Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    Hanno assassinato Calipari
    Data Registrazione
    09 Mar 2002
    Località
    "Il programma YURI il programma"
    Messaggi
    69,193
     Likes dati
    0
     Like avuti
    4
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Precipitati nel terzo mondo

    http://www.repubblica.it/2005/h/sezi.../zucconi2.html

    Precipitati nel terzo mondo
    di VITTORIO ZUCCONI

    La città annegata che vediamo affiorare come un clandestino caduto in mare è il film della nostra modernità umiliata. Se lo tsunami del 2004 nell'Oceano Indiano fu la parabola orribile della fragilità del mondo povero, la tragedia del Golfo è la rappresentazione del contrario.

    È l'umiliazione della potenza industriale e tecnologica di fronte a un disastro cosiddetto naturale, che diventa disastro tale solamente perché si è abbatte su un mondo innaturale e quindi incapace di assorbirlo.
    Il tremendo paradosso di quello che stiamo vedendo e vivendo negli Stati Uniti, dove il contraccolpo si avvertirà su tutta l'economia, sulla politica, persino sulla guerra in Iraq dimenticata anche nel giorno della strage di Bagdad, è che la complessità e la sofisticazione del tessuto urbano di una metropoli come New Orleans rende più difficile, e non più facile, sopravvivere.

    La superiorità materiale del "Primo Mondo" si rivolta oggi contro abitanti sparati e in 24 ore in un "Terzo Mondo" che non sanno come affrontare. È più semplice per un villaggio di pescatori in Indonesia ricostruire la propria povera normalità di quanto lo sia per una città regione di 4 milioni di abitanti completamente dipendenti dalle proprie infrastrutture tecnologiche per vivere, mangiare, lavorare. Rimettere in funzione una centrale nucleare o centro direzionale devastato che, senza aria condizionata e senza collegamenti telefonici, è un inutile monumento di cemento armato è spaventosamente più complesso che riorganizzare la microsocietà di una piccola comunità elementare. A New Orleans non riapriranno le scuole per almeno due mesi, ci informano i governatori dei due stati più devastati, la Louisiana e il Mississippi che hanno parlato, con scarsa sensibilità storica, di una "Hiroshima". Non sanno che nella Hiroshima assai più primitiva di una New Orleans, le prime scuole riaprirono tre settimane dopo la Bomba, spesso all'aperto, con gruppetti di scolari seduti tra le macerie attorno al maestro. Cosa impossibile nella città americana o europea del 2005, dove il sistema scolastico è completamente schiavo del sistema dei trasporti e delle comunicazioni pubbliche o private, per funzionare.

    Nutrirsi, mangiare, soddisfare le esigenze più elementari, il pannolino, la formula, i medicinali, un cambio di biancheria, un sapone, divengono imprese inarrivabili, nella chiusura dei supermercati e dei negozi, un fatto che spiega la furia dei saccheggi alla quale anche molti poliziotti si sono uniti. Una comunità condizionata e dunque prigioniera del proprio sviluppo si trova costretta a vivere improvvisamente come profughi del Darfur, ma senza avere il lungo, tragico addestramento quotidiano alla sopravvivenza e all'arrangiarsi. Creature addomesticate dallo sviluppo ora sono costrette a un passaggio nello stato di natura. Le vediamo vagare confuse, processioni di profughi che ciondolano sui mozziconi di ponti o si incamminano con fagotti sulle spalle, senza sapere dove vanno, pur di andare. Mentre incombono le notti affidate alla luna e alle stelle, tornato improvvisamente luminosissime nella mancanza di luci.

    Nessuno osa fare previsioni sui tempi necessari per ricostruire la rete di trasmissione elettrica, perché i trasformatori e le sottostazioni sono tutte sott'acqua e le dighe hanno tutte ceduto. Le linee telefoniche terrestri sono fuori combattimento e soltanto i generatori tengono in funzione alcune "celle" per i telefonini e permettono ai camion satellitari delle televisioni di trasmettere i loro segnali.

