Nome: Enrico. Nato nel 1985.
Provenienza: l'aspra e nobile Sardegna.
Occupazioni: studente di Leggi. Interessi: Filosofia del diritto, Filosofia morale, economia della scuola austriaca, le letterature classiche e massime la greca, la storia della mia famiglia e della mia Isola, e altro...
Linea: liberale classico, i cui punti di riferimento teorici sono (se dovessi compendiarli nei tre autori più rappresentativi) Hayek, Tocqueville e Constant. Senza mai dimenticare il debito verso l'illuminismo scozzese.
Aspirazione: un forte e autorevole partito liberale, che abbia come stella polare la difesa giuridica dei diritti dell'individuo e l'ideale del governo limitato, e quindi la gloriosa eredità del costituzionalismo. Che dia vera attuazione al principio di sussidiarietà e alle autonomie locali. Economicamente, rigetto del concetto indefinibile e pericoloso di giustizia sociale, del parassitismo assistenzialista, e assicurazione della certezza del diritto nel mercato; senza escludere aprioristicamente, però, l'introduzione di un salario minimo per chi è colpito da indigenza incolpevole, o l'intervento competitivo del governo in settori in cui la concorrenza privata dia risultati insoddisfacenti.
Contro:
il peggior male della politica italiana: il populismo mediatico di Berlusconi, concentrato di distorsione politica del mercato (da craxi a mammì a oggi), incompetenza dottrinale e stravolgimento dello stato di diritto. In tutto questo, Sartori è stato un (raro) esempio di fermezza e coerenza liberali.
Contro il terzomondismo fanatico e irrealista della sinistra radicale, prigioniera di una visione del mondo infantile in cui il mondo occidentale è la radice di ogni male, perfido arpagone che sfrutterebbe milioni di buoni selvaggi altrimenti gioiosi e spensierati.
Contro l'ottusità ferina e la meschinità del c.d. secessionismo padano che ciancia di stirpi posticce, e reclama esecuzioni sommarie in nome del "popolo" (argomentazione illiberale par excellence!).
Contro la destra del manganello, che sa solo andare in estasi di fronte alla divisa qualunque essa sia (e qualunque cosa faccia). Altro che Russell Kirk.
Contro l'eterno club dei democristiani, la loro vergognosa dipendenza dai dettami ecclesiastici, il loro metodo conosciativista e clientelare.
Vi accorgerete che l'ultima sezione è piuttosto lunga. Purtroppo questa è l'Italia, e d'altra parte vi sarà pure un motivo se sinora non ho votato partiti che superino il 2%...povero Patto Segni.




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