User Tag List

Risultati da 1 a 5 di 5

Discussione: "Beata" Ignoranza

  1. #1
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito "Beata" Ignoranza

    dal quotidiano LIBERO di oggi, 20 agosto 2005:

    " Per gli italiani Israele è sempre aggressore

    Pagina 3

    MILANO. Per il 43 per cento degli italiani lo Stato di Palestina esiste da più tempo rispetto a quello di Israele. E per il 41 % lo Stato ebraico, appena fondato, ha attaccato militarmente i paesi circostanti per ampliare il suo territorio. Sono fra i dati che emergono da un sondaggio condotto dal centro di ricerca di Arnaldo Ferrari Nasi. Peccato che lo Stato palestinese sia stato proclamato dall'Olp solo nel 1988 [e tutt'oggi NON esista, per propria responsabilità - ndr] e che nel 1948 Israele abbia dovuto difendersi dall'attacco concentrico di tutti i governi arabi confinanti. Altro che Stato aggressore. L'INDAGINE DEMOSCOPICA Sono molti gli elementi interessanti che emergono da questa indagine demoscopica condotta su un campione di 600 persone, rappresentativo dei nostri connazionali per sesso, età e titolo di studio. Per esempio alla domanda " lei nutre più solidarietà per il popolo palestinese o per quello israeliano?" il 47 % risponde che prova simpatia per entrambi. Ma risulta inevitabilmente superiore la " comprensione" per la causa araba ( 18,5% contro l' 11,1 %). Non stupisce il fatto che i più favorevoli al popolo palestinese siano i giovani ( 25,6 % dai 18 ai 34 anni contro il 10,8% di coetanei filoisraeliani), bombardati come sono dalla propaganda di sinistra. Il sondaggista ha pensato bene di suddividere le risposte a seconda delle dichiarazioni di voto. Ne risulta che la Casa delle Libertà è tendenzialmente più filo- israeliana ( 20,3 % contro il 15,2 % dei filo- palestinese), con picchi in Alleanza nazionale ( 25,1 %). Al contrario l'Unione che si posiziona su un 30,4 % di favorevoli alla causa araba e solo un 8,6 % di filo- israeliani. Fra i più accesi sostenitori del campo palestinese troviamo ovviamente Rifondazione comunista ( 60,1 %), mentre sono nettamente filo- israeliani i socialisti dello Sdi ( 42,2%). LA STORIA IGNORATA La maggioranza degli italiani sa che Israele è stato voluto e legittimato dalle Nazioni Unite dopo la seconda guerra mondiale ( 50,6%). Ma rimangono ancora molti punti oscuri. In primis l'ignoranza sulla storia del Medio Oriente. Emblematica, in tal senso, la mancanza di conoscenza dei fatti che portarono alla nascita, nel 1948, dello Stato ebraico. Il 37,2 % non ha fornito alcuna risposta esatta al riguardo. Solamente il 2,2 % non ha sbagliato. Lo Stato d'Israele è nato combattendo contro gli inglesi. In Palestina infatti non esisteva nessuno Stato arabo, ma un protettorato britannico. Ebbene, il 43,5 % degli italiani ritiene che invece i pionieri dello Stato sionista abbiano agito contro uno Stato palestinese pre- esistente. Forse confondono il dato geografico ( la Palestina e il suo popolo di origine araba) con quello politico. Solo il 14,7 % sa che all'epoca non esisteva alcuna entità autonoma palestinese. Paradossale poi il fatto che più si è istruiti meno se ne sa. Infatti la percentuale degli ignoranti in materia cresce sensibilmente fra i laureati ( 55,1 % contro un 30,1% di chi ha solo la licenza elementare). La stessa ignoranza ( e anche qui gli universitari fanno la figura peggiore) si riscontra verso il luogo comune dello Stato ebraico " aggressore". Il 41,3 % pensa che nel 1948 gli ebrei abbiano, subito dopo la fondazione del loro Stato, attaccato i vicini arabi per estendere i loro confini. Mentre è andata esattamente al contrario. Hanno dovuto difendersi da Egitto, Siria, Libano, Iraq e Giordania che, contemporaneamente, hanno cercato di eliminare " l'entità sionista". Qui l'ignoranza è egualmente distribuita fra sinistra e destra. Non ci sono steccati ideologici. Infine solo il 32,9% degli italiani sa che la proposta di creazione di un territorio arabo e di uno israeliano in Palestina fatta dall'Onu nel 1947 fu rifiutata da tutti gli Stati Arabi. Arnaldo Ferrari Nasi, il professore di Informatica applicata alle Scienze Sociali dell'Università di Genova che ha condotto l'indagine, ne commenta così i risultati: « Gli italiani? Su Israele sono ignorantissimi. Per fortuna quasi il 48 % si dimostra egualmente solidale verso gli ebrei e verso i palestinesi » . Un segno positivo di un'Italia che forse, seppur lentamente, sta cambiando e superando i pregiudizi del passato. Andrea Colombo RABBIA E FEDE La polizia israeliana trasporta un manifestante antiritiro che si era asserragliato sul tetto di un'abitazione a Gadid. Nella pagina precedente, la disperazione dei fedeli mentre la teca contenente i rotoli della Torah viene spostata dalla sinagoga dell'insediamento di Gadid. Ieri sono proseguite le operazioni di sgombero dei coloni dalla striscia di Gaza ( AP)
    "

