POLITICA
L’ITALIA, L’EUROPA, LE SUE RADICI: INTERVISTA AL PRESIDENTE DEL SENATO MARCELLO PERA

MAMMA LI TURCHI

«La Turchia nell’Unione metterà a repentaglio la nostra identità. Laici e cattolici reagiscano, altrimenti la presenza musulmana prima o poi diverrà invasione».


«Non sono stato mai credente, ma ho sempre rispettato i credenti. Non ho mai avuto il dono della fede, perché di dono si tratta, ma ho sempre rispettato chi ce l’ha. Oggi però è cambiato qualcosa; nell’Europa e nel mondo occidentale è messo in discussione il diritto dei credenti di difendere e identificarsi nel loro Credo».

Marcello Pera, presidente del Senato, non usa la mano leggera per alzare la voce in difesa delle radici cristiane dell’Europa, proprio lui che è stato, ed è, uno degli intellettuali laici italiani più rappresentativi, e in questa intervista con Famiglia Cristiana Gennaio 2005, commentando il libro sulle radici dell’Europa scritto a quattro mani con il cardinale Joseph Ratzinger (Senza radici, Mondadori), si spinge in avanti fino a lanciare un appello per l’unità fra laici e cristiani in nome della difesa delle comuni origini cristiane.

«C’è in Europa un notevole pregiudizio anticristiano. C’è anche in Italia, dove è più facile trovare prese di posizione a favore della tolleranza nei confronti di seguaci di altre religioni, che non a favore dei cristiani. Mi colpì una frase del cardinale Ratzinger: "Mentre noi rispettiamo le altre religioni, quando si tratta di difendere la nostra viene in soccorso il principio della libertà di espressione e di parola"».

Solo questo?
«No, anche il caso della Costituzione europea, della guerra in Irak, le nostre relazioni verso l’Islam. Queste cose hanno un elemento comune: l’affievolimento della nostra identità che è naturalmente cristiana».

Giorgio La Pira e gli altri costituenti cattolici nel ’45 rinunciarono a inserire nella Costituzione il riferimento ai valori cristiani. Perché per la Costituzione europea il ragionamento dovrebbe essere diverso?
«La Costituzione europea è preceduta da un preambolo nel quale l’Europa vuole offrire un quadro di sé medesima, ovvero ne disegna l’identità. Nessuno obbligava i costituenti europei a scrivere un preambolo, ma se l’hanno fatto è perché volevano mostrare la genealogia storica, i princìpi e i valori che giustificano la Carta. Mi stupisco che in quella genealogia non si sia trovata neanche mezza riga di spazio per dire che la nostra è fortemente impregnata dei princìpi della tradizione cristiana. Un’Europa così avrà difficoltà a difendere sé stessa: intellettualmente, culturalmente e politicamente».

Detto da lei…
«Non capisco perché detto da me debba fare una certa impressione. Se lei è credente, il cristianesimo le dà la sua identità religiosa. Se lei non lo è, il cristianesimo le dà una sua identità culturale. Io rivendico la mia identità culturale, come lei rivendica la sua identità religiosa; ma rivendicando la mia identità culturale trovo che in essa c’è una tradizione di pensiero che ha le sue radici nel cristianesimo. Non si può spiegare Kant senza il cristianesimo; ciò vale per Locke o Leibniz o lo stesso Galileo Galilei, il quale fonda la sua nuova scienza su dottrine di carattere cristiano. Come si fa a passare un colpo di spugna su tutto questo?».

Tanto che arriva addirittura a rimproverare la Chiesa di aver rinunciato a questa battaglia…
«Così come ho trovato debole l’Europa della politica e degli intellettuali laici nel difendere la loro identità culturale; ho trovato altrettanto fiacca, timorosa e talvolta incerta la Chiesa cattolica e le Chiese protestanti nel difendere la loro identità religiosa. Un eccesso di tolleranza, di dialogo; il timore di usare parole come missione, evangelizzazione, predicazione… e quindi una riduzione lenta, sottile e talvolta anche subdola del messaggio cristiano a un semplice elemento di dialogo per la convivenza pacifica fra le culture».

E quindi è superata la fase di contrapposizione fra laici e cristiani in nome dei comuni valori?
«È un riconoscimento comune che siamo fatti della stessa origine, ma anche un appello: vogliamo questo riconoscimento comune e accettare perciò le conseguenze che ne derivano, oppure lo teniamo nascosto, lo tiriamo fuori dai preamboli, dalle nostre discussioni? Quella che io propongo è addirittura una religione civile…, una frontiera molto più impegnativa».


Il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione
per la dottrina della fede e il presidente Pera alla presentazione
del libro scritto a quattro mani (foto AP).

È anche un gesto di rabbia?
«Direi di sgomento: osservando cosa è l’Europa, non mi rassegno a questa debolezza, e poiché non mi rassegno, sono passato a una sorta di ribellione chiedendo solidarietà non solo alla pigra famiglia laica (famiglia cui appartengo), ma anche a quella cui non appartengo, che è dei cristiani praticanti».

E l’adesione della Turchia all’Europa, le cui trattative finali sono appena cominciate?
«Sarebbe il caso di fare alcune distinzioni; o andiamo verso un’Europa identitaria oppure verso un rassemblement geopolitico. L’Europa identitaria è probabilmente più piccola anche dei Paesi che attualmente la compongono; l’Europa geopolitica invece è un’area economica e politica strategica. È chiaro che l’allargamento prima e ancor di più l’adesione della Turchia, poi, fanno perdere di vista l’Europa identitaria, quella dei padri fondatori Schumann, Adenauer, De Gasperi, che non a caso erano cattolici ferventi. La questione turca diverrà un problema, perché entrando milioni e milioni di musulmani si dovrà trovare il modo per convivere, che non potrà essere la semplice aggregazione di persone e di storie e tradizioni. Vedrà che se anche scegliessimo di optare per l’Europa geopolitica, trascurando la nostra identità storica e religiosa, rinascerà prepotentemente la domanda di identità».

Il cardinale Biffi dichiarò che fra gli immigrati era meglio far entrare solo quelli cristiani. Fu solo provocazione?
«Il cardinale fu molto lungimirante e bisognerebbe chiedergli scusa per la pigrizia che non ci spinse ad ascoltarlo. Egli segnalò un problema poi completamente rimosso. Quei capi di Stato e di Governo, che hanno cercato di cancellare l’identità negando le proprie radici, si troveranno il medesimo problema, ingigantito, con l’ingresso della Turchia».

Ma il problema con l’Islam prima o poi andrà affrontato…
«Intanto occorre stabilire che non si può predicare la tolleranza senza la reciprocità. Ciò deve essere chiaro e detto con fermezza da parte della Chiesa cattolica, perché la tolleranza senza la reciprocità è una resa. Non auspico barriere contro i musulmani, ma una rinascita dell’identità forte come ha detto il cardinale Camillo Ruini, perché altrimenti la presenza musulmana prima o poi diverrà un’invasione. Sono troppi i segnali di debolezza: dal caso Buttiglione al Crocifisso nelle scuole, il presepio, le classi separate, le abolizioni delle rime con Gesù».

Nel suo libro giustifica la guerra preventiva e quindi l’operato americano in Irak. È così?
«Ho imparato da Immanuel Kant: è lui che ha parlato per primo di guerra preventiva. Quando nel mondo moderno uno Stato dittatoriale non rispetta i diritti dei cittadini e arriva anche a ucciderli, si arma o rischia di armarsi con strumenti di devastazione; allora credo che occorra trovare tutti gli strumenti preventivi per fermare questo rischio e fra questi anche il "primo colpo", perché il secondo potrebbe essere tardivo...».



Guglielmo Nardocci

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