il comandamento di gesù cristo:
"Ama il prossimo tuo come te stesso" può essere visto come un equi8librio di strategie dominanti?


il comandamento di gesù cristo:
"Ama il prossimo tuo come te stesso" può essere visto come un equi8librio di strategie dominanti?


Puoi esplicitare il significato della tua domanda? Grazie..


mi sa che qua la gente non conosce la "teoria dei giochi", ma d'altra parte la domada non mi sembra molto intelligente, non si può applicare le leggi dell'economia alla religione.


non è un legge delle economia è una legge matematica che è stata applicata alla economia, lo stasso nash era un matemantico e d' economia non ne capiva nulla cmq il succo è questoOriginally posted by uva bianca
mi sa che qua la gente non conosce la "teoria dei giochi", ma d'altra parte la domada non mi sembra molto intelligente, non si può applicare le leggi dell'economia alla religione.
il signor Smith Adam economista e filosofo morale Scozzese sosteneva che "l'ambizione individuale serve al bene comune", e di conseguenza "il risultato migliore si ottiene quando ogni componente del gruppo fa ciò che è meglio per sé" il signor Nash John sostenne invece che "il risultato migliore si ottiene quando ogni componente del gruppo fa ciò che è meglio per sé e per il gruppo, secondo la teoria delle dinamiche dominanti" che può essere interpretato come il comandamento di Gesù Cristo, i un rapporto "persona"-> "prossimo"


I 2 comandamenti del Signore non vanno letti, nè applicati, in chiave utilitarista.


Adam Smith è comunemente considerato il sostenitore, per eccellenza, della opportunità di fare affidamento esclusivamente sul mercato.
Smith ha certamente contribuito in modo decisivo a chiarire la logica del meccanismo di mercato; ma ha anche analizzato alcune delle sue più importanti limitazioni. In tema di interessi, Smith si oppose a vietarli per legge, eppure sostenne la necessità di restrizioni di legge, imposte dallo Stato, quanto ai massimi tassi praticabili.
La motivazione sottesa alla logica interventista di Smith è che i segnali del mercato possono rivelarsi fuorvianti e che dall'operare del libero mercato può risultare un grande spreco di capitale, in seguito all'investimento privato in progetti che sembrano promettere immediati profitti e al conseguente spreco di risorse sociali da parte dei privati.
Nel marzo 1787 Jeremy Bentham scrisse una lunga lettera ad Adam Smith, rimproverandolo e argomentando in favore della piena libertà del mercato. È un curioso episodio nella storia del pensiero economico: il filosofo utilitarista, l'interventista, il riformatore fa lezione al propugnatore, al guru dell'economia di mercato, predicando le virtù dell'allocazione delle risorse stabilita liberamente dal mercato.
Nel valutare gli affari e la finanza Smith e Bentham condividevano un'impostazione, al fondo, consequenzialista; ma Bentham obiettava alla tesi di Smith che tassi di interesse troppo alti avrebbero indotto "prodighi" e "progettatori di iniziative chimeriche" a fare spreco di risorse sociali, mettendo fuori mercato quanti intendessero investire capitali in usi più produttivi.
Quanto ai prodighi, o agli stravaganti spendaccioni, Bentham scriveva: "non è tra loro che dobbiamo cercare i clienti che comunemente domandano denaro ad alti tassi di interesse" (pag.
136). E si dilungava ad argomentare che quelli che Smith trattava da "progettatori di iniziative chimeriche" - iniziative svariate tutte miranti a far denaro rapidamente - erano anche gli innovatori e i pionieri del progresso e del cambiamento (pagg. 137-143).
Nel dibattito contemporaneo il problema di un tasso legale massimo non è più di attualità. Sotto questo profilo è ben chiaro che Bentham ha avuto ragione su Smith. È importante, tuttavia, esaminare perché Smith si fosse formato un'opinione così negativa dell'impatto sul sistema economico di "prodighi" e "progettatori di iniziative chimeriche". Ciò che lo toccava profondamente era il problema dello spreco di risorse sociali e della perdita di capitale produttivo.
http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/000903e.htm
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e questo va bene.....ma non capisco che c'azzecca con L'AMARE IL PROSSIMO COME AMI TE STESSO....![]()
La frase di Gesù non parte da una condizione economica nè per una condinzione economica........ essa è stata detta per un rapporto fra le persone:
se mi amo egoisticamente facendo del danaro un dio...le conseguenze di come amerò il mio prossimo saranno appunto catastrofiche.......ecc.ecc.ecc..........
Non vedo una connessione fra la frase del Cristo e una soluzione economica.......
Fraternamente caterina LD
Fraternamente Caterina
Laica Domenicana