    La centrale nucleare che alimentava New Orleans è stata saggiamente bloccata prima che Katrina arrivasse. La distribuzione alimentare, costruita su frigoriferi di grossisti, dipende ora dalle colonne di autocarri militari che stanno avanzando con le razioni da campo. Parlare di lavoro, dunque di salari, non ha alcun senso, nella devastazione di magazzini, uffici, alberghi, casinò, persino di stazioni tv e giornali, tutti chiusi o evacuati. L'acqua deve essere bollita, ma con che fuochi, domanda la gente, se gas ed elettricità non ci sono?

    La lezione di Katrina è banale eppure inascoltata. La modernità di una struttura urbana la rende non più resistente, ma più vulnerabile all'evento catastrofico, anche nel tempo della cosiddetta "guerra al terrorismo", quando le metropoli americane dovrebbero, ormai da almeno quattro anni, essere preparate a reagire in caso di attacchi devastati. Non esisteva invece un piano d'emergenza che fosse pronto a misurarsi con l'assalto di un terrorista naturale che aveva almeno, a differenza dei terroristi uomini, pubblicizzato da una settimana il suo arrivo. Se questo è il risultato della "sicurezza", che cosa accadrebbe a New York, a Boston, a San Francisco, a Washington, se il "doomsday scenario", la sempre annunciata aggressione terroristica con materiali radiottivi o con armi biologiche dovesse avvenire? Con i miliardi di dollari che il governo riverserà sulle zone colpite, ora che finalmente Bush si è deciso ad abbandonare le sue ormai insolenti ferie, a svolazzare a bassa quota sulla regione, dopo due giorni di inutili comizi su una guerra in Iraq che interessa soltanto chi la sta combattendo, New Orleans, Gulfport, Biloxi torneranno a vivere, tra mesi o anni.

    Ma la mazzata di Katrina non ha scoperchiato uno stadio di football, ha scoperchiato la supponenza della nostra modernità, le illusioni del mondo wired, collegato, elettrificato, a banda larga, come ha scoperto imbarazzato un senatore del Mississippi quando ha invitato i cittadini a "collegarsi a internet per avere informazioni". Quale internet, senatore, gli ha chiesto un cronista? Non è più l'America, quella che vediamo a pezzi sullo sfondo delle processioni umane dei profughi vaganti, quasi tutti neri di pelle, perché sono loro, quelli che non avevano i mezzi e i soldi per fuggire (E per andare dove? Come? Con quali soldi?) quelli che sono andati a fondo. Non ci sono differenze visibili tra il pescatore cingalese e la vecchia nera rimasta con la sola borsetta, sfollata e in attesa di un autobus militare che la porti chissà dove. Entrambi vivono in un "Terzo Mondo", dipendenti dagli altri ma, per gli alieni in casa propria di New Orleans, reso più crudele dalle rovine di quel "Primo Mondo" che li ha traditi. E che ora li circonda come un set cinematografico reale e senza lieto fine.

    (1 settembre 2005)

    --

    Una amara riflessione.

    Solo ora ci si rende conto del disastro, spiace anche a me averlo sottovalutato, forse perchè erano americani e spesso ci si dimentica come invece siano persone, vulnerabili come tutte.

  2. #2
    x il Socialismo Mondiale
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    Pianeta Terra (Verona)
    Messaggi
    38,931
     Likes dati
    1,502
     Like avuti
    3,683
    Mentioned
    1761 Post(s)
    Tagged
    42 Thread(s)

    Predefinito Re: Precipitati nel terzo mondo

    In Origine Postato da yurj
    Solo ora ci si rende conto del disastro, spiace anche a me averlo sottovalutato, forse perchè erano americani e spesso ci si dimentica come invece siano persone, vulnerabili come tutte.
    Infatti anche negli USA come in tutti gli altri paesi del mondo la popolazione è composta da oppressori (pochi) e oppressi (molti). E' inutile e stupido prendersela tra oppressi (lavoratori).

    --
    OGGETTO: l'istituzione di un sistema di società basato sulla proprietà comune e il controllo democratico dei mezzi e degli strumenti per la produzione e la distribuzione delle ricchezze nell'interesse di tutta la società. Il Movimento Socialista Mondiale (http://www.worldsocialism.org) sostiene solamente l'immediata sostituzione del capitale e dei salari/stipendi con la produzione universale per l'uso; esso è organizzato in partiti compagni in Africa, Australia, Canada, Gran Bretagna, Nuova Zelanda, USA e altrove (http://worldsocialism.blog.excite.it).

