Risultati da 1 a 7 di 7

Discussione: Il Lungo Viaggio

  1. #1
    Forumista senior
    Data Registrazione
    13 Jun 2009
    Località
    Munster(Westfalia)
    Messaggi
    1,452
     Likes dati
    2
     Like avuti
    91
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Una lezione di vita

    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale"


    Apro questa discussione ritenendola, storicamente, interessante, tratta la vita politica di quei giovani cresciuti in pieno fascismo, aderire allo stesso, distaccarsene e aderire all'antifascismo socialista e comunista.

    Antonio Bernieri

    Una lezione di vita


    E così anche Antonio Bernieri se ne andato, accompagnato dal cordoglio dei tanti che lo hanno conosciuto e stimato e dal ricordo delle vicende che lo hanno visto protagonista: dall'antifascismo clandestino alla Resistenza armata, da segretario provinciale del Pci a parlamentare comunista e, in un successivo momento, assessore e vicesindaco al Comune di Carrara. Un "cammino" politico-amministrativo di tutto rispetto che nella nostra provincia hanno percorso in pochi e che consacra Antonio Bernieri come uno dei più prestigiosi dirigenti politici degli ultimi 50 anni. Ma Antonio Bernieri è stato molto di più. Egli ha interpretato il ruolo del dirigente politico all'insegna di una vivacità intellettuale, di una passione emotiva e di una ricchezza culturale assai rara. Non si possono usare, per ricordare Antonio Bernieri, aggettivi di circostanza quali "bravo", "semplice", "buono". Antonio Bernieri è stato personaggio scomodo e complesso, rigoroso nella passione politica e nell'impegno culturale, non amava i mezzi termini e preferiva scontrarsi piuttosto che accondiscendere, e anche questa è una qualità rara. Della politica conosceva mediazioni, segreti, soddisfazioni ed amarezze, ma la sua lucida e brillante intelligenza, la sua profonda curiosità per le novità non gli hanno mai permesso di transigere da quel suo "stile signorile" fatto di rigore e serietà. E ci piace ricordare, qui, quel suo sorriso ironico ed eloquente, quel sorriso che diceva più di tante parole. Antonio Bernieri non amava né i compromessi né la retorica. E il suo modo di esporre in maniera chiara e a volte persino dura il proprio pensiero ha fatto si che, troppo spesso, le sue idee, forse troppo avanzate per la provincia italiana di allora e di oggi, scontassero un pesante tributo alla meschinità e alla mancanza di orizzonte dei molti che lo ostacolarono in tutti i modi. Alla fine degli anni '30 iniziava il suo impegno di antifascista militante. Con Ruggero Zangrandi ed il fratello Marcello diede vita al Partito Socialista Rivoluzionario, e per questa ragione nel giugno del '42 fu arrestato dal Regime e deferito al Tribunale Speciale. Nel 1943 aderiva al Partito Comunista, e di questo divenne subito, per capacità ed intelligenza, quadro di spicco. Dopo l'8 settembre fu tra gli organizzatori della Resistenza a Carrara prima e poi in provincia di Firenze e di Siena. Nel '48 fu eletto deputato, e nel '50 Togliatti lo chiamò a collaborare con la rivista "Rinascita". La vicenda politica e culturale di Antonio Bernieri è da sempre trascorsa immersa nel migliore filone della cultura e della intellettualità italiana e straniera. E non dimentichiamo che fu proprio questo suo essere intellettuale e politico, che gli permise di superare i limitati orizzonti del provincialismo. Antonio amava questa gente e questa terra apuana, e gli piaceva ricordare come la sua passione per la politica e per la storia iniziarono a germogliare allorché, giovane studente di famiglia agiata, incontrò un mondo fino ad allora a lui sconosciuto, il mondo degli operai del marmo, la loro miseria materiale, la loro composta dignità, la loro grande carica di umanità. E questo fu in occasione del breve e casuale incontro con quel Fusani, cavatore eletto deputato a fine '800 quando era in carcere per i fatti del '94, ormai vecchio, che aveva passato la sua vita tra il carcere e la lotta per un mondo più giusto. Antonio non dimenticò mai quella dura lezione, e ne ha sempre serbato l'essenza: trasmettere alle giovani generazioni la ricchezza di un immenso patrimonio di lotte e di idee proprio della nostra città e della sua gente, ma trasmetterlo in maniera scevra da retorica e ideologismi, non come cosa calcificata, ma come cosa viva. E c'è da domandarsi, allora, a cosa si ridurrebbe la ricerca sulla nostra storia senza il contributo di numerosi saggi, libri, idee che Antonio Bernieri ci ha dato. Ma nessuno è profeta in patria, e Antonio ha scontato anche questo. Per affermare il prestigio internazionale dell'industria apuana dei marmi ideò una manifestazione (la Biennale internazionale di scultura) che fu all'altezza di questo prestigio ed ebbe l'amarezza di vedere una iniziativa che aveva richiamato a Carrara artisti da tutto il mondo prima cessata e poi ridotta ad un qualsiasi simposio di paese. E ancor di più non aver potuto vedere, dopo anni di fatica trascorsi ad accumulare e valorizzare patrimoni documentali inestimabili per la storia della nostra città (basti pensare a quelli della famiglia Fabbricotti) che sarebbero finiti al macero, gli stessi documenti ospitati in una sede adeguata. Antonio ha perduto alcune battaglie ma ha sicuramente vinto la sua guerra e fino alla fine ha progettato e lavorato ad opere di grande prestigio, ultima una monumentale biografia su Simòn Bolìvar Libertador. E' assai difficile, in poche righe, tratteggiare una personalità così complessa, ricca e vivace, o riassumere una vita così intensamente vissuta. Ci ha lasciato una grande lezione, quella che la politica è passione ed intelligenza, è curiosità ed attenzione verso un mondo che cambia, ma soprattutto per l'uomo, che delle idee, come della storia è soggetto e motore. Ciao Antonio, ci piace ricordarti ci piace ricordarti con quel tuo sorriso di persona lucida ed intelligente, ci piace pensare che la tua lezione di uomo e di studioso possa finalmente essere compresa.

    Bibliografia

    La Polonia ed i suoi problemi, Pisa, Ballerini, 1939. 50 anni di lotte operaie in Apuania, Carrara, Camera del Lavoro, 1951 Cento anni di storia sociale a Carrara (1815-1921), Milano, Feltrinelli Editore, 1961 Corrispondenza con gli italiani (1848-1895) di Marx e Engels, a cura di A. Bernieri, Roma, Editori Riuniti, 1965 L'internazionale e gli anarchici, di Engels, a cura di A. Bernieri, Roma, Editori Riuniti, 1965. Gino Menconi nella rivoluzione italiana, Carrara, Società Editrice Apuana, 1978. Carlo Andrea Fabbricotti - Poesie: 1937/1950, testo critico di Franco Contorbia, prefazione di Antonio Bernieri, Carrara, Stamperia Editoria Apuana, 1980. Storia di Carrara moderna (1815-1935), Pisa, Pacini Editore, 1983. Il porto di Carrara - Storia e attualità, di A. Bernieri, L. e T. Mannoni, Genova, Sagep Editrice, 1983. Il lungo viaggio di Ruggero Zangrandi, Carrara, Stamperia Editoria Apuana, 1985. Carrara, Genova, Sagep Editrice, 1985. Simòn Bolìvar Libertador, Firenze, Editrice Atheneum - Carrara Società Editrice Apuana, 1989.

    Saggi e interventi

    Per la ripresa dell'esportazione del marmo apuano, Roma, Camera dei Deputati, 1948. Sul monopolio elettrico in Toscana, Roma, Camera dei Deputati, 1956. Gli agri marmiferi toscani. Problemi socio economici e giuridico regolamentari, Firenze, Atti del Convegno regionale: la Toscana nella programmazione economica, 1963. Massa-Carrara, Enciclopedia dell'Antifascismo e della Resistenza, volume I, Milano, La Pietra Editore, 1968. La nascita del fascismo a Carrara, Convegno sulla Toscana nel regime fascista, Firenze, Olschki Editore, 1971. La Camera del Lavoro di Massa-Carrara nel 75° della fondazione, testi di Antonio Bernieri e Lorenzo Gestri, Carrara, Camera del Lavoro, 1977. Ricerche nell'ambito del marmo. La ricerca nel settore storiografico, in: Cronaca e Storia di Val di Magra, Aulla, Centro Aullese Ricerche e Studi Lunigianesi, 1978. Massa: le strutture socio- economiche fra 1860 e 1915, in "Città e storia: 1860-1915", Carrara, Società Editrice Apuana, 1978. L'origine delle strutture sociali ed il loro sviluppo dal 1860 al 1915- Lo sviluppo del sottosviluppo in Lunigiana. Convegno su "Lo sviluppo ineguale dell'Italia postunitaria: la Regione apuo lunense", Massa Carrara, Amministrazione Provinciale, 1979. Sindacalismo rivoluzionario, quale approccio storiografico?, Convegno I.R.S.S.A.L.: Centro Aullese Ricerche e Studi Lunigianesi, Pisa, Pacini Editore, 1980. Lineamenti e problemi della storia del Comitato provinciale Apuano di Liberazione, Convegno studi sulla Resistenza a Massa Carrara, Aulla, 1980. Per una politica estera del PCI, inedito, 1985. La politica di Maria Teresa nel quadro della trasformazione sociale del Principato di Carrara, Massa, Annuario della Biblioteca Civica, 1981. Sullo sviluppo e crisi dell'economia apuana negli anni di Francesco Betti, Atti Congresso su Francesco Betti e il socialismo apuano, Firenze, Vallecchi Editore, 1981. Cenni sulla famiglia Fabbricotti nella storia del marmo, in Album di memorie di Maria Teresa Fabbricotti Mazzei, Firenze, Giunti Editore, 1990, - tratto dal più esteso saggio inedito, Breve storia della famiglia Fabbricotti. Carrara, le sue ville, la sua gente, in Carrara dal marmo al mare, Firenze, Alinari, 1990.

    La presente nota bibliografica è tratta da Antonio Bernieri. Il senso di una vita. Ricordi e pensieri autobiografici, a cura di Marcello Bernieri, Carrara, ALDUS, 1993.

    Gemeinwesen
    Muntzer il Sopravvissuto

  2. #2
    Forumista senior
    Data Registrazione
    13 Jun 2009
    Località
    Munster(Westfalia)
    Messaggi
    1,452
     Likes dati
    2
     Like avuti
    91
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Una lezione di vita

    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale"


    Zangrandi, lungo viaggio fra due Italie, al liceo era in banco con Vittorio, figlio del Duce. collaboro' al " Popolo " , divenne antifascista e fondo' un partito rivoluzionario. ma i comunisti ortodossi non gli perdonarono di aver scritto chiaramente che molti uomini di sinistra avevano indossato la camicia nera