    Shalom

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    sempre dal quotidiano LIBERO di oggi:

    " La comunità ebraica: colpa dei media rossi

    Pagina 3

    ROMA Se gli italiani sono ignoranti e pieni di preconcetti su Israele, gran parte della colpa è della sinistra e della « disinformazione sistematica che opera nei giornali, nelle tv e nelle scuole » . È questa l'opinione diffusa tra i massimi esponenti della comunità ebraica in Italia. « Se in Italia persiste un pregiudizio così radicato contro gli ebrei, dobbiamo ringraziare i media che per decenni hanno bombardato la gente diffondendo l'immagine di un popolo vendicativo e giustizialista » , denuncia il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni. « Dietro questa campagna antisemita c'è la sinistra » , precisa Riccardo Pacifici, vicepresidente della Comunità ebraica di Roma, « basti vedere certe corrispondenze faziose di Raitre » . Tuttavia, « non si può ritenere che l'opposizione sia tutta ostile a Israele » , avverte Pacifici, che cita in positivo la recente intervista del leader Ds Piero Fassino al Corriere della Sera. Il numero due della comunità ebraica romana registra, però, con soddisfazione l'atteggiamento sempre più " bypartisan" degli italiani. « Ma questo lo dobbiamo solo al cambiamento della politica estera mediorientale del governo. In particolare, alla coraggiosa decisione di Silvio Berlusconi di tagliare i ponti con Yasser Arafat » . Pacifici denuncia la « faziosità palesemente antisemita che dilaga » nelle scuole e nelle università. « Esiste una diffusa attività didattica segnatamente di sinistra praticata da un gruppo di professori che, goccia a goccia, per quarant'anni, sono riusciti a falsificare la storia di Israele, dipinto come uno Stato aggressore » . A tal proposito, a lui premono alcune precisazioni: « Sono stati gli altri, ben 21 diversi Paesi arabi, ad attaccare lo Stato di Israele, quando fu riconosciuto dalle Nazioni Unite nel ' 48 » . E delle cinque guerre che hanno costellato la storia dello Stato ebraico, « solo in quella contro il Libano, dell' 82, Israele agì da aggressore » , puntualizza, « ma lo fece per reagire all'offensiva dell'Olp di Arafat, che attaccò i kibbutz nel Nord di Israele » . E anche nella guerra del Kippur, del ' 73, « il popolo ebraico fu colpito nel momento in cui era più vulnerabile, perché era in digiuno e in preghiera » , ricorda Pacifici. « Come facciamo a meravigliarci che gli italiani nutrono ancora pregiudizi contro di noi » , chiosa, « se gli insegnanti continuano a raccontare frottole? » . La cosa, infatti, non stupisce Giorgio Israel, docente alla facoltà di Matematica della Sapienza di Roma ed esperto di Medio Oriente: « Anch'io da insegnante verifico tutti i giorni la cultura storica assolutamente nulla dei giovani di oggi » . Ma se l'ignoranza è imputabile agli studenti, il pregiudizio ha un altro colpevole: « La propaganda, soprattutto di sinistra, che propala notizie false e tendenziose » . Israel cita la Repubblica di giovedì, che « parlava di Sharon come del responsabile della seconda Intifada, quando lo stesso Arafat ha smentito, ammettendo che era stato tutto organizzato, ben prima della famosa passeggiata lungo la Spianata delle Moschee » . Anche Yasha Reibman non sembra affatto meravigliato dai dati del sondaggio di Arnaldo Ferrari Nasi. Per il portavoce della comunità ebraica di Milano, « non sono da incolpare gli italiani per la loro ignoranza. Questo è il risultato di un odio e una disinformazione che va avanti dal ' 67 » , quando Israele occupò la Cisgiordania e la Striscia di Gaza nella Guerra dei Sei giorni. « Nondeve meravigliare che l' 80% degli italiani giudichi male gli ebrei se persino un premier come Massimo D'Alema considerava la parola sionismo un insulto, se un intellettuale come Alberto Asor Rosa ripropone il concetto di razza e se alla Festa dell'Unità gli ebrei vengono ritratti con il naso adunco e la faccia cattiva » . Barbara Romano
    "