  3. #3
    Registered User
    Data Registrazione
    02 Sep 2004
    Località
    Irpinia
    Messaggi
    1,218
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Precipitati nel terzo mondo

    In Origine Postato da yurj
    http://www.repubblica.it/2005/h/sezi.../zucconi2.html

    Precipitati nel terzo mondo
    di VITTORIO ZUCCONI

    La città annegata che vediamo affiorare come un clandestino caduto in mare è il film della nostra modernità umiliata. Se lo tsunami del 2004 nell'Oceano Indiano fu la parabola orribile della fragilità del mondo povero, la tragedia del Golfo è la rappresentazione del contrario.

    È l'umiliazione della potenza industriale e tecnologica di fronte a un disastro cosiddetto naturale, che diventa disastro tale solamente perché si è abbatte su un mondo innaturale e quindi incapace di assorbirlo.
    Il tremendo paradosso di quello che stiamo vedendo e vivendo negli Stati Uniti, dove il contraccolpo si avvertirà su tutta l'economia, sulla politica, persino sulla guerra in Iraq dimenticata anche nel giorno della strage di Bagdad, è che la complessità e la sofisticazione del tessuto urbano di una metropoli come New Orleans rende più difficile, e non più facile, sopravvivere.

    La superiorità materiale del "Primo Mondo" si rivolta oggi contro abitanti sparati e in 24 ore in un "Terzo Mondo" che non sanno come affrontare. È più semplice per un villaggio di pescatori in Indonesia ricostruire la propria povera normalità di quanto lo sia per una città regione di 4 milioni di abitanti completamente dipendenti dalle proprie infrastrutture tecnologiche per vivere, mangiare, lavorare. Rimettere in funzione una centrale nucleare o centro direzionale devastato che, senza aria condizionata e senza collegamenti telefonici, è un inutile monumento di cemento armato è spaventosamente più complesso che riorganizzare la microsocietà di una piccola comunità elementare. A New Orleans non riapriranno le scuole per almeno due mesi, ci informano i governatori dei due stati più devastati, la Louisiana e il Mississippi che hanno parlato, con scarsa sensibilità storica, di una "Hiroshima". Non sanno che nella Hiroshima assai più primitiva di una New Orleans, le prime scuole riaprirono tre settimane dopo la Bomba, spesso all'aperto, con gruppetti di scolari seduti tra le macerie attorno al maestro. Cosa impossibile nella città americana o europea del 2005, dove il sistema scolastico è completamente schiavo del sistema dei trasporti e delle comunicazioni pubbliche o private, per funzionare.

    Nutrirsi, mangiare, soddisfare le esigenze più elementari, il pannolino, la formula, i medicinali, un cambio di biancheria, un sapone, divengono imprese inarrivabili, nella chiusura dei supermercati e dei negozi, un fatto che spiega la furia dei saccheggi alla quale anche molti poliziotti si sono uniti. Una comunità condizionata e dunque prigioniera del proprio sviluppo si trova costretta a vivere improvvisamente come profughi del Darfur, ma senza avere il lungo, tragico addestramento quotidiano alla sopravvivenza e all'arrangiarsi. Creature addomesticate dallo sviluppo ora sono costrette a un passaggio nello stato di natura. Le vediamo vagare confuse, processioni di profughi che ciondolano sui mozziconi di ponti o si incamminano con fagotti sulle spalle, senza sapere dove vanno, pur di andare. Mentre incombono le notti affidate alla luna e alle stelle, tornato improvvisamente luminosissime nella mancanza di luci.

    Nessuno osa fare previsioni sui tempi necessari per ricostruire la rete di trasmissione elettrica, perché i trasformatori e le sottostazioni sono tutte sott'acqua e le dighe hanno tutte ceduto. Le linee telefoniche terrestri sono fuori combattimento e soltanto i generatori tengono in funzione alcune "celle" per i telefonini e permettono ai camion satellitari delle televisioni di trasmettere i loro segnali.