    --Fu stimato prima da Mussolini, poi da Togliatti. Un libro ricostruisce il difficile itinerario pubblico e privato di un intellettuale scomodo di DINO MESSINA TITOLO: Lungo viaggio fra due Italie Al liceo era in banco con Vittorio, figlio del Duce. Collaboro' al "Popolo", divenne antifascista e fondo' un partito rivoluzionario. Ma i comunisti ortodossi non gli perdonarono di aver scritto chiaramente che molti uomini di sinistra avevano indossato la camicia nera - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Icomunisti ortodossi lo detestavano, anche se lo stesso Togliatti ne aveva pubblicamente apprezzato l' intelligenza e l' acume politico. Ma l' ex fascista chiamato a fare il notista nei giornali fiancheggiatori proprio non riusciva a essere simpatico alla nomenklatura del partito. Chi si credeva di essere Ruggero Zangrandi per scrivere quello scandaloso "Lungo viaggio" pubblicato dall' editore Einaudi in cui si documentava il passato fascista di tanti militanti di sinistra e la ancora piu' scandalosa inchiesta per "La Repubblica d' Italia" sulla riconciliazione tra antifascisti e fascisti? Alla luce delle polemiche di questi giorni sulla Resistenza, che una corrente revisionista vuole riscrivere totalmente in chiave di guerra civile, dando pari dignita' alle due parti in campo, sarebbe interessante rileggere quanto Zangrandi ha sostenuto nei suoi libri controversi e sempre attuali e nell' articolo pubblicato l' 8 settembre ' 47 dalla "Repubblica d' Italia". Riprendendo la distinzione gia' lanciata da Elio Vittorini sul "Politecnico" tra fascismo aggettivo e fascismo sostantivo, Zangrandi in sintesi affermava che gli antifascisti dovevano abbandonare odio e retorica e tendere la mano ai nemici in buona fede, tra i quali c' erano anche i combattenti della Repubblica sociale. Insomma, non bisognava fare, soprattutto dei giovani che avevano aderito al fascismo, dei sepolti vivi. Occorreva facilitare loro la comprensione degli errori, avvicinandoli cosi' alla democrazia. E' questo uno dei tanti spunti di attualita' nella documentata monografia del giornalista Aldo Grandi, in uscita dall' editore Abramo, "Ruggero Zangrandi Una biografia" (pagine 365, lire 38.000). Attraverso l' uso di fonti inedite, come il diario degli anni di prigionia in Germania custoditi dalla vedova Nora Gulotta e dalla figlia Gabriella e le testimonianze dirette degli amici (tra le altre quelle di Paolo Alatri, Nicola Cattedra, Fausto Coen, Vittorio Mussolini, Claudio Pavone, Gianni Rocca, Antonello Trombadori, Marcello Venturoli, Bruno Zevi), Aldo Grandi, 32 anni, che sui giovani formatisi negli anni del fascismo ha gia' scritto il libro di interviste, "Autoritratto di una generazione", ci offre il ritratto di un italiano scomodo. Il protagonista emblematico di quella generazione che fu educata e credette nel fascismo, si ravvide in tempo e attraverso' poi la stagione della prima Repubblica tra delusioni, incomprensioni, rimpianti. Nato nel 1915, a Milano, in una famiglia borghese (il padre Cesare era proprietario di una grande sartoria che forniva divise all' esercito) Zangrandi mori' suicida nel 1970, a cinquantacinque anni. Ne aveva soltanto quindici quando, trasferitosi a Roma, si ritrovo' in banco, nella terza ginnasiale del liceo Tasso, con Vittorio Mussolini, anche lui appena arrivato nella capitale con mamma Rachele. In un' aula della scuola di via Sicilia comincio' la precoce avventura intellettuale e politica di Zangrandi. Braccio destro del secondogenito di Mussolini nella redazione del giornaletto "La penna dei ragazzi", Ruggero era un ragazzo molto serio, dal carattere schivo ma dall' intelligenza brillante. Una volta, durante una delle tante visite a Villa Torlonia, il Duce entro' a sorpresa nella stanza dove erano riuniti gli amici di suo figlio: "Chi e' Zangrandi?", chiese e giu' una pacca sulla spalla, come a dire, "ecco il prototipo dell' uomo nuovo, del vero fascista". Al Duce di Zangrandi piaceva non soltanto la preparazione e la prontezza, ma quell' anticonformismo che gia' gli aveva dato qualche grana con il Vaticano, per esempio con la pubblicazione di una poesia in stile carducciano e dai contenuti un po' troppo anticlericali per essere pubblicata poco dopo la firma del Concordato. "Ragazzate", penso' il Duce, cosi' come sopporto' gli attacchi contro il Futurismo e la fondazione di un movimento Novista che esaltava l' individualismo. Quei colpi di testa cosi' genuini convinsero anzi Mussolini ad offrire al giovane Zangrandi, che intanto era cresciuto e si era iscritto alla facolta' di legge, una rubrica sul "Popolo d' Italia". Zangrandi sembrava dunque avviato a una carriera folgorante nel regime. Ma lo spirito critico, l' inquietudine personale presto si trasformo' in ribellione politica. Contro l' imperialismo in Africa, la guerra di Spagna, le leggi razziali, l' alleanza con il nazismo e l' entrata in guerra. Una rivolta in cui furono coinvolti tanti giovani e intellettuali (per esempio Carlo Cassola), premessa di una decisa scelta antifascista che secondo Zangrandi doveva avere la forma del "doppio binario", come egli stesso spiego' nell' "Autobiografia politica per il Pci": "Se sul piano clandestino il nostro indirizzo non riusci' ad essere ben determinato, sul piano ufficiale ci servimmo sostanzialmente di due motivi dominanti, a fini di agitazione e di richiamo: l' universalfascimo che mascherava la nostra tendenza internazionalista piu' spiccata, ed il corporativismo integrale, che mascherava quella socialista, maturata solo piu' tardi...". Da animatore di centri e riviste giovanili Ruggero presto si ritrovo' capo di un partito clandestino, il Psr (Partito socialista rivoluzionario). Scelta che gli costo' l' arresto, il 17 giugno 1942, e una lunga prigionia, prima nel carcere romano di Regina Coeli, poi in quelli berlinesi fino all' aprile del ' 45. Con la detenzione e la difficile convivenza con gli altri prigionieri politici, inizio' la seconda e ancor piu' tormentata fase della sua vita. Innanzitutto, perche' non venne scarcerato, a Roma nel ' 43, assieme al gruppo comunista in cui c' erano Mario Alicata e Lucio Lombardo Radice? Certo, e' vero che l' accusa per Ruggero Zangrandi non era soltanto di cospirazione politica ma anche di spionaggio e quindi di competenza di un tribunale militare, ma e' anche vero che il Pci non fece sufficiente pressione, come aveva fatto per altri, per ottenere la sua scarcerazione: cosi' Zangrandi torno' in Italia a Resistenza conclusa, con il complesso del reduce. Lui che era stato giovanissimo dirigente di un partito si trovo' a elemosinare lavoro da quegli intellettuali che mai avevano compreso le sue frequentazioni a Villa Torlonia e quella sua rubrica sul "Popolo d' Italia". Alle difficolta' pubbliche si aggiunsero le incomprensioni private, innanzitutto la sofferta separazione dalla moglie Nora. Ma Zangrandi, dopo un periodo di sbandamento (si chiuse in casa con una scorta di liquori che aveva nascosto prima di essere arrestato), riusci' a ricominciare. E dedico' la sua vita da un lato all' analisi dell' attualita' (prima per "La Repubblica d' Italia", poi per "Paese Sera") e dall' altro alla riflessione sul destino della sua generazione, che si era formata e aveva creduto nel fascismo, per poi combatterlo. Nascono cosi' "Il lungo viaggio", pubblicato da Einaudi nel ' 47, ma poi osteggiato dallo stesso editore per via dell' ostilita' da parte dei comunisti ortodossi, "Il dizionario della paura" (Nistri Lischi, 1951), il romanzo "La tradotta del Brennero" (pubblicato nel ' 56 da Feltrinelli, editore di sinistra ma meno conformista di Einaudi), "Il lungo viaggio attraverso il fascismo" (Feltrinelli, ' 62). L' ultima opera e' "L' Italia tradita: 8 settembre ' 43" (Mursia, 1970), continuazione di "1943: 25 luglio 8 settembre" (Feltrinelli, ' 67) che all' autore erano costati un processo per diffamazione ma anche tanta notorieta' . Per gli Editori Riuniti scrisse anche un "Dossier Sifar" (1970). Ma nell' Italia delle trame, dell' egemonia culturale comunista Zangrandi si trovava a disagio. Mori' suicida il 30 ottobre 1970. La sua nuova compagna, Gina, si era uccisa poco prima e lui non aveva retto ai tremendi sensi di colpa, non credeva di potercela fare da solo. Aveva appena compiuto 55 anni e l' editore Amerigo Terenzi l' aveva mandato in pensione per risparmiare sui contributi. Uno degli ultimi pezzi per "Paese Sera" era stata una "lettera aperta" al compagno di gioventu' Giuseppe Lo Presti, morto a 24 anni. A lui Zangrandi si rivolgeva per un immaginario dialogo con i giovani della contestazione, "perche' i morti non invecchiano". E alla gioventu' , pur tormentata da tanti dubbi, Ruggero Zangrandi era sempre rimasto fedele. Vittorio Mussolini, dopo la spedizione africana, aveva mandato all' amico Ruggero il libro "Voli sulle Ambe" con la dedica: "Al caro Ruggero questo libro che non avrei mai dovuto scrivere". Zangrandi ricambio' la cortesia molti anni dopo inviando a Vittorio "Il lungo viaggio": "Al caro Vittorio, questo libro che ho dovuto assolutamente scrivere". ------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ TITOLO: "Gli rimproverai l' indulgenza verso i giovani di Salo' " - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Si fa gran parlare di pacificazione e di concordia tra gli italiani. Ma dietro queste accattivanti parole, s' insinua anche l' inaccettabile pretesa di mettere sullo stesso piano l' antifascismo (che, ha detto giustamente Bertinotti, non e' stata una cultura di parte, ma la cultura fondativa della Repubblica italiana) con il fascismo e la repubblica di Salo' . Chi ha gia' affrontato trent' anni fa questo problema, e' stato Ruggero Zangrandi, nel libro "1943: 25 luglio 8 settembre" (Feltrinelli, 1964). In uno degli ultimi capitoli di quel ponderoso volume (che aveva il merito di portare alla luce una vastissima documentazione e di voler andare spregiudicatamente al fondo delle questioni affrontate), Zangrandi recava una serie di testimonianze rese da molti tra coloro che l' 8 settembre scelsero di schierarsi a fianco dell' "alleato" tedesco e della repubblica di Salo' . Zangrandi affermava chiaramente e ripetutamente che costoro fecero "la scelta sbagliata"; ma sottolineava, insieme, come quella scelta fosse comunque in gran parte determinata dalla volonta' di combattere, come quei giovani fossero in buona fede, per concludere riconoscendo "l' autenticita' del loro assunto per cui le divisioni traumatiche prodotte dalla guerra civile tra gli italiani debbano essere superate". Chi scrive questa nota ebbe allora a recensire il libro di Zangrandi; e, insieme con i piu' ampi riconoscimenti per i suoi meriti, fu pero' alquanto severo nel giudicare il capitolo sui giovani che si schierarono "dalla parte sbagliata della barricata". Gli sembro' allora che dalla fondata persuasione che quei giovani furono in gran parte perduti dalla vilta' badogliana, Zangrandi si fosse lasciato andare a quella che avrebbe voluto bensi' essere una spregiudicata e obiettiva analisi, ma si trasformasse in una vera e propria assurda rivalutazione del neofascismo: troppo sul serio veniva presa l' interessata e per alcuni aspetti poco veritiera testimonianza di Valerio Borghese, capo della X Mas, e di altri combattenti dalla parte di Salo' . Oggi, rileggendo quelle pagine di Zangrandi, il mio giudizio tende ad essere meno severo. Mi appare infatti piu' chiaramente l' intento di documentare le ragioni e anche i motivi ideali che animarono quei giovani schieratisi dalla parte dei tedeschi, ma senza dimenticare che si trattava pur sempre di una "scelta sbagliata" e senza voler parificare il valore e il significato di quella parte al valore e al significato dei partigiani, che imbracciarono il fucile per combattere fascisti e tedeschi. Personalmente vorrei cosi' concludere: pacificazione si' , rispetto e anche onore verso i caduti da tutte e due le parti della barricata, in quella che fu la tragedia della guerra civile dopo l' 8 settembre; ma tenendo ben fermo che non si puo' mettere sullo stesso piano il fascismo e l' antifascismo. Mussolini (lo ha riconosciuto, malgrado la sua alleanza con Fini, lo stesso Berlusconi, nell' intervista pubblicata martedi' su queste colonne) ha governato per 20 anni contro le regole della democrazia e della liberta' , infine trascinando l' Italia in una guerra sciagurata da cui il Paese fu travolto. Da parte sua, invece, l' antifascismo si e' battuto per 20 anni per la liberta' e la democrazia ed ha fondato la Repubblica sui valori della liberta' e della democrazia.

    Messina Dino, Alatri Paolo

    Gemeinwesen
    Muntzer il Sopravvissuto

  3. #3
    Forumista senior
    Data Registrazione
    13 Jun 2009
    Località
    Munster(Westfalia)
    Messaggi
    1,452
     Likes dati
    2
     Like avuti
    91
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Una lezione di vita

    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale"

    MARIO ALICATA


    Nacque a Reggio Calabria l'8 maggio 1918 da Antonino e Luigina Allmayer. Con la famiglia si
    trasferì a Palermo nel 1925 e poi, nel 1933, a Roma dove frequentò il liceo Tasso. Al liceo
    iniziò la sua attività politica nel gruppo di studenti costituito intorno a R. Zangrandi.
    Nel 1936 si iscrisse alla facoltà di lettere e filosofia, entrò nel Gruppo universitario fascista (Guf) e partecipò ai convegni di critica letteraria dei littoriali della cultura e dell'arte del 1937 a Napoli e del 1938 a Palermo. In queste occasioni conobbe, tra gli altri: A. Trombadori, R. Guttuso, G. Sotgiu e A. Amendola di cui divenne molto amico. Insieme a loro e ad altri studenti come P. Ingrao, C. Salinari, M. Socrate, C. Muscetta, svolse quell'attività politica che lo portò ad iscriversi nel 1940 al partito comunista. In quel periodo entrò in contatto con un gruppo di
    operai comunisti romani. Nel dicembre 1942 fu arrestato e nell'aprile 1943 deferito al
    Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Fu liberato il 7 agosto 1943.
    Pochi mesi dopo l'iscrizione all'università iniziò la sua attività critico-letteraria sul settimanale
    studentesco del Guf con saggi su scrittori americani (Faulkner e Hemingway). Dal 1937 al
    1940 tenne una rubrica di recensioni sul quotidiano romano «Il Piccolo». Nel 1939 sulla rivista
    letteraria «Meridiano di Roma» divenne l'animatore di un gruppo, insieme a Muscetta, A.
    Trombadori e Sotgiu, che si firmava "degli amici pedanti" e diede vita ad un vivace dibattito
    che ben presto superò i problemi della letteratura e dell'arte. Si laureò con Natalino Sapegno
    che lo scelse, subito dopo la laurea, come assistente. Condusse un'attività saggistica di ampio
    respiro sulla rivista «La Ruota» con la scoperta di giovani narratori: da Vittorini a Pavese a
    Bilenchi. Collaborò anche alle riviste «Primato» e «Oggi». Parallelamente all'attività letteraria
    affrontò anche l'esperienza di sceneggiatore cinematografico, collaborando, tra l'altro, alla
    sceneggiatura del film Ossessione di Visconti. Nel 1943, dopo il carcere, divenne redattore de
    «l'Unità» clandestina e si impegnò nella Resistenza romana. Liberata Roma fu designato dal
    partito comunista assessore nella giunta formata dal Cln.
    Membro designato del comitato centrale al V congresso del partito divenne membro effettivo
    dal VI congresso. Nel 1945 fu inviato dal partito comunista a Napoli a dirigere il quotidiano
    «La Voce». Membro della commissione meridionale del partito, della direzione della
    federazione di Napoli, nel 1946 fu eletto consigliere comunale in quella città. Svolse un'intensa
    attività politica nel Mezzogiorno. Eletto deputato nel 1948 fu nominato segretario regionale
    del partito comunista in Calabria. Sempre nel 1948 ebbe l'incarico di dirigere con G. Amendola
    il settimanale comunista «La Voce del Mezzogiorno». Fece parte della segreteria del comitato
    nazionale per la rinascita del Mezzogiorno. Nelle elezioni del 1953 fu eletto sindaco di
    Melissa.
    Dal 1954 al 1964 fu direttore di «Cronache meridionali» . Dal 1955 al 1963 diresse la
    commissione culturale del Pci. Nel 1956, con l'VIII congresso, entrò a far parte della direzione
    nazionale. Da responsabile della commissione culturale partecipò al grande dibattito del
    mondo intellettuale che si sviluppò intorno al 1956, si impegnò nella lotta per il rinnovamento
    delle strutture culturali del Paese e per una scuola che garantisse a tutti i cittadini italiani un
    minimo di istruzione attraverso una scuola obbligatoria e gratuita fino a 14 anni. Nel marzo
    1962 venne nominato direttore de «l'Unità» di Roma e di Milano. Dal 1964 fece parte della
    segreteria del Pci. Rieletto alla Camera nel 1963 entrò a far parte della commissione affari
    esteri. Fu Alicata a far conoscere alla direzione del partito il memoriale di Togliatti che Longo
    gli consegnò a Yalta nell'agosto 1964. Il suo ultimo impegno politico fu sul sacco di Agrigento
    e sull'alluvione di Firenze. Morì a Roma il 6 dicembre 1966.

    Bibliografia


    M. ALICATA, La Riforma della scuola, Roma, Editori Riuniti, 1956;
    ID., La lezione di Agrigento, prefazione di E. MACALUSO, Roma, Editori Riuniti,1966;
    ID., La battaglia delle idee, prefazione di L. GRUPPI, Roma, Editori Riuniti, 1968;
    ID., Scritti letterari, introduzione di N. SAPEGNO, Milano, Il Saggiatore, 1968;
    ID., Intellettuali e azione politica, a cura di R. MARTINELLI e R. MAINI, Roma, Editori Riuniti, 1976;
    ID., Lettere e taccuini di Regina Coeli; prefazione di G. AMENDOLA; introduzione di
    A. VITTORIA,
    Torino, Einaudi, 1977.
    Le carte di Mario Alicata sono state versate alla Fondazione Istituto Gramsci nel 1996 insieme
    con l'archivio del partito. Si tratta delle carte ritrovate nell'ufficio del dirigente comunista
    presso la redazione de «l'Unità» dopo la sua morte. Appunti manoscritti e dattiloscritti, testi di
    scritti e discorsi, corrispondenza, documenti prodotti dalla direzione e dalla sezione esteri del
    Pci, materiali redazionali de «l'Unità».

    Gemeinwesen
    Muntzer il Sopravvissuto

  4. #4
    Forumista senior
    Data Registrazione
    13 Jun 2009
    Località
    Munster(Westfalia)
    Messaggi
    1,452
     Likes dati
    2
     Like avuti
    91
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Una lezione di vita

    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale"

    Eugenio Curiel

    Anche Curiel fece parte di quel gruppo di giovani fascisti che dopo "il lungo viaggio" raggiunsero le file antifasciste.


    Eugenio Curiel nacque, primo di quattro figli, in un'agiata famiglia ebrea: il padre Giulio era ingegnere nei cantieri San Marco di Trieste, e la madre, Lucia Limentani, era sorella del filosofo Ludovico Limentani, professore nell'Università di Firenze.

