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Discussione: la morale di prodi

  1. #21
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    In Origine Postato da --IHSV--
    Corte dei conti:

    Il complessivo risultato di gestione dell’Istituto (IRI) per il 1985, cui concorrono... sia il saldo del conto profitti e perdite sia gli utili e le perdite di natura patrimoniale, corrisponde a una perdita di 980,2 miliardi, che si raffronta a quella di 2.737 miliardi consuntivata nel 1984»
    non scrivere queste cose che al brunik viene un coccolone...gli rovini il mito dell'infallibile Prodi....l'unico che non intrallazzava,l'unico che non riceveva favori e non li faceva,quello che soprattutto rimetteva a posto tutto......o meglio tutti...gli amici...

  2. #22
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    In Origine Postato da --IHSV--
    Corte dei conti:

    Il complessivo risultato di gestione dell’Istituto (IRI) per il 1985, cui concorrono... sia il saldo del conto profitti e perdite sia gli utili e le perdite di natura patrimoniale, corrisponde a una perdita di 980,2 miliardi, che si raffronta a quella di 2.737 miliardi consuntivata nel 1984»
    minchia, questo voleva risanare l'IRI in un anno,

    Guarda che l'IRI aveva mezzo milione di dipendenti, non so se mi spiego, amico banana.

    Si vede subito che voi bananas non avete mai lavorato, non avete la più pallida idea di cosa significhi sistemare le cose.


    Il Mondo lunedì, 1 agosto 1988
    VARIE
    Pag. 022

    Prodi , quel presidente dal volto umano

    Convinzioni che e' disposto a cambiare . Certezze che non diventano dogmi . Prodi e ' abituato ad analisi preliminari approfondite circa le sue decisioni . E per questo che alcune sue mosse andrebbero rilette e interpretate in una chiave diversa . Accadra' allo scadere del suo mandato ? Fra i suoi progetti . . i


    industria pubblica

    Era incredulo . Sedeva sulla poltrona di ministro dell' industria da poco tempo e stava onorando una serie di impegni presi a suo tempo dal predecessore , Carlo Donat Cattin , che si era appena dimesso dal dicastero assegnatogli nel quarto governo Andreotti . Nella sala delle conferenze della Cassa di risparmio delle provincie lombarde , a Milano , il 12 dicembre 1978 , arrivo' con lieve ritardo . Si parlava di export e di problemi relativi alla competitivita' delle industrie italiane rispetto ai partner internazionali . Sali' sul podio , sistemo' il microfono , incorse nel tic da docente universitario che gli e' rimasto : quello di spendere due o tre secondi in silenzio guardando il pubblico e percorrendo mentalmente i banchi prima di iniziare una lezione . Disse : " Signori , vi devo annunciare che stamane l' Italia e' entrata nel Sistema monetario europeo e . . . " . La congiunzione gli rimase a mezz' aria , soffocata dall' intensita' e dalla durata dell' applauso . Una standing ovation , con il pubblico di manager e imprenditori all' impiedi , entusiasti e come liberati da ansie e incertezze . Qualcuno spese parole e concetti maiuscoli per spiegare il fenomeno . Lui , Romano Prodi , non capi' a fondo ne' la relazione , ne' l' applauso ; un rito che nelle aule bolognesi aveva sempre scoraggiato . Quel giorno il Professore si guadagno' tutta la stima possibile , quella che e' fatta non dai giornali o dalle copertine e neppure dalle interviste piu' o meno argute . La stima che passa di bocca in bocca in racconti e valutazioni degli uomini d' impresa . Il suo pubblico di estimatori comincio' a conquistarselo quel mattino . Ed e' emblematico come in quella medesima occasione non fossero presenti politici di vaglia . Altrimenti avrebbero capito a fondo il primo vero segreto del Professore : la concretezza e il senso di rassicurazione che puo' dare un uomo con le sue caratteristiche . Soffre il caldo , Romano Prodi . Sbuffa . Mugola . Si pasticcia gli occhiali con le mani lasciandovi impronte gigantesche . Attorno a mezzogiorno il suo fraseggio , le sue metafore ricorrono a esempi mutuati dalla gastronomia e dall' enologia . Tutta colpa di succhi gastrici cromosomicamente puntuali nella manifestazione del desiderio di cibo . E dimagrito , Romano Prodi . In famiglia dicono che e' stanco , ma che mostra una tempra eccezionale . Chi ha cercato di cambiargli il look facendolo rinunciare alle camicie a righe e convincendolo a vestirne di una taglia piu' abbondante e' riuscito solo a meta' nel suo compito . E passato dalle cravatte regimental a quelle fantasiose di Hermes , ma non ha mollato sugli status symbol : al polso , con poco ricambio , porta da anni un cronografo a cui e' profondamente legato . Sbuffa . Mugola . E un perfezionista di natura pragmatica con delle intuizioni che diventano convinzioni ; e con valutazioni che possono essere riviste . Se deve cambiare idea , la cambia . La coerenza , per Prodi , e' un valore , non un dogma . E per questo che di fronte alla prova contraria , all' oggettivita' , e' disposto a mettere in gioco le teorie di riferimento . Dote rara , per uno che viene dalla cattedra . Dote rarissima per il portatore di un record di successi come il suo . A Bologna , nei primi anni 70 , fonda Prometeia . Il fare e la stazza di Beniamino Andreatta lo convincono sette anni dopo a fondare Nomisma , a non entrare in conflitto con l' altro Professore , ma a prenderne le distanze . Chi gli sta vicino cita un mottetto tedesco : " Zwei Elefanten im Automobil , das ist zu viel " , due elefanti in un' auto sono decisamente troppi . E la ricucitura concettuale con l' altra meta' del cielo universitario bolognese avviene passando attraverso le sicure mani di un rettore e di un messaggero di buone intenzioni fra i due luminari . Luminari i quali , beninteso , non hanno mai polemizzato ne' in pubblico ne' in privato . Ecco l' indole del Professore : non importa che cio' che faccio sia importante , l' importante e' farlo bene . " Irrimediabilmente cattolico " , e' il frettoloso giudizio del reporter economico di un quotidiano di sinistra nel giorno in cui sbarca nell' ufficio di presidente dell' Iri dopo un paio d' anni trascorsi a Bologna , in cattedra , al termine dell' esperienza ministeriale . Un giudizio che Prodi si porta dietro per un pezzo con noncuranza assoluta . Sa di essere il piu' laico degli economisti e quegli esami di morale che ha sostenuto all' Universita' cattolica del Sacro cuore di Milano c' e' chi li ricorda come dissertazioni sul filo di una dissacrante ironia . L' irrimediabilmente cattolico Professore mette mano al dissesto del parastato con l' abilita' di un cerusico nella diagnosi , ma lamenta l' impossibilita' di applicare un tipo di chirurgia che non sia plastica . Gli uomini con cui deve lavorare all' Iri , un pacchetto manageriale preconfezionato , variegato di appartenenze , crediti e debiti di natura politica non e' malvagio (lo dice lui , il Professore) . Lo amano immediatamente i dirigenti operativi , gli stessi che , se presenti , si sarebbero uniti all' applauso del 12 dicembre 1978 . Lo scrutano e gli tendono alcune feroci insidie quelli piu' politici . Non se ne cura . Nel frattempo , nei poco rarefatti ambienti della stampa romana , qualcuno lo battezza " il boiardo dal volto umano " . Ancora una volta , non se ne cura . Cosi' come l' intervista rilasciata da Paolo Cirino Pomicino a Panorama la scorsa settimana per sentenziare la fine dell' era dei professori (insieme con Prodi , nel mirino del ministro per la funzione pubblica e' entrato anche Franco Reviglio) non lo ha scosso . A sfogliarlo , quel librone che raccoglie i ritagli di stampa , i commenti , i vari " saliscendi " , gli editoriali , contiene valutazioni contraddittorie , ma valutazioni che sfrondate delle posizioni obbligate , delle dichiarazioni di principio e di quelle in difesa d' ufficio dei mille e uno interessi che ruotano attorno alle partecipazioni statali , mostrano un disegno strategico che Prodi ha saputo mettere a punto in questi anni . Sempre a Panorama , parlando della scadenza ormai prossima del suo mandato , ha espresso alla fine di maggio un desiderio : che gli italiani non gli cerchino un altro posto quando decidera' di tornare all' universita ' , alla sua cattedra . Il chiacchiericcio economico finanziario lo vuole a Ravenna alla guida del gruppo Ferruzzi e con un nomignolo , gia' appioppato , di piu' bella tessera del mosaico di Gardini . Nel concetto ci sono parole che non piacciono al Professore : tessera e mosaico . Con tutte le valenze e i doppi sensi che ne conseguono . Romano Prodi silura Umberto Nordio . Lo " abbatte " , come scrivera ' il manifesto la mattina dopo . Si e' trattato di una decisione sofferta , e chi ha lavorato al suo fianco lo sa . Nordio , tutto sommato , era quel misto di manager politico ad alta caratterizzazione tecnica che a Prodi non dispiaceva . Ha rischiato in proprio con quell' attacco ; ha rischiato con la designazione di Carlo Verri . I dietrologi hanno subito capito tutto e consegnato una chiave di lettura ineccepibile . Verri , ex Riv , targato Torino : un debito contratto con il gruppo Fiat , una riparazione allo sgarro di avere solo per un istante pensato che l' Alfa potesse andare alla Ford . Un ennesimo segreto del Professore e' quello di collezionare le piu' estrose interpretazioni al suo operato senza darsene per inteso . L' economia e la finanza , ha detto una volta passeggiando davanti alla sua lavagna di Bologna con le maniche della camicia arrotolate senza cura fino a meta' avambraccio , sono cose che prescindono dalla proiezione di desideri . E ora il dibattito che anima tiratori scelti e denigratori professionali sulla piazza romana e' se Romano Prodi sia davvero l' uomo giusto per l' Iri anche se corrono pochi mesi alla scadenza del suo mandato e lui mostra di non avere grande intenzione di rimanere in via Veneto a dirigere l' istituto . Verso il cuore del premier La sua mappa di riferimento in termini politici gli indica certamente un sentiero molto facile per accedere al cuore del primo ministro . De Mita , non ne fa mistero , lo stima a fondo . Potrebbe aver pensato di rimpiazzarlo , ma il rapido censimento fatto un giorno con un suo collaboratore lo ha costretto a prendere atto che la sostituzione potrebbe essere un dilemma politico ben piu' consistente di un negoziato che portasse alla fine anticipata dell' incarico di Prodi all' Iri . Bettino Craxi e i socialisti in genere sono dipinti come ostili a Prodi . Il signor segretario e i suoi collaboratori hanno pero' preso atto della sua capacita' negli anni in cui hanno governato Palazzo Chigi . Certo , c' e' stato il caso Sme : ma dentro e fuori l' Iri , dentro e fuori il Psi , forse e' giunto il momento di una rilettura delle posizioni che vennero assunte in quel rovente mese di maggio di tre anni fa . Fra i segreti del Professore c' e' quella lunga serie di appunti e riflessioni sulla struttura del macrocosmo industriale che l' Iri rappresenta . E ci sono tutte le valutazioni preliminari , i report che stavano dietro alla ristrutturazione radicale della siderurgia italiana che ha sempre dovuto fare i conti con valenze di natura sociopolitica e non ha potuto essere implementata secondo i canali che , in chiave europea , Prodi aveva previsto . Devono essere altrettanto interessanti le carte predisposte per l' operazione Telit , cosi' come sono di un certo peso strategico quelle che stanno alla base della necessita' di una superStet e le considerazioni sulla scarsa portata strategica di un settore alimentare in mano pubblica . L' innovazione in due volumi Prodi nel 1967 ha scritto un agile libro intitolato Concorrenza dinamica e potere di mercato . Cinque anni dopo si e' soffermato su La diffusione dell' innovazione nell' industria italiana . Una serie di passaggi logici alla cui base l' irrimediabilmente cattolico boiardo dal volto umano cominciava a coniugare assetti di cambiamento industriale con la necessita' di un' interpretazione dell' impresa a volte troppo sofisticata per la classe di imprenditori politici che ha governato negli anni l' Iri . Fra i segreti del Professore c' e' anche quello di un' idea che gli si e' insinuata nella mente in questi mesi : ripercorrere la sua esperienza all' Iri in un lungo saggio che parli della transizione da un modello industriale statale a un altro , la razionalizzazione della trasparenza operativa che a fatica ha cercato di mantenere in questi anni all' Iri . A Prodi poco importa di essere ritenuto l' uomo giusto per l' istituto oggi ; o di esserlo stato ieri . Lo hanno irritato accuse e sospetti circa l' aver favorito con studi e ricerche la sua Nomisma ; lo hanno fatto imbufalire le insinuazioni circa la sua indipendenza operativa . A conti fatti , ma non e' ancora il momento di un bilancio , Romano Prodi ha una bottom line in nero . Una macchina forse non ancora razionalizzata in pieno , ma un filo piu' chiara di quella che trovo' a suo tempo . Detesta gli elogi e i riconoscimenti . Ma forse oggi non si stupirebbe della standing ovation di dieci anni fa . * * DIDA* * * .
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  3. #23
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    Brunik,brunik, tu dai etichette di quella o quell'altra coalizione ad un partito, solo al muoversi di una foglia, anche solo ad un ipotetico "se" del riformista o di Repubblica, ora tu mi dico che Prodi non c'entrava con la DC? Ma se era amico di tutti gli economisti e politici Dc di una certa area, e non ha mai negato di fare parte della DC. E' sempre stato considerato dai suoi stessi alleati un democristiano, e ora cosa si scopre? E poi quelle frasi sul centro le ha dette, sono state riportate da giornali di ogni colore.

  4. #24
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    In Origine Postato da iannis
    Brunik,brunik, tu dai etichette di quella o quell'altra coalizione ad un partito, solo al muoversi di una foglia, anche solo ad un ipotetico "se" del riformista o di Repubblica, ora tu mi dico che Prodi non c'entrava con la DC? Ma se era amico di tutti gli economisti e politici Dc di una certa area, e non ha mai negato di fare parte della DC. E' sempre stato considerato dai suoi stessi alleati un democristiano, e ora cosa si scopre? E poi quelle frasi sul centro le ha dette, sono state riportate da giornali di ogni colore.
    E' quello che si dice sempre, ma non è vero.

    Era solo amico di Andreatta che era stato suo professore all'università, che considerava il suo maestro e che stimandolo ne aveva mcaldeggiato la nomina a ministro dell'Industria.

    Stop.

    Se a te risulta che Prodi facesse parte della segreteria della DC o avesse un qualsiasi incarico fammelo sapere, io non ne so niente.

    Leggi l'articolo di sopra. Non è che uno perchè è cattolico era della DC per forza.

    " Irrimediabilmente cattolico " , e' il frettoloso giudizio del reporter economico di un quotidiano di sinistra nel giorno in cui sbarca nell' ufficio di presidente dell' Iri dopo un paio d' anni trascorsi a Bologna , in cattedra , al termine dell' esperienza ministeriale . Un giudizio che Prodi si porta dietro per un pezzo con noncuranza assoluta . Sa di essere il piu' laico degli economisti e quegli esami di morale che ha sostenuto all' Universita' cattolica del Sacro cuore di Milano c' e' chi li ricorda come dissertazioni sul filo di una dissacrante ironia .

  5. #25
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    [QUOTE]In Origine Postato da brunik
    [B]E anche se le avesse dette Prodi non è mai stato nella DC, non ha mai fatto neanche il consigliere comunale.
    $$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$
    Questo è falso nel 1978 Prodi è stato per sei mesi ministro dell' Industria nell'democristianissimo governo "Andreotti ter".
    Ti invito a guardare nella biografia on line di Prodi.

  6. #26
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    Grazie per il consiglio.

    Ciampi è stato ministro del tesoro nel primo governo Prodi quindi è dell'Ulivo.

    Ti invito a guardare la biografia di Ciampi.

    Dini è stato ministro del Tesoro nei sette mesi del governo Berlusconi, quindi era di Forza Italia. Ti invito a guardare la biografia di Dini.

    Carli era il ministro del tesoro all'epoca del governo Andreotti con Prodi, quindi anche Carli era Dempocristiano. Ti invito a guardare la biografia di Carli.

    Siniscalco è il ministro dell'Economia del governo Berlusconi 2, quindi è sempre statodi Forza Italia. Ti invito a guardare la biografia di Siniscalco.


  7. #27
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    [QUOTE]In Origine Postato da brunik
    [B]Grazie per il consiglio.

    Ciampi è stato ministro del tesoro nel primo governo Prodi quindi è dell'Ulivo.

    Ti invito a guardare la biografia di Ciampi.

    Dini è stato ministro del Tesoro nei sette mesi del governo Berlusconi, quindi era di Forza Italia. Ti invito a guardare la biografia di Dini.

    Carli era il ministro del tesoro all'epoca del governo Andreotti con Prodi, quindi anche Carli era Dempocristiano. Ti invito a guardare la biografia di Carli.

    Siniscalco è il ministro dell'Economia del governo Berlusconi 2, quindi è sempre statodi Forza Italia. Ti invito a guardare la biografia di Siniscalco.
    $$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$
    Infatti è vero:Siniscalco essendo ministro nel Berlusconi 2 è di fatto nell' "area" di Forza Italia, Ciampi è di centrosinistra (e del resto non mi sembra una gran novità) anche se essendo stato eletto in modo "bipartisan" deve per forza essere il più possibile imparzialeDini era esplicitamente di Forza Italia finchè non decise di passare con l'Ulivo. A sua volta Prodi in passato era democristiano. Che c'è di scandaloso?

  8. #28
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    Lei è informato molto male.

    Dini era il direttore generale di Bankitalia ai tempi del pentapartito, Ciampi era il governatore della Banca d'Italia pure ai tempi del pentapartito, Siniscalco era il direttore generale delle Finanze nel governo Amato di centrosinistra.

  9. #29
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    [QUOTE]In Origine Postato da brunik
    [B]Lei è informato molto male.

    Dini era il direttore generale di Bankitalia ai tempi del pentapartito, Ciampi era il governatore della Banca d'Italia pure ai tempi del pentapartito, Siniscalco era il direttore generale delle Finanze nel governo Amato di centrosinistra.
    $$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$4
    Il che esclude che Prodi sia stato parte attiva di un governo democristiano (l'Andreotti ter del 1978)?

  10. #30
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    Il che non implica che Prodi sia stato democristiano.

    Oppure far parte per sei mesi di un governo implica necessariamente essere un politico del partito del capo del governo? Basta saperlo che quello che vale per Prodi non vale per tutti gli altri.

 

 
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