    La centrale nucleare che alimentava New Orleans è stata saggiamente bloccata prima che Katrina arrivasse. La distribuzione alimentare, costruita su frigoriferi di grossisti, dipende ora dalle colonne di autocarri militari che stanno avanzando con le razioni da campo. Parlare di lavoro, dunque di salari, non ha alcun senso, nella devastazione di magazzini, uffici, alberghi, casinò, persino di stazioni tv e giornali, tutti chiusi o evacuati. L'acqua deve essere bollita, ma con che fuochi, domanda la gente, se gas ed elettricità non ci sono?

    La lezione di Katrina è banale eppure inascoltata. La modernità di una struttura urbana la rende non più resistente, ma più vulnerabile all'evento catastrofico, anche nel tempo della cosiddetta "guerra al terrorismo", quando le metropoli americane dovrebbero, ormai da almeno quattro anni, essere preparate a reagire in caso di attacchi devastati. Non esisteva invece un piano d'emergenza che fosse pronto a misurarsi con l'assalto di un terrorista naturale che aveva almeno, a differenza dei terroristi uomini, pubblicizzato da una settimana il suo arrivo. Se questo è il risultato della "sicurezza", che cosa accadrebbe a New York, a Boston, a San Francisco, a Washington, se il "doomsday scenario", la sempre annunciata aggressione terroristica con materiali radiottivi o con armi biologiche dovesse avvenire? Con i miliardi di dollari che il governo riverserà sulle zone colpite, ora che finalmente Bush si è deciso ad abbandonare le sue ormai insolenti ferie, a svolazzare a bassa quota sulla regione, dopo due giorni di inutili comizi su una guerra in Iraq che interessa soltanto chi la sta combattendo, New Orleans, Gulfport, Biloxi torneranno a vivere, tra mesi o anni.

    Ma la mazzata di Katrina non ha scoperchiato uno stadio di football, ha scoperchiato la supponenza della nostra modernità, le illusioni del mondo wired, collegato, elettrificato, a banda larga, come ha scoperto imbarazzato un senatore del Mississippi quando ha invitato i cittadini a "collegarsi a internet per avere informazioni". Quale internet, senatore, gli ha chiesto un cronista? Non è più l'America, quella che vediamo a pezzi sullo sfondo delle processioni umane dei profughi vaganti, quasi tutti neri di pelle, perché sono loro, quelli che non avevano i mezzi e i soldi per fuggire (E per andare dove? Come? Con quali soldi?) quelli che sono andati a fondo. Non ci sono differenze visibili tra il pescatore cingalese e la vecchia nera rimasta con la sola borsetta, sfollata e in attesa di un autobus militare che la porti chissà dove. Entrambi vivono in un "Terzo Mondo", dipendenti dagli altri ma, per gli alieni in casa propria di New Orleans, reso più crudele dalle rovine di quel "Primo Mondo" che li ha traditi. E che ora li circonda come un set cinematografico reale e senza lieto fine.

    (1 settembre 2005)

    --

    Una amara riflessione.

    Solo ora ci si rende conto del disastro, spiace anche a me averlo sottovalutato, forse perchè erano americani e spesso ci si dimentica come invece siano persone, vulnerabili come tutte.

    complimenti per l'autocritica.....
    "Oderint, dum metuant"

  4. #4
    Senzapadrone
    Data Registrazione
    29 Mar 2005
    Messaggi
    9,999
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ma c'è qualcosa in più e di diverso.

    Sono stati svaligiati non solo supermercati, ma anche gioiellerie, casinò, e armerie. E non sono pochi casi isolati, ma un fenomeno di grosse dimensioni.

    Spesso davanti allo sguardo impotente di poliziotti.

    La notizia pazzesca è che hanno smesso di evacuare il superdome perché ci sono stati degli spari contri gli elicotteri.

    Ora, io non ricordo che tutto questo si sia verificato in Asia, e senza dubbio deve far riflettere su:

    1. la assenza di informazione, coordinameto dei soccorsi, controllo della situazione

    2. la disperazione della gente che, lasciata a se stessa, inizia a diventare preda di istinti selvaggi

    3. una nazione che, pur portandosi tanti primati positivi, ha con sé il seme della violenza, predicata ogni giorno con modelli, contenuti, messaggi sbagliati

    4. una differenza di classe che viene fuori in modo drammatico, e che porta i disperati a sentire come giusto il saccheggio, anche se non è solo per la propria sopravvivenza

    Stiamo vivendo non solo una catastrofe naturale, ma anche un paese che si è sempre presentato come forte, vincente, positivo, ottimista, e che invece fa vedere ben altre cose ...

