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Discussione: Nietzsche e Mazzini

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    Predefinito Nietzsche e Mazzini

    ho recuperato questo saggio da una rivista universitaria di Lugano.

    Attualità e inattualità in Mazzini

    Di Riccardo Bruno.

    In viaggio verso Lugano, ad un passo alpino fra la Svizzera e l’Italia, Mazzini incrociò su una carrozza il pensatore tedesco Federico Nietszche. Fu lo stesso autore della Volontà di potenza ad annotare tale singolare incontro nelle sue carte lasciando la testimonianza diretta di come egli rimase fortemente colpito dalla maschera di Mazzini: quella di un uomo interamente assorbito nella sua vocazione politica, nella sua missione rivoluzionaria. Politica e rivoluzione non erano proprio cose per un filologo come Nietzsche, ma ciononostante la personalità di Mazzini osservata attentamente nel corso del tragitto comune, apparirà a Nietzsche come la prova tangibile di ciò che egli intende per “superuomo”, cioè colui che meglio sa mettere da parte la propria aspirazione personale, la sua stessa individualità, per conseguire un fine generale con tutte le proprie forze e per quanto il prezzo da pagare possa essere alto. Quale poteva essere la ragione per la quale la persona di Mazzini si impresse in maniera tanto indelebile nella fervida fantasia di Nietszche in una circostanza occasionale? L’unica risposta plausibile è che Nietzsche colse nel solo aspetto del Mazzini i tratti marcati della diversità rispetto agli uomini comuni del suo tempo. La passione di Mazzini gli ricorda la purezza astratta e visionaria di uno Zaratrustra reincarnato. In fondo l’apostolo, definizione che ricadde storicamente sul Mazzini, diffonde la parola e l’esempio, è dunque un nuovo profeta, intento alla creazione di scenari futuri, perché insoddisfatto di quelli presenti. In questo senso Mazzini poteva ben apparire un uomo profondamente inattuale rispetto alla sua epoca, perché assorbito interamente nel compito di realizzarne una nuova. Una digressione sul concetto di inattualità in Nietszche, consente allora di comprendere meglio la possibile attualità di Mazzini e cosa esattamente si voglia intendere con questa formula. Nietzsche identifica immediatamente Mazzini come un pensatore ed un uomo inattuale e questo fa di lui una risorsa preziosa, perché chi è inattuale oggi potrebbe essere attuale domani. Ma quello che è importante tenere saldo da questa testimonianza diretta è l’idea secondo il quale il pensiero di Mazzini non è ancora stato attuato, la sua opera non è stata e non è ancora attuale. Se poi vogliamo lasciamo da parte il giudizio estemporaneo, ma sicuramente attento di Nietsche, e ci atteniamo al giudizio storico su Mazzini, non possiamo ignorare certo la doppia sconfitta politica subita dal mazzinianesimo e sul piano dei rapporti con il movimento operaio, che si organizzerà principalmente in maniera ideologica, attratto dal richiamo marxiano della lotta di classe, e sul piano dell’unità nazionale, la quale avverrà attraverso un’azione congiunta tra la monarchia italiana e l’esercito imperiale francese con ampie garanzie per il papato. Di fatto il Risorgimento non si completa, vale il giudizio di Gramsci sullo stesso e questo perchè le masse prevalentemente agrarie restano estranee, se non contrarie ai moti insurrezionali e l’unità del paese ottenuta è dunque posticcia, così come la forma repubblicana dello Stato non si profilerà affatto. Questa mortificazione del processo risorgimentale resta alla base delle difficoltà e delle crisi della vita nazionale negli anni a venire, fascismo incluso. Anzi, non bisogna sottovalutare la presa del nazionalismo fascista su molti ambienti della borghesia illuminata proprio con la promessa mazziniana di compimento del risorgimento, vedasi il ruolo del Grandi, così come le adesioni al partito fascista di Italo Balbo o di intellettuali repubblicani come Delio Cantimori. Ma sarebbe anche sbagliato ritenere il fascismo come dittatura, un tradimento del pensiero democratico del Mazzini. Perché la democrazia del Mazzini è innanzitutto una fase agitatrice contro il controllo degli imperi centrali sull’opinione pubblica e la libera espressione delle masse, ma soprattutto la forma repubblicana e la stessa formula democratica, non sono contraddette dalla figura del dittatore, vedasi l’esempio della Roma antica, che prevede l’istituzione del consolato in un momento di crisi, come il conferimento di poteri straordinari ad una figura extraistituzionale, ma carismatica, sulla base del consenso popolare. Pensiamo a Cincinnato, ad esempio. Non a caso lo stesso Italo Balbo, di formazione mazziniana, suggerirà a Mussolini il ritorno alle urne dopo la vittoria