    Shalom

  3. #3
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    L'ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA


    dal quotidiano LIBERO di oggi

    " Ma in Israele i cattolici hanno vita dura

    Pagina 4

    dal nostro inviato CATERINA MANIACI


    COLONIA Per essere così pochi - in effetti il gruppo forse più esiguo che è arrivato a Colonia per la Giornata Mondiale della Gioventù - si notano eccome, in mezzo alla marea dei pellegrini che aspettano di entrare nella Cattedrale. Tra la selva ondeggiante delle bandiere, loro ne hanno ben due: due per otto persone, anzi ora, a fare la fila, sono ancora di meno, cinque o sei. Le loro sono le bandiere di Israele: sono cristiani, cattolici, di Israele. Nicole, 18 anni, minuta e allegra, ci racconta che sono pochi ad essere arrivati fin qui. « Non è facile, in Israele, essere cristiani. E non siamo certo in molti. Però non vogliamo scappare » . Scappare, da dove? « Dai Territori, per esempio » . Per la convivenza con gli arabi ? « La crisi, l'Intifada, colpisce tutti, ma in particolare le minoranze. E noi siamo minoranza » . È difficile essere cristiani in Israele, conferma Apollinare, il francescano polacco che guida questo sparuto gruppo di pellegrini della Terra Santa. Vive lì da 13 anni e guida la comunità cattolica di espressione ebraica di Gerusalemme. La situazione del suo gruppo è ancora più complicata, perché sono ebrei convertiti, « ma loro si sentono in tutto e per tutto ebrei: vedono infatti in Gesù non l'annientamento della storia di fede, ma il completamento: per essere un vero cristiano devi innanzitutto essere un credente nel Dio di Abramo » , spiega. Sono circa 400 persone, a cui se ne aggiungono altrettante provenienti dall'immigrazione russa e dall'Est Europa. Ebrei, o comunque persone di lingua ebraica, che vogliono vivere la propria fede nella Chiesa cattolica. Attualmente sono divisi in 4 piccole comunità a Beersheva Gerusalemme, Tel Aviv e Haifa. « La nostra è in fondo una Chiesa di frontiera » , spiega, « perché se in realtà i cristiani sono rispettati in Israele, per gli ebrei convertiti le cose non sono semplici. Un ebreo che vive in un contesto israeliano, ebraico, che si converte e vuole vivere la sua fede come cristiano, non può assimilarsi - pena la rinuncia a tutte le sue radici, perché la chiesa locale è una chiesa palestinese, di lingua, cultura, tradizioni completamente diverse. Queste persone chiedono di poter vivere la propria fede come cristiani e nello stesso tempo come ebrei, inseriti cioè nella realtà del loro paese e del loro popolo » . Ma in questo senso incontrano nuovi ostacoli. Soprattutto se provengono da famiglie ebree ortodosse, che vivono la conversione come un tradimento. La persona che fa questa scelta viene automaticamente esclusa, messa da parte » . Anzi, racconta sempre Apollinare, ci sono stati casi in cui il convertito è stato considerato defunto, si sono indetti i sette giorni canonici di lutto per piangerne la scomparsa e di lui nessuno parla più. Vita dura, dunque; sarà forse per questo che a loro Papa Ratzinger piace molto: « Indica con chiarezza quella la strada, una strada non facile. Per questi ragazzi, che fanno un percorso di conversione - uno di loro non è ancora battezzato - è giusto che ci sia una guida sicura, senza ambiguità, senza facilonerie. Si preparano alla loro nuova condizione, alla loro nuova vita, che tutto sarà, tranne che semplice » .
    "

