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" Non serve il ritiro dall'Iraq contro il terrorismo
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Leandro Abeille, 2 settembre 2005
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Pochi giorni dopo il ritiro unilaterale delle truppe e dei coloni Israeliani dalla striscia di Gaza, un terrorista palestinese si è fatto esplodere nell'ora di punta alla stazione degli autobus a Beersheva, nel sud d'Israele, ferendo 50 persone, due delle quali versano ancora in condizioni disperate.
Questo attentato ha risvegliato le paure di chi sostiene che in fondo il terrorismo, questo terrorismo, non è mai stato di difesa. Al contrario di quanto sostengono in molti, soprattutto nei paesi arabi, secondo i quali, il terrorismo palestinese non é inquadrabile nell'accezione negativa degli occidentali ma rappresenta una legittima forma di guerra di liberazione, dovuta all'occupazione israeliana.
Il fatto che il terrorismo non sia una reazione di difesa e che i terroristi non siano dei combattenti per la libertà, sembra provato proprio dall'attacco di Beersheva, l'ennesima follia omicida che va a minare le faticose aperture alla pace, di due popoli che si fronteggiano da decenni.
Storicamente i terroristi hanno a piú riprese tentato di frenare gli accordi di pace in Palestina. Infatti, mentre nel 1993 Israeliani e Palestinesi negoziavano la nascita di un nuovo ordine della regione a Oslo, il primo attentatore suicida (di un gruppo islamico sunnita) si fece esplodere in Israele; si chiamava Ala'a Kahlout; era un seguace della Jihad Islamica e si fece esplodere su un autobus ad Ashod.
L'attentato di Beersheva è però piú significativo, perché non viene a rompere un accordo in-divenire ma quello che alcuni definiscono "un atto unilaterale di pace e disponibilitá". Questo stesso atto è definito da altri come il giusto ritiro dai territori illegittimamente occupati e un primo passo verso il rispetto delle numerose risoluzioni Onu al riguardo. Sia la prima che la seconda versione sono ben lontane da quella della propaganda terroristica, che vede nel ritiro una fuga dell'esercito israeliano in seguito a una sconfitta militare, cosí come avvenuto in Libano dopo la sciagurata operazione "Pace in Galilea".
In merito alla questione israelo-palestinese, il problema che gli europei devono affrontare - al di là degli schieramenti politici o di quelli che stanno diventando dei veri e propri pregiudizi razziali - non è piú il ritiro delle truppe israeliane, accusate di non permettere la nascita di uno Stato palestinese, ma l'esistenza stessa dello Stato d'Israele.
Nell'ultimo video di Hamas, Mohammed Deif incita i suoi a "continuare gli attacchi contro lo Stato ebraico […] perché senza la Jihad e la sua risolutezza (i palestinesi) non avrebbero ottenuto la liberazione della Striscia di Gaza...". Schernendo gli israeliani, aggiunge: "Avete occupato la nostra terra. Ora lasciate Gaza umiliati" (Fonte: TgCom del 27 agosto 2005).
Secondo il leader di Hamas il ritiro israeliano deve considerarsi una sconfitta militare a tutti gli effetti e ordina a suoi l'inseguimento e la distruzione delle truppe nemiche in rotta. Questa, però, non si configura come una operazione militare convenzionale, come quella che avrebbero dovuto fare - e per fortuna degli alleati non hanno fatto - i tedeschi durante la seconda guerra mondiale a Dunkerque e che forse è costata la sconfitta finale ai nazisti. E' una operazione che secondo la tattica militare, non convenzionale e asimmetrica dei terroristi, si concretizza nell'invio di "sante bombe umane" in una stazione dei bus. Come se i nazisti, invece di fare una manovra a tenaglia alle truppe anglo francesi sulle spiagge della Manica, avessero bombardato con gli Stuka la metropolitana di Londra.
