Loro, i bambini, erano entrati nella scuola per ricominciare le lezioni, per rivedere i compagni e i professori.
Gli altri, i terroristi ceceni, per ottenere da Mosca il ritiro delle truppe russe dalla Cecenia, l'indipendenza della loro repubblica e il rilascio di alcuni compagni arrestati.
Finì in un massacro, dalle dimensioni mai del tutto accertate.
Trecentosessanta morti, tra cui 186 bambini e una trentina di guerriglieri, in tre giorni di assedio. È il bilancio del massacro avvenuto un anno fa a Beslan, il più grave bagno di sangue per un atto terroristico nella storia della Russia.
L'orrore inizia alle 10.20 del primo settembre 2004, quando un commando di separatisti ceceni, alcuni con delle cinture esplosive addosso, prendono in ostaggio la scuola elementare numero 1 di Beslan, nell'Ossezia del nord (Russia meridionale). Quando la polizia arriva sul posto ci sono 1.100 persone chiuse nell'edificio in balia dei terroristi, che chiedono la liberazione di alcuni ceceni detenuti in Inguscezia. Il primo scontro a fuoco lascia a terra dodici morti. La scuola viene minata, e in terroristi minacciano di farla saltare in aria.
IL MASSACRO - Nel pomeriggio del primo settembre 65 piccoli ostaggi riescono a fuggire.
Il 2 settembre 11 donne e 15 bambini vengono liberati dai ribelli senza che le trattative si evolvano.
Il terzo giorno la situazione precipita.
Alle 13 si sentono due esplosioni, seguite da rumori di arma da fuoco. Un'ora dopo gli «spetsnaz», le teste di cuoio russe, irrompono nell'edificio e iniziano gli scontri, che si protrarranno fino a tarda notte, quando verrà data notizia dell'operazione.
Nel caos generale alcuni ostaggi tentano la fuga, la maggior parte di loro vengono falciati dai terroristi.
All'alba del 4 settembre le forze speciali del Cremlino hanno preso possesso della scuola, Putin si reca sul posto.
I guerriglieri sono stati uccisi, e con loro decine di bambini, ai quali in tre giorni erano stati negati anche acqua e cibo.





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Nobis ardua
