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Discussione: Lulagate....

  1. #1
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    Predefinito Lulagate....

    ….ovvero “a Frà che ti serve”

    SCANDALI E CORRUZIONE TRAVOLGONO IL GOVERNO. I
    L PRESIDENTE PROMETTE PULIZIA, MA RISCHIA DI FARE LA FIGURA DEL FESSO


    San Paolo. “E’ l’economia, stupidi! E poi, un po’ stupido lo sono anch’io…”. Non ha mai pronunciato esattamente questa frase, il presidente del Brasile Luiz Inácio da Silva Lula. Ma così si potrebbe riassumere la strategia con cui sta cercando di sopravvivere al sempre più devastante scandalo che travolge la sua amministrazione, e di assicurarsi una seconda rielezione per l’ottobre del 2006. Da una parte, infatti, il presidente insiste che la turbolenza politica minaccia di sconvolgere gli indici macroeconomici, grazie alla politica ultraortodossa adottata dal suo governo ancora estremamente positivi: “Siamo sempre un’economia molto vulnerabile, abbiamo problemi seri”, ha detto, “non possiamo giocare con queste cose senza provocare una crisi”.
    Dall’altra, c’è Delcidio Amaral – capogruppo del Partito dei lavoratori (Pt) al Senato e presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso – che porta avanti la tesi secondo cui Lula sarebbe stato all’oscuro del malcostume e che sarebbe stato “ingannato da qualcuno che gli stava intorno”. Si appoggia in ciò sulle dichiarazioni di Roberto Jefferson: il deputato del Partito laburista brasiliano (Ptb) che il 6 giugno scorso scatenò l’affaire con un’intervista, e che di fronte alla stessa Commissione ha descritto la reazione di Lula come “di uno colto di sorpresa dalla notizia”.
    “Il presidente”, ha detto, “non sapeva di questa operazione, lo dico con sincerità. Erano quelli attorno a lui che agivano senza che il presidente lo sapesse”.
    A parte la convenienza o meno di rispondere con la seconda alternativa alla classica domanda “sapeva e allora è colpevole, o non sapeva e allora è imbecille?”, la separazione delle responsabilità di Lula da quelle del Pt rischia però di accentuare ulteriormente un fenomeno che si era già iniziato a intravedere al momento stesso dell’elezione presidenziale, quando il trionfo del leader era stato accompagnato da una serie di secche sconfitte del suo partito in alcune delle sue roccaforti storiche.
    Prima fra tutte, la stessa Porto Alegre patria del Forum.
    E al momento, infatti, mentre Lula veleggia ancora abbastanza alto nei sondaggi, il Pt si trova con una dirigenza sempre più decapitata.
    E’ stato infatti costretto alle dimissioni il capo di Gabinetto José Dirceu, il vero cervello politico dell’équipe di Lula.
    E’ stato costretto alle dimissioni pure il presidente del Pt, José Genoino, personaggio di grande prestigio intellettuale e morale, ma travolto dalla disavventura capitata a un consigliere di suo fratello, anch’egli deputato del Pt, sorpreso all’aereoporto di San Paolo con 200 mila reais nella valigia e 100 mila dollari nelle mutande, in spregio alle normative sull’esportazione di valuta.
    Infine, sono stati costretti alle dimissioni anche il segretario del Pt Silvio Pereira e il tesoriere Delúbio Soares.
    Nel dossier ci sono poi le dimissioni di Valdemar Costa Neto, il presidente di quel Partito liberale cui appartiene il vicepresidente José Alençar, e la cui alleanza aveva permesso alla candidatura Lula un cruciale sfondamento al centro.
    E ci sono le denunce che hanno coinvolto i figli stessi del presidente, Luiz Claudio e Sandro, rispettivamente accusati il primo di essersi portato i suoi amici a spasso nelle residenze presidenziali, il secondo di riscuotere uno stipendio dal Pt senza farsi mai trovare in ufficio.
    Ma è evidentemente lo sfascio del Pt il problema maggiore, proprio perché era stata la non adeguata forza del partito rispetto al suo leader l’origine stessa dello scandalo.
    Infatti, con soli 91 deputati su 513 e 13 senatori su 81, il Pt è gravemente minoritario in Congresso, e dalle denunce di Jefferson si è scoperto che per rimediare al deficit in aula pagava “tangenti” a congressisti, con denaro fornito da imprese di Stato sotto la copertura di “spese pubblicitarie”.
    Obiettivo: convincerli o a votare in favore del governo, o a trasmigrare addirittura nei gruppi di due partiti di destra alleati del presidente, il già citato Partito liberale e il Partito progressista, che raccoglie gli ex seguaci del regime militare.
    Il trasformismo, evidentemente, non è fenomeno solo brasiliano. Però, con spocchia che alcuni osservatori addebitano a certe radici leniniste, il Pt è sempre stato restio a cedere agli alleati ministeri e posti di sottogoverno, come si fa in tutti i governi di coalizione. E al governo ha preteso infatti mantenere ben 19 ministri, contro 6 indipendenti e 10 appartenenti a 7 diversi alleati.
    Cogliendo la palla al balzo per imporsi sul suo recalcitrante partito, Lula ha approfittato del rimpasto seguito alle dimissioni di Dirceu per immettere nel governo tre uomini del Partito del movimento democratico brasiliano, Pmdb, centrista, conferendo così a questo partito un peso più adeguato alla sua consistenza congressuale. Ma metà degli 85 deputati del Pmdb sono ormai passati decisamente all’opposizione, e l’ingresso dei tre dirigenti del partito al governo è stato condannato in un documento che ha raccolto anche le firme di tutti e sette i governatori del Pmdb. La cosa ha ormai poca importanza, nel momento in cui il Congresso è paralizzato.
    L’inchiesta si è infatti estesa ai partiti di opposizione, scoprendo che anche durante la presidenza di Cardoso accadevano cose simili. E sono ormai 18, equamente distribuiti in tutto l’arco politico, i congressisti che rischiano di essere privati dei propri seggi per corruzione. La “mani pulite” promessa da Lula sta investendo anche le amministrazioni locali del Pt in carica prima dell’avvento di Lula al governo. Si riparla infatti di Celso Daniel, il sindaco del Pt sequestrato e ucciso nel 2002. Per il delitto finirono sotto processo alcuni dirigenti del suo stesso partito dello Stato di San Paolo, accusati di aver voluto silenziare un rompiscatole ormai in rotta con certi modi di fare del partito. Ora si è scoperto che i 200 mila dollari per gli avvocati di difesa degli accusati furono pagati da Marcos Valerio: il faccendiere cui il Pt aveva delegato il pagamento delle oblazioni ai congressisti.