della guerra in Eritrea, a spiegazione della fine dell’emergenza politica e nazionale che l’avvento del fascismo aveva sintetizzato. Semmai il tradimento vero del fascismo nei confronti del mazzinianesimo avviene sulla base del compromesso con la monarchia e con il concordato siglato con la Chiesa cattolica. La stessa triste Repubblica di Salò, riprenderà i motivi politici e sociali del mazzinianesimo, anche se solo programmaticamente. In ogni caso la cultura democratica liberale ed i suoi principali rappresentanti, Gobetti, Croce, Salvemini, compiono uno strappo molto grave, perché invece di preoccuparsi di interpretare Mazzini in maniera da distinguerlo dal fascismo, sottraendoglielo, glielo consegnano, preferendo eleggere Marx a campione del pensiero moderno, e commettendo così un errore che lascerà un segno profondo negli anni dell’antifascismo. Perché mentre Mazzini traeva la sua linfa vitale dalla crisi del romanticismo, il riconoscimento e la critica alla rivoluzione francese, il pensiero di Marx si disponeva nel solco del razionalismo hegeliano, irrigidiva le categorie logiche del pensiero, e cosa più grave pensava di sostituire lo Stato con unico soggetto dominante, il partito, perdendo completamente di vista la libera dialettica e l’indipendenza fra le diverse istituzioni dello Stato, che veniva così ridotto alle sole esigenze del dominio di una classe. Volendo colpire il fascismo con uno dei suoi simboli culturali, il rango a cui Gentile aveva elevato Mazzini, i democratici liberali, aprivano la strada ad una teoresi assolutista ancora più feroce, e soprattutto estranea al complesso delle pulsioni e dei sentimenti nazionali. In queste condizioni il mazzinianesimo è divenuto, da inattuale che era, inattualissimo, proprio nel momento ultimo della liberazione antifascista, ritraendosi, quale sostrato ideale di una minoranza politica esigua come quella repubblicana. In questa maniera si lacerava drammaticamente la storia patria non solo sul piano politico,come era pure necessario, visto il disastro compiuto dalla dittatura, ma anche sul piano dell’identità culturale. La patria, perdeva i suoi numi tutelari, che pure non l’avevano tutelata, per altri profeti, altre fonti di ispirazione ideali, tutti ben lontani dalla dottrina e soprattutto dall’esempio mazziniano. Il problema dunque è che se il fascismo, nonostante i suoi propositi teorici, non riuscì ad attuare Mazzini, la repubblica democratica antifascista lo discriminò, stendendo sulla sua figura una specie di velo polveroso. E mai come nel dopoguerra Mazzini è apparso relegato e al passato a cui pure non appartenne mai, se non per origini biografiche. Questo perché non c’ è stata un’ epoca di Mazzini in senso proprio, mentre ce ne è stata probabilmente una di Marx, dal 1848 fino al 1917 almeno, il suo grande avversario. Ma chi in Italia usò Mazzini per combattere il marxismo andò molto oltre il naturale mandato ideale dell’apostolo, ma anche molto al di sotto delle sue ambizioni. Tanto bastò per archiviare ogni questione in merito, nella futura repubblica. Non sarà dunque un caso che dopo un altro lustro il pensiero di Mazzini ritorna di attualità, forse anche come problema. Il nostro paese vive infatti una crisi di identità, di assenza di punti di riferimento e di valori, come non si è quasi mai verificato in nessun altro momento della sua storia, dal primo dopoguerra ad oggi. Forse lo studio di Mazzini non può di per sé offrire una soluzione, anche perché si tratta di affrontare passaggi complessi ed equivocabili su molti questioni dirimenti. Basta pensare alla questione religiosa in Mazzini, che a volte è stata sottovalutata e che pure ha fondamentale importanza per la sua opera intera. E potrebbe essere che egli oggi appaia davvero lontano nel tempo e troppo difficile la realizzazione dei suoi ideali, rispetto a momenti della storia che avrebbero potuto essere più fortunati. Ma se anche l’attualità di Mazzini fosse soltanto la riscoperta della sua ispirazione ideale, il desiderio di un paese capace di rialzare la testa e di darsi uno status autonomo e liberale, sviluppando e non comprimendo le sue migliori risorse, questa sua attualità mai attuale, sarebbe comunque una buona attualità e comunque l’unica sicuramente esperibile.

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    Predefinito Re: Nietzsche e Mazzini

    Testo originale scritto da calvin
    ho recuperato questo saggio da una rivista universitaria di Lugano.

    Attualità e inattualità in Mazzini

    Di Riccardo Bruno.

    In viaggio verso Lugano, ......
    per la cronaca: Mazzini fu affiliato alla prima P2. La cosa venne fuori durante lo "scandalo della Banca di Roma"

 

 

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