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  1. #1
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    Predefinito ugo tassinari: attenzione ai cattivi maestri

    Ho ritrovato la prima edizione del libro di Tassinari “Fascisteria”, dove la quarta di copertina strilla “il primo studio completo in cui sono state scandagliate le fonti, rilette migliaia di pagine di atti, ascoltati i protagonisti etc etc”.
    Quanto segue è quanto Tassinari ha scritto sul conto del gruppo di Prati, e sul mio, citandomi per nome (errato), cognome e – perché l’esattezza ha le sue regole – anche soprannome:
    “… sezione (ndr: via ottaviano) dove spiccano figure come (omissis). Sono dediti a forme di violenza gratuita come l’accoltellamento di barboni e sospettati di gravi attentati come la sparatoria contro il Pci dell’Alberone in cui resterà ucciso l’operaio Zini (per cui saranno processati e assolti omissis) e il ferimento a piazza Irnerio dello studente Nibbi. E’ loro opera la rapina all’armeria di via Rasella che nel marzo 1980 vuole commemorare la morte di Anselmi.”
    La prima cosa è completamente falsa, l’ultima detta a metà.
    Per quanto riguarda la rapina all’armeria di via Rasella venni arrestato per poi vedermi assolto dal Tribunale dei Minorenni di Roma.. Tassinari poteva citare nella suo scritto anche questo dettaglio, che non mi pare di poco conto. Mi è sorto allora spontaneo il dubbio: ma Tassinari ha veramente letto tutte le pagine processuali?
    Pare proprio di no.
    O se l’ha fatto è stato distratto. O menefreghista riguardo le conclusioni dei processi.
    Chi se ne importa se un accusato è stato condannato o assolto, per fare il giusto brodo d’un libro del genere ci vogliono colpevoli - quello il sale -, mica gente andata assolta.
    Inutile dire che per il fatto di piazza Irnerio io non sia mai stato inquisito, come parecchi altri del gruppo citato. Ma il cuoco, oltre al sale, deve metterci anche un po’ pepe, cosicché la cosa viene genericamente attribuita al gruppo tutto. Per chi legge sembrano proprio “tutti colpevoli”.
    Ma l’apertura!
    L’apertura è un capolavoro.
    “Sono dediti a forme di violenza gratuita come l’accoltellamento di barboni”.
    Dopo sale e pepe, ecco alfine il peperoncino nell’acqua di cottura che , si sa, da più gusto e vigoria a qualsiasi brodo, altro che dado Liebig!
    Mi chiedo da dove Tassinari abbia ricavato questa informazione infamante.
    Quando uscì questa perla feci immediatamente una denuncia per calunnia, ma il giudice – forse ancora non ho ben capito come funziona la legge – archiviò la mia protesta affermando che queste cose non erano lesive nei miei confronti. Con buona pace di tutti.

    Ma chi è Tassinari? Un giornalista, uno storico, un ricercatore? E se veramente lo fosse, non dovrebbe sottoporre prima a verifica quello che scrive con l’indelebile carattere tipografico?
    Tralasciando la mia modestissima figura e considerato che in quegli anni di pece parecchi fecero una fine immensamente più triste della mia, una cosa intendo sottolineare: si rende conto Tassinari di cosa ha fatto?
    E’ la tecnica surrettizia della creazione del mostro, quella che hanno usato tutti i cattivi maestri per giustificare le teste che spaccavano, i ragazzi che uccidevano o – meglio – facevano uccidere dai loro sicari. E prendere sonno poi con la coscienza a posto. Anzi, compiaciuta e beata.
    Ancora la tecnica del mostro, quella che ha esiliato dalla società centinaia e centinaia di ragazzi e ragazzini, tantissimi minorenni.
    Si rende conto Tassinari del danno che può procurare a una famiglia, sul lavoro o nei rapporti personali quando attribuisce certe nefandezze alle persone, quando vuole dipingerle accecate da un’ira ottusa, vigliacche bieche e sanguinare, d’un sangue completamente gratuito? E’ esattamente lo stesso metodo, la stessa psicologia di più di vent’anni fa. Identico. Deumanizzare le persone per creare il fenomeno terrificante.
    Mi viene da chiedere perché dopo tutto questo tempo Tassinari reitera questo comportamento criminale che ha bollato col marchio dell’infamia una generazione intera, l’ha traghettata allo sfascio, l’ha rovinata a volte per sempre, senza appello.
    Si diceva che uccidere un fascista non fosse reato. Uccidere moralmente qualcuno che da ragazzino militò nelle file dell’estrema destra, per alcuni, continua a non essere contemplato nel codice penale. Anche dopo tutto questo tempo.
    Nonostante certe persone che tentarono “l’assalto al cielo” cercano oggi di camuffarsi con un’aureola posticcia, ci deve essere del marcio inossidabile nei loro animi. Abbisognano di cure psichiatriche per eliminare, ammesso sia possibile, le concrezioni di un atteggiamento sulfureo che, consapevole o no, ogni tanto tornano in superficie.

