nipol perché sì (di Silvano Andriani da www.unita.it)
Parliamone, ma nel merito. Nel merito vuol dire valutare la validità del progetto di raggruppamento Unipol-Bnl e la natura dei soggetti coinvolti ........
Unipol perché sì di Silvano Andriani
Parliamone, ma nel merito. Nel merito vuol dire valutare la validità del progetto di raggruppamento Unipol-Bnl e la natura dei soggetti coinvolti, lasciando che siano le varie autorità che se ne stanno occupando a controllare la regolarità dell'operazione.
Sarebbe bene partire considerando una tendenza mondiale, in atto da circa un quindicennio: l'attività bancaria e quell'assicurativa stanno convergendo, nell'enorme area della raccolta e gestione del risparmio le loro attività si vanno sovrapponendo.
In alcuni paesi inoltre le banche producono e vendono ai propri sportelli polizze vita ed il loro vantaggio competitivo è tale che, in Italia per esempio, in pochi anni, la bancassicurazione ha conquistato il 70,0% di quota di mercato nel ramo vita. Le compagnie assicurative stanno rispondendo a questa sfida in vario modo: trasformano le agenzie in negozi finanziari, fanno accordi per la distribuzione con banche, mettono su proprie banche e talvolta seguono simultaneamente alcune di queste strade.
La forma più spinta di questa convergenza si è verificata quando si è realizzato il raggruppamento in un'unica realtà finanziaria di una grande banca e di una grande assicurazione: ha iniziato alcuni anni fa City Group negli USA, in Europa hanno tentato l'impresa ING e Fortis in Olanda, KBC in Belgio, AIB in Irlanda, Credit Suisse in Svizzera... e sono tutti casi di successo. L'idea di base, molto semplice, consiste nell'impegno ad indurre i clienti della banca a diventare clienti dell'assicurazione e viceversa.
Il progetto Unipol tende a far nascere in Italia il primo blocco banca-assicurazione, un raggruppamento dotato di notevoli potenzialità, che avrebbe una struttura distributiva del tutto particolare, segnata dalla compresenza della rete bancaria e delle agenzie assicurative. Non bisogna inoltre dimenticare che BNL è storicamente tra le banche italiane una delle meglio attrezzate nell'attività corporate, nella finanza per le imprese, nell'attività sull'estero. Il raggruppamento potrebbe mettersi in grado di fare attività finanziaria a tutto campo e le competenze BNL potrebbero essere valorizzate anche in rapporto al complesso sistema d'alleanze del mondo cooperativo ed allo sviluppo del sistema cooperativo in quanto tale.
Dicono alcuni: ma il prezzo offerto è eccessivo rispetto al valore reale di BNL. In un'acquisizione di carattere strategico il prezzo deve essere valutato soprattutto riguardo alle prospettive di valorizzazione dell'intero raggruppamento che la realizzazione del progetto può far prevedere. Unipol è già passata per questa critica all'epoca dell'acquisto della Wintherthur, il cui inserimento nel gruppo tuttavia, a distanza di meno di due anni, ha già prodotto un valore superiore al prezzo d'acquisto. Rondelli fu criticato aspramente per l'acquisto del Credito Romagnolo ad un prezzo ritenuto esagerato, acquisto rivelatosi oltre che un affare, decisivo per la formazione di quel gran gruppo che oggi si chiama Unicredito.
Parliamo allora dei soggetti dell'operazione distinguendo accuratamente tra venditori e compratori. Dei primi non ci sarebbe molto da dire, visto che sono destinati ad uscire di scena, essendo in buona parte, ma non tutti, degli speculatori, come ce ne sono in tutti i paesi capitalisti. Ma doveva essere proprio il movimento cooperativo a consentire agli speculatori di guadagnare tutti quei quattrini?, si chiedono alcuni. Gli speculatori hanno guadagnato perché hanno acquistato quando le azioni valevano poco ed hanno previsto che ci sarebbe stata una scalata di BNL, in altri termini perché hanno fatto il loro mestiere di speculatori. La scalata, in effetti, c'è stata, iniziata dal tentativo della banca spagnola, a quel punto gli speculatori avrebbero guadagnato in ogni caso, anche vendendo agli spagnoli. Per realizzare il proprio progetto Unipol ha comprato dagli speculatori semplicemente perché le azioni le avevano loro; finora non si è inventato un altro sistema.
Se parliamo dei compratori, la prima cosa da notare è che l'impresa di creare un blocco di banca e di assicurazione non sta impegnando un solo soggetto, ma un'alleanza d'investitori intorno ad un soggetto imprenditoriale: Unipol appunto. Si tratta innanzi tutto di dieci banche, sei estere e quattro italiane, delle quali sette sono intenzionate a restare socie del nuovo raggruppamento e le altre sono in ogni caso impegnate in un prestito subordinato che durerà anni; sono investitori istituzionali che hanno messo i loro quattrini in quanto credono nel progetto e pensano evidentemente di guadagnarci. Forse bisognerebbe sforzarsi di far credito ad operatori professionali, che per mestiere valutano i progetti ed i rischi connessi, di avere una competenza maggiore dei vari politici e giornalisti che in questi giorni si sono improvvisati analisti finanziari.
Poi c'è Unipol, il soggetto imprenditoriale, forse il più attrezzato, in Italia, per l'impegno di creare un blocco di banca ed assicurazione. Unipol, infatti, da anni segue e con molto successo una scelta strategica di sviluppo della bancassicurazione. Finora ha realizzato questo disegno seguendo due strade. Ha stretto alleanze con tre banche, acquisendo partecipazioni al 50% in società prodotto di due di loro, tra le quali BNL, e distribuendo i propri prodotti attraverso le reti di queste banche; perciò, oltretutto, conosce bene la rete distributiva di BNL. Ha creato una propria banca, Unipol Banca, nella quale sta già sperimentando con successo un modello distributivo basato sulla convivenza dei due canali distributivi, quello bancario e quello degli agenti. Con l'acquisto di BNL Unipol porta in fondo la sua strategia.
Resta un'ultima questione che non riguarda il progetto in sé, ma il suo impatto sull'evoluzione del mondo della cooperazione. Questo è un tema molto importante da discutere, ma non già per bloccare quell'evoluzione che è in corso da anni; con la creazione del sistema distributivo Coop e con la creazione di Unipol, società finanziaria quotata in borsa, da tempo ormai la tradizionale visione del mondo cooperativo è stata allargata. Proprio perché nell'ultimo decennio il mondo cooperativo ha mostrato un'eccezionale capacità espansiva, che gli consente ora di occupare uno spazio molto importante anche nel campo della finanza, prendere piena consapevolezza della natura della propria evoluzione e del proprio ruolo significa utilizzare fino in fondo le potenzialità che il sistema sta acquisendo.




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