    Dopo aver conseguito la maturità scientifica nel 1929, frequentò a Firenze il biennio di ingegneria, iscrivendosi nel 1931 al Politecnico di Milano ma, avendo più inclinazione per gli studi teorici, dopo pochi mesi si iscrisse al corso di laurea in Fisica tenuto nell'Università fiorentina, dove lo zio Ludovico insegna filosofia morale e nella cui casa Eugenio è ospitato. Desideroso di non pesare sulla propria famiglia e su quella dello zio, dà lezioni private e, l'11 dicembre 1932 consegue il diploma di maestro elementare per poter lavorare pur continuando gli studi di fisica. L'amico Bruno Rossi, che ha vinto la cattedra di fisica sperimentale dell'Università di Padova, lo invita nel 1933 a concludere gli studi nell'Ateneo veneto ed Eugenio accetta, laureandosi il 20 luglio col massimo dei voti e la lode.

    È tuttavia un periodo di disorientamento: come scrive al professor Rossi [1] soffre di nevrosi e, da tempo, era attratto dallo studio dall'antroposofia di Steiner, nella quale vedeva anche lo stimolo a conseguire un'autodisciplina fisica e psicologica che gli appariva consentanea al suo rigore intellettuale e morale. D'altra parte, tali studi lo allontanavano dal perseguimento di una carriera scientifica che sembrava essere il fine dei suoi studi universitari. Infatti, l'1 novembre 1933, accettò una supplenza di lettere nel ginnasio di Montepulciano; allo scadere della supplenza, tuttavia, ritornò a Padova, dove Bruno Rossi gli aveva procurato, nel febbraio 1934, un incarico di assistente universitario di meccanica razionale.

    L'adesione al Partito comunista

    L'applicazione alla filosofia steineriana si attenua con il tempo, sostituita lentamente dall'interesse verso la dominante filosofia idealistica; sono ora Kant, Fichte, Hegel, Croce e Gentile a costituire il centro degli interessi spirituali di Curiel, ma anche Georges Sorel e i problemi posti dal sindacalismo anarchico; frequentando l'Istituto di filosofia del diritto, vi conosce e si lega d'amicizia con gli assistenti di filosofia Ettore Luccini ed Enrico Opocher. È ancora a Padova che rivide nel 1933 l'amico d'infanzia di Trieste, Atto Braun, con il quale divide l'alloggio; quest'amicizia rinnovata costituisce nella sua vita una svolta decisiva: il Braun è clandestinamente aderente al Partito comunista e con lui Curiel discute e polemizza, ma legge anche i libri che questi gli impresta: il Manifesto di Marx ed Engels, l' Antidühring di quest'ultimo, il Che fare? di Lenin. In breve, nel 1935, anche Curiel entra a far parte del piccolo, clandestino circolo comunista dell'Università, costituito da Braun, da Guido Goldschmied e da Renato Mieli, e a collaborare, dal 1937, alla pagina sindacale del «Il Bò», il giornale universitario di Padova, redatto da giovani fascisti insofferenti dell'ortodossia del regime, ma anche da antifascisti mascherati, come lo stesso Braun.
    Prende parte, con Zangrandi e gli altri, alla fondazione del Partito Socialista Rivoluzionario.

    In quegli anni il Partito comunista cercava di introdurre propri membri nelle organizzazioni sindacali e studentesche fasciste per attrarli a sé e indirizzare, con la necessaria cautela, aspirazioni e programmi nella direzione di una critica al regime; a questo scopo, Curiel si recò a Parigi nel marzo del 1937 - e vi tornerà ancora alla fine dell'anno - dove ha sede il Centro estero del partito, prendendo contatto, fra gli altri, con Emilio Sereni, Ambrogio Donini e Ruggiero Grieco e scrivendo un articolo, dal titolo Il nostro lavoro economico-sindacale di massa e la lotta per la democrazia, con lo pseudonimo di Giorgio Intelvi, che compare nella rivista «Lo Stato operaio» [2] Curiel sostiene che bisogna premere, con la stampa universitaria, sugli studenti, perché passino da un'ideologia, ancora corporativa, di «fascismo di sinistra» al riconoscimento della «lotta di classe», e sui fiduciati di fabbrica, rappresentanti eletti dagli operai e riconosciuti dal sindacato, all'interno del quale occorrerebbe creare «gruppi segreti», costituiti opportunamente, che dovrebbero svolgere sugli operai un influente lavoro politico. L'articolo riceve delle critiche - il maturo dirigente Egidio Gennari lo rimprovera di un certo «economicismo» e di qualche astrattezza - ma a Curiel si dà fiducia, apprezzandone l'intelligenza, la cultura e la volontà, ed egli torna a Padova per proseguire la collaborazione a «Il Bò» e mantenendo i contatti con Parigi.

    Dalle pagine della rivista appoggia le rivendicazioni salariali degli operai e conduce inchieste sulle misere condizioni di vita nelle campagne padovane e si occupa anche di politica estera, condannando le mire espansionistiche della Germania e l'aggressione giapponese alla Cina.

    Nei primi del 1938 Curiel fu convocato con Ettore Lucini a Roma, dal presidente della Confederazione dei Sindacati e sottosegretario alle Corporazioni Tullio Cianetti che, pur ignorandone la reale appartenenza politica, lo invitò a una maggiore prudenza, essendo informato che i suoi articoli erano citati dalla stampa antifascista all'estero e gli suggerì di fare attenzione alla penetrazione di «sovversivi» nelle organizzazioni fasciste.
    Muntzer il Sopravvissuto

  5. #5
    Forumista senior
    Data Registrazione
    13 Jun 2009
    Località
    Munster(Westfalia)
    Messaggi
    1,452
     Likes dati
    2
     Like avuti
    91
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Una lezione di vita

    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels


    Riccardo Cerulli(1920 - 2002)

    Faceva parte del gruppo fiorentino, insieme a Contini, Verga e altri, divennero quasi tutti azionisti.


    Terzogenito di Mario1 e di Giannina Savini2, Riccardo Cerulli nasce a Giulianova il 15 marzo 1920.
    Nel 1937, dopo aver compiuto gli studi superiori a Teramo, si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Firenze, dove consegue la laurea il 3 marzo 1942 e dove, successivamente, diventa assistente del professore Giorgio La Pira3, titolare della Cattedra di Istituzione del Diritto Romano.
    Superati gli esami per procuratore legale, si iscrive all'Albo dell'Ordine degli Avvocati di Teramo ed esercita la professione forense per oltre mezzo secolo, coniugandola felicemente con la sua profonda passione per la cultura locale, particolarmente per quella storica e sociale.
    Erede di due rinomate famiglie della borghesia teramana che hanno dato i natali a illustri personaggi, tra cui allo storico Francesco Savini4 e all'astronomo Vincenzo Cerulli5, don Riccardo6, oltre che perpetuare, rinvigorire e accrescere la tradizione culturale delle due eminenti casate – particolarmente di quella paterna, emersa durante il XVIII secolo – dà prestigio, onore e vanto anche al suo paese, alla sua provincia e alla sua regione.
    Infatti, oltre ad essere un rinomato avvocato, è stato anche:
    Muntzer il Sopravvissuto

  6. #6
    Forumista senior
    Data Registrazione
    13 Jun 2009
    Località
    Munster(Westfalia)
    Messaggi
    1,452
     Likes dati
    2
     Like avuti
    91
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Il Lungo Viaggio

    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels

    Apro questa discussione ritenendola, storicamente, interessante, tratta la vita politica di quei giovani cresciuti in pieno fascismo, aderire allo stesso, distaccarsene e aderire all'antifascismo socialista e comunista.



    Giulio Salierno*

    Autobiografia di un picchiatore fascista

    (Minimum fax 2008)


    Il libro Autobiografia di un picchiatore fascista di Giulio Salierno, a distanza di trent’anni dalla sua prima uscita, è ancora un libro attualissimo, la storia commovente di un uomo che è riuscito, parlando di sé, a scrivere un pezzo fondamentale dell’autobiografia della nostra martoriata Italia.

    E a profetizzare come una vera rivoluzione non sarebbe passata per la contrapposizione delle armi, ma per la difesa dei diritti dei più deboli: i poveri, gli ignoranti, i diseredati, i detenuti.
    La testimonianza bruciante di un ragazzo che sceglie di dare la propria vita per la violenza politica e l’omicidio.
    Un saggio minuzioso sul carattere e lo sviluppo del neofascismo italiano, tra campi paramilitari, traffici di esplosivi, corruzione delle istituzioni. Il romanzo dal vero della conversione esistenzialee culturale di un uomo, attraverso l’esperienza del carcere, che lo porterà a essere un sociologo di fama internazionale.

    Minimum fax ha deciso di ripubblicare oggi per la sua sconcertante attualità, visto il momento politico che viviamo, questo documento straordinario, pubblico e privato, di uno tra i più significativi intellettuali italiani, corredato da una prefazione di Sergio Luzzatto e da una nota della figlia Simona Salierno.

    *Giulio Salierno (1935-2006) è stato attivista dell’MSI a partire dalla fine degli anni Quaranta. Condannato per omicidio nel 1955, trascorse tredici anni in carcere, fino alla grazia concessagli nel 1968. Durante la reclusione si dedicò allo studio e alla lotta con gli altri detenuti, avvicinandosi ai testi del marxismo e cambiando radicalmente la propria collocazione politica. Diventato successivamente sociologo di fama e docente universitario, è autore di diversi saggi tra cui La spirale della violenza (De Donato 1969), Il carcere in Italia (Einaudi 1988) e Fuori margine. Testimonianze di ladri, prostitute, rapinatori, camorristi (Einaudi 2001).


    Associazione culturale "Papillon Rebibbia" Onlus
    Sede legale: Piazza S. Maria Consolatrice n° 13 - 00159 Roma
    Sede operativa: Via dei Pivieri n° 55 - 00169 Roma
    Tel. 03280213759 - 3343640722; Fax: 0622799801


    Gemeinwesen
    Muntzer il Sopravvissuto

  7. #7
    Forumista senior
    Data Registrazione
    13 Jun 2009
    Località
    Munster(Westfalia)
    Messaggi
    1,452
     Likes dati
    2
     Like avuti
    91
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Il Lungo Viaggio

    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels


    Claudio Di Scalzo: il poeta suicida Giorgio Cesarano.

    Pieve di Compito

    La sua culla, che dondola in un aprile del 1928, è mossa da mani lisce. La madre appartiene alla piccola aristocrazia meridionale. Cesarano, si chiama così anche un paesino dell’amalfitano. A quindici anni indossa, arruolandosi, la divisa della Decima Mas. Bambino nell’esercito nero per la classica esaltazione guerresca che il fascismo distilla. Ma il moschetto fra le braccia lo impugna per poco perché i tubercolotici non rientrano nel modello superomistico fascista. Ne soffre. E anche i nervi, pare. Finita la guerra e macerato dalla voglia di impegno, rovescia il segno del suo passato nel rosso. Entra nel PCI e lavora all’Unità. Qualche soffiata, forse incomprensioni, sicuramente appare estraneo alla casistica dell’intellettuale utile al togliattismo: come Bontempelli o Malaparte, e allora viene allontanato. Di sicuro il ribellismo individualistico nel PCI non fa strada. A Bergamo si occupa, come il padre, di antiquariato. Fra questi oggetti sarebbe facile, per me, far tarmire la mia disperazione in qualche cassetto. O accendermi a luci crepuscolari sul bordo del letto con una lampada liberty. Ma non fa per me!, si dice passandosi la lingua sulle gengive che a volte gli sanguinano. Comunque l’attività culturale bussa ai vetri del negozio. Ha le nocche di Fortini. Uno che se ne intende di compagni che scartano fuori dal binario dell’ortodossia per un’ortodossia più radicale. Per cercare vie più rivoluzionarie. E accidentate. La prefazione alle poesie di quello smilzo libretto, nel ’59, L’erba bianca ha questo intento. Sotteso. Alla Rizzoli ad annaspare fra risvolti di copertine e correzioni di bozze, si sente uno smidollato. Ma la poesia cresce e nel 1966 esce con La tartaruga di Jastov. Collabora ad una sfilza di riviste che ogni intellettuale di sinistra tiene sugli scaffali: Aut Aut, Paragone, Rendiconti. Si unisce, e in certe serate è lui uno dei più esaltati nel proporre utopie rivoluzionarie, al gruppo “Ludd”, ispirato al mitico operaio inglese fondatore del Luddismo. Non prendono a martellate le macchine, Cesarano e i suoi amici, ma credono di farlo con la macchina del consumismo e con il funzionamento feticistico delle merci che smantella i cervelli. Teoria al posto del martello. Sudore. Esaltazione. Fremiti. Sigarette. E il buio attorno che i gruppi minuscoli attirano. Compare allora al cospetto della sua creatività la figura di Che Guevara. Un eroe comunista che mobilitò sentimenti e desideri di immense masse. Fra l’altro è già un simbolo. Scrive il dramma politico: Il sog*getto, sulla morte di Che Guevara - in Rendiconti, n. 17-18, maggio 1968, e un racconto-cronaca-saggio, a caldo, I giorni del dissenso, sulle agitazioni sessantottesche a Milano.

