Raffaele della Valle , ex deputato di FI , non condiivide la legge sulle intercettazioni.

La Provincia di Como
Edizione del 16/09/2005 Pagina 5

«Il decreto sulle intercettazioni agevola il crimine» Il principe del foro Raffaele Della Valle svela a La Provincia i punti critici della riforma messa in cantiere dal governo «Come avvocato devo apprezzarla, da cittadino sono preoccupato. Basta nuove leggi, le toghe cambino mentalità»

monza«Come avvocato non posso che apprezzare l'intervento del governo sulle intercettazioni telefoniche e ambientali, visto che tra l'altro renderà molto più facile l'attività del difensore. Ma come privato cittadino nutro fortissime perplessità sugli effetti di questa legge, in larga parte inutile, malcongegnata e che finirà solo per agevolare chi delinque, a scapito della sicurezza sociale». Raffaele della Valle, 66 anni, da 41 principe del foro milanese, toga resa celebre da processi miliari della storia recente italiana - a cominciare dall'assoluzione del giornalista Rai Enzo Tortora, accusato da un pentito di camorra - interviene con la solita schiettezza nel dibattito sulla necessità di rivedere uno degli istituti meglio disciplinati dal codice di procedura penale del 1989. Mi scusi, lei, avvocato, insorge contro un arbitro - in questo caso il governo - che spiana la strada alla difesa processuale? Sembra quell'attaccante che rifiuta il calcio di rigore dubbio assegnatogli dal direttore di gara. Guardi, la questione delle intercettazioni telefoniche è molto semplice. Serviva un intervento vero, robusto, per difendere la privacy di chi si trova trascritto nei verbali e poi propalato sui giornali, si è scelto invece di demolire uno strumento di investigazione, anzi, il principale strumento di investigazione, trasformandolo in una «prova ulteriore», in un di più. E' ciò, mi creda, è molto grave. In che senso? In fondo le procure potranno continuare a intercettare, in un quadro normativo più chiaro e più rispettoso del cittadino, dice il premier. Non è proprio così. Oggi la magistratura ha il potere e il dovere di porre sotto intercettazione un'utenza telefonica quando ha il "fumus" di un'attività illecita, «fumus» che è un concetto molto più ampio del «sospetto» e ovviamente anche dell'«indizio di reità». Per esempio una soffiata su un'attività di spaccio. Il controllo dei telefoni serve proprio a dimostrare, o viceversa a smentire, questo fumus. Domani non sarà più così. Perché? Il decreto prevede che si possa intercettare solo una persona già formalmente indagata, e cioè iscritta sull'apposito registro, e cioè già abbondantemente indiziata e sospettata. In sostanza il procuratore della repubblica utilizzerà le intercettazioni non per scoprire i reati e chi li commette, come oggi fa, ma solamente per confermare i sospetti. Ma io mi chiedo da dove nasceranno più le notitie criminis. Ho il timore che il mio vicino di casa spacci, faccio ovviamente un esempio, ma non avrò più mezzi per saperlo in tempi celeri e soprattutto per perseguire quel "fumus". Da cittadino non posso accettare questa soluzione. Una riforma tutta da buttare? No, questo no. Un intervento per riequilibrare l'interpretazione lassista della Cassazione sui limiti della norme vigenti in materia di intercettazione - gli articoli 266 e seguenti del codice di procedura - era necessario, ma così si declassa uno strumento di investigazione indispensabile per la sicurezza di tutti. La Cassazione: sempre dalla parte dei giudici? Mi limito a dire che, nella logica di non spuntare le armi all'attività inquirente, la Corte ha ripetutamente largheggiato nell'interpretare le norme, peraltro chiarissime, del codice, aggirando i paletti posti dