Per lo studio di patologie genetiche di origine materna Inghilterra: ok alla clonazione
di un embrione uman0 Due «mamme» forniranno il materiale genetico. L'esperimento autorizzato per una ricerca sulle malattie ereditarie mitocondriali STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
LONDRA - Gli scienziati dell'universitá di Newcastle, in Gran Bretagna, hanno ottenuto il via libera alla clonazione di un embrione umano.
Le «mamme» che forniranno il loro materiale genetico saranno due, L'equipe trasferirà il nucleo di un embrione umano, concepito da un uomo e da una donna, nell'ovulo prelevato da un'altra donna. L'obiettivo è impedire in futuro la trasmissione, al nascituro, di patologie genetiche ereditate dalla madre, le malattie mitocondriali. Malattie al momento senza cura. Studi precedenti eseguiti sui topi hanno infatti indicato che è possibile prevenirle prelevando il nucleo da un ovulo fecondato che contiene mitocondri difettosi e trasferendolo in un altro ovocita, non fecondato, in cui questi organelli funzionano normalmente.


Una ricercatrice al lavoro su alcune cellule (AP)
Doug Turnbull, professore di neurologia dell'universitá di Newcastle, e Mary Herbert, direttore scientifico del Newcastle Fertility Centre, intendono verificare se questo metodo funziona anche su embrioni umani.
I mitocondri sono la centrale energetica della cellula e hanno la particolaritá di avere, ognuno, un proprio Dna. Se questo Dna, che si eredita solo dalla madre, è difettoso, i mitocondri non funzionano come dovrebbero e insorgono malattie che possono colpire qualsiasi organo. Oltre il 90% dell'energia utilizzata nell'organismo, infatti, è prodotta nei mitocondri. I ricercatori britannici, che hanno ottenuto il via libera dell'Autoritá per la fecondazione umana e l'embriologia (Hfea) e sono finanziati dalla Muscular Dystrophy Campaign, dovranno verificare se il trasferimento del nucleo è efficace e sicuro.
PERPLESSITA' - Interessante dal punto di vista sperimentale ma difficilmente traducibile in una pratica clinica accettata, poichè si pone come presupposto l'accettazione della clonazione umana. Questa, in sintesi, la posizione del direttore dell'Istituto di genetica dell'Università Cattolica di Roma, Giovanni Neri, in merito all'annuncio dei ricercatori dell'Università di Newcastle, in Inghilterra, pronti a clonare un embrione umano utilizzando il materiale genetico di due madri con l'obiettivo di prevenire la trasmissione madre-figlio di alcune malattie genetiche. «In questa operazione - ha commentato Neri - può esserci un interesse sperimentale, ma è difficile che una simile metodica posa poi tradursi in una pratica accettata e applicata. Significherebbe infatti dover comunque accettare il principio dell'ammissibilità della clonazione umana». «Dal punto di vista tecnico - ha affermato l'esperto - non mi sembra ci siano grosse novità, dal momento che il trasferimento di nucleo è stato già effettuato varie volte sugli animali. Ma che sia stata data l'autorizzazione a procedere ad una sperimentazione in tal senso sull'uomo - ha concluso - mi lascia molto perplesso».
Monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, boccia, a sua volta, l'autorizzazione, concessa a ricercatori inglesi, a clonare un embrione umano utilizzando il materiale genetico di due madri con l'obiettivo di prevenire la trasmissione madre-figlio di alcune malattie genetiche. «Posso dire, prima di tutto - ha sottolineato monsignor Sgreccia a Radio Vaticana - che si tratta di una sperimentazione il cui esito è tutto da vedere. Dal punto di vista morale vi sono almeno tre illeciti. Uno: che si fa una clonazione vera e propria, cioè si trasferisce un nucleo preso da una cellula di un embrione; secondo: questo embrione da cui si prende il nucleo viene soppresso; terzo: si crea un nuovo embrione e lo si trasferisce nella donna, che diventa una madre surrogata. Vi è dunque - ha concluso monsignor Sgreccia - tutto un incrocio di illeciti sul quale il giudizio della morale - non soltanto cattolica, credo - è completamente negativo».
08 settembre 2005