    Un avvertimento a chi ha avuto o ha tuttora a che fare con Tassinari.
    Domandatevi dove tutti i suoi appunti, le sue note e promemoria vanno a finire. Solo riassunti nelle pagine dei suoi libri o anche per intero, in fotocopia, su altre scrivanie, magari di qualche ufficio riservato.
    Attenzione.
    Ho saputo che Tassinari ha scritto un altro libro su quelle vicende. Se lo vedrò su qualche scaffale farò come solitamente faccio con certe pubblicazioni, gli girerò le spalle e me ne andrò sorridendo per i casi miei.
    Magari a casa mia, per prepararmi un brodino, ma con un bel pezzo di manzo fresco, non con gli ingradienti che usa Tassinari.
    Visto che si parla di anni di piombo non vorrei ammalarmi di saturnismo.

  2. #2
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    se non mi sbaglio tssinari scrive pure su POL

  3. #3
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    Da un mese a questa parte non riesco più a contare le persone che mi hanno parlato male di Tassinari,mi pento pubblicamente di averlo difeso in alcuni casi...è un giornalista...basta la parola!

  4. #4
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    Quando si conducono inchieste di questo genere, che per forza di cose sono basate in larga parte sui "si dice", il rischio di scrivere una cazzata è dietro l' angolo. Ad ogni modo, UMT non mi sembra uno convinto - come tanti giornalisti - di essere comunque superiore ad ogni verità fattuale: scrivetegli in pvt, e se ci sono degli errori si fa sempre in tempo a correggere nelle nuove edizioni...

  5. #5
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    Tassinari viene dall'estrema sinistra extraparlamentare e diffamare la nostra area gli puo' solo che far piacere, sarebbe meglio se si occupasse a scrivere libri su i suoi compagni...
    WaLd

  6. #6
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    Tassinari scrive qui su POL, vedrai che ti risponderà!

  7. #7
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    non conosco personalmente Tassinari, ne so molto del suo percorso umano e politico...
    da quel che ho avuto modo dialogando e leggendolo qui sul forum non mi ha dato l'impressione di essere una persona in malafede.
    Certo quando si scrive su un argomento così vasto e complesso come quello da lui scelto, il rischio di inesattezze (a volte non sempre tutte le fonti possono essere riscontrate con esattezza) c'è sempre.
    Leggendo le sue pubblicazioni non ho comunque ritrovato quello spirito da "cattivo maestro" che qui viene invocato. Credo fra l'altro che sia persona disponibile al chiarimento senza arroccamenti preconcettuali. Almeno per i limitati fatti di cui, seppur indirettamente, ero a conoscenza, si è dimostrato persona disponibile.
    Consiglio comunque a Pantagruel di leggersi "Guerrieri", almeno potrà chiedere pubblica soddisfazione, in caso di evidenti travisamenti.

  8. #8
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    so benissimo che tassinari scrive su questo forum. ci siamo scambiati due parole in pvt. fatto è che non ricordavo se la colpa che ci/mi attribuisce - "Sono dediti a forme di violenza gratuita come l’accoltellamento di barboni" - fosse nel suo libro o in quello di un altro.
    ora ho la conferma che è farina del suo sacco.
    poco m'importa se una cosa del genere, gravissima, sia stata scritta per malafede o disattenzione. fatto sta che è sintomatica di un certo modo di pensare e di agire.
    se mi risponderà o meno fa niente. non è questo che mi aspetto. vorrei solo che certi atteggiamenti non accadano più. tutto qui.
    mi sono già mosso perché lo scritto che segue - la rivisitazione del mio msg iniziale - venga inserito su siti e giornali della destra e vengano, tramite i miei amici, mandate per email a più persone dell'ambiente possibili.
    secondo me non è ammissibile che queste tecniche di "mostrificazione" accadano ancora oggi.
    se siete d'accordo, datemi una mano a far circolare il msg.
    grazie

    Ugo Maria Tassinari: attenzione ai “cattivi maestri”.

    Qualche giorno fa ho ritrovato la prima edizione del libro di Tassinari “Fascisteria”, dove la quarta di copertina strilla “il primo studio completo in cui sono state scandagliate le fonti, rilette migliaia di pagine di atti, ascoltati i protagonisti etc etc”.
    Quanto segue è ciò che Tassinari ha scritto sul conto del gruppo di Prati, e sul mio che ne facevo parte, citandomi per nome (sbagliandolo), cognome e – per non far mancare nulla – anche soprannome:
    “ ... sezione (ndr: via ottaviano) dove spiccano figure come (omissis). Sono dediti a forme di violenza gratuita come l’accoltellamento di barboni e sospettati di gravi attentati come la sparatoria contro il Pci dell’Alberone in cui resterà ucciso l’operaio Zini (per cui saranno processati e assolti omissis) e il ferimento a piazza Irnerio dello studente Nibbi. E’ loro opera la rapina all’armeria di via Rasella che nel marzo 1980 vuole commemorare la morte di Anselmi.”
    La prima cosa è completamente falsa, l’ultima detta proditoriamente.
    Per quanto riguarda la rapina all’armeria di via Rasella venni arrestato e poi assolto dal Tribunale dei Minorenni di Roma. Nella scritto l’autore avrebbe potuto citare anche questo dettaglio, che non mi pare di poco conto. Mi è sorto allora spontaneo il dubbio: ma Tassinari ha veramente letto tutte le pagine processuali?
    Pare proprio di no.
    O se l’ha fatto è stato disattento. O menefreghista riguardo le conclusioni degli iter processuali.
    Chi se ne importa se un accusato è stato condannato o assolto. Per cucinare il giusto brodo d’un libro del genere ci vogliono colpevoli - quello il sale -, mica gente sgravata delle colpe loro contestate.
    Inutile dire che per il fatto di piazza Irnerio io non sia mai stato inquisito, come parecchi altri del gruppo citato. Ma il brodo, oltre che al sale, richiede anche un po’ di pepe. Cosicché il reato viene genericamente attribuito al gruppo intero. A leggere sembra siamo “tutti colpevoli”, nessuno escluso.
    Ma l’apertura!
    L’apertura è un vero capolavoro.
    “Sono dediti a forme di violenza gratuita come l’accoltellamento di barboni”.
    Dopo sale e pepe, ecco alfine il peperoncino nell’acqua di cottura che , si sa, da più gusto e vigoria a qualsiasi brodo. Altro che dado Liebig!
    Mi chiedo da dove Tassinari abbia ricavato questa informazione infamante.
    All’uscita di questa perla presentai immediatamente denuncia per calunnia nei confronti dell’autore. Ma il giudice istruttore archiviò la mia protesta, affermando che un’asserzione del genere non era da considerare lesiva. Ancora mi sfuggono le finalità della legge italiana.

    Ma chi è Tassinari? Un giornalista, uno storico, un ricercatore? E se veramente lo fosse non dovrebbe sottoporre prima a verifica quello che con l’indelebile carattere tipografico scrive?
    Tralasciando la mia modestissima figura e considerato che in quegli anni di pece parecchi ebbero esperienze immensamente più tristi della mia, una cosa intendo sottolineare: Tassinari si rende conto di cosa ha fatto?
    E’ ancora la tecnica surrettizia della creazione del mostro, quella che hanno usato tutti i cattivi maestri per giustificare le teste che spaccavano, i ragazzi che uccidevano o – meglio – facevano uccidere dai loro sicari. E prendere sonno poi con la coscienza a posto. Anzi, compiaciuta, beata e abbronzata sotto i raggi del sol dell’avvenir.
    Quella metodologia che ha sbattuto nei ghetti ed esiliato dalla società centinaia e centinaia di ragazzi e ragazzini, tantissimi minorenni, costringendoli alla reazione disperata, eccessiva, furiosa.
    Quando attribuisce certe nefandezze alle persone, quando le dipinge accecate da un’ira ottusa - vigliacche bieche e sanguinare, d’un sangue completamente gratuito -, si rende conto Tassinari dell’irreparabile danno che può provocare? All’isolamento che può far nascere nelle famiglie, sul lavoro o nei rapporti personali?
    E’ esattamente il medesimo modus operandi della propaganda marxista di vent’anni addietro per discreditare e ostracizzare: creare il fenomeno terrificante.
    Mi viene da chiedere come mai, a distanza di tutto questo tempo, Tassinari reitera un comportamento da malfattore che nel passato ha impresso il marchio dell’infamia su una generazione intera, l’ha traghettata allo sfascio, l’ha rovinata a volte per sempre, senza appello.
    Si diceva che uccidere un fascista non fosse reato. Uccidere moralmente qualcuno, che sedicenne militò nelle file della destra estrema, per alcuni continua a non essere materia da codice penale. Anche nell’epoca in cui i diritti vengono giustamente riconosciuti a chiunque: immigrati, omosessuali, rom; persino alle piante e agli animali, compresi i topi di laboratorio. Ma chi militò in una certa fazione politica negli anni passati, no. Questi di diritti non ne avevano, non ne hanno e continueranno a non averne mai. Per sempre saranno i mostri “dediti a forme di violenza gratuita come l’accoltellamento di barboni”. Quasi li si immagina con un ghigno mefistofelico stampato sul volto ottuso e gli occhi acquosi come quelli di un bue. I topi di laboratorio hanno maggior dignità di loro.
    Nonostante certi scrittori che tentarono “l’assalto al cielo” cercano oggi di camuffarsi con un’aureola posticcia, ci deve essere del marcio inossidabile nei loro animi. Probabilmente abbisognano di cure psichiatriche per rimuovere - ammesso sia possibile - le concrezioni di un atteggiamento sulfureo che, consapevole o meno, inesorabile riemerge talvolta dalle loro penne.

    Un avvertimento a chi ha avuto o ha tuttora a che fare con Tassinari.
    Domandatevi dove tutti i suoi appunti, le sue note e promemoria vanno a finire.
    Solo riassunti nelle pagine dei suoi libri? O anche per intero, in fotocopia, su altre scrivanie, magari di qualche ufficio riservato?
    Attenzione.

    Mi è giunta voce che Tassinari abbia scritto un altro libro su quelle vicende.
    Se mi capiterà di scorgerlo in qualche scaffale farò come solitamente faccio con certa pubblicistica, girerò le spalle e me ne andrò sorridente per i casi miei. Non ad accoltellare inoffensivi barboni dalla vita tapina, ma a casa mia per preparare un brodino con un bel pezzo di manzo tagliato di fresco. Sicuramente non con sale pepe e peperoncino con la data di scadenza cessata, ancora oggi utilizzati per cucinare i loro libri da cattivi maestri e pessimi chef come Tassinari.
    Ho lo stomaco forte ma non vorrei rimanere infettato dal botulismo.

  9. #9
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    Testo originale scritto da C@scio
    Quando si conducono inchieste di questo genere, che per forza di cose sono basate in larga parte sui "si dice", il rischio di scrivere una cazzata è dietro l' angolo. Ad ogni modo, UMT non mi sembra uno convinto - come tanti giornalisti - di essere comunque superiore ad ogni verità fattuale: scrivetegli in pvt, e se ci sono degli errori si fa sempre in tempo a correggere nelle nuove edizioni...
    tu credi che la correzione di una schifezza come quella detta su di me e altri del gruppo possa avere qualche effetto su chi abbia letto quella prima edizione?
    sai cosa vuol dire essere visto di traverso e scansato dalle persone?
    il fatto di accoltellare gente indifesa per gusto sadico o criminale è qualcosa di molto simile a un accusa di sfruttamento della prostituzione, a una violenza sessuale o alla pedofilia. è una macchia morale.
    le smentite su certi argomenti non servono a nulla. e dove potrebbe smentire tassinari? qui? e le persone che mi hanno scansato dopo aver letto quell'infamia?
    io vorrei solo che certa gente non usi più queste tecniche e che nessuno venga più messo alla gogna per infami falsità di questo genere.

  10. #10
    a.k.a. tolomeo
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    pantagruel ga scritto, fra l'altro
    Ma chi è Tassinari? Un giornalista, uno storico, un ricercatore? E se veramente lo fosse, non dovrebbe sottoporre prima a verifica quello che scrive con l’indelebile carattere tipografico?
    visto che in materia di calunnia a mezzo stampa i giudici giudicano come pare a loro, si potrebbe forse - senza incorrere in alcun reato - affermare che Tassinari è uno stronzo.
    Ma non è vero. Non è vero perchè Tassinari non è uno stronzo: è un gran dritto (quanto alla professione materna, non vogliamo pronunciarci, in quanto non ci sono prove sicure, ma solo indizi inequivocabili).
    E' un dritto perchè è saltalto agilmente e abilmente sul vagone che trasporta le bistecche, e si è assicurato così di non finire come un povero morto di fame.
    Si definisce "giornalista e saggista".
    Sorvoliamo sul "giornalista" - c'è una sparuta minoranza oggi che può definirsi tale, mantre la stragrande maggioranza - i compagni di compartimento nello stesso vagone di Tassinari -altro non sono che artisti nel trasformare volgari pettegolezzi in inchieste, articoli, fondi, editoriali (da quando hanno imparato a usare il condizionale, possono scrivere tutto di tutti).
    Come "saggista" ha scritto un libro - Fascisteria - dove si impegna a documentare con nomi e cognomi fatti che, non solo erano ancora al vaglio della magistratura, ma relativi ad un periodo in cui l'Italia ha sofferto in tutte le sue componenti: dalle istituzioni ai cittadini comuni. Tassinari si impegna però a riportare con certosineria ottusa, i fatti o misfatti - veri o reali - di una sola parte della barricata. Io mi chiedo: che importanza storica ha una pubblicazione del genere? Lui stesso afferma di essersi basato su rapporti e articoili riportati dalla stampa. Ma non è quella compagnia Eco a fare lavori del genere? Si è forse abbonato ai suoi serrvizi facendo poi un'abile operazione di copia-incolla? E questo si chiama giornalismo, o saggistica?
    Scrivere un saggio su un periodo storico significa prima di tutto assumersi delle responsabilità morali: chiedersi, cioè, : "sarò in grado di raccogliere tutti gli elementi che mi potranno portare a una analisi più o meno oggettiva degli avvenimenti? Sono sicuro che nell'accingermi a fare ciò non sia io motivato dal desiderio narcisistico di raccogliere facili applausi dai miei lettori sprovveduti e faziosi e allo stesso tempo rimpinguare il mio conto in banca con i proventi delle vendite?
    E magari altre domande ancora, che Tassinari ha, è evidente, evitato di porsi.
    Un libro su un periodo di storia abbastanza recente è una faccenda molto delicata.
    Come ho detto, una pubblicazione che si rispetti dovrebbe mettere a confronto tutte le parti in causa.
    E' come un intercourse, un coito tra due o più persone.
    Tassinari, col suo libro, ha evidentemente preferito fare un esercizio di onanismo.
    Il fatto, deprecabile, che abbia calunniato (che sia stato assolto o meno non ha importanza. calunniare è un fatto morale, un punto di vista che un giudice può non sempre decidere di contemplare) è un fatto gravissimo: la calunnia è equivalente ad una gambizzazione. Salvo poi Tassinari arrivare con la seconda edizione ad offrire due ormai inutili stampelle.
    La statura di una persona si vede da ciò che fa.
    Tassinari è anche uno dei 1500 firmatari dell'appello per la liberazione dell'omicida Cesare Battisti. Non ci sono bisogno di commenti su questo fatto, oltre al "buon appetito, Tassinari: è buona la bistecca?".
    La statura...
    tassinari è un uomo piccolo piccolo: tanto piccolo che se un giorno cadesse da un pony sulla via di Damasco e si rendesse conto di ciò che ha fatto nella sua vita, e decidesse, come Giuda, di impiccarsi, l'unico ramo che potrebbe fare all'uopo suo sarebbe quello di un bonsai.

    (Alla memoria di mio fratello, il cui nome Tassinari non avrebbe neppure dovuto pronunciare, perchè indegno di farlo).
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

 

 
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