Il concetto di guerra e di tattica militare, cosi come la conosciamo, stride rispetto agli atti dei terroristi. Considerando che la nostra idea di guerra potrebbe non essere la stessa dei terroristi, dobbiamo prendere atto di una illogicità evidente quando i terroristi parlano di obiettivi militari e colpiscono le stazioni dei bus. Senza considerare le vittime civili, donne e bambini, perché, come dice lo sceicco di al-Jazeera, Yusef al Qaradawi, "la societa istraeliana è militarizzata e le donne servono nell'esercito come gli uomini. Se poi capita di uccidere un bambino o un vecchio, ciò non avviene intenzionalmente ma per sbaglio, a causa d'errori dettati da esigenze militari" (cit. da Al-Ahram al-Arabi, Quotidiano egiziano, Il Cairo 3 febbraio 2001). Resta il fatto che una stazione di bus per pendolari non sembra un "legittimo" obiettivo militare.
Per i terroristi di Hamas non c´è spazio né per trattative di pace né per una reciproca sopravvivenza: "Non esiteremo e non ci fermeremo fino a quando non avremo liberato completamente la nostra sacra terra" (Fonte: TgCom del 27 agosto 2005).
Detto in altre parole, i terroristi continueranno con gli attacchi, finché gli Israeliani non verranno rigettati in quel mare da cui fin dai primi del secolo scorso sono giunti con le navi della speranza alla ricerca della terra dei loro padri prima, in fuga dal razzismo e dagli orrori della Shoah poi.
Forse è vero, come sostenuto da Reuter, che "Hamas e la Jihad islamica fecero a suo tempo commettere attentati suicidi, soprattutto nei primi anni del processo di pace impostato a Oslo, non per rappresaglia ma al solo e perfido scopo di bloccare questo processo di pace, o quanto meno renderlo più difficile, perché un suo successo avrebbe rappresentato la loro fine" (C. Reuter, La mia vita è un'arma, Longanesi & C. p.173).
Non a caso, l'attentato di Beersheva è stato rivendicato dalla Jihad islamica, mentre il supporto propagandistico è stato dato da Hamas.
Se riportassimo il tutto alle faccende di casa nostra, dovremmo iniziare a pensare che bin Laden mente, quando nel video dell'ottobre 2004 sostiene che gli attacchi di al-Qaeda sono diretti contro gli Usa perché questi ultimi sono invasori della terra delle due moschee (Arabia Saudita) e che la sicurezza degli americani (e degli europei) dipende solo da loro stessi. (cfr. http://news.bbc.co.uk/ 1/hi/world/middle_east/3966817.stm)
Per essere liberi dal terrorismo, forse basterebbe smetterla con il tentativo di esportare la democrazia, forse basterebbe uscire dai pantani militari del medioriente e dalle idiosincrasie dialettiche e culturali con il mondo musulmano. Forse non basterebbe.
I terroristi sono storicamente dei bugiardi. Come sostiene P. Medhurst, "non è ragionevole aspettarsi che i terroristi aderiscano a forme di accordo o a regole che frequentemente rompono, non è realistico credere a persone che sono preparate a terrorizzare o uccidere persone innocenti"(P. Medhurst, Global Terrorism, Un Training Programme, Pg. 261).
Se è vero che il fine ultimo del terrorismo palestinese è la cancellazione d' Israele dalle carte geografiche, molto verosimilmente il fine ultimo dell'iperterrorismo di al-Qaeda è la distruzione dell'Occidente e dei suoi valori costituenti.
Gli attentati in Europa e negli Usa non sono allora una reazione di resistenti iracheni, ma la deliberata strage d'imperialisti islamici, i quali vogliono che, non solo i territori musulmani siano governati da un califfo, ma che i territori "altri" siano sottoposti allo stato di "dhimmi", la sottomissione all'Islam.
Chi afferma che basterà ritirarsi dall'Iraq per essere al sicuro dal terrorismo mente a se stesso. Sarebbe folle credere a persone famose per avere una incredibile "abilità ad auto-convincersi, grande furbizia e un non comune capacità di giustificare e razionalizzare le proprie azioni" (P.Medhurst op. cit. pg.8) e che si auto-propagandano come vittime. Le vittime non mettono bombe nelle stazioni, uccidendo consapevolmente degli innocenti. "
Shalom




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