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  1. #1
    memoria storica di PoL
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    Talking Finalmente... era ora!!!...




    Dal Corriere della Sera... era ora!!!...




    Nasce Destra Italiana. Via libera del premier. Poli Bortone, Mussolini e Veneziani fondano un nuovo partito per i delusi di Alleanza nazionale. Berlusconi pronto a cedere 12 collegi

    ROMA - Il sindaco più popolare delle Puglie e la guagliona populista, l’intellettuale e l’erede di una dinastia politica. Due uomini e due donne del Sud, destra a denominazione d’origine controllata ma anche destra moderna, europea, telegenica. A quella parte politica, senza incertezze e sin nella scelta del nome, si rivolge il neo partito che, secondo le ultime voci, sta per nascere da una costola di An. Si chiamerà «Destra italiana» e sarà tenuta a battesimo da Adriana Poli Bortone, Marcello Veneziani, Alessandra Mussolini e Franz Turchi. Neanche un responsabile del casting avrebbe saputo fare di meglio. Adriana Poli Bortone copre il ruolo della politica d’esperienza: competente, affidabile, bella, un sindaco di Lecce che i suoi concittadini hanno rieletto col settanta per cento dei voti [e centomila preferenze alle europee]. Marcello Veneziani, neanche a dirlo, è l’intellettuale del gruppo. Conosce bene le debolezze della gauche caviar e, a differenza di altri, vive senza complessi e se ne frega dei salotti: si tratti di stipendi Rai o del suo privatissimo divorzio, se decide di attaccare sa come mordere. Alessandra Mussolini è Alessandra Mussolini: alle regionali non ha neppure sfiorato il fantasmatico 9 per cento che qualcuno le attribuiva, ma un suo consenso ancora ce l’ha e, a quanto pare, non vorrebbe privarsene. Liberatasi dei camerati Tilgher e Fiore, ora Alessandra vira su posizioni più soffici: lei che ha sempre scelto in forma manichea, o di qua o di là, o sì o no, al referendum - per esempio - si asterrà. Franz Turchi, infine. Nella banda dei quattro rappresenta, con la Mussolini, gli under quaranta: anche lui con un cognome simbolico per la destra italiana, un padre e un nonno che, da Mussolini ad Almirante, sempre da quella parte sono stati. Il giovane Franz, però, è moderno, parla inglese, ha una foto con Bush e va spesso negli Stati Uniti. L’Avvocato ne era incuriosito e quando Franz sposò Elisabetta Caltagirone [dalla quale si è poi separato] alla festa arrivarono tutti, da Andreotti a Casini. Poli Bortone, Mussolini e Turchi esordiranno oggi a Strasburgo con una conferenza stampa congiunta, ufficialmente convocata per parlare di euro. In realtà, si tratterebbe di prova generale del nascente nuovo partito al quale, dicono, non mancherà, in futuro, la paterna benedizione del cavalier Silvio Berlusconi. Paterno, e come sempre generoso con chi gli manifesta simpatia, il premier sarebbe perfino pronto a sostenere il gruppetto. A modo suo, si capisce: con una dozzina di collegi. D’altra parte, la crisi di Alleanza Nazionale è evidente e la leadership di Fini vive una fase opaca: nel partito si susseguono scontri surreali, come quello che, a Catania, vede al centro di una faida interna il potenziale assessore Nino Strano. I suoi colleghi di An si oppongono alla nomina ['Non è neppure stato eletto' protestano] ma Fini, che pure per Strano non aveva mai manifestato particolare simpatia, sostiene invece a sorpresa la candidatura, appoggiata peraltro anche dal forzista Gianfranco Miccichè. Lo Strano caso Catania non è il primo nè l’ultimo e intanto gli aennini si deprimono. Publio Fiori, democristiano che, come Gaetano Rebecchini e Domenico Fisichella, aderì prima al Msi e poi ad An, sta per lasciare via della Scrofa per confluire in una nuova formazione. Dicono fosse addirittura pronto per la Margherita ma la generosa campagna acquisti [dai socialisti agli ex diccì, fino ad An] sarebbe stata stoppata dai custodi dell’ortodossia ulivista. Stando così le cose, non sorprende che Adriana Poli Bortone confidi oggi la sua insoddisfazione: 'In Italia c’è ancora uno spazio di destra: perché lasciarlo all’estremismo? Se qualcosa succederà, vorrà dire che ci prenderemo lo spazio che ci compete, quello della destra - si sfoga viaggiando verso Strasburgo - Alleanza Nazionale non lo copre più, mi sembra anzi che faccia di tutto per non coprirlo. Io sono sempre stata battagliera: se hanno deciso di perdere, non ci sto'. La delusione è legata al particolare momento che vive il suo partito ma non solo: 'In An non sai con chi parlare e in giro c’è un certo rassegnato cinismo che non mi piace. L’anno scorso avevo proposto di autoridurci lo stipendio, dieci per cento in meno per tutti noi di An: di fronte alla crisi economica del Paese, mi sembrava opportuno. Idea respinta con danni. Io in questo partito ci sono nata, ero nel Msi, ho creduto in Alleanza Nazionale, ma sembra quasi che oggi la mia presenza non interessi nessuno'. Eppure, riflette ad alta voce la sola donna ministro che An abbia mai avuto [gestì l’Agricoltura nel primo governo Berlusconi], eppure, 'la mia parte l’ho fatta, alle europee centomila preferenze l’ho portate. Se si dà un contributo alla destra, ma poi la destra fa un’altra politica, che senso ha? Quando in una casa non ti trovi più, prendi i quadri e li porti in un altro appartamento. Ricominci. La linea del partito si apprende al mattino, leggendo i giornali. D’altra parte, quel che succede in Europa non rassicura: non vorrei che anche in Italia si manifestasse quell’estremismo di destra che davvero può farci tornare indietro. Di quarant’anni...'.

    Maria Latella

    08 giugno 2005



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    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  2. #2
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    udp,

    Dai fenomeni si risale alla causa! Se è vero posso suggerire che il Fini ha le mani in pasta per costruire un grande Centro con il Follini (F+F),con quel che resta di AN dopo le varie scissioni intenzionalmente favorite?
    Vedrete che la ex Casa delle libertà,ovvero dei casini,non potrà più ripresentarsi all'elettorato per dire che ha fallito; ed ecco che si preparano alla bisogna.
    Ci saranno quattro o cinque opzioni maggioritarie:
    -1-a sinistra estrema comunisti d'antan e post moderni,
    -2-nel centro sinistra-quel che resta dei DS e di Prodi e Margherita
    -3-nel centro/centro-quel che resta della Margherita e UDR+UDC+mezza AN+mezza FI;
    -4- la destra in fuga da AN e destra estrema
    -5- la Lega+i forzisti delusi del Berlusca.
    Non ditemi che gli italici non avranno da scegliere!
    Già,ma i programmi?
    Queli non sono un problema,tanto non saranno mai rispettati.

  3. #3
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    Unhappy ... dobbiamo proprio fare come i tacchini che aspettano il Natale?...



    cari amici
    inutile che ci prendiamo in giro, le dimissioni di Alemanno e Mantovano sono il chiaro segnale che in An i tempi delle decisioni si avvicinano. E’ evidente che lo schierarsi da parte del buon GianFranchino in favore dei ‘sì’ senza neppure degnarsi di sondare prima l’opinione del resto del partito, è stata la classica ‘goccia che ha fatto traboccare il vaso’ ed è ciò che ci voleva per accelerare gli eventi. Come vada a finire ora la cosa, in vista di un ancora assai aleatorio ‘congresso’ che dovrebbe tenersi a luglio, ancora non è dato sapere. Quello che posso augurarmi in tutta sincerità per il bene di noi tutti è che non finisca con un nulla di fatto, si fa la pace e tutto resta come è . Non è un mistero per nessuno che dal 2001 in poi An altro non ha fatto che perdere non solo voti, e questo sarebbe il meno, ma soprattutto comuni, provincie, regioni. Dovunque ci sia stata una ‘occasione’ di perdere, anche dove era pressoché impossibile, essa non è stata sprecata, con la significativa eccezione del ‘miracolo’ di Bolzano di due settimane fa. Una domanda, oziosa certo, ma necessaria a questo punto: è proprio necessario attendere senza far nulla di ‘perdere con onore’ anche le politiche del prossimo anno [cosa certamente ineluttabile se si và avanti su questa strada…] oppure si può fare qualcosa?…
    Una sola considerazione riguardo ai risultati del referendum, che tuttavia dovrebbe far riflettere. Mai come in questa circostanza l’esito del ‘voto’ è stato deciso da quello che da anni è il primo partito in Italia, il ‘partito del non voto’. Se vogliamo fare una ‘stima’ di quanto è attualmente il suo ‘peso’ penso di non sbagliare dicendo che esso è compreso tra il 35 e il 40 per cento. Ebbene una domanda: quanti sono i voti che An ha perso [e continuerà a perdere se và avanti per la stessa strada…] in questi anni a beneficio del ’primo partito d’Italia’?… E un’altra domanda: è proprio necessario attendere di essere massacrati tra un anno senza far nulla per impedirlo?…



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    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  4. #4
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    Talking ... l'anima in pena...



    cari amici
    dalle mie parti, ovvero in provincia di Piacenza, tra i militanti di An di qualsiasi livello vi è un coro pressocchè unanime: il nostro futuro e quello di Fini sono da tempo due realtà indipendenti...

    A beneficio di quei due o tre che, beati loro, si cullano ancora in imbecillità del tipo 'obiettivo: una destra al venti per cento' oppure 'obiettivo: una destra moderna ed europea' e simili, consiglio vivamente la lettura del seguente articolo apparso oggi su Il Tempo...

    Il tramonto del leader… cerca amici… perde il codazzo…


    Arriva da solo all’ora di pranzo. Quando ai bei tempi arrivava in Transatlatico c’era il codazzo di giornalisti, di fedeli, fedelissimi, adepti vari, portavoci, segretarie, peones. Ora arriva da solo. Completo gessato grigio, camicia bianca con colletto alla francese, scuola Farnesina, e cravatta azzurra. Il nodo lì, almeno quello, è sempre lo stesso. Come gli ha insegnato la signora Daniela. Eccolo Gianfranco Fini. Nella mano destra una bella borsa di cuoio nera con le chiusure argentate. Meglio, eleganti ma vistose, cromate come gli scarichi di una Harley Davidson. Eccolo Fini, la prima volta in pubblico dopo la batosta del referendum. Arriva e si mette a parlare con i giornalisti. Una chiacchierata informale, così. A microfoni spenti. Lui è da solo, non ci sono peones che si piazzano dietro di lui per farsi inquadrare dalle telecamere, anche perché telecamere qui non ce ne sono. Non ci sono mezzi figuri che sperano in qualche secondo di notorietà, o quelli che sbucano dietro le spalle e si sganasciano dalle risate (finte) alla prima mezza battuta del capo. Non c’è nessuno. Fini ha voglia di chiacchierare. Anzi, finge un po’. Partito unico?... Non se ne parla. Spaccatura in An?... 'Parlerò all’assemblea nazionale...'. Alemanno?... Scuote la testa. Iscriversi a Forza Italia?... 'Alle volte i giornali non hanno notizie e riempiono con qualunque cosa le pagine...'. E via così. Parte anche l’attacco ai giornalisti. 'È un mestiere nobile, ma certe volte...'. Certe volte?... 'Be’ è un po’ come la politica. E mi fermo qui, meglio che non dica altro...'. Un cronista gli chiede del consiglio d’Europa. Oh, finalmente, deve aver pensato. Si va sul terreno più agevole. E passa all’attacco: 'Ma lei lo sa che ha detto Junker [il lussemburghese presidente di turno della Ue]?...'. Imbarazzo generale. 'Ecco - incalza Fini - studiate, non sapete nulla voi giornalisti. Studiate prima di fare le domande...'. Riecco il Fini di sempre. Braccato, attacca. E parte una dotta disquisizione sulla situazione politica internazionale. Arriva una cronista e prova a riportare il discorso sulla politica interna. Ma il leader di An, gelido, ribatte: 'Signora, poteva venire prima. Non ripeto quello che ho già detto...'. E riprende a parlare di politica estera per concludere con un perentorio: 'E ora, lasciatemi passare, devo andare a votare...'. Pianta tutti in asso e s’avvia verso l’aula. Lo incrocia Giuseppe Consolo che lo saluta. Anche Domenico Contestabile gli stringe la mano. Il capo è nudo. Quando riesce dall’aula gironzola da solo, mani in tasca. Si siede su una poltroncina, si guarda attorno. Quante volte gli è capitato di rimanere in Transatlantico da solo, come un peone qualunque?... Poche, si vede. Fini non sa che fare. Si fruga nella tasca interna della giacca e trova il telefonino. Prova a fare un numero, ma lo sanno tutti che in quel punto non c’è campo. Lui no, prova a riprova a chiamare. Passano esponenti di An che sino a qualche giorno fa lo riverivano, pronti a lanciarsi ai suoi piedi. Ma stavolta niente, fanno finta di nulla, nemmeno una battuta per ingraziarselo, pr ricordargli che esistono anche loro. Il leader è solo. Si si alza, va nel cortile, il luogo dove si fuma e si chiama con il cellulare. Parlotta con Dario Rivolta, responsabile esteri di Forza Italia. Poi s’infila alla buvette e qui incontra Stefania Prestigiacomo. Si mettono a chiachierare, scherzano un po’. Qualche sorriso. Poi arriva Franco Servello, il grande vecchio, il grande amico di Giorgio Almirante. I due escono assieme dalla buvette, poi Fini lo saluta e torna alla sua poltroncina. Poco più in là c’è Alfredo Mantovano, un suo fedelissimo che ha appena consumato lo strappo e si è dimesso dall’esecutivo di An. Il sottosegretario all’Interno non lo degna di uno sguardo, gli resta a debita distanza e si mette di tre quarti. Sett, otto metri più in là. Fini riprende a giochicchiare con il telefonino, poi lo vede. E gli va incontro. Anche questo è un segno dei tempi. Mantovano, non più di un mese fa, gli sarebbe corso dietro. Lo avrebbe seguito come un’ombra, si sarebbe messo lì, come un cagnolino scodinzolante a seguire i passi del capo. Oggi non è così. È Fini che gli va incontro, gli stringe la mano e gli dà un buffetto sulla guancia destra. Ride e scherza come un fratello maggiore che rincorre e rincuora il più piccolo. Ecco, è la fotografia della giornata. Fini che rincorre i suoi. Sono le tre. C’è l’ufficio di presidenza del partito che si riunisce a via della Scrofa. Gli tocca andar via. Per ora...

    F. D. O. giovedì 16 giugno 2005



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    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  5. #5
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    Ma che cazzo.... prima dicono che vogliono fare un partito unico e poi dividono quelli che ci sono già

  6. #6
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    Purtroppo per la Destra italiana Fini sarà anche criticabile, ma è l'unico che abbia un minimo di stoffa da leader. Per il resto non ne vedo, mi sembrano tutti nani.
    A destra mica siete come i comunisti, che possono guidare collegialmente un partito, vi serve il capo, e pure forte, per tradizione.
    Dunque....

  7. #7
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    In origine postato da Curioso
    A destra mica siete come i comunisti, che possono guidare collegialmente un partito, vi serve il capo, e pure forte, per tradizione.
    Dunque....
    Francesco Rutelli!

  8. #8
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    In origine postato da Mantide
    Francesco Rutelli!
    alle Telecomunicazioni? Volete fare un rimpastino?

  9. #9
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    Quello che sta succedendo in AN è la logica conseguenza di ciò che negli anni scorsi non è stato fatto per dare un senso al partito del dopo-Fiuggi.
    Sicuramente la colpa non è da attribuire solo a Fini, ma...

  10. #10
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    Red face ... credete a me, finirà tutto in una bolla di sapone...


    ’Non vi è nessuna congiura, nessuno strano patto…’, assicura Gianni Alemanno. Fatto sta che ieri è accaduto qualcosa che in An non accadeva da tempo. I leader della Destra sociale e della Destra protagonista [ Storace, Alemanno, La Russa e Gasparri…] si sono incontrati a porte chiuse e hanno discusso per più di un’ora. Alemanno è l’uomo che sta portando la sfida a Fini. Non in discussione la leadership [ci mancherebbe altro! …] ma la linea politica del partito [e che questa sia da rivedere tutti o quasi in An sono d’accordo…]. Il calce al documento che Alemanno intende portare domani all’Assemblea nazionale [dove siedono 500 delegati] pare vi siano già 114 firme… non molte questo è vero… Su quello che i quattro si sono detti piovono infinite illazioni. C’è chi dice verrà proposto un ordine del giorno per obbligare d’ora in poi Fini ad attenersi strettamente allo statuto del partito e prendere le decisioni dopo essersi sentito con i vertici. Una specie di ‘commissariamento’ insomma. C’è invece chi è convinto che si sia concordato un ‘patto di ferro’ per impedire la nomina di Matteoli, ‘uomo di fiducia’ di Fini nella maniera più vergognosa e strisciante, a coordinatore unico. Domani vedremo come stanno le cose. Se volete il parere di uno che in An c’è da molti e molti anni, ho il preciso presentimento che tutto finirà nella classica bolla di sapone. Del resto ormai si è in molti a dare per scontato che nulla da qui alle elezioni cambierà in modo significativo e in fin dei conti la cosa non sarà del tutto negativa. Si avranno poi ben cinque anni di tempo per azzerare tutto e ripartire e potremo quindi prendercela con comodo… ossia quello che si è sempre fatto


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    Nobis ardua

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