    Shalom

  4. #4
    Caccia al tesoro
    Data Registrazione
    09 Sep 2011
    Messaggi
    10,309
    Mentioned
    6 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Porca miseria che marea di corbellerie!! Certo che Feltri, pur di vendere due copie in piu', non si fa certo remora di acuire la dose di disonesta' intellettuale che ogni giorno permea le pagine del suo tabloid.

  5. #5
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Nell’inserto speciale del Sole 24 ore “Domenica” del 29 dicembre, è stato pubblicato un articolo molto interessante del "nuovo storico" israeliano Benny Morris, ex eroe di antisionisti [ e oltre] nostrani di "destra" e di sinistra.


    " «“Israele: uno Stato o due Stati?”.»

    di Benny Morris


    Ancora sotto l’impatto della Shoah, la comunità internazionale, con una risoluzione dell’Assemblea generale dell’ONU, approvò a stragrande maggioranza il 29 novembre 1947 una soluzione “a due Stati” al conflitto fra sionisti e arabi: uno Stato ebraico avrebbe dovuto sorgere nella Palestina spartita, fianco a fianco con uno Stato arabo.




    Ma quella soluzione fu respinta proprio dal mondo arabo, che dichiarò la jihad e scese in guerra per impedire la spartizione. Gli arabi volevano una soluzione “a uno Stato”, cioè la creazione di uno Stato arabo (islamico) su tutto il territorio della Palestina. Da allora in poi la soluzione “a uno Stato” è rimasta l’obiettivo dei palestinesi, dall’Olp di Yasser Arafat a organizzazioni come Hamas e la Jihad islamica.




    Negli ultimi anni, sullo sfondo della seconda Intifada, un numero sempre maggiore di intellettuali occidentali si è convinto ad appoggiare questa finalità. Motivati ora da senso di colpa, ora da considerazioni di realpolitik, ora dall’antisemitismo, essi sostengono che la soluzione “a due Stati” è impraticabile.




    Questi intellettuali, tuttavia, non esprimono la loro preferenza per la soluzione “a uno Stato” con lo stesso linguaggio distruttivo e antisemita degli islamismi (Hamas definisce spesso gli ebrei “figli delle scimmie e dei porci”). Essi avanzano piuttosto argomenti più melliflui e all’apparenza benintenzionati. Si pensi, ad esempio, ai termini con cui uno storico e studioso dell’Europa moderna, Tony Judt, ha espresso il suo appello alla dissoluzione di Israele: “In un mondo in cui nazioni e popoli sono sempre più mescolati, e i matrimoni misti aumentano senza posa; dove ogni ostacolo culturale e nazionale alle comunicazioni è stato abbattuto; dove sempre più persone hanno una molteplicità di identità elettive…in un mondo come questo Israele è davvero un anacronismo che ….non può funzionare”. Qual è dunque la ricetta di Judt? “Trasformare Israele da uno Stato ebraico in uno Stato binazionale”.




