostre forze possiamo fare solo meglio di quello che da Bari fanno per noi...che ne dite?
    E ci manca solo la regione del Salento... Questa è l'idea leghista, far diventare l'Italia tanti piccoli staterelli autarchici. Così ki è ricco xkè ricco di risorse, come la padania, lo sarà sempre di più e ki è povero.. beh, s'arrangia. Bisogna accorpare altrochè, meno regioni, meno provincie, meno comuni = meno amministratori corrotti del c...o ke spendono e spandono per i servigi dei loro amici, degli amici degli amici e dei parenti. Tanti saluti.

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da baso87 Visualizza Messaggio
    un saluto a tutti gli amici del forum....sono ancora giovane ma ho un grande progetto politico... la REGIONE SALENTO!!!! e gia, credo sia l'ora di smuovere qualcosa e qualcuno per l'estremo sud dell'Italia,per il mio amato TACCO dello stivale!!!politica della regione puglia sviluppa e tutela solo il territorio di bari e dintorni mentre qui a lecce l'amministrazione provinciale puo contare solo sulle proprie forze e su quelle dei comuni....i presupposti ci sarebbereroattiva amministrazione regionale;cultura,tradizioni ed etnie diverse dal resto della puglia;buona condizione economica....con le nostre forze possiamo fare solo meglio di quello che da Bari fanno per noi...che ne dite?
    In tutte le regioni ci sono provincie e territori 'coccolati' ed altri dimenticati. Non serve creare nuove strutture e nuovi enti, ma impegnarsi attivamente a cambiare le cose, anche con gesti forti.

  6. #16
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    Non ci sarebbero le economie di scala giuste... Io sarei per accorpare matera alla puglia e potenza alla campania, non per dividerla. Non per fattori storici (chissene frega, mica siamo una nazione ma al limite una regione...) ma economici. Con 1 milione e 400000 abitanti non avremmo nemmeno i soldi per ucciderci, lo sai??? Ma forse sei solo un ragazzino ancora...

  7. #17
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    le regioni e la proliferazione di autonomie locali sono il grande fallimento della storia repubblicana.
    prima di esse con uno stato centrale e prefettizio alla francese si sono fatte cose eccellenti.
    dopo, solo una proliferazione di carrozzoni inefficienti e costosi dove si è annidata la casta, creando l'esercito che campa di politica.

  8. #18
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    Si sentiva il bisogno di una nuova regione...

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da baso87 Visualizza Messaggio
    i presupposti ci sarebbereroattiva amministrazione regionale;cultura,tradizioni ed etnie diverse dal resto della puglia;buona condizione economica....con le nostre forze possiamo fare solo meglio di quello che da Bari fanno per noi...che ne dite?
    vedo che le cazzate leghiste iniziano ad arrivare anche dalle mie parti.
    a venti anni uno dovrebbe già scopare, non farsi le seghe mentali.

  10. #20
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    Un'altra regione?

    Non bastano quelle che stanno gia'?

 

 
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