  5. #5
    Registered User
    Data Registrazione
    16 Jan 2003
    Località
    Sacro Romano Impero della Nazione Germanica
    Messaggi
    3,485
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    13 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Ezechiele, ...

    In Origine Postato da Ezechiele
    Ma c'è qualcosa in più e di diverso.

    Sono stati svaligiati non solo supermercati, ma anche gioiellerie, casinò, e armerie. E non sono pochi casi isolati, ma un fenomeno di grosse dimensioni.

    Spesso davanti allo sguardo impotente di poliziotti.

    La notizia pazzesca è che hanno smesso di evacuare il superdome perché ci sono stati degli spari contro gli elicotteri.

    Ora, io non ricordo che tutto questo si sia verificato in Asia, e senza dubbio deve far riflettere su:

    1. la assenza di informazione, coordinameto dei soccorsi, controllo della situazione

    2. la disperazione della gente che, lasciata a se stessa, inizia a diventare preda di istinti selvaggi

    3. una nazione che, pur portandosi tanti primati positivi, ha con sé il seme della violenza, predicata ogni giorno con modelli, contenuti, messaggi sbagliati

    4. una differenza di classe che viene fuori in modo drammatico, e che porta i disperati a sentire come giusto il saccheggio, anche se non è solo per la propria sopravvivenza

    Stiamo vivendo non solo una catastrofe naturale, ma anche un paese che si è sempre presentato come forte, vincente, positivo, ottimista, e che invece fa vedere ben altre cose ...
    ... per favore: stampi e mandi questo Suo msg a tutti i fans dei
    Pentadementi che scribacchiano su questo sito... farà un'opera
    pia...

    Stupenda la notizia degli "spari agli elicotteri" ... Jackal (ifp)

  6. #6
    Hanno assassinato Calipari
    Data Registrazione
    09 Mar 2002
    Località
    "Il programma YURI il programma"
    Messaggi
    69,193
     Likes dati
    0
     Like avuti
    4
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In Origine Postato da Ezechiele
    Ma c'è qualcosa in più e di diverso.

    Sono stati svaligiati non solo supermercati, ma anche gioiellerie, casinò, e armerie. E non sono pochi casi isolati, ma un fenomeno di grosse dimensioni.

    Spesso davanti allo sguardo impotente di poliziotti.

    La notizia pazzesca è che hanno smesso di evacuare il superdome perché ci sono stati degli spari contri gli elicotteri.

    Ora, io non ricordo che tutto questo si sia verificato in Asia, e senza dubbio deve far riflettere su:

    1. la assenza di informazione, coordinameto dei soccorsi, controllo della situazione

    2. la disperazione della gente che, lasciata a se stessa, inizia a diventare preda di istinti selvaggi

    3. una nazione che, pur portandosi tanti primati positivi, ha con sé il seme della violenza, predicata ogni giorno con modelli, contenuti, messaggi sbagliati

    4. una differenza di classe che viene fuori in modo drammatico, e che porta i disperati a sentire come giusto il saccheggio, anche se non è solo per la propria sopravvivenza

    Stiamo vivendo non solo una catastrofe naturale, ma anche un paese che si è sempre presentato come forte, vincente, positivo, ottimista, e che invece fa vedere ben altre cose ...
    È chiaro come senza alcun controllo statale, gli usa siano un paese difficile da controllare.

 

 

Discussioni Simili

  1. Occidente, terzo mondo
    Di caglitricolore nel forum Destra Radicale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 10-01-08, 01:44
  2. Soluzioni per il Terzo Mondo
    Di Perseo nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 33
    Ultimo Messaggio: 10-12-07, 22:18
  3. Il terzo mondo...
    Di alessandro74 (POL) nel forum Politica Estera
    Risposte: 21
    Ultimo Messaggio: 15-11-06, 03:32
  4. Come nacque il Terzo Mondo
    Di Roderigo nel forum Sinistra Italiana
    Risposte: 15
    Ultimo Messaggio: 09-10-02, 20:19

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito