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Discussione: Simonia

  1. #1
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    Predefinito Simonia

    Una domanda provocatoria
    Secondo voi quanto c'è di simoniaco nel pretendere fior di quattrini da parte di sacerdoti che già prendono lo stipendio dallo Stato (magari poi remando contro nelle omelie) e uno stipendio non eccessivo ma comunque allineato con altri di operai e impiegati che hanno magari da mantenere una famiglia e pagare l'affitto, per messe, funerali, matrimoni, battesimi, benedizioni o altro ?

    el Bardo

  2. #2
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    Sono d'accordo, io muterei la forma di sostentamento dei sacerdoti, che per altro ritengo cosa doverosa sia chiaro, trasferendola dallo Stato alle comunità di cui quei sacerdoti sono ministri. Abolirei poi la consuetudine talvolta cogente dell'offerta legata all'amministrazione dei sacramenti o alla celebrazione di messe o riti, ferma restando la libertà dei singoli fedeli di elargire offerta alle proprie comunità ecclesiali.

  3. #3
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    Non ho colto esattamente il senso di quanto dici.
    I sacerdoti non sono comunque stipendiati dallo stato. Hanno tuttavia diritto ad una somma decente per poter andare aventi, come gli altri. Bisogna distinguere poi le offerte alla parrocchia dai soldi del sacerdote.

  4. #4
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    Originally posted by ragazzosemplice
    Sono d'accordo, io muterei la forma di sostentamento dei sacerdoti, che per altro ritengo cosa doverosa sia chiaro, trasferendola dallo Stato alle comunità di cui quei sacerdoti sono ministri. Abolirei poi la consuetudine talvolta cogente dell'offerta legata all'amministrazione dei sacramenti o alla celebrazione di messe o riti, ferma restando la libertà dei singoli fedeli di elargire offerta alle proprie comunità ecclesiali.

    - Lo stato non stipendia i preti.

    - Per le messe o altri sacramenti si danno libere offerte, che non sono per riempire la pancia del prete, ma per le necessità della Parrocchia.

  5. #5
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    Lo "stipendio" dei preti in Italia è erogato dall'istituto centrale per il sostentamento del clero, creato nel 1984 in seguito al concordato, dopo l'abolizione del sistema delle congrue pagate dallo Stato ai sacerdoti cattolici previste dai Patti Lateranensi. I fondi per lo "stipendio" dei sacerdoti in Italia provengono per la maggior parte dall'8 per mille che è una parte di un'imposta sul reddito, l'IRPEF, pagata allo Stato e che poi lo Stato provvede a distribuire. Credo sia più giusto un sistema che tenga nettamente separati i due ambiti, come ad esempio avviene negli Stati Uniti, nel quale il sostentamento dei sacerdoti sia lasciato alle singole comunità ecclesiali che magari possono organizzarsi a livello diocesano per un più efficiente sistema di raccolta dei fondi destinati ai sacedoti delle loro comunità.
    E' vero non esiste un "tariffario" per i sacramenti o riti officiati dai sacerdoti, tuttavia in molte parrocchie è diffusa la, a mio giudizio, non evangelica abitudine di "pretendere" un pagamento a fronte di "prestazioni" religiose, ad esempio fissando offerte minime per le messe di suffragio. Sarebbe più corretto che chiunque si rivolga alla Chiesa per ragioni squisitamente religiose, come l'accostarsi ai sacramenti, non debba sentirsi in obbligo di devolvere offerte, ferma restando la sua libertà di farlo.
    Un saluto

  6. #6
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    - Sono felice che tu stesso hai costatato che non è lo stato a mantenere i sacerdoti, ma i fedeli.

    - Le offerte sono tali appunto perchè il fedele offre, offre quanto può, e la sua offerta è utile per la parrocchia.

  7. #7
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    Ti prego non leggere male quello che dico. Ho detto che il sostentamento del clero proviene dai proventi dell'8 per mille dell'IRPEF, che è un'imposta dello Stato, dunque è finanziato tramite la parte di un'imposta dello Stato. Secondo me sarebbe più giusto che fossero i fedeli delle singole comunità a provvedere al sostentamento dei propri ministri di culto.
    Sulle offerte ho detto che non ci vedo niente di male, mi limitavo a fare un'osservazione sul fatto che spesso nelle parrocchie si segue le prassi di richiedere offerte minime, ad esempio "Vorrei far celebrare una messa di suffragio" " sono 20 euro".
    Un caro saluto

  8. #8
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    Predefinito Alcune chiarificazioni...

    Cosa si intende per otto per mille?
    Lo Stato mette a disposizione dei contribuenti una quota del gettito complessivo dell’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) per scopi "sociali o umanitari" a gestione statale oppure "religiosi o caritativi" gestiti da confessioni religiose. Questa quota è pari all’otto per mille dell’intero gettito Irpef.

    Lo Stato non ne decide però direttamente l'attribuzione, ma affida alla libera scelta dei cittadini contribuenti il compito di determinare a chi e per quali scopi deve essere destinata, esprimendo la propria preferenza firmando in una delle caselle sui modelli Unico (ex mod.740), 730 (nel modello 730-1), Certificazione Unica (ex 101 e 201).

    I soggetti destinatari
    possono variare ogni anno, perché il meccanismo è aperto: ogni confessione religiosa può infatti stipulare accordi con lo Stato italiano e chiedere di aderire al meccanismo dell’otto per mille. Oggi, in seguito alle intese con altre confessioni religiose, sono sette i soggetti che ne possono beneficiare:

    Stato italiano
    Chiesa cattolica
    Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno
    Assemblee di Dio in Italia
    Chiesa Evangelica Valdese
    Chiesa Evangelica Luterana in Italia
    Unione Comunità Ebraiche italiane



    Esprimere la propria scelta comporta il pagamento di una tassa in più?
    Assolutamente no. Non si tratta di una maggiorazione dell'imposta, di un otto per mille in più di tasse da pagare: si tratta invece della facoltà di decidere quale destinazione debba essere data all'otto per mille dell'Irpef che tutti abbiamo pagata.
    E attenzione: non si tratta dell'otto per mille dell'Irpef pagata da ciascun contribuente, ma dell'otto per mille del gettito complessivo che lo Stato riceve da questa imposta.
    Quindi la firma non costa niente perché la scelta sulla destinazione si riferisce ad una quota dell’intero gettito dell’Irpef e non all’Irpef personale di ognuno. In sede di ripartizione ogni firma vale allo stesso modo e non c’è differenza, ad esempio, tra la firma di un contribuente il cui reddito ammonta a 100 milioni annui e quella di un altro contribuente con un reddito di 25 milioni.

    Come viene ripartito tra i diversi destinatari l'otto per mille del gettito Irpef ?
    La ripartizione avviene in proporzione alle scelte espresse e quindi senza tenere conto degli "astenuti". Ad esempio, se il 60 per cento dei contribuenti esprime una scelta, si terrà conto solo delle preferenze di quel 60 per cento.

    Non esiste obbligo, ma semplicemente la facoltà di scegliere la destinazione dell'otto per mille; perciò può capitare che alcuni contribuenti si astengano da qualsiasi scelta. Che cosa succede in questo caso?
    Lo Stato ripartisce l'intero otto per mille in proporzione alle scelte espresse da chi ha deciso di avvalersi della possibilità di scegliere, senza che l'astensione di alcuni ne sottragga alla ripartizione una parte.

  9. #9
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    Predefinito

    Posto che alcune confessioni religiose con cui lo Stato ha stipulato accordi, ha deciso di non utlizzare i fondi dell'8 per mille per il sostentamento dei minsitri del culto, non trovo corretto il principio di fondo per il quale una parte di un'imposta dovuta allo Stato sia devoluta alle confessioni religiose per il sostentamento del proprio clero. Trovo più giusta una sovvenzione diretta da parte di chi fa parte delle comunità religiose a cui tali ministri appartengono. In America non esiste 8 per mille eppure i sacerdoti riescono tranquillamente a vivere ed operare.
    Non mi sembra di aver detto chissà quale castroneria.
    Un caro saluto

  10. #10
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    Predefinito Re: Alcune chiarificazioni...

    Originally posted by Lepanto
    Cosa si intende per otto per mille?
    Lo Stato mette a disposizione dei contribuenti una quota del gettito complessivo dell’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) per scopi "sociali o umanitari" a gestione statale oppure "religiosi o caritativi" gestiti da confessioni religiose. Questa quota è pari all’otto per mille dell’intero gettito Irpef.

    Lo Stato non ne decide però direttamente l'attribuzione, ma affida alla libera scelta dei cittadini contribuenti il compito di determinare a chi e per quali scopi deve essere destinata, esprimendo la propria preferenza firmando in una delle caselle sui modelli Unico (ex mod.740), 730 (nel modello 730-1), Certificazione Unica (ex 101 e 201).

    I soggetti destinatari
    possono variare ogni anno, perché il meccanismo è aperto: ogni confessione religiosa può infatti stipulare accordi con lo Stato italiano e chiedere di aderire al meccanismo dell’otto per mille. Oggi, in seguito alle intese con altre confessioni religiose, sono sette i soggetti che ne possono beneficiare:

    Stato italiano
    Chiesa cattolica
    Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno
    Assemblee di Dio in Italia
    Chiesa Evangelica Valdese
    Chiesa Evangelica Luterana in Italia
    Unione Comunità Ebraiche italiane



    Esprimere la propria scelta comporta il pagamento di una tassa in più?
    Assolutamente no. Non si tratta di una maggiorazione dell'imposta, di un otto per mille in più di tasse da pagare: si tratta invece della facoltà di decidere quale destinazione debba essere data all'otto per mille dell'Irpef che tutti abbiamo pagata.
    E attenzione: non si tratta dell'otto per mille dell'Irpef pagata da ciascun contribuente, ma dell'otto per mille del gettito complessivo che lo Stato riceve da questa imposta.
    Quindi la firma non costa niente perché la scelta sulla destinazione si riferisce ad una quota dell’intero gettito dell’Irpef e non all’Irpef personale di ognuno. In sede di ripartizione ogni firma vale allo stesso modo e non c’è differenza, ad esempio, tra la firma di un contribuente il cui reddito ammonta a 100 milioni annui e quella di un altro contribuente con un reddito di 25 milioni.

    Come viene ripartito tra i diversi destinatari l'otto per mille del gettito Irpef ?
    La ripartizione avviene in proporzione alle scelte espresse e quindi senza tenere conto degli "astenuti". Ad esempio, se il 60 per cento dei contribuenti esprime una scelta, si terrà conto solo delle preferenze di quel 60 per cento.

    Non esiste obbligo, ma semplicemente la facoltà di scegliere la destinazione dell'otto per mille; perciò può capitare che alcuni contribuenti si astengano da qualsiasi scelta. Che cosa succede in questo caso?
    Lo Stato ripartisce l'intero otto per mille in proporzione alle scelte espresse da chi ha deciso di avvalersi della possibilità di scegliere, senza che l'astensione di alcuni ne sottragga alla ripartizione una parte.

    grazie per la chiarificazione
    E' effettivamente come pensavo.
    Nessun "sotterfugio"

 

 
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