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Discussione: Il 3d dell'Udinese

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    Predefinito Il 3d dell'Udinese



    UDINESE CALCIO SpA
    Via A. e A. Candolini, 2
    33100 Udine

    Franco Soldati
    Presidente del C.d.A.

    Pietro Leonardi
    Direttore Generale

    Sigfrido Marcatti
    Segretario Generale

    Franco Collavino
    Segretario

    Alberto Rigotto
    Direttore Amministrativo

    Lorenzo Toffolini
    Team Manager

    Guido Gomirato
    Addetto Stampa

    Manuel Gerolin
    Responsabile Osservatori

    Andrea Carnevale
    Responsabile Settore Giovanile
    Livio

  2. #2
    Vittima del proporzionale
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    Storia

    Di anni ne ha ben 109, ma non li dimostra. Non è la solita inflazionata frase di circostanza che coniamo per iniziare la storia di uno dei più gloriosi sodalizi calcistici italiani, ma è la doverosa testimonianza dei successi che l'Udinese sta mietendo soprattutto in questi ultimi anni, dopo aver sfiorato il titolo italiano nel 1954-55, dopo aver vinto lo scudetto nel 1896, anche mai riconosciuto. Perché? Perché la manifestazione, un torneo a tre, la Pg Ferrara, l'Istituto Turrazza di Treviso e, appunto l'Udinese, o meglio la Società Udinese di Ginnastica e Scherma, composta da studenti delle scuole tecniche udinesi, disputatosi a Treviso dal 6 all'8 settembre, non fu organizzato falla Federcalcio (che fu istituita un anno dopo), bensì dalla Federazione Italiana Scherma.
    Gli udinesi vinsero entrambi gli incontri, prima con il Treviso, poi in finale con la Spal che fu superata per 2 a 0 con doppietta di Antonio Dal Dan, maestro, capitano della squadra, il pioniere del calcio bianconero.
    L'anno prima, il 15 settembre 1895, la medesima squadra partecipò al Velodromo "Roma" al Salario ad una gara di esibizione con la Virtus Bologna e spettatore d'eccezione fu il Re Umberto I.
    Dopo il successo del 1896, a Udine e in tutto il Friuli, il calcio comincia a farsi largo, anche se le discipline principi rimangono la Scherma e la Ginnastica.

    NASCITA DELL'ACCIU'
    Il 5 luglio 1911 è un'altra data storica per il calcio friulano. I ginnasti dell'Udinese, con a capo Luigi Dal Dan, figlio di Antonio, costituiscono l'Associazione Calcio Udinese che viene iscritta alla Federazione Italiana Giuoco Calcio. La prima gara amichevole della neonata società, ha luogo a Palmanova in occasione di uno dei primi voli aerei in cui si cimentò il notaio udinese Cavalieri. La squadra bianconera batte la Juventus di Palmanova per 6 a 0.
    Nel 1912 l'Udinese partecipa al campionato di promozione assieme a Petrarca Padova e al Padova e batte entrambe presupposto indispensabile per iscriversi nella massima categoria dove rimane sino allo scoppio della prima guerra mondiale.
    Nel dopoguerra, esattamente il 22 aprile 1919 A.C. Udinese entra a far parte dell'Associazione Sportiva Udinese (Asu) e il conte Alessandro del Torso ne diventa presidente.

    GLI ANNI VENTI
    Coincidono con il debutto del leggendario Gino Bellotto, che ha riempito numerose pagine di gloria della storia bianconera. Bellotto, giocatore tutto fare, disputò qualcosa come diciassette campionati con l'Udinese. Un record! Record che, degli attuali bianconeri, potrebbe essere avvicinato o eguagliato dal solo Valerio Bertotto, alla sua tredicesima, consecutiva stagione a Udine. Bellotto esordì nel torneo di prima categoria 1920-21. L'Udinese rimase in prima categoria (girone B) che terminò all'ultimo posto con 5 punti (il girone fu vinto dal Genoa).
    Fu quella una stagione davvero sfortunata per i colori bianconeri: nel luglio del 1922 l'Udinese è finalista della prima Coppa Italia. A Vado Ligure affronta i locali e viene sconfitta per 1 a 0 con rete del celeberrimo Felice Levratto nei supplementari.
    Il 24 agosto del 1923, con l'Udinese fortemente indebitata, l'Associzione Sportiva Udinese prende le distanze dal calcio; la società bianconera è costretta ad istituire un bilancio e un direttivo completamente autonomi. Il presidente del Torso paga tutti i debiti, mettendo all'asta alcuni suoi quadri e poco dopo la presidenza viene assunta dall'industriale della birra, Francesco Dormisch.
    Nel torneo 1923-24 i bianconeri si trovano in seconda divisione (oggi serie B) e si comportano dignitosamente, terminando al quarto posto. L'anno dopo va decisamente meglio e l'undici bianconero conclude il girone D di seconda divisione in testa a pari merito con Vicenza e Olimpia di Fiume. Fu necessario lo spareggio per designare la squadra che poi avrebbe partecipato alla finale nazionale, con Parma, Como e Novene per la promozione in Prima Divisione, attuale serie A. L'Udinese riuscì a superare fiumani e vicentini Nella successiva finale la squadra friulana concluse in testa a pari merito con il Parma (7 punti), precedendo Novese, che di punti ne aveva conquistati 6 e Como, 4.
    In prima divisione - torneo 1925-26, i friulani devono vedersela con Il Torino del famoso Cevenini, con il Bologna, poi ancora con Modena, Casale, Internazionale, Verona Hellas, Doria, Brescia, Novara, Pisa, Legnano.
    I bianconeri si resero protagonisti di un acuto, batterono 4 a 3 il Torino consentendo al Bologna d primeggiare nel girone e di partecipare alle finali nazionali vinte, poi, dalla Juventus. L'anno successivo l'Udinese, rifiutandosi di partecipare alle qualificazioni veniva retrocessa. Così nel campionato 1926-27 i bianconeri furono inseriti nel girone veneto lombardo, il primo di quattro della nuova prima divisione (serie B attuale).
    In quella stagione debuttò ( a Bologna il 14 marzo 1926) il diciassettenne attaccante Aldo Spivach, uno dei grandi protagonisti della storia bianconera che due anni dopo fu ceduto alla Lazio per 23 mila lire. Fu il primogrosso colpo di mercato dell'Udinese.
    Quello della stagione 1926-27 fu un cammino disastroso, che l'Udinese terminò all'ultimo posto con 6 punti soltanto. Il risultato finale doveva significare la retrocessione, ma la Federazione, in considerazione delle benemerenze della società bianconera, annullava la bocciatura. Il presidente dell'Udinese Achille Villoresi, scampato il pericolo, rinforzò la squadra che (stagione 1927-28) riuscì a salvarsi dignitosamente.
    In quell'annata esordisce il leggendario Alfredo Foni (9 ottobre 1929, Udinese-Ponziana 3-2). Foni si rivela subito giocatore di razza, è un centravanti che corre, che ha piedi buoni, che sa trovare la porta. L'anno dopoc'è la definitiva consacrazione a campione autentico, Foni segna 25 reti e viene ceduto alla Lazio per la cifra di 55 mila lire!
    Nel torneo 1928-29, grazie alle prodezze del suo bomber, l'Udinese, sempre presieduta da Villoresi, allenata dal tecnico ungherese Fogl, fece ancora meglio, classificandosi al terzo posto con 39 punti, preceduta dal Forlì (41) e dal Monfalcone (44). Questa fu la formazione che si comportò valorosamente: Cassetti, Cantarutti, Bellotto, Gerace, Bonino, Zilli, Tosolini, Vittorio, Foni, Modotti, Dorigo. Ci fu spazio anche per i vari Brusin, Migliorini Modonutti, Barbetti, Poalmano.
    Al termine di quell'annata la Federazione istituisce i campionati a girone unico; riunisce le quattordici squadre retrocesse dalla massima categoria con le promosse della prima divisione per formare la B. L'Udinese, quindi, si ritrova in serie C. L'anno venturo, quello che inaugura, come detto, la rivoluzione dei vari campionati, vede l'Udinese maramaldeggiare e concludere al primo posto con 42 punti, seguita da Spal 39, Pro Gorizia 35. Questa la formazione-tipo: Cassetti (Lipizer III), Bellotto, Loschi, Gerace, Bonino, Zilli (Magrini), Modotti (Frossi) Vittorio, Miconi (Modonutti), Bartezaghi, Dorigo. In quell'annata fa il debutto un altro giocatore destinato ad entrare nella cerchia dei grandi, Annibale Frossi, che fa il suo esordio l'1 giugno 1930 a Pola contro il Grion (vittoria dei bianconeri per 1 a 0). Sempre in quella stagione c'è spazio pe un altro ragazzino, il bomber Walter D'Odorico, il giocatore più prolifico della storia bianconera con 87 reti. D'Odorico, un centravanti di razza, rimane a Udine sino al all'estate del 1933 per poi essere ceduto al Padova (ritornerà a Udine sette anni dopo).
    Al termine della stagione 1929-30 vengono ceduti alcuni "pezzi da novanta", Loschi alla Triestina, Cassetti al Bologna, Miconi alla Salernitana.

    GLI ANNI TRENTA
    Il torneo cadetto 1930-31 si è rivelato più difficile del previsto, anche per i problemi finanziari cui si dibatteva la società. La squadra riuscì a salvarsi dopo uno spareggio (stravinto) con la Lucchese con cui aveva concluso il cammino al terzultimo posto, con 27 punti. Lo spareggio fu disputato a Bologna e l'Udinese vinse per 7 a 0. La retrocessione in prima divisione, comunque, fu rimandata di un anno, quando i bianconeri disputarono un campionato in sordina concludendolo al terzultimo posto con 25 punti, a cinque lunghezze dalla zona-salvezza.
    Dopo un torneo senza infamia e senza lode (1932-33) l'Udinese l'anno successivo sfiorò la promozione in B pur priva del bomber D'Odorico ceduto nel frattempo al Padova. I bianconeri, dopo un cammino molto autoritario, caratterizzato da venti gare esenti da sconfitte, concludono alla pari del Pisa per cui si rende necessario l'ennesimo spareggio. Alla vigilia della sfida con i toscani, si verifica un fatto clamoroso, il presidente Lao Menazzi Moretti, in seguito alle polemiche sorte per non essersi opposto alla scelta della sede dello spareggio (Milano prima, poi Roma(, rassegna le dimissioni. Nella capitale il Pisa vince per 3 a 1 ed è promosso nella cadetteria. Nel torneo 1934-35 l'Udinese sfiora ancora la promozione in B: vince il suo girone di prima divisione con 39 punti, segnando qualcosa come 62 reti, incassandone soltanto 18, ma nel momento della verità, ovvero lo spareggio a quattro con Reggiana, Siena e Sanremese, la squadra bianconera, che ha il potenziale migliore, deve fare i conti con la cattiva sorte e i suoi sogni di gloria si infrangono per l'ennesima volta. La stagione 1935-36 segna la composizione della serie C, di conseguenza il torneo di prima divisione diminuiva di importanza e di grado. L'Udinese fa parte della serie C e il suo comportamento è più che onorevole, si piazza al terzo posto con 39 punti, dietro Vicenza 40 e Venezia 42. Un anno dopo, però, i bianconeri soffrono le pene dell'inferno, rischiano la clamorosa retrocessione che fu evitata soltanto con il successo a spese del fanalino di coda Fortitudo, nel finale del torneo.
    Nel 1938-39 l'Udinese fa l'auspicato salto di qualità. Il presidente Enea Caine e l'allenatore Luigi Miconi costruiscono una squadra equilibrata, forte in ogni settore. I friulani concludono il girone A della serie C in testa con 41 punti, precedendo di quattro lunghezze il Treviso. Per accedere alla B si rendono necessari i "soliti" spareggi. Gli avversari si chiamano Brescia, Reggiana e Savona. La promozione viene conquistata nell'ultimo impegno, la trasferta di Savona in cui basta il pareggio. Alla fine sarà 0 a 0. La classifica degli spareggi vede in testa Brescia con 8 punti, Udinese con 7 (entrambe promosse), Reggiana 5, Savona 4. Questa la formazione della squadra bianconera: Gremese (Tonello), Ciroi, Venier (Forniz), Dianti, Gallo, Serri (Miani), Bertoli, Faini, Zorzi, (Ferigo), Tabanelli, Sdraulig ((Marini). Allenatore: Miconi.
    Con la promozione in B ritornano a Udine il centravanti D'Odorico, da Torino e Spivach. Da Genova che danno impulso all'attacco bianconero assieme a Tabanelli. Ka squadra è affidata all'ungherese Payer, ma che non ottiene i risultati sperati per cui viene esonerato e sostituito da Miconi. Alla fine l'Udinese si piazza a metà classifica con 33 punti.

    L'INIZIO DEGLI ANNI 'QUARANTA
    Nel torneo 1940-41, la compagine friulana à guidata dal maestro livornese Pietro Piselli, che è ottimo ginnasta, pur avendo una gamba di legno. Il tecnico toscano si affida al "sistema inglese" quale modulo di gioco. L'Udinese disputa altri due tornei di B, 1941-42, con Miconi ancora allenatore (arriva nona) e 1942-43, guidata per tre quarti del torneo da Molnar, quando si piazza al terzultimo posto con 26 punti. E' nuovamente serie C. L'errore societario è quello di aver sostituito troppo tardi l'allenatore Mornar con Gino Bellotto.
    Va anche detto che l'Udinese pagò a caro prezzo le inevitabili cessioni di alcuni suoi "pezzi" pregiati, il centromediano Gallo, il terzino Zorzi e l'ala sinistra Del Medico ceduti al Milano (l'attuale Milan).
    Intanto la guerra sconvolge anche il mondo calcistico. L' 8 settembre 1943, poi, c'è il caos, i calciatori ritornano a casa per cercare di evitare l'arruolamento del governo militare tedesco,la Federcalcio istituiti numerosi gironi cosiddetti "locali", per evitare lunghe trasferte e l'Udinese fu inserita in quello giuliano della serie C. La squadra, allenata da Alfredo Foni, non si comportò in maniera esaltante, tutt'altro.

    IL DOPOGUERRA
    Dopo la sospensione dei campionati per gli eventi bellici, l'Udinese viene inerita in uno dei tre gironi (quello veneto-emiliano) del torneo di B-C cui partecipano 36 squadre. Tra i bianconeri debutta Sergio Manente, in seguito punto di forza della Juventus con cui disputò 231 incontri. Nella cadetteria i bianconeri rimasero sino al torneo 1947-48 quando il torneo fu ristrutturato in un unico campionato. L'Udinese, perciò, per non retrocedere di categoria, avrebbe dovuto classificarsi entro le prime sei e non, come successe, al decimo posto con 35 punti.

    L'AVVENTO DI GIUSEPPE BERTOLI: ARRIVA LA SERIE A
    All'inizio di quella stagione, c'è anche una svolta societaria: Guido Cappelletto rassegna le dimissioni da presidente e il suo posto viene preso dall'industriale Giuseppe Bertoli, contitolare delle omonime Officine di Paderno a Nord di Udine, che si accolla, anche, l'intero debito societario, quasi nove milioni di lire. Bertoli è il personaggio della svolta del calcio bianconero, ha le idee chiare. Nella sua prima gestione, l'Udinese, che è affidata dapprima all'austriaco Hermann Schramseis, poi a Elio Loschi, arriva decima, come già detto. E' la C. Bertoli si rimbocca le maniche, chiama al capezzale dell'Udinese l'ex portiere Aldo Olivieri, campione del mondo nel 1938 a Parigi, costruisce una squadra equilibrata, evitando le spese pazze. I risultati non tardano a venire, l'Udinese ritorna prontamente in B, ma ha basi solide per tentare il gran salto in serie A.A dare speranza al calcio udinese ci fu del mondo del 1938. Bertoli acquista dalla Mestrina il trio d'attacco Perissnotto-Darin-Dalle Vacche, dal Torino arriva l'irlandese Solan. Altri acquisti sono il portiere Brandolin (Lazio), poi Berganmasco (Pro Gorizia), Farina (Chieti), Zorzi e Vicich (Sampdoria). Per il primo si tratta di un lieto ritorno nella squadra della sua terra che lo ha lanciato nel calcio che conta. Vengono confermati atleti di sicuro affidamento, primo fra tutti Severino Feruglio, un pezzo di storia bianconera, uno dei grandi artefici delle promozione dalla C alla A, poi Luigi Zorzi, altro grande esempio di professionalità, un altro campione.
    L'Udinese arriva seconda, con 60 punti, dietro il Napoli (61) e approda nell'Olimpo del calcio.
    L'ossatura della squadra viene riconfermata, ma non c'è Aldo Olivieri, èassato all'Inter, il suo successore è Guido Testolina, allenatore notoriamente difensivista. La squadra viene ritoccata, ma non rivoluzionata. Parte Sloan, arriva un altro straniero, Soerensen, arrivano anche Acconcia (Fiorentina), Marchi (Bologna), Rinaldi e Toppan (Milan), Forlani (Reggiana), Paulinich (Cremonese). Il cammino dell'Udinese è baldanzoso, alla fine i bianconeri sono noni su venti concorrenti.
    L'anno successivo le difficoltà per la compagine udinese aumentano, anche perché le retrocessioni da due passano a tre. Ma la società lavora bene sul mercato, azzecca acquisti importanti, su tutti Giancarlo Bacci, eclettica mezzala avanzata che viene prelevato dalla Roma; altro acquisto indovinato è quello di Amos Mariani dall'Atalanta, un'ala destra frizzante che si merita anche un posto nella nazionale olimpica. Altri nuovi sono Ercole Castaldo (proveniente dalla Salernitana), Silvano Moro (Pro Gorizia), Ploegher (Juventus), Toso (Internazionale). Alla fine è undicesimo posto, onorevolissimo, ma strada facendo l'Udinese si è ritrovata senza carburante, dopo il 2 a 7 casalingo con la Juventus, Bertoli esonera Testolina e affida la squadra al capitano Severino Feruglio che salva capra e cavoli.

    DA BERTOLI A DINO BRUSESCHI
    A conclusione del torneo 1951-52, Giuseppe Bertoli decide di dare spazio e totale responsabilità al genero, Duilio Bruseschi, capo di un'avviata industria del legno di Palmanova. Bertoli assume la carica di Presidente onorario. La fiducia è ben riposta. Bruseschi dimostra abilità, soprattutto nelle operazioni di mercato, richiama Aldo Olivieri alla guida della squadra, cede al Milan il centromediano Travagini, in cambio di fior di quattrini e di Menegotti. Arriva anche il genio e sregolatezza Toni Bacchetti dal Napoli, il portiere Pin dalla Mestrina, Vascellari dal Treviso. La squadra disputa sino ad aprile del 1953 un buon campionato, poi va in tilt, perde due gare di seguito, si fa condizionare dalla paura di retrocedere e all'ultimo turno a Busto Arsizio vince per 3 a 2, ma in seguito si saprà che quel successo è stato.
    Scampato il pericolo, Dino Bruseschi chiama alla guida della squadra Peppino Bigogno, dall'Inter arrivano il portiere Puccioni e il mediano Invernizzi, dalla Fiorentina Bertrandi, dal Brescia Zamboni, dal Venezia Romano, dal Pro Gorizia Orzan, dal Vigevano Stucchi. Il presidente blocca anche l'attaccante svedese Arne Selmosson, il famoso Raggio di Luna, ma un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri impedisce (momentaneamente) al giocatore di calcare i campi italiani.
    Il campionato è deludente, alla fine ci vogliono gli spareggi di Milano con la Spal, battuta per 2 a 0 e di Firenze con il Palermo (1-1) per consentire ai bianconeri di evitare la retrocessione. L'unica vera nota positiva riguarda Giuseppe Virgili, soprannominato "Pecos Bill", di Udine, cresciuto nel Ricreatorio Festivo Udinese, che segna nove reti evidenziandosi come uno dei giovani più interessati del campionato italiano. Virgili aveva debuttato l'anno prima, il 12 ottobre a Como (0 a 0) giocando in quel torneo un'altra gara, la domenica dopo a Torino con la Juventus (4 a 0 per i padroni di casa).

    1955: E' QUASI SCUDETTO
    "Pecos Bill Virgili passa alla Fiorentina consacrandosi centravanti di assoluto valore e dando un anno dopo un contributo importantissimo per la conquista del primo scudetto dei viola. Il presidente Bruseschi, però, con rara intuizione, trova in Lorenzo Bettini, reduce dal deludente campionato con la Roma, il degno erede di Virgili. L'Udinese ha anche il via libera per tesserare Selmosson, arrivano Magli (dalla Fiorentina), geniale ed elegante mediano, Dell'Innocenti (dalla Spal), La Forgia, un'ala velocissima (dal Bologna), Morelli (dal Legnano). L'avvio è in sordina, 0 a 2 con l'Inter all'esordio a Udine, 1 a 3 a Napoli, 0 a 5 a Catania.. Si rende necessario un puntello in difesa, arriva a novembre il centro sostegno Umberto Pinardi prelevato dalla Juventus. E' la svolta. La squadra è più equilibrata, la difesa regge, l'attacco prende fiducia e, dopo la sconfitta di Genova con la Sampdoria del 12 dicembre 1954 (2 a 0 per i liguri), l'Udinese non perde più un incontro. Turno dopo turno si avvicina al Milan di Nordhal, Schiaffino, Liedholm, che comincia a perdere qualche colpo. Il campionato si riapre, anzi si infiamma. L'1 maggio c'è lo scontro diretto al "Moretti". L'Udinese ha 35 punti, il Milan 39. Quasi tutta l'Italia calcistica "tifa" Udinese che riesce a compiere un'impresa autentica. Sconfigge il diavolo rossonero di fronte a 25 mila persone "impazzite" di gioia pur giocando per quasi metà gara senza il suo portiere Gianni Romano, colpito duro da Nordhal e sostituito tra i pali da Augusto Magli (allora non erano ammessi cambi) . Altre squadre al posto di quella di Bigogno si sarebbero sfaldate, arrese, non l'Udinese che ha evidenziato una condizione atletica eccezionale che le ha consentito di reggere sino in fondo e di vincere per 3 a 2. Campionato riaperto, dunque, ma nelle ultime cinque gare non avviene l'auspicato aggancio: l'Udinese in trasferta non va oltre il pari con Pro Patria, Novara e Torino e il Milan che, nel frattempo, ha ripreso a correre speditamente conclude a quota 48 contro i 44 dell'Udinese.

    LA RETROCESSIONE A TAVOLINO
    Alcuni "strani" risultati nel finale di campionato 1954-55 aveva fatto sorgere una vivace campagna scandalistica su presunte partite vendute e gli 007 della Federcalcio, messisi al lavoro, avevano scoperto l'irregolare svolgimento della gara Pro Patria-Udinese di due anni prima e vinta dai bianconeri e di cui abbiamo riferito. La società friulana ne paga le conseguenze, anzi è la vittima della campagna scandalistica e la sera dell' 1 agosto 1955 il Consiglio della Lega Nazionale della Figc condannava il club di Udine alla retrocessione in B. Il popolo friulano protesta, Piazza Libertà viene invasa, si temono incidenti, fortunatamente non succede nulla. Come non si verificano incidenti subito dopo la sentenza della Commissione d'Appello sfavorevole anch'essa ai colori friulani. Quel giorno, oltre a quella riguardante l'organo d'appello sportivo, giunge la tragica notizie della morte del vice presidente dell'Udinese Arrigo De Pauli, vittima di un incidente della strada mentre in auto, assieme al segretario Mario Criscuolo, si stava recando a Torino dove l'Udinese era impegnata in una gara pre campionato.
    Nel campionato di B, senza Bettini e Selmosson, ceduti alla Lazio, privi anche di La Forgia e Dell'Innocenti (passati al Bologna) di Szoke, nuovo acquisto della Triestina, di Zorzi, ritiratosi, l'Udinese vince alla grande e ritorna in A, con il norvegese Bredesen e il centravanti Secchi, nuovi acquisti, in veste di castigamatti.
    L'Udinese in casa vince tutti i diciassette incontri.
    La compagine bianconera, dal 1956-57 al 1961-62 rimane in A, con splendidi risultati nel 1956-57 (quarto posto) e 1957-58 (ottavo a pari merito con Inter e Milan) con lo svedese Lindskog che si rivela il perno della squadra in queste due stagioni, per perdere, via, via posizioni. Nel 1960-61 la salvezza è ottenuta negli spareggi di Bologna con Bari (1 a 1) e con Lecce (3-3). Il grande protagonista della seconda metà degli anni Cinquanta è Lorenzo Bettini che ha in Luis Pentrelli, l'ala destra italo-argentino acquistato nel luglio del 1957, la degna spalla. Sempre in questa seconda metà degli anni Cinquanta, arrivano a Udine i vari Piquè, Pantaloeni, Frignani, De Giovanni, Milan, Canella, il già citato Lindskog, che, prima di passare all'Inter assieme all'allenatore Bigogno, non fa rimpiangere Selmosson ed esordisce Massimo Giacomini (13 ottobre 1957, 1 a 1 in casa con il Milan), centrocampista dalla buona visione di gioco, che sa stare in campo, anche se è un po' lento. Giacomini al termine della stagione 1960-61 viene ceduto al Genoa, Bettini all'Inter. E' la fine. La società non riesce a sostituire adeguatamente i partenti, deludono soprattutto la mezzala Galli, che rimane in Friuli sino a novembre, e Bonafin. La partenza è rallentata, ma tutto il campionato è un calvario. Invano il presidente Bruseschi corre ai ripari, acquista il laziale Rozzoni, uno dei migliori bomber del nostro calcio, richiama Selmosson, la panchina viene affidata ad Alfredo Foni ex cittì della nazionale. Ritorna a Udine anche il mediano Silvano Moro. Niente da fare, l'Udinese conclude all'ultimo posto con appena 17 punti.

    LA DECADENZA
    La parabola discendente dell'Udinese non si arresta. Dopo due campionati di B, 1962-63 e 1963-64, è retrocessione in C. Il consiglio direttivo dell'Acciù nomina Giuseppe Bertoli commissario straordinario Ma in risultati latitano ancora e la squadra conclude all'undicesimo posto con Severino Feruglio, nuovo allenatore, che è costretto a disertare la panchina per problemi di salute. L'unico "sollievo" è dato dalla primavera di Gigi Comuzzi che vince il titolo nazionale. Quella squadra l'anno dopo viene trapiantata in prima squadra, Dino Bruseschi ha nuovamente pieni poteri, il campionato è molto buono, alla fine è secondo posto dietro il Savona. Le stelle sono gli attaccanti Ariedo Braida, Ivan Bosdaves e il regista Arrigo Dolso che a fine stagione cambiano aria anche per necessità di risanare il bilancio societario. Per altri due anni l'Udinese non "punge", conclude il cammino sempre in posizione medio-alta, ma non ha il potenziale che le permette di ritornare in B.

    FINISCE L'ERA BRUSESCHI. LA PRESIDENZA VA A BRUNELLO
    Dino Bruseschi, non si dà per vinto, tenta il tutto per tutto, affida la squadra a Gipo Viani, in panchina c'è Romolo Camuffo. L'Udinese parte bene, ma la sera del 7 ottobre 1968 Dino Bruseschi, dopo sedici anni di presidenza, viene messo in minoranza dal Consiglio direttivo. Alla presidenza viene nominato Pietro Brunello. Ma anche lui non ha fortuna. La squadra è forte, ma non come il Piacenza che il l 5 gennaio 1969 vince per 2 a 0 al "Moretti". Dopo quell'incontro muore Gipo Viani (a cui Bruseschi nel luglio del 1968 aveva dato pieni poteri tecnici per riportare in auge il calcio friulano), colpito da infarto durante la notte mentre si trovava a Ferrara.
    Nell'Udinese si avvicendano giocatori e allenatori, la musica non cambia sino alla stagione 1972-73 quando i bianconeri, in virtù di uno splendido girone di ritorno, concludono in testa il torneo a pari merito del Parma. Si rende necessario lo spareggio per l'ammissione alla serie cadetta che viene disputato a Vicenza il 24 giugno 1973. I sogni di gloria dei bianconeri svaniscono ben presto, i pilastri della squadra, Galeone e Giacomini non entrano mai in partita, poi ci si mette il portiere Zanier a favorire il Parma con errori puerili. Alla fine è 2 a 0 per gli emiliani, gol di Sega al 14' e di Olpi al 33' del primo tempo. Giacomini e Galeone "abdicano", iniziano una nuova avventura, quella di allenatore, sono loro a guidare inizialmente la squadra l'anno precedente. Giacomini è allenatore in prima, Galeone in seconda. Giacomini, però, non ottiene l'autorizzazione a sedere in panchina e la società si vede costretta ad affidargli Sergio Manente, in seguito unico responsabile. Le cose continuano a non andare bene, al termine del campionato l'Udinese è seconda dietro l'Alessandria, l'anno dopo terza a undici lunghezze dal Piacenza, nel 1975-76 è quinta, a meno tredici dal neo promosso Monza.

    INIZIA L'ERA SANSON, C'E' L'ATTESA RISCOSSA DELL'UDINESE
    L'8 giugno del 1976, dopo l'ennesima delusione, l'Associazione Calcio Udinese si scioglie e viene costituita una Spa con capitale sociale formato dall'azionariato popolare e dalle quote dell'ex vice presidente Lino Midolini, di Angelo Da Dalt e dell'industriale veneto Teofilo Sanson che è il nuovo presidente. Sanson affida la panchina a Livio Fongaro, mentre Franco Dal Cin è il nuovo Direttore Generale.
    La società opera bene sul mercato, azzeccato è soprattutto l'acquisto dell'attaccante Claudio Pellegrini (proveniente dal Barletta), che segna qualcosa come diciotto gol. Non bastano, alla fine l'Udinese è seconda dietro la Cremonese.
    Alla terza giornata di quel campionato, esattamente il 26 settembre 1976, in occasione della gara con il Seregno, vinta per 1 a 0 dai bianconeri, viene inaugurato lo stadio "Friuli" la cui iniziale capienza è di 20 mila posti.
    L'anno seguente è quello della svolta, dell'attesa riscossa: l'Udinese, finalmente, accede in serie B. I bianconeri, forti anche dell'innesto del bomber Nerio Ulivieri, magistralmente guidati dalla panchina da Massimo Giacomini, reduce dall'esperienza con il Treviso e a cui Sanson ha dato piena fiducia, si dimostrano nettamente i più forti. Giacomini rivoluziona il modo di giocare dell'Udinese che ora è tipicamente olandese, con la tattica del fuorigioco che viene attuata in maniera quasi esasperata, con il pressing, con il calcio totale. L'Udinese si aggiudica anche la Coppa Italia semiprofessionisti battendo in finale la Reggina.
    Ma il capolavoro di Sanson, Dal Cin e Giacomini si completa nel torneo cadetto 1978-79 che i bianconeri che l'Udinese vince alla grande. Ai bianconeri è bastato un solo sostanziale ritocco per essere ancora più agguerriti: l'innesto di Luigi Del Neri in cabina di regia.
    Questa la formazione-tipo che suscita nuovi entusiasmi nel popolo friulano: Della Corna, Bonora, Fanesi, Leonarduzzi, Fellet, Riva, De Bernandi, Del Neri, Bilardi, Vriz, Ulivieri. Allenatore: Giacomini.

    IL CALCIO SCOMMESSE SALVA…L'UDINESE
    La stagione 1979-80 non si presenta facile, tutt'altro, per la neopromossa squadra bianconera alla cui guida viene chiamato Corrado Orrico, che ha allenato in C2, dato che Giacomini si è arreso alle lusinghe del Milan. L'inizio è dignitoso, poi i limiti di una squadra che non poteva sperare soltanto sulla grinta per rimanere in A, emergono in maniera eloquente. Il girone di ritorno è semplicemente disastroso, almeno nella prima parte. Orrico, dopo la sconfitta di Cagliari rassegna le dimissioni che, però, sono respinte da Sanson. Ma il divorzio tra allenatore e società è questione di tempo: Orrico, dopo la sconfitta casalinga con l'Avellino per 1 a 0 rassegna ancora le dimissione che vengono accolte. La squadra viene affidata a D'Alessi. L'Udinese conclude il torneo al penultimo posto, è retrocessione. Ma nella primavera del 1980 scoppia lo scandalo delle scommesse clandestine, sono coinvolti giocatori e società. Il Milan è il club più inguaiato e la Giustizia Sportiva sanziona la retrocessione della squadra rossonera in B. Si salva il Catanzaro, che era giunto terz'ultimo, ma l'Udinese parte al contrattacco, fa ricorso alla Commissione d'Appello contro la Lazio che, per Sanson e Dal Cin, sarebbe anch'essa coinvolta nello scandalo. Il ricorso è accettato, la Lazio è retrocessa, l'Udinese rimane in A.

    L'ASCESA DEI PRIMI ANNI OTTANTA
    L'anno dopo Sanson affida l'Udinese a Marino Perani, ma dopo tre giornate lo esonera e provvisoriamente promuove Enzo Ferrari (gara interna con la Fiorentina, 0 a 0). Poi arriva Gustavo Giagnoni, ma la squadra stenta, perde, non ha gioco, stazione nei bassifondi. Dopo la sconfitta di Milano contro l'Inter, 8 febbraio 1981, Giagnoni viene esonerato e sostituito da Enzo Ferrari. La squadra è allo sbando, in pratica è destinata alla retrocessione, ma Ferrari dimostra coraggio e buon senso, si affida a giocatori motivati e ai giovani, l'Udinese recupera terreno per poi giocarsi tutto nell'ultimissima giornata al "Friuli" contro il Napoli: il successo potrebbe significare la salvezza. Il match è elettrizzante, Zanone, all'avvio di gara, sbaglia un rigore, segna invece il Napoli con l'ex Pellegrini; al 54' pareggia Vriz, ma non basta, serve un altro gol, serve un miracolo e all'87' Gerolin dribbla quattro uomini, Castellini compreso e segna la rete che fa esplodere lo stadio.
    Sanson, dopo quella gara, rassegna le dimissioni, consegna la squadra al sindaco. E' il 31 maggio. Nel frattempo si cerca un sostituto, o un gruppo di azionisti. Il 27 giugno viene siglato l'accordo con la Zanussi e Lamberto mazza, numero uno dell'azienda di Porcia, ne diventa il presidente.
    La nuova società lavora bene, vengono acquistati elementi importanti Causio dalla Juve, Muaro e Pancheri dall'Inter, Orlando Pereira dal Vasco da Gama, Orazi dal Catanzaro. Il cammino è dignitoso, l'Udinese si salva senza patemi, mentre l'anno dopo, con gli innesti di Pulici, proveniente dal Torino, del croato Surjak, del brasiliano Edinho, di Virdis (dalla Juventus), viene conquistato il sesto posto. L'Udinese è una bella realtà del calcio italiano, Mazza e Dal Cin tentano di trasformarla in uno squadrone.

    ARRIVA SUA MAESTA' ZICO
    C'è ambizione nel club bianconero, ci sono idee, pure i quattrini. L'1 giugno 1983 giunge dal Brasile la notizia-bomba: l'Udinese ha acquistato nientemeno che Antunes Coimbra Zico, il miglior giocatore al mondo. Ma la Federcalcio pone il veto al tesseramento dell'asso del Flamengo perché, a suo dire, l'Udinese non garantirebbe la copertura finanziare della spesa dell'acquisto di Zico. Il popolo friulano si ribella, scende in piazza, nel frattempo la società prepara nei dettagli il ricorso, alla fine un Giurì d'Onore del Coni dà ragione all'Udinese (e alla Roma, dato che la FIGC aveva bocciato l'acquisto di Cerezo da parte del club giallorosso). Zico nell'Udinese significa stadio "Friuli" sempre pieno, significa 26611 abbonati. Un record!. La squadra parte bene, sale nei posti di vertice, Zico segna ed incanta. Ma l'8 marzo 1984 il "Galinho" si "stira" in un amichevole disputata a Brescia. E' la fine deòòe ambizioni dell'Udinese, il brasiliano sta fuori cinque giornate, quando rientra non è più lo stesso, la squadra dal terzo scende al sesto posto. Nulla è perduto, però, per sperare almeno di conquistare il pass per l'Uefa. Ma all'ultima giornata l'Udinese perde in casa con il Milan per 2 a 1.
    Da questo momento inizia una nuova fase di lenta decandenza della compagine bianconera. L'anno successivo la squadra si salva nel finale, anche perché Zico, fermato da noie muscolari, gioca col contagocce. Il campione brasiliano deve addirittura fare i conti con la Giustizia. Viene accusato di costituzione di capitali all'estero, viene processato e condannato, nel maggio del 1984, a otto mesi di reclusione e a un miliardo 630 milioni di multa. La sera, poche ore dopo la sentenza, Zico scappa in Brasile e rientrerà in Italia solamente dopo che - dicembre 1988 - sarà completamente riabilitato dalla Corte d'Appello di Trieste.
    L'Udinese, che un anno prima aveva perso Dal Cin, in rotta con Mazza, continua nella sua parabola discendente, nel 1985-86 conclude al tredicesimo posto con 25 punti.

    PARTE IN SALITA L'AVVENTURA DI GIAMPAOLO POZZO
    Nel luglio del 1986 Giampaolo Pozzo subentra a Lamberto Mazza in un momento drammatico per il calcio friulano: L'Udinese è coinvolta in qualche caso di presunto scandalo scommesse. Il 28 luglio 1986 l'Udinese viene retrocessa in A, poi in Appello il provvedimento viene parzialmente rivisto, ma in peggio: al club bianconero vengono assegnati nove punti di penalizzazione. In pratica è una retrocessione posticipata. Pozzo tenta il miracolo, soprattutto vuol garantire la massima regolarità del campionato e spende fiori di quattrini per allestire una buona squadra quando avrebbe potuto mettere dapparte quel denaro che è servito per ingaggiare i campioni del mondo Graziani, Collovati e l'argentino Bertoni e investirlo l'anno dopo per tentare la risalita in A. Alla fine l'Udinese è ultima con 15 punti, ma, senza il fardello della penalizzazione, si sarebbe salvata.
    Giampaolo Pozzo si affida a Massimo Giacomini. Vuole riportare subito la squadra in A, niente da fare. L'inizio è disastroso, Giacomini, dopo il pareggio casalingo con il Bari, 11 ottobre 1987, viene esonerato. La squadra viene data provvisoriamente a Marino Lombardo in attesa che arrivi Bora Milutinovic. Il serbo non ha fortuna, stecca di brutto e la compagine passa ancora di mano. E' la volta di Nedo Sonetti che tenta il miracolo, con lui i bianconeri risalgono in superficie, si portano a ridosso delle prime, ma nel finale cedono nuovamente. Nel 1988-89 si riparte ancora con Sonetti allenatore, la squadra è rifatta, arrivano De Vitis, Minaudo, Angelo Orlando, Luicci, Antonio Paganin, Garella, Zennoni, Catalano; per fine prestito Branca rientra dalla Sampdoria. Alla fine è terzo posto, è nuovamente serie A.
    Sonetti, però, non viene confermato, l'Udinese, che ha acquistato in Argentina Sensini e Balbo (al posto dell'israeliano Rosenthal, scartato per un'anomalia alla schiena, Sensini), Gallego dal Real Madrid, è affidata a Burono Mazzia. Ma i risultati sperati non arrivano. A Natale Giampaolo Pozzo decide di esonerare il tecnico biellese, al suo posto arriva Rino Marchesi; le cose inizialmente vanno un po' meglio, poi la squadra perde qualche gara di troppo. L'Udinese ritorna in B, ma, quel che è peggio, dopo i mondiali scoppia il "caso Udinese". La disciplinare penalizza la squadra di quattro punti per una telefonata di Pozzo al presidente della Lazio Calleri alla vigilia del match tra le due squadre. Pozzo si difende strenuamente, gli viene inflitta un'inibizione di cinque anni a ricoprire carica sociali. Per lui è troppo, da allora non accetterà più la carica di presidente. In appello i quattro punti di penalizzazione diventano cinque. Eppure il torneo di B vede l'Udinese trar le protagoniste, peccato che inizialmente con Marchesi, con Fontana poi, la squadra sciupi ghiotte occasioni per far bottino pieno. Poi tocca ad Adriano Buffoni guidare i bianconeri e il nuovo tecnico riesce a dare gioco e vivacità alla squadra che risale la corrente. Ma non viene centrato l'obiettivo-serie A, o meglio la promozione sarebbe stata centrata senza la penalizazzione.

    IL SALISCENDI TRA SERE B E SERIE A
    Giampaolo Pozzo non ci sta a perdere. Vuole la serie A, affida l'Udinese ad un tecnico esperto, al professor Franco Scoglio. La mossa sembra azzeccata, l'Udinese parte bene, Balbo è una furia scatenata, Sensini, nel mezzo è un gigante, Manicone, nuovo acquisto, garantisce ordine e geometria, Mandorlini, proveniente dall'Inter, è il perno della retroguardia. Per l'Udinese sembra non ci siano avversari, ma strada facendo qualcosa si inceppa. L'inizio del 1992 è disastroso, il culmine della crisi si ha a febbraio, 2 a 2 in casa con il Cosenza pur ridotto in nove uomini; quindi 0 a 2, sempre in casa, con il Messina, Scoglio viene esonerato, gli subentra Adriano Fedele, un grande lavoratore che rigenera atleticamente la squadra. Alla fine, seppur a fatica, l'Udinese centra la promozione espugnando all'ultima giornata, il 14 giugno 1992, il campo dell'Ancona per 2 a 0.
    Le sorprese in casa bianconera non sono terminate. Adriano Fedele allena la squadra per tutta l'estate, ma cinque giorni prima dell'avvio del campionato viene esonerato e Giampaolo Pozzo chiama Albertino Bigon.
    L'Udinese 1992-93 è squadra double face, fortissima in casa, vulnerabilissima fuori. Un peccato perché il suo potenziale è notevole, Sensini, Balbo, Dell'Anno, Desideri, Branca, Giuliani sono elementi tra i migliori del campionato. Eppure l'Udinese evita la retrocessione vincendo lo spareggio con il Brescia disputato il 12 giugno 1993 a Bologna. Bigon non viene confermato, al suo posto c'è l'ex cittì della nazionale Azeglio Vicini. Soprattutto non ci sono Balbo, passato alla Roma e Dell'Anno, all'Inter. La squadra inizia male tanto che Pozzo esonera Vicini per riproporre Adriano Fedele. Nel frattempo è stato ceduto anche Sensini che passa al Parma; in parziale contropartita arriva Fausto Pizzi. L'Udinese è chiamata a rincorrere, ma i suoi sforzi sono vani. E' ancora serie B, l'ultima volta, però, dell' "era Pozzo". In B l'avvio non è dei migliori, ma nemmeno catasfrofico, l'Udinese, con Poggi, Ripa, Ametrano, Marino, nuovi acquisti, con i riconfermati Desideri e Pizzi, si mantiene in posizione medio alta, ovvero in zona promozione. Ma Pozzo non è soddisfatto e a novembre esonera Fedele è consegna la squadra a Giovanni Galeone che non ha difficoltà alcuna a pilotarla al secondo posto e a riportarla in A.

    LA SOCIETA' BIANCONERA MODELLO ISPIRATORE
    Giampaolo Pozzo nel giugno 1995 dà fiducia a Alberto Zaccheroni. Una fiducia ben riposta. Con il tecnico brasiliano arrivano i grandi risultati, ma bisogna dare atto alla società, alla famiglia Pozzo di aver operato sul mercato con scaltrezza e con lungimiranza, evitando le spese pazze, puntando su campioni inespressi e sui giovani. Una politica che paga, eccome. L'acquisto di Oliver Bierhoff è un esempio di come lavora la società, della sua competenza. Il primo anno della gestione Zaccheroni è buono, la squadra si salva con largo anticipo. Dall'anno seguente, 1996-97, la squadra cambia marcia. Il suo calcio è tra i migliori, la società azzecca altri acquisti, arriva un certo Marcio Amoroso, scartato dai grandi club. Zaccheroni inzialmente non dà fiducia al brasiliano, poi si convince che l'attaccante è un campione autentico e nasce il trio delle meraviglie con Poggi e Bierhoff. Soprattutto nasce l'Udinese con la difesa a tre, gara del 13 aprile 1997 a Torino con la Juventus e vinta per 3 a 0. Succede che nei minuti iniziali il difensore Genaux perde la testa e si fa espellere. Zaccheroni non cambia nulla, lascia la difesa senza un elemento, ovvero a tre, alla fine è trionfo. Soprattutto a giugno viene centrata per la prima volta la qualificazione alla Coppa Uefa.
    L'anno dopo si conclude l'"era Zaccheroni" con uno splendido terzo posto, con Bierfoff capocannoniere con 27 reti. E' ancora Uefa. I Pozzo agiscono sul mercato con consumata maestria, con intelligenza, comprano a uno e vendi a dieci, l'Udinese diventa la regina delle plusvalenze. Il bilancio è sano come un pesce, la squadra non esce indebolita dalle inevitabili cessioni di Bierhoff e Helveg al Milan. Insomma l'Udinese si pone alla ribalta del calcio italiano per come opera sul mercato, per come è organizzata, per come scopre campioni inespressi in tutto il mondo. La società friulana diventa un modello ispiratore per tutti, anche per i grandi club.
    L'anno dopo, con Guidolin, è ancora Uefa, dopo che la squadra ha vinto lo spareggio con la Juventus per entrare in Europa. Guidolin, per, non viene confermato, a luglio Gianmpaolo Pozzo annuncia che la squadra verrà guidata da Luigi De Canio. Nel frattempo Amoroso è stato venduto a peso d'oro al Parma e dallo stesso sodalizio arriva in parziale contropartita Stefano Fiore, un altro campione inespresso che a Udine diventa un asso. La squadra per tre quarti campionato si comporta bene, poi va in crisi anche perché nel frattempo perde per infortunio il miglior Jorgesen da quando è in Italia. I bianconeri concludono il campionato al settimo posto. Niente Uefa, ma c'è la scappatoia dell'Intertito a cui i bianconeri partecipano e che si aggiudicano. E' ancora Uefa.
    Nel 2000-01 la squadra parte a spron battuto, dopo cinque giornate è prima con tredici punti. Qualcuno comincia a parlare di scudetto, qualcun altro si specchia nei risultati conseguiti, alla fine i peccati di vanità verranno pagati a caro prezzo. La squadra va in crisi nella seconda metà del marzo 2001, dopo la sconfitta interna con il Parma viene esonerato De Canio e gli subentra Luciano Spalletti. La squadra non si riprende, fortunatamente alla penultima giornata vince a Bergamo per 1 a 0 con rete di Muzzi e rimane in A.
    Pozzo rinuncia a Spalletti, il cui lavoro, comunque, era stato apprezzato, per mantenere fede ad una promessa fatta qualche mese prima a Roy Hodgson, ex allenatore dell'Inter. E' proprio l'inglese a guidare l'Udinese nel torneo 2001-02, ma ha difficoltà di ambientamento, anche se il suo operato non è poi così negativo come potrebbe far credere il benservito ricevuto. L'Udinese è protagonista di un cammino altalenante, ma alla vigilia di Udinese-Verona, Giampaolo Pozzo si offende per un'intervista rilasciata da Hodgson su un quotidiano inglese in cui dice di essersi pentito ad aver accettato l'Udinese. E' la goccia che fa traboccare il vaso, Hodgson viene licenziato al termine della sfida con i veronesi, al suo posto è chiamato Giampiero Ventura. Ma i risultati, non solo non migliorano, ma peggiorano e l'Udinese che Ventura aveva raccolto in ottava posizione, si salva al penultimo turno espugnando il campo di Lecce per 2 a 1 con doppietta di Di Michele.

    I TRE ANNI DI SPALLETTI
    Scampato l'ennesimo percolo, l'Udinese si riabilita grazie anche al ritorno del tecnico toscano. Con Spalletti, con una società organizzata alle spalle, con azzeccati acquisti da parte dei Pozzo, l'Udinese vola, per tre anni conquista l' Europa, due volte Uefa, al termine della stagione 2004-05 viene conquistato il pass per la manifestazione continentale più prestigiosa.
    A Spalletti va dato il merito di aver lanciato con successo i giovani Muntari e Felipe, di aver favorito l'esplosione di Pizarro, arrivato in Italia nel luglio del 1999 e di Iaquinta, senza scordarci dell'exploit di Di Michele.
    Con Spalletti l'Udinese pratica il calcio più bello, concreto, spietato, organizzato anche spettacolare. La squadra è sempre votata all'offesa, sa essere pure equilibrata e ciò spiega perché ha subito meno reti che in passato.
    Subito dopo la conclusione dell'ultima gara di campionato, quella con il Milan (1 a 1 e che è valsa la partecipazione ai preliminari di Champions), Spalletti fa capire che non intende più rimanere. Nove giorni dopo il trionfo, il tecnico di Certaldo rassegna le dimissioni (inizialmente congelate), poi trova una soluzione con la società per andarsene in maniera "indolore".
    Al suo posto arriva Serse Cosmi, 47 anni, umbro, ex Arezzo, ex Perugia, ex Genoa.

    Da www.udinese.it
    Livio

  3. #3
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    Predefinito

    Rosa



    PORTIERI

    1 DE SANCTIS Morgan 26-03-77
    15 PAOLETTI Gabriele 11-04-78
    58 SCIARRONE Carlo 17-11-83


    DIFENSORI

    3 BERTOTTO Valerio 15-01-73
    19 FELIPE Da Silva Dal Belo 31-07-84
    22 GOTTI Massimo 27-05-86
    39 JUAREZ De Souza Teixeira 25-09-73
    14 NATALI Cesare 05-04-79
    3 RINALDI Michele 09-01-87
    6 SENSINI Nestor Roberto 01-01-70
    ZAPATA VALENCIA Cristian Eduardo 30-09-86


    CENTROCAMPISTI

    32 CANDELA Vincent 24-10-73
    33 LAZZARI Flavio 05-09-86
    23 MAURI Stefano 08-01-80
    25 MOROSINI Piermario 05-07-86
    27 MOTTA Marco 14-05-86
    18 MUNTARI Sulley Ali 27-08-84
    5 OBODO Christian 11-05-84
    26 PIERI Mirko 24-07-78
    13 PINZI Giampiero 11-03-81
    16 TISSONE Fernando 24-07-86
    8 VIDIGAL Jose’ Luis Da Cruz 15-03-73
    7 ZENONI Damiano 23-04-77


    ATTACCANTI

    11 AL GHEDDAFI Saadi 27-05-73
    31 BARRETO De Souza Paulo Vitor 12-07-85
    17 DI MICHELE David 06-01-76
    10 DI NATALE Antonio 13-10-77
    9 IAQUINTA Vincenzo 21-11-79
    20 ROSSINI Fausto 02-03-78

    Staff tecnico
    Serse COSMI Allenatore
    Mario PALAZZI Allenatore in 2ª
    Carlo SABATINI Allenatore in 2ª
    Francesco BULLETTI Preparatore Atletico

    Fabio CASALI Preparatore Atletico
    Giorgio ROCCA Preparatore dei Portieri
    Livio

  4. #4
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    Predefinito Preliminari di Champions League-andata

    10 agosto 2005
    Stadio Josè Alvalade di Lisbona

    Sporting-Udinese 0-1

    Con una rete di Iaquinta, la squadra di Cosmi batte i portoghesi dello Sporting nella gara di andata dei prelimiari di Champions League.
    Comincia dunque bene l'avventura in Europa per le zebrette al loro esordio nella massima competizione europa.
    Al 23' dopo un fallo sul giovane e talentuoso brasiliani Barreto, c'è un calcio di rigore trasfmormato di Iaquinta.
    Qualche minuto più tardi sempre Iaquinta non riesce a segnare a porta vuota dopo uno splendido lancio di Di Natale.
    Nella ripresa la squadra portoghese attacca ma l'Udinese e brava a difendere e a ripartire in contropiede.
    Finisce con la vittoria per 1-0 da parte della compagine friulana.
    Livio

  5. #5
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    Predefinito Preliminari di Champions League-ritorno

    23 agosto 2005
    Sadio Friuli di Udine

    Udinese-Sporting 3-2

    Una vittoria degna della grande squadra. L'Udinese entra nella manifestazione continentale più prestigiosa a pieno titolo, dopo aver vinto entrambi gli incontri con lo Sporting Lisbona

    A Udine i bianconeri hanno giocato meglio che all'andata, dopo appena 2' sono andati vicini al gol, al termine di un'azione corale, travolgente, con tiro conclusivo di Muntari che ha colpito il palo.

    La squadra di Cosmi, scatenata nella prima mezz'ora, ha continuato a creare gioco e occasioni per raddoppiare e al 12' tutto il pubblico è scattato in piedi per un colpo d'autore di Di Michele: il fantasista, raccogliendo da sinistra un cross di Muntari, ha colpito di tacco mandando il pallone sulla parte alta della traversa, con Ricardo fuori causa.

    Obodo, Zenoni, Vidigal e lo stesso Muntari, hanno eretto una diga nel mezzo e, una volta recuperata palla, hanno messo Di Natale e Iaquinta nella condizione di essere pericolosi.

    Al 21' l'1 a 0: Muntari lancia Iaquinta che scatta sul filo del fuorigioco, esce Ricardo, il bomber lo anticipa, ma il portiere gli tocca il piede d'appoggio e Iaquinta cade a terra, anche se in ritardo. Rigore che lo stesso attaccante realizza con freddezza.

    Qualche minuto più tardi, un colpo di testa di Cesare Natali beffa Ricardo che sembrava riuscire a prendere il pallone. E' il 2-0.

    Al 39', in un momento in cui l'Udinese stava rifiatando, lo Sporting dimezzato lo svantaggio con Douala che da sinistra, con un tiro sul primo palo, ha sorpreso De Sanctis.

    Nella ripresa i portoghesi hanno prevalentemente mantenuto l'iniziativa, ma ci voleva ben altro per superare il sistema difensivo dei bianconeri, sempre pericolosi nelle ripartenze.

    Nel finale ci sono state non poche emozioni: al 46' Iaquinta, sempre lui, ha segnato il 3 a 1 con un tiro cross, 30" dopo è andato a bersaglio lo Sporting con Pinilla. Infine l'ultimissima emozione, al 48' con la traversa colpita da pochi passi da Obodo.

    Da www.udinese.it
    Livio

  6. #6
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    Predefinito Serie A-I° giornata

    28 agosto 2005
    Stadio Friuli di Udine

    Udinese-Empoli 1-0

    L’Udinese è riuscita a sconfiggere l’Empoli grazie ad una splendida combinazione Obodo-Muntari, con il Ghanese che ha deviato di precisione al volo di piatto sinistro l’assist di Obodo. Una vittoria meritata anche se nella parte finale la squadra toscana ha messo in difficoltà quella bianconera sfiorando due volte il bersaglio.
    Tre punti sofferti, dunque, ciò dimostra una volta di più, come ha dichiarato Cosmi, che in campionato non c’è nulla di scontato, anzi gli avversari sono tutti pericolosi, tutti agguerriti.
    L’Udinese si è resa protagonista di un buon primo tempo (per 15’, dal 17’ al 32’ ha evidenziato gran calcio) e già al 6’ c’è stata una botta da trenta metri di Muntari, ma Berti è stato bravo a sventare a pugni chiusi.
    Al 25’ i bianconeri hanno disegnato una delle azioni più belle della gara: Di Natale ha smarcato Iaquinta con un passeggio millimetrico, il bomber di Reggiolo è andato via in progressione, è entrato in area, ma alla fine Berti, con la collaborazione di Coda e Vanigli, è riuscito a sventare.
    Al 27’ l’arbitro ha annullato un gol all’Udinese dopo ottimo lavoro sulla sinistra di Candela sul cui cross c’è stata la deviazione vincente di Iaquinta, ma questi era in fuorigioco. Tre minuti dopo i bianconeri sono passati in vantaggio con Muntari al termine dell’azione cui abbiamo fatto cenno (l’assist di Obodo, un delizioso pallonetto, ha scavalcato l’intera difesa). L’Empoli non c’è stato e al 36’, in contropiede Buscè ha pescato con un cross alto Vannucchi ma questi a porta vuota ha sbagliato la deviazione di testa.
    Nella ripresa l’Udinese ha continuato a creare gioco per una buona mezz’ora, poi è venuta meno la benzina, sono affiorati alcuni errori marchiani, la squadra di Cosmi si è allungata e l’Empoli negli spazi si è reso pericoloso, con Vannucchi al 24’, il cui tiro è stato magistralmente deviato da De Sanctis, con Pozzi e lo stesso giocatore al 32’, ma De Sanctis e Natali (a porta vuota) hanno sventato ancora.

    Da www.udinese.it
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  7. #7
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    Cmq con Gheddafi avete fatto un gran salto di qualità...

  8. #8
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    wow....bravo Livio

  9. #9
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    Originally posted by Zadig
    Cmq con Gheddafi avete fatto un gran salto di qualità...
    Ai voglia ! Non gioca manco una partita e causa molta pubblicità alla società. Inoltre non rompe le scatole essendo consapevole di essere un giocatore modesto.
    Livio

  10. #10
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    Originally posted by Liberalix
    wow....bravo Livio
    Grazie. Pensa un po che il 23 di agosto sono andato a Udine per vedere la partita con lo Sporting era da tre anni che non ci andavo.
    Livio

 

 
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