    Questa tesi riecheggia gli anni Trenta e Quaranta, quando un gruppo di intellettuali ebrei comprendente il filosofo Martin Buber, ma anche il partito marxista Hashomer Hatzair, propugnavano il “binazionalismo” in alternativa al sionismo. Essi sostenevano che ebrei e arabi potessero, anzi dovessero coabitare sotto lo stesso tetto politico. Tuttavia quell’idea fu respinta dalla stragrande maggioranza degli ebrei e degli arabi di Palestina. I sionisti obiettarono infatti che gli ebrei avevano bisogno di uno Stato ebraico, non di uno Stato binazionale. Quanto agli arabi, sostenevano che la Palestina era soltanto loro: magari avrebbero potuto rimanervi un piccolissimo numero di ebrei, ma sarebbero stati una minoranza essenzialmente priva di potere.




    La soluzione binazionale rimane quindi irrealistica, impraticabile e pericolosa. Gli ebrei di Israele (a parte una minoranza religiosa) parlano ebraico e sono in larga misura laici, moderni, aperti, liberali e democratici: rispettano i diritti delle donne e dei gay, sono fortemente innovativi sul piano culturale e progrediti su quello scientifico ed economico. Al pari di moltissimi occidentali hanno uno spirito fortemente autocritico. Invece gli arabi di Palestina, come i loro fratelli del resto del Medio Oriente arabo, parlano arabo e sono in stragrande maggioranza religiosi: molti addirittura fondamentalisti. Sono intolleranti nei confronti dei non musulmani e degli omosessuali, e considerano inferiori le donne. Nelle loro scuole e università prevale una mentalità acritica (e non autocritica), e i programmi di studio sono all’insegna della propaganda. Infine, le disparità economiche di fondo fra le due comunità provocherebbero fatalmente attriti, sospetti e violenze qualora fossero costrette a vivere sotto un unico tetto politico.




    Negli ultimi sessant’anni abbiamo assistito alla distruzione della società palestinese nel 1948 e all’esilio dei palestinesi, alle successive vittorie di Israele e alla sua occupazione militare della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, e a decenni del più brutale terrorismo palestinese, cui Israele ha risposto con frequenti “giri di vite” e attacchi armati contro i terroristi. L’odio vicendevole che attualmente separa i due popoli è reale e profondamente radicato: com’è ovvio, esso costituisce un ostacolo insormontabile sulla via a una soluzione “a uno Stato”.




    Per tutti questi motivi, la grande maggioranza degli ebrei israeliani si oppone alla dissoluzione dello Stato ebraico e all’adozione della soluzione “a uno Stato”.




    Vi è poi altro problema di fondo: quello demografico. I fautori della soluzione “a uno Stato” sottolineano spesso che, in passato, arabi ed ebrei sono convissuti “senza difficoltà” in seno a entità politiche arabe. Sono sciocchezze: le piccole comunità ebraiche presenti nel mondo islamico hanno sempre subito discriminazioni e umiliazioni; le conversioni forzate erano frequenti, come anche i massacri: ad esempio quelli di Fez, in Marocco, nel 1033, nel 1276, nel 1465 e nel 1912, di Bagdad nel 1941, di Aden nel 1947, eccetera. Già nel VII secolo dell’era cristiana, Maometto, il fondatore dell’Islam, per mezzo di conversioni forzate, stragi ed espulsioni liberò Hijaz, il cuore dell’Arabia, dalle tribù ebraiche che vi risiedevano. In tutti gli imperi islamici che si susseguirono, gli ebrei furono sempre sudditi di seconda classe, se non di terza. Come scrisse lo stesso Maimonide, il filosofo ebreo medievale che pure era medico personale del Sultano, “Dio ci ha scagliati in mezzo alla…..nazione di Ismaele, che ci perseguita crudelmente e….ci umilia…Nelle mortificazioni e nelle umiliazioni che ci infligge, nessuno la eguaglia”.