    Da il Foglio

    saluti

  2. #2
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    Eh....l'eroe del popolo.........

    Shalom

  3. #3
    Hanno assassinato Calipari
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    In origine postato da Pieffebi
    Eh....l'eroe del popolo.........

    Shalom
    Finalmente la corruzione viene denunciata ed estirpata.

    La situazione parlamentare e' disastrosa, colpa dei brasiliani che non hanno dato la maggioranza al Pt.

    Prevedo elezioni anticipate.

  4. #4
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    Già...per gli "amici del popolo" (alias la parte migliore della società ) quando le cose vanno malaccio.....la colpa è del popolo.

    Shalom

  5. #5
    Hanno assassinato Calipari
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    Sicuramente tutto cio' non sarebbe successo.

  6. #6
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    Ma i ladri per il popolo dei nogggglobbal sono solo quelli che stanno a Destra...

  7. #7
    Hanno assassinato Calipari
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    In origine postato da UgoDePayens
    Ma i ladri per il popolo dei nogggglobbal sono solo quelli che stanno a Destra...
    infatti li cacciamo. Mica come voi che difendete gli amici dei mafiosi.. e poi parlate di terrorismo

  8. #8
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    Scalfaro l'avete cacciato? E Prodi? E Di Pietro? E De Mita? Ah no... dimenticavo. Questi son tutti onesti fino al calcagno.

  9. #9
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    yurj e' veramente incredibile...

    E' la maschera perfetta del Rifondino-Unionista :

    "...i ladri sono sempre gli altri,anche quando rubiamo noi..."

    ...ecco,in sintesi,il loro"pensiero"...

  10. #10
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    In origine postato da Mantide
    yurj e' veramente incredibile...

    E' la maschera perfetta del Rifondino-Unionista :

    "...i ladri sono sempre gli altri,anche quando rubiamo noi..."

    ...ecco,in sintesi,il loro"pensiero"...
    -----------------------------------------------
    Infatti non trovano nessuno dei loro "presentabile" come leader dell'Unione.

    Tutti in fila per uno dietro al "Dito".

    saluti

 

 
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