LA SPALLATA AL REGIME
Domani a Danzica sono attesi numerosi capi di Stato e di governo per la commemorazione ufficiale dell’evento. Come inviato speciale del Papa ci sarà il neo-arcivescovo di Cracovia Dziwisz
Solidarnosc: 25 anni fa la storia «ricominciava»
I protagonisti dell'agosto polacco insieme a Varsavia L'ex comunista Kwasniewski, oggi presidente: «Senza di voi il mondo sarebbe peggiore»
Dal Nostro Inviato A Varsavia Luigi Geninazzi
«Senza di voi la Polonia non sarebbe libera e il mondo sarebbe peggiore. Anche chi nel 1980 non era con voi, o addirittura era contro di voi, oggi riconosce il vostro coraggio e vi ringrazia dal profondo del cuore». È l'omaggio agli uomini di Solidarnosc che viene pronunciato dal presidente della Repubblica polacca Aleksander Kwasniewski, l'unico ex comunista invitato alla conferenza internazionale a Varsavia per i 25 anni del libero sindacato. Un incontro preceduto da una cerimonia ufficiale in Parlamento dove ha preso la parola il leader di Solidarnosc Lech Walesa.
Il movimento nato nei cantieri di Danzica appartiene ormai a tutti. Eppure, un quarto di secolo più tardi, val la pena ricordare che il mitico agosto polacco fu un'impresa ad altissimo rischio portata avanti da uomini in carne ed ossa. Ed oggi Walesa, Mazowiecki, Geremek, e tanti altri protagonisti dello sciopero entrato ormai nella leggenda, si sono ritrovati di nuovo come ai vecchi tempi.
Insieme con loro, a riflettere sull'eredità di Solidarnosc, tanti amici provenienti dall'Europa e dagli Stati Uniti, sindacalisti, politici, intellettuali e giornalisti, in prima fila quelli che ebbero la straordinaria opportunità di scrivere le cronache sorprendenti dall'interno dei cantieri Lenin. Ci sono ospiti illustri come l'ex segretario di Stato americano Madeleine Albright, l'ex dissidente sovietico Sergheji Kovaliov, l'ex consigliere alla Casa Bianca Zbignew Brzezinski. Il mattatore è ovviamente Lech Walesa, pirotecnico e scanzonato come sempre. Ricorda che Solidarnosc non sarebbe potuta nascere «senza un dono che ci è venuto dal cielo, il Papa polacco», ironizza su Gorbaciov che ha preso un Nobel per aver fallito, elogia Eltsin che «sarà anche stato ubriaco ma intanto ha buttato giù l'Unione Sovietica». L'ex elettricista non si limita a ripercorrere il passato, vuole accendere una luce sul futuro. «Noi siamo la generazione di cerniera fra due millenni e due epoche - dice con fierezza -. Il messag gio di Solidarnosc conserva tutta la sua validità nell'era della globalizzazione dove il 10 % degli abitanti del pianeta usufruisce del 90 % delle risorse».
Insomma, il vecchio slogan che i polacchi gridavano negli anni Ottanta, «non c'è libertà senza solidarietà», è valido più che mai. Quella di Danzica fu l'ultima grande rivoluzione operaia dell'Europa. «Ma è stata soprattutto la prima rivoluzione operaia non violenta» sottolinea Bronislaw Geremek, ex ministro degli Esteri ed euro-parlamentare che nella sua relazione introduttiva spiega le caratteristiche fondamentali del movimento di Solidarnosc. «La domanda di libertà e giustizia sociale si accompagnava ad un grande senso di responsabilità». In questo modo riuscì ad essere «una rivoluzione dove non venne rotto neppure un vetro». Il feeling tutto speciale che si era creato tra il sindacato polacco e Papa Wojtyla è stato oggetto di riflessione da parte del cardinale Jean-Marie Lustiger, arcivescovo emerito di Parigi, e dal vescovo di Lublino monsignor Jozef Zycinski. «L'importanza di Solidarnosc non si limita al ruolo che ha giocato nella caduta del comunismo - osserva Lustiger -. Se ha rappresentato la sonora smentita del marx-leninismo è perché ha fatto emergere l'esperienza umana nella sua dimensione autentica e integrale, senza escludere la fede». E il vescovo di Lublino ricorda «la grande potenza immaginativa di Papa Wojtyla».
Era con lui a Castelgandolfo nell'agosto del 1980 e ricorda che Giovanni Paolo II aveva intuito subito che qualcosa di nuovo e di stupefacente era sul punto di nascere. Come successe puntualmente il 31 agosto con la firma degli Accordi di Danzica.
Proprio nella città baltica domani si terrà la commemorazione ufficiale dell'evento che cambiò la storia d'Europa. Interverranno numerosi capi di Stato e di governo, ed è atteso l'ex presidente d'eccezione Vaclav Havel. Come inviato speciale del Papa ci sarà il neo-arcivescovo di Cracovia, monsignor Dziwisz, che leggerà un messaggio di Ben edetto XVI.




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