    Partecipare-registrare-tacere-parlare-come fare letteratura sulla lotta di classe. E poi questo movimento sorprende, lui viene dal primo dopoguerra. È ingessato in casacche ideologiche seppur minoritarie di marxismo eterodosso radicale. Questi giovanotti portano i capelli lunghi e amano i Rolling Stones. Mormora agli amici. Non sanno nulla del Situazionismo francese. Guardano a Mao.
    Il sottotitolo «Romanzo 1960-1966» dato da Cesarano, a La tartaruga di Jastov, volume che ingloba La pura verità, di tre anni precedente, ha un significato preciso. Andare oltre ogni lirismo. Abbandonarsi al racconto dettato da un espressionismo senza troppi filtri letterari. Dove il parlato irrompe, ruvido, nel concedersi a ogni esclamativa mimesi. Il suo “romanzo” a tutt'oggi lo rappresenta nella misura più completa. Poi la vocazione a diventare scrittore di cronaca politica abbandonandosi all’impeto polemico gli stravolse la fiducia nella poesia ancorché sperimetale.

    Giunge il tempo dell’esilio. Volontario. Per scelta. Vado a consolare i pioppi in lucchesia, dice scherzando al telefono con un amico di Milano. Pieve di Compito eleva una piccola chiesa romanica. E i piccioni sulle grondaie hanno l’elasticità goffa e un po’ tocca di chi accetta tutto del mondo. Li osserva per ore. Intanto scrive. Esaltandosi per l’isolamento e la fuga. Elenca un Manuale di sopravvivenza secondando la tecnica degli amati situazionisti francesi. Il linguaggio è apocalittico e insieme aggrovigliato in una terminologia da rosa + croce del marxismo liberato. Imposta un’idea di rivoluzione algebricamente impossibilitata a trovare la lavagna degli uomini per elaborarla. L’altro saggio è una corposa Critica dell'utopia radi*cale.
    Rimarrà incompiuta. Il 9 maggio 1975, a Milano, Cesarano si toglie la vita.

    Muntzer


    Giorgio Cesarano nasce a Milano nel 1928 e vi muore suicida nel 1975. Poeta, nel ’64 partecipa a "Classe Operaia"; dopo il ’68 rompe nettamente con l’industria culturale e partecipa in prima persona alle esperienze più radicali del movimento. All’interno dell’attività del gruppo Ludd-Consigli Proletari, che fa riferimento sia all’ultrasinistra storica sia alle nuove espressioni della corrente radicale (in primo luogo l’Internazionale situazionista), e che si sviluppa soprattutto tra Milano, Genova e Roma, Cesarano approfondisce l’attività di ricerca teorica che lo porterà, durante e dopo l’esperienza luddita, a sviluppare la tematica del dominio del capitale nella fabbrica della persona, attraverso la mortificazione e lo sfruttamento del corpo organico, l’alienazione linguistica, l’introiezione delle regole valoristiche e scambiste, la conformazione di tutti i livelli dell’esperienza agli imperativi del lavoro, del consumo, della rappresentazione, fino a far sì che gli uomini e le donne vivi incarnino l’astrazione morta dell’essere-capitale, cogliendo il reale e il loro stesso esserci solo attraverso quest’ultima. Sono questa crescente occupazione e questa riplasmazione di ogni ambito e di ogni strato della realtà, esterna così come interiore, l’utopia capitalista di cui Cesarano compie la critica. Tale critica, nel mentre mostra la genesi storica del dominio reale del capitale, fino al suo tentativo finale di antropomorfosi e al dispiegamento della sua mortifera essenza, evidenzia per contro il processo dialettico di costituzione della Gemeinwesen (comunità, essere comune dell’uomo), addivenire degli uomini all’autogenesi creativa, inveramento delle loro potenzialità come esseri viventi e sociali, infine armonizzati nell’universo naturante. La Critica dell’utopia capitale, opera incompiuta a causa della morte dell’autore, si compone di una prima parte già parzialmente strutturata in forma di tesi, e di una seconda contenente le schede di lettura di Cesarano sui testi che andava utilizzando nel suo percorso di attraversamento critico delle scienze separate, nei dominî della linguistica, della psicanalisi, dell’antropologia, della filosofia, dell’estetica, delle scienze naturali eccetera. Tutti questi materiali, per la più parte fino a oggi inediti, sono stati riprodotti nella forma originale dei quaderni manoscritti.

    Gemeinwesen
    Muntzer il Sopravvissuto

 

 

Discussioni Simili

  1. Il lungo viaggio di Eurolandia verso il default
    Di Juv nel forum Economia e Finanza
    Risposte: 9
    Ultimo Messaggio: 12-05-11, 10:35
  2. Il lungo viaggio dei Sidran
    Di Rodolfo nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 16-06-09, 23:29
  3. Il viaggio più lungo in macchina guidando voi
    Di er uagh nel forum Il Seggio Elettorale
    Risposte: 94
    Ultimo Messaggio: 29-11-07, 21:51
  4. Risposte: 28
    Ultimo Messaggio: 27-09-05, 21:51
  5. Il lungo viaggio
    Di mustang nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 18-09-05, 10:46

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito