Infatti io non nego che vi sia un'identita' americana....Quanto alle razze io non ne nego l'esistenza e che vi siano differenze..quello che nego è il concetto di supremazia di una sull'altra...![]()


Infatti io non nego che vi sia un'identita' americana....Quanto alle razze io non ne nego l'esistenza e che vi siano differenze..quello che nego è il concetto di supremazia di una sull'altra...![]()


Consentitemi l' autocitazione (quanta presunzione..!):
"Anche se si crede in una visione del mondo tradizionale e nazional-popolare, la società multirazziale esiste lo stesso: si può prenderne atto e tentare di gestire la situazione nel modo meno peggiore, o chiudere gli occhi e far finta di essere da un' altra parte.
Il multiculturalismo differenzialista rimane, a mio avviso, appunto la soluzione meno traumatica, perchè punta ad evitare gli effetti dell' integrazione forzata come della ghettizzazione sociale.
Del resto, se un' identità è talmente debole da correre il rischio di disintegrarsi al minimo contatto con qualcosa di diverso da se', non c' è separazione territoriale ne' "umano rimpatrio" che possa salvarla dalla morte per asfissia.
Nell' ottimo "Le sfide della postmodernità" (edito da Arianna, e che consiglio a tutti), de Benoist scrive a proposito dell' immigrazione nel suo paese: "Le vere cause della disgregazione dell' identità francese sono in effetti le stesse di quelle che spiegano l' erosione di tutte le altre identità: esaurimento del modello dello Stato-nazione, disagio di tutte le istituzioni tradizionali, rottura del contratto di cittadinanza, crisi della rappresentazione, adozione mimetica del modello americano ecc. L' ossessione del consumo, il culto del "successo" materiale e finanziario, la scomparsa delle idee di bene comune e di solidarietà, la dissociazione dell' avvenire industriale e del destino collettivo, lo sviluppo delle tecniche, il progresso delle esportazioni di capitali, l' alienazione dell' indipendenza economica, industriale e mediatica, hanno da soli distrutto maggiormente l' "omogeneità" della popolazione francese più di quanto abbiano fatto finora degli immigrati che non sono altro che gli ultimi a subirne le conseguenze".
E ancora: "Non più della cultura, l' identità non è un' essenza che il linguaggio potrebbe irrigidire o reificare. Essa non è determinante che in modo dinamico e non si può comprenderla che tenendo conto delle interazioni (o retro-determinazioni), delle scelte come dei rifiuti personali di identificazione e delle strategie di identificazione che le sottendono. Anche se all' inizio è data, è indissociabile dall' uso che se ne fa, o che si rifiuta di farne, in un contesto culturale e sociale particolare, ossia nel contesto di una relazione con gli altri. L' identità è in tal modo sempre riflessiva. Essa implica, in una prospettiva fenomenologica, di non disgiungere mai costituzione di se' e costituzione dell' altro. Il soggetto dell' identità collettiva non è un "io" o un "noi", entità naturale, costituita una volta per tutte, specchio opaco dove niente di nuovo potrebbe più venire a riflettersi, ma un "sè" che richiama incessantamente nuovi riflessi"."
Sono completamente d'accordo con Pietro! La questione dell'esistenza delle razze è molto dibattuta in biologia e antropologia; alcuni genetisti e studiosi delle popolazioni (Cavalli Sforza) negano addirittura l'esistenza delle razze umane. Comunque penso che esista un continuum di cambiamenti genotipici e fenotipici che poi può sfociare nella formazione di una nuova specie. Questo di scorso per quanto riguarda l'essere umano è molto difficile da affrontare, perché l'uomo nella sua storia naturale si è sempre sottratto - o ha cercato di sottrarsi - alle pressioni selettive dell'ambiente, quindi le differenze genotipiche tra le varie popolazioni del pianeta sono davvero minime. Se poi si vuole chiamare razza un diverso colore della pelle o una diversa forma dello splancnocranio, questo può essere concesso. Ma non è assolutamente razionale pensare ad una superiorità di un uomo rispetto un altro uomo.
Vorremmo cancellare lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo che spesso è basato su pretese superiorità...di classe o di razza (che poi sono la stessa cosa)


Ma scusate con tutto il rispetto ma chi parla di superiorita' o di inferiorita' di questa o quella razza qui stiamo facendo un discorso solamente differenzialista, salvaguardi e conservazione di differanze ed identita' tutto qui....In origine postato da Orwell
Sono completamente d'accordo con Pietro! La questione dell'esistenza delle razze è molto dibattuta in biologia e antropologia; alcuni genetisti e studiosi delle popolazioni (Cavalli Sforza) negano addirittura l'esistenza delle razze umane. Comunque penso che esista un continuum di cambiamenti genotipici e fenotipici che poi può sfociare nella formazione di una nuova specie. Questo di scorso per quanto riguarda l'essere umano è molto difficile da affrontare, perché l'uomo nella sua storia naturale si è sempre sottratto - o ha cercato di sottrarsi - alle pressioni selettive dell'ambiente, quindi le differenze genotipiche tra le varie popolazioni del pianeta sono davvero minime. Se poi si vuole chiamare razza un diverso colore della pelle o una diversa forma dello splancnocranio, questo può essere concesso. Ma non è assolutamente razionale pensare ad una superiorità di un uomo rispetto un altro uomo.
Vorremmo cancellare lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo che spesso è basato su pretese superiorità...di classe o di razza (che poi sono la stessa cosa)
E non mi tirate fuori i paragoni col biologismo nazionalsocialista che andiamo solamente fuori 3d
D'accordo...ma anche per quanto riguarda le identità (culturali) come fai a stabilire la superiorità di una rispetto un'altra?
La salvaguardia delle diverse culture si raggiunge soltanto con il rispetto reciproco.


Mai messo in dubbio infatti il rispetto reciprocoIn origine postato da Orwell
D'accordo...ma anche per quanto riguarda le identità (culturali) come fai a stabilire la superiorità di una rispetto un'altra?
La salvaguardia delle diverse culture si raggiunge soltanto con il rispetto reciproco.


Penso però che Orwell parli di "rispetto reciproco" anche tra le minoranze etniche in Italia e gli "italiani" propriamente detti...In origine postato da fabiosko
Mai messo in dubbio infatti il rispetto reciproco
Il mio parere: non esistono identità culturali superiori od inferiori. Esistono diverse identità culturali. Ed io mi batto per la mia (quella tradizionale, non questo schifo importato a forza d'oltreoceano) non perchè sia superiore alle altre, ma semplicemente perchè è la mia (nostra).In origine postato da Orwell
D'accordo...ma anche per quanto riguarda le identità (culturali) come fai a stabilire la superiorità di una rispetto un'altra?
Mai messo in dubbio. Esiste una sola cultura al mondo che non rispetto, quella yankee. Per il resto, pari dignità.In origine postato da Orwell
La salvaguardia delle diverse culture si raggiunge soltanto con il rispetto reciproco.


Bene..ottimo ..completamente d'accordo con te.
In origine postato da FIGHTER
Il mio parere: non esistono identità culturali superiori od inferiori. Esistono diverse identità culturali. Ed io mi batto per la mia (quella tradizionale, non questo schifo importato a forza d'oltreoceano) non perchè sia superiore alle altre, ma semplicemente perchè è la mia (nostra).
Mai messo in dubbio. Esiste una sola cultura al mondo che non rispetto, quella yankee. Per il resto, pari dignità.


Completamente d'accordo.....In origine postato da FIGHTER
Il mio parere: non esistono identità culturali superiori od inferiori. Esistono diverse identità culturali. Ed io mi batto per la mia (quella tradizionale, non questo schifo importato a forza d'oltreoceano) non perchè sia superiore alle altre, ma semplicemente perchè è la mia (nostra).
Mai messo in dubbio. Esiste una sola cultura al mondo che non rispetto, quella yankee. Per il resto, pari dignità.
P.s. quella yankee per la sua origine e per i misfatti cui si e' macchiata alla sua nascita non e' degna di essere chiamata cultura o tradizione