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Discussione: La manina, .....

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    Predefinito La manina, .....

    Roma. “Dopo la vendetta di Montezuma, adesso abbiamo anche la vendetta di Montezemolo”.
    Il dirigente dei Ds ha praticamente ancora sotto gli occhi l’editoriale sulla prima pagina della Stampa. Giornale torinese, così come torinese è Fassino.
    Giornale della Fiat, che sempre ha avuto (la Fiat, non il giornale) la massima attenzione dalla sinistra.
    Come uno schiaffo in pieno viso, quell’editoriale, già dal titolo: “La sinistra, gli affari e la politica”.
    E pazienza se a firmarlo è Giuseppe Berta, un professore della Bocconi che è anche amico e consulente del sindaco diessino Sergio Chiamparino.
    “Uno di centrosinistra, anzi, più di sinistra che di centro”, raccontano alcuni diessini torinesi. “Probabilmente è una sua riflessione spontanea”.
    Non ha importanza.
    I sospetti dello stato maggiore di via Nazionale si sono subito appuntati sul presidente di Confindustria. “C’è la sua manina, dietro l’attacco della Stampa, una piccola vendetta, come dietro certe cose apparse sul Sole 24 Ore...”.
    Nelle ultime settimane, tra Fassino e Montezemolo il livello della polemica si è impennato.
    E l’editoriale sulla Stampa ha convinto gli uomini del vertice Ds che quel fronte è aperto e aperto resterà a lungo.
    Berta rinfaccia a Fassino, che ha sempre “rivendicato il suo attaccamento all’industrialismo”, il sostegno all’operazione Unipol, che “non è proprio la stessa cosa”. Inoltre, “può essere usata
    come un avallo, da parte del vertice dei Ds, a operazioni che, comunque le si interpreti, rivelano un indubbio grado di spregiudicatezza sia per le forme con cui vengono condotte sia soprattutto per gli operatori che coinvolgono, con il loro evidente profilo speculativo”.
    Ammettono gli uomini del leader diessino: “Una cosa inaspettata. Fino a oggi la Stampa era stata equilibrata. Articoli critici di Lucia Annunziata e Barbara Spinelli offrivano argomenti su cui riflettere, ma questo.”.
    Ai suoi, Fassino ha confidato: “Abbiamo combattuto questa battaglia con i denti, quello che dovevamo dire lo abbiamo detto forte e chiaro”. E ora, “è tranquillissimo”.
    Ma la “manina di Montezemolo” dietro la presa di posizione della Stampa sono in molti, a via Nazionale, a giurare di averla vista.
    Di più: due manine, tre manine... Confida un alto dirigente vicinissimo a Fassino:
    “C’è un’opposizione di principio di Montezemolo con gli altri due, Diego Della Valle e Luigi Abete, che desiderano mantenere il controllo di Bnl, peraltro mettendoci pochi quattrini. E c’è la sponda politica di Rutelli e della Margherita”. E maliziosamente:
    “Anzi, perché qualche giornale, nel gran fervore di questi giorni, non va invece a vedere come sta messa, al momento, la Banca nazionale del lavoro?”.
    S’infervorano, quelli del vertice diessino:
    “Non si capisce perché Montezemolo fa macchine con la Fiat ma può avere una partecipazione in Rcs, Della Valle fa le scarpe ma può avere una partecipazione in Rcs, mentre Unipol non può integrare le assicurazioni con il credito”.
    Le stesse obiezioni che Fassino aveva, con maggiore cautela, mosso anche nella sua lunga lettera a Repubblica, il giorno di Ferragosto, e che avevano di sicuro irritato Montezemolo.
    “E adesso – tirano le somme quelli di via Nazionale – è arrivata la risposta”.
    Lo scontro promette di accendersi sempre di più. Anche se non tutti nel partito erano d’accordo, Fassino ha impostato una campagna di risposta, colpo su colpo, “con i denti”, alle allusioni degli alleati del centrosinistra sulla questione morale, Margherita in testa. E proprio il partito rutelliano viene visto come punto di riferimento politico, se non qualcosa di più, di Montezemolo e degli “altri due” – con cui Fassino ha sì parlato al telefono, ma a fare il numero non è stato lui, “hanno ritenuto di informarmi delle loro opinioni in proposito”.
    E insieme, l’allarme per il tentativo di “infangare” il partito e il mondo delle cooperative. Illuminante il titolo di apertura dell’Unità di ieri: “Attacco ai Ds per affossare l’Unipol”.
    E il giornale di Antonio Padellaro forniva un dettagliato elenco dei partecipanti al “complotto”, a cominciare appunto da Della Valle e Montezemolo, “che dopo aver ricordato come le cooperative si debbano occupare solo di supermercati, non ha fatto mistero della sua simpatia proprio per la Margherita”, ed ecco chiamati in causa Enrico Letta, Rutelli e Parisi, visto che le distanze tra i due “si sono ridotte”. Ha pagato, su questo fronte, la strategia fassiniana. Anzi, la torinesità, così richiamata da Fassino, (“la mia formazione torinese e fordista”), proprio nella giornata dell’editoriale della Stampa, era felicemente richiamata in prima pagina sul Corriere da Carlo Fruttero: “I comunisti torinesi li ho sempre canzonati, ma devo riconoscere che erano gente seria. Fassino viene da quella Torino”.
    Soddisfazioni. Anche se Alberto Nigra, deputato ed ex segretario del partito proprio a Torino, dice: “Se ci fossimo distinti di più nella vicenda delle regole... Sul risparmio e sulla carica a termine del governatore della Banca d’Italia abbiamo avanzato proposte, ma forse dovevamo agire con più determinazione. Ora è l’occasione per farlo”.

    Su il Foglio

    saluti

  2. #2
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    Predefinito ....la manona.....

    Roma. Da Cortina d’Ampezzo, con tempismo e senso scenico, Luca Cordero di Montezemolo ieri ha colpito personalmente il bersaglio grosso dopo averci danzato attorno per settimane.
    Dopo averlo attaccato per interposti giornali di riferimento (dell’azionista Fiat: dal Sole al Corriere e la Stampa). Nel mezzo di una legittima ma cruenta azione di autodifesa dell’establishment finanziario contro l’avanzata della gens nova impersonata da Stefano Ricucci e Gianpiero Fiorani, e contro i loro presunti protettori.
    Il bersaglio è naturalmente Antonio Fazio, governatore della Banca d’Italia e presunto protettore: “Penso che avrebbe dovuto dimettersi, è auspicabile che si dimetta perché quando si mina così fortemenmte la credibilità e l’imparzialità del sistema, non si può non tenerne conto”.
    Luca di Montezemolo ha colpito a nove giorni dalla riunione del Cicr (Comitato interministeriale per il credito e il risparmio) in cui Fazio è chiamato a rispondere sulle operazioni bancarie che avrebbe favorito davanti ai rappresentanti del governo, a cominciare dal ministro dell’Economia Domenico Siniscalco.
    Questa richiesta di dimissioni è stata formulata con intonazioni in fondo sovrapponibili a quelle utilizzate dalla gran parte dei leader di centrosinistra. Non sfugge però che l’editto di Cortina, lanciato da LCdM nella doppia veste di presidente degli industriali e della Fiat, sopraggiunge ventiquattr’ore dopo che Giovanni Consorte ha presentato a Bankitalia il prospetto dell’Opa di Unipol su Bnl. Di Consorte è stato detto che non si è lasciato intimidire dal clima colpevolizzante che imbarazza invece parte dei Ds.
    Di Montezemolo, da ieri, si dovrà pensare, perché lo ha detto lui, che la sua “Italia vera” è quella dei finanzieri come Alessandro Profumo di Unicredit, il banchiere ulivista “che ha conquistato una banca all’estero”, e non certo quella invischiata nella “marmellata tra potere economico e politico”. Per Montezemolo “la bufera di queste ultime settimane è stata comunque provvidenziale, quasi uno spurgo per il sistema”.
    Quasi un’occasione per rigenerarne il profilo etico (nonché estetico, a giudicare dai riferimenti alla “telenovela” di Stefano Ricucci).
    Un’opportunità che LCdM accoglie con lo stesso sollievo mostrato giorni fa dall’amico-alleato Diego Della Valle. E cioè plaudendo all’intervento delle procure:
    “Finalmente la magistratura s’è mossa”.

    Da il Foglio

    saluti

  3. #3
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    Predefinito ...e le manacce

    Le quotazioni di Dow Jones lunedì sono salite dell’11 per cento in poche ore. Non si tratta dell’indice di borsa che porta questo nome, ma delle azioni della compagnia editoriale Dow Jones, che oltre a fornire il servizio di borsa, possiede anche il Wall Street Journal, il principale quotidiano economico del mondo, con edizioni, negli Usa, in Europa e in Asia.
    La corsa agli acquisti di azioni della compagnia editoriale è stata stimolata dalla notizia che alcuni membri del gruppo di controllo, facenti parte della famiglia Bancroft, sarebbero interessati a vendere, perché il valore delle azioni Dow Jones è largamente inferiore a quello potenzialmente raggiungibile con una gestione più dinamica e meno orgogliosa delle glorie del passato.
    Questa ventata di acquisti è stata momentaneamente fronteggiata dalle dichiarazioni di Roy Hammer, autorevole membro anziano del consiglio di amministrazione e “trustee” della famiglia Bancroft, il quale ha affermato che essa è unita nel patto di controllo e nessun membro intende derogarvi.
    Più che una constatazione, il comunicato suona come un avvertimento nei confronti di chi, stanco di un accordo che dà potere ad alcuni veterani a spese del valore delle azioni, volesse puntare su una nuova cordata capace di cavare maggiori utili dall’impresa.
    Non si sa quando l’eventuale scalata potrà materializzarsi. Ma questo evento ha ridestato l’interesse di Wall Street per il mondo della carta stampata, quotidiani e settimanali. Si tratta, è vero, di un comparto maturo, a differenza di quello della televisione o dei motori di ricerca di Internet o dell’industria pubblicitaria, su cui molti stanno puntando.
    Ma c’è la convinzione che questo settore, nonostante la sua maturità, presenti alte prospettive di guadagno. E ciò è dovuto al fatto che la proprietà non è stata soggetta alla pressione concorrenziale, in quanto, per molti anni, il mercato finanziario ha concentrato l’attenzione sui settori più giovani. Come sempre accade, negli Stati Uniti in cui vige il principio dei mercati contestabili, le basse quotazioni di borsa generano i “rumors” di possibili scalate.
    E’ il segnale che la contestazione dei gruppi di controllo sta per iniziare.

    Il Foglio

    saluti

 

 

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