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    ANTIMASSONE
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    Question Perché fallì CrediEuronord

    Politica & affari

    Perché fallì CrediEuronord
    L'ex presidente critica i metodi utilizzati nella gestione della banca vicina alla Lega Nord e spiega i motivi della crisi e il ruolo di Bpi.

    di Francesco Arcucci ( ex Presidente della CrediEuroNord )


    In principio fu Gian Maria Galimberti. A lui Umberto Bossi e gli alti papaveri della Lega Nord diedero l'incarico di fondare la banca della Lega. E Galimberti, che forse aveva combinato qualche pasticcetto in passato nel mondo bancario con la Barclays, si mise all'opera.
    L'idea era che la politica è una bella cosa, ma, come altri partiti disponevano di strutture economiche e finanziarie già collaudate nei decenni, anche la Lega, un partito di militanti, doveva avere una sua struttura nel mondo finanziario.
    Ma fare una banca non è una cosa semplice. In base alle statistiche della Banca d'Italia il 70% delle neobanche finisce in modo inglorioso nei primi due anni, e l'altro 30% sopravvive, ma vivacchia.

    I dirigenti della Lega Nord, analfabeti finanziariamente, queste cose non le sapevano e così l'operoso Galimberti cominciò a raccogliere il capitale sociale della costituenda banca CrediNord, poi diventata CrediEuronord per evitare denunce alla magistratura da parte di una banca francese Crédit du Nord fondata nel 1840 per eccessiva assonanza dei due nomi.
    Il capitale necessario fu raccolto e non risulta che sia mai stato spiegato da Galimberti il fatto che era per i soci un investimento a rischio e non liquido poiché si trattava di quote di capitale di società non quotata in borsa e non di un credito che i leghisti facevano a CrediEuronord. D'altra parte, come non rispondere al richiamo di " Alberto da Giussano"?! La militanza ha i suoi costi, palesi o occulti che siano. E così, dopo una lunga incubazione, la banca vide la luce e avrebbe anche potuto sopravvivere e avere successo, sebbene le sue dimensioni fossero destinate a restare piccole, anche nell'ambito del gruppo delle più piccole banche popolari e delle più piccole banche di credito cooperativo.

    Ma Galimberti sembrava morso dal ragno della smania. A Pontida, a Venezia, nelle Assemblee dei soci lui solo prendeva la parola dicendo: « cresceremo tanto da far male alle altre banche » , come il topolino che ha deciso di strangolare l'elefante. Ma era quando tornava in banca che dava il meglio di sè. Non voleva Presidente ( che allora era chi scrive, poi autosospesosi) o Consiglieri fra i piedi. Lui era la banca, il padre padrone. Disponeva dei soci, delle strutture, di una segreteria megagalattica e del personale, specie femminile. Un padre padrone, quasi un proprietario della banca. E, quando riceveva delle telefonate dall'alto, il suo comportamento era quello per cui la struttura dell'ufficio fidi veniva da lui scavalcata. « Non accetto dei pareri negativi » diceva, quasi anticipando quanto si è letto nel tormentone estivo delle intercettazioni ben note. Il parere che contava era solo quello del padre padrone, il quale, poi, in Consiglio di Amministrazione si presentava con garanzie, fideiussioni, assegni di clienti ( a cui voleva dare dei prestiti) poi rivelatisi carta straccia.

    Finita ingloriosamente la vicenda di CrediEuronord, anche perché 4 o 5 clienti affidati si sono guardati bene dal restituire i milioni di euro concessi in prestito su iniziativa imperiosa del padre padrone ( e non si sa bene se siano stati denunciati, poiché molto ammanicati con la Casa delle Libertà, vedi l'ex calciatore Franco Baresi), la Lega Nord ha avuto una nuova bella pensata. Al posto del piccolo Galimberti perché non puntare sul grande banchiere Gianpiero Fiorani? In questo modo la Banca del Nord era già fatta. Si trattava soltanto di chiudere la sgradevole vicenda CrediEuronord facendola rilevare dalla Banca Popolare di Lodi ( ora Banca Popolare Italiana) e di dare una mano al grande banchiere di Lodi per acquisire la Banca AntonVeneta, diluendo le sorprendenti sofferenze della Lodi in un bacino più grande: la nuova Banca del Nord, nata dalla fusione di una banca lombarda con una ben più grande banca veneta.

    Gli amici degli amici sono miei amici, dicono i francesi, ma anche gli italiani e, quindi, gli amici di Fiorani e tutti coloro che lo favoriscono in questo ambizioso disegno sono amici della Lega. Non importa che siano palazzinari romani, speculatori di basso rango, etc. L'importante non sono gli uomini. L'importante è il disegno strategico, l'obiettivo della grande politica bancaria della Lega Nord: da una piccola banca creata dal sudore dei leghisti, a una grande banca creata dalla lungimiranza del megabanchiere della ricca e grassa terra agricola lodigiana.
    Purtroppo, come la banca CrediEuronord non è finita molto bene ( ma inni si sciolgano al salvatore Gianpiero), così la grande strategia bancaria della Lega ha incontrato in queste ultime settimane qualche piccola difficoltà.
    Machiavelli e soci sono rimasti invischiati nel loro machiavellismo.

    26 agosto 2005

    Il Sole 24 Ore
    La massoneria il vero nemico!

  2. #2
    Fieramente Leghista
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    Predefinito Re: Perché fallì CrediEuronord

    Originally posted by padus996
    Politica & affari

    Perché fallì CrediEuronord
    L'ex presidente critica i metodi utilizzati nella gestione della banca vicina alla Lega Nord e spiega i motivi della crisi e il ruolo di Bpi.

    26 agosto 2005

    Il Sole 24 Ore
    credo che la fonte di questo testo, e cioè uno dei giornali di regime più asserviti al potere costituito e per questo quindi più volgarmente antileghisti, sia sufficiente a squalificare il valore del medesimo.

 

 

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