    Nel corso dei secoli le comunità ebraiche presenti nel mondo islamico sono scomparse, e oggi non ne resta più nulla: per gran parte sono emigrate, mentre altre sono state espulse.




    Dunque per gli ebrei il tentativo di vivere da minoranza in seno a comunità politiche arabe musulmane si è dimostrato un miserevole fallimento. Eppure è proprio questo esperimento che i sostenitori della soluzione “a uno Stato” vorrebbero riproporre in Palestina.




    Costoro mirano non già al vero binazionalismo, su un piano di parità, bensì alla creazione di uno Stato a maggioranza araba musulmana con una (piccola) minoranza ebraica al suo interno. Si tratta di un semplice calcolo aritmetico: attualmente, fra Giordano e il Mediterraneo – cioè nell’area dove dovrebbe realizzarsi quella soluzione “a uno Stato” – vivono circa 5 milioni di ebrei e oltre 4 milioni di arabi. I palestinesi insistono che un eventuale accordo di pace dovrebbe concedere ai profughi palestinesi del 1948 e ai loro discendenti il “diritto al ritorno”. Di conseguenza molti dei due milioni di rifugiati che vivono fuori della Palestina ci farebbero ritorno, cosicché il nuovo Stato avrebbe all’istante una maggioranza araba.




    Ma anche senza applicare il “diritto al ritorno”, nel giro di circa un decennio gli arabi diventerebbero comunque maggioranza grazie al loro tasso di natalità, che è più elevato di quello degli ebrei. Difatti la famiglia palestinese media ha più di quattro figli, mentre quella ebrea israeliana ne ha due. In un modo o nell’altro, la storia finirebbe necessariamente così: nel mondo farebbe bella mostra di sé un altro Stato arabo – il 23esimo – e gli ebrei finirebbero per non avere uno Stato loro.




    Durante gli anni Novanta il leader dell’Olp, Yasser Arafat, parve acconsentire pubblicamente ad abbandonare la soluzione “a uno Stato” e ad accettare quella “a due Stati”, cioè uno Stato arabo palestinese in pace con Israele. Privatamente, però, come nell’ormai famigerato sermone da lui pronunciato nel 1994 in una moschea di Johannesburg, egli liquidò il processo di Oslo allora in corso – cui prendeva parte egli stesso – definendolo sic et simpliciter una nuova hudnat hudeibiya: il termine si riferisce all’accordo tattico di cessate il fuoco che il profeta Maometto concluse scaltramente nel VII secolo con una tribù araba anti-musulmana, e poi stracciò unilateralmente quando gli fece comodo.




    In cuor suo Arafat era convinto – come lo è la maggioranza dei palestinesi – che la Palestina appartenga per intero agli arabi, e che gli ebrei siano solo dei rapinatori che vadano scacciati dal Paese. Probabilmente è per questo che Arafat nel 2000 ha rifiutato la soluzione “a due Stati” che gli è stata proposta dall’allora premier israeliano Ehud Barak e poi dal presidente americano Bill Clinton. Ed è per questo che i palestinesi hanno scatenato – con l’approvazione di Arafat – la seconda Intifada, il cui scopo apparente era la liberazione della Cisgiordania e della striscia di Gaza dall’occupazione israeliana, ma il cui vero obiettivo finale – come hanno dichiarato pubblicamente i fondamentalisti islamici che ne sono stati la punta di diamante – era distruggere Israele e “riscattare” la Palestina tutta intera. La soluzione “a uno Stato” insomma.
    "


    Shalom

 

 

Discussioni Simili

  1. Beata Ignoranza. Spergiuro a Mnemosine
    Di MarcoGhiotti nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 22-06-09, 02:03
  2. "Beata" Ignoranza
    Di Pieffebi nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 20
    Ultimo Messaggio: 26-05-08, 19:39
  3. Beata Vergine "Noli Me Tollere"
    Di Petrus88 nel forum Cattolici
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 30-11-07, 19:57
  4. Beata ignoranza
    Di Amy Squirrel nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 50
    Ultimo Messaggio: 22-04-06, 17:12
  5. Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 23-12-05, 01:07

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226