“La nostalgia non ci appartiene più ….”
Secondo l’Istat, la crescita dei salari sta frenando bruscamente, diminuisce il vantaggio delle retribuzioni nei confronti dell’inflazione e si registra un aumento complessivo degli scioperi. Di questo, un po’ tutti ce ne eravamo accorti a parte, forse, - anzi, senza forse - dei cosiddetti aumenti salariali che, in proporzione al costo della vita (quello si in continua crescita), non hanno significato alcun “arricchimento” sociale. Una dinamica in rallentamento quella delle retribuzioni, una situazione difficile che spiega il forte calo dei consumi e la stagnazione economica. Come se ciò non bastasse, entra in gioco anche una cattiva gestione di quelle non poche risorse che, se invece fossero ben sfruttate, darebbero l’input necessario per l’ottenimento di un benessere ed una tranquillità sociale che si dovrebbero garantire fin dal principio. Dovrebbero, ho detto; e questo se, agli interessi personali di tanti politici che ci governano, subentrasse la volontà di dare una svolta ed una cura definitiva a quella che oggi è, purtroppo, una società gravemente malata. Alcuni esempi. Sono centinaia gli istituti - asili nido, materne, elementari - sparsi in tutta Italia che vengono utilizzati da anni ed “abusivamente” da famiglie di immigrati, da senzatetto, gente dei centri sociali, clandestini e sbandati; ecco, tutto ciò avviene, mentre ci sono migliaia di domande inevase di famiglie che richiedono l’iscrizione del proprio bambino o dei propri bambini ad un asilo nido o ad una scuola materna. In queste condizioni è facile dedurre che l’unica soluzione per loro diventa obbligatoriamente l’iscrizione ad una struttura privata con costi ben diversi. A Rossano Calabro, così come per quella in provincia di Rovigo, si vuole provvedere alla riconversione a carbone della centrale; motivazione: i costi di produzione troppo elevati. Mentre, per quella veneta, regna ancora una gran confusione, nella realtà calabrese i politici locali rappresentanti regione, provincia, comune hanno nettamente le idee più chiare. Il “veto trasversale” dei partiti, da An alla sinistra, è inteso a tutela della salute pubblica, della agricoltura e del turismo. E si, perché - ad esempio - tutti i frutti della terra che crescono entro un diametro di 18 chilometri dalla centrale non potrebbero avere il riconoscimento di “prodotto biologico”. Sviluppo del turismo ed agricoltura di qualità; obiettivi che dovrebbero rientrare fra i principali in una zona, come ad esempio il Polesine e la Calabria, dove l’economia si basa principalmente sulle coltivazioni agricole e dove ci sarebbero enormi potenziali a livello turistico. A chi ora vorrà intervenire, magari dicendo: “… io ammetto che una centrale a carbone non è una fabbrica di margherite, ma non dimentichiamo che qui non siamo a Milano, che qui c’è fame di lavoro e che prima di dire “No” …”, vorrei ricordare che, con la produzione di energia eolica e solare (!), in Germania sono stati creati - solamente nel 2004 - ben 130.000 nuovi posti di lavoro.
E’ forse, anche per alcuni di questi motivi, che la nostalgia non ci appartiene più? O meglio, che non appartiene più solamente a noi?
Piero Ottone, già direttore del Corriere della Sera e che negli anni settanta praticò una certa indulgenza per le più forti pulsioni di sinistra, si ritrova oggi (è di alcuni giorni fa un suo intervento sulla Repubblica) ad essere curio-samente attratto dalle sue origini. Che non sono di sinistra, ma di destra. E non di una destra liberale ma di una destra mussoliniana, archiviata da qualche tempo anche in quella che è ora Alleanza Nazionale. Pur senza “tornare - ha scritto Ottone - all’ammirazione dei miei verdi anni, quand’ero balilla”, l’ex direttore del Corriere della Sera ha confessato l’emozione procuratagli - di recente - da una trasmissione televisiva che gli aveva restituito le immagini di Mussolini all’inaugurazione di Aprilia. Egli si è compiaciuto rivedendo il Duce con quel suo “passo elastico”, con quella sua “aria di uomo felice”. “E poteva ben esserlo”, ha aggiunto il nostro ricordando “la bella impresa” di “creare comuni là dove prima c’erano le paludi”. E poi, avanti ancora con elogi verso il Duce, verso i suoi articoli di giornale, verso i suoi discorsi che “nella forma, non erano niente male, con quelle frasi nitide, incisive”. All’intervento di Ottone, poi, si aggancia - sempre nello stesso numero della Repubblica - l’articolo di Scalfari che, con queste sue parole, afferma: “Nel ventennio l’Italia s’industrializzava. L’Iri, nei primi anni, era una cosa seria. La bonifica delle paludi fu un’opera meritoria. E i treni, se non altro, erano puntuali”. Cose da non credere, la nostalgia - veramente - non appartiene più solamente a noi.




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