L’undici settembre di venticinque anni fa veniva commesso l’omicidio forse più odioso e vergognoso degli Anni di Piombo. Lo sgomento ha determinato il silenzio. Ma la memoria di Ciccio va onorata.
Anni densi, tesi, accesi. Anni in cui accade di tutto: anche l’ineffabile, l’ingiustificabile. Come l’assassinio a tradimento di Francesco Mangiameli – Ciccio - ad opera di un nucleo unifamiliare (Fioravanti) che si è inserito, veementemente, nell’onda militarista. Ucciso, a freddo, senza un perché. O meglio con tante, diverse, giustificazioni pretestuose, futili, risultate sempre infondate e costantemente modificate dai colpevoli ogni qual volta risultavano insostenibili.
Quest’assurdità, questo tradimento vero e proprio, questo delitto ignobile, si aggravava con il tentativo di far scomparire il corpo in un laghetto, con la nascita di ulteriori giochi in cui s’inserivano, a posteriori, uomini dei servizi segreti e con la pubblicazione - pochi giorni prima del delitto – di un articolo su di un settimanale da parte di un agente della Nato, Amos Spiazzi, futuro accusatore (falso) di camerati, che di Ciccio appunto parlava e in termini che a molti sembrarono strani, inquietanti e del tutto privi d’innocenza.
Tutto questo lasciò, allora, molti camerati attoniti, sgomenti. Di fronte a questo orrore incomprensibile e ingiustificabile, in molti preferirono rimuovere, come sovente accade alle persone normali quando incrociano il mostruoso.
Ma rimuovere non è corretto, non è giusto, non è leale. Non si lascia nel dimenticatoio una persona integra, idealista, generosa e retta perché è stata vittima dell’orrore; ci aiuta a non vedere l’orrore e a dormire tranquilli ma è un tradimento ulteriore, sia pur dovuto ad umana debolezza.
Ricordare e onorare è giusto, doveroso ed è davvero il minimo che si possa fare.
Fonte: www.noreporter.org





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