Nelle parrocchie che conosco io esiste un tariffario per ogni tipo di "sevizio"escluse le confessioni che però sono rare, con quote che non sono poi così piccole.
A questo si aggiunge una somma che forse ho sbagliato a definire stipendio ma che cmq è così chiamata anche dai parroci stessi. Questo non viene dato a tutti i sacerdoti ma ai parroci. Succede che parrocchie senza parroco residente abbiano un parroco nominale appunto per introitare comunque in diocesi questa somma. Avendo fatto parte di consigli parrocchiali ho potuto constatarlo. Un amico parroco usa sovente con i ragazzi come unico argomento pro vocazioni un discorsino molto terra terra: Io facevo il cameriere, brutta vita, vita grama con padroni che trattano male e per guadagnare un pò di soldini non dovevo guardare l'orologio. A fare il prete, e poi il parroco, che tanto mancano sempre lavori poco, hai uno stipendio fisso che puoi integrare in molti modi (ultimo l'organizzare pellegrinaggi per comprare un'appartamento per la vecchiaia), hai la casa .......... cosa volete di più
Non è così ?
Lo so, il sacerdote è tutta un'altra cosa ed un simile ragionamento fa solo pena ma, provocatoriamente, volevo fare qualche considerazione sul guadagno, non per la sopravvivenza, per cose di Chiesa.
Dalle mie parti si dice "Vorrei uno zio prete anziano e già malato"
E' ovvio che il sacerdote debba vivere dignitosamente ma tra il dignitoso e il lussuoso c'è un abisso.
Tipo Audi a6 e 2 pacchetti di malboro al dì
el Bardo




escluse le confessioni che però sono rare, con quote che non sono poi così piccole.
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