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La questione morale? Una banca passata dalla Margherita ai Ds
Roma. E’ ragionevole ritenere che nelle ultime settimane si sarebbe vista in giro meno questione morale se Romano Prodi non si fosse sentito isolato nel suo stesso partito – la Margherita – e nella coalizione di cui è leader; e soprattutto se il braccio finanziario delle cooperative rosse, Unipol, non avesse avanzato un’offerta pubblica per l’acquisto della Banca nazionale del lavoro, sottraendo così una media banca italiana all’influenza della Margherita e portandola all’ombra dei Ds.
Dietro il costumato dibattito sul rispetto delle regole del mercato e sull’emergere di una nuova questione morale, c’è innanzitutto uno scontro di potere nel sistema economico e finanziario che si intreccia alle tensioni in atto del mondo politico: lotta per la successione a Silvio Berlusconi nel centrodestra; aspro conflitto tra i due principali partiti del centrosinistra con il più piccolo, la Margherita, che cerca di rovesciare i rapporti di forza; tentazioni neocentriste da una parte e dall’altra, di sponda con pezzi importanti di establishment economico-imprenditorial-finanziario.
Lotta senza quartiere a cui si piegano artifici verginali, fino a trattare moralisticamente per esempio il problema dell’adeguamento delle rendite finanziarie, tassate troppo poco, per indebolire le munizioni degli immobiliaristi;
oppure l’alleanza su un progetto imprenditoriale tra Carlo De Benedetti e Berlusconi, abbandonata dal primo sotto la pressione di alcuni intellettuali e giornalisti irriducibilmente ostili al berlusconismo in ogni sua forma.
Ma lo scontro di potere è legittimo ed è anche perfettamente visibile. Ogni giorno i quotidiani coinvolti nel conflitto portano traccia degli “acta diurna” della battaglia, dei movimenti delle forze in campo. Solo negli ultimi due giorni sono stati registrati tre episodi significativi.
Una triplice smentita
Il primo riguarda la Banca d’Italia, uno degli epicentri del terremoto, nel pieno di una settimana decisiva per il suo futuro: domani il governatore Antonio Fazio sarà ascoltato dal Comitato interministeriale per il credito e il risparmio dove illustrerà il suo comportamento nella vicenda delle Opa bancarie.
Due giorni fa il Corriere della Sera, capofila del fronte anti Fazio, dava conto di una indiscrezione, e cioè che il governatore avrebbe sollecitato una ispezione interna nei confronti dei due dirigenti della Vigilanza che avevano espresso parere negativo riguardo all’Opa della Banca popolare di Lodi su Antonveneta.
Indiscrezione ghiotta, perché dava il senso di una ritrovata baldanza da parte del governatore in vista del Cicr. Ma nella prima mattinata di martedì, Bankitalia diffondeva una nota in cui si considerava destituita di ogni fondamento la notizia pubblicata dal Corriere. Smentita che ha indotto alcuni esponenti del sindacato dei dipendenti della banca, ormai in rotta con il governatore, a chiedersi come mai la banca per la prima volta dallo scatenarsi della bufera interveniva per puntualizzare.
Il Corriere è coinvolto anche in un altro caso. Un attacco da parte dell’Unità, il cui direttore, Antonio Padellaro, ieri ha sparato a zero contro via Solferino, giornale sostanzialmente amico almeno fino alle partite bancarie. La causa: un retroscena pubblicato domenica sul quotidiano milanese in cui si ipotizzava che l’intervista rilasciata da Romano Prodi allo stesso Padellaro nei giorni scorsi, che sanciva una mezza tregua tra il candidato premier del centrosinistra e i Ds proprio sulla questione morale, fosse stata organizzata da Piero Fassino. La reazione del direttore dell’Unità è stata durissima ma anche scomposta. Ha accusato Paolo Mieli, il direttore del Corriere della Sera, di aver protetto Diego Della Valle e Luigi Abete e di non averne pubblicato le supposte (da Padellaro) intercettazioni telefoniche relative al caso Bnl.
Terzo caso: Il Tempo vs Diego Della Valle. Ieri il direttore del quotidiano romano Franco Bechis, sin dall’inizio della partita bancaria schierato nel campo dei newcomers, soprattutto con gli immobiliaristi impegnati nello scontro per il controllo della Banca nazionale del lavoro, ha titolato a tutta pagina “Bnl, la storia segreta”. Secondo la ricostruzione del Tempo (molto apprezzata al Botteghino), Della Valle avrebbe acquistato la sua quota in Bnl con metodi ricucciani, grazie a un finanziamento emesso da Capitalia e poi girato alla filiale lussemburghese della stessa Bnl. Ma tutti i soggetti interessati, la Dorint (la società lussemburghese di Della Valle), Bnl e Capitalia hanno negato l’esistenza di finanziamenti erogati dalle due banche a favore della Dorint e hanno annunciato che si rivolgeranno all’autorità giudiziaria.
Da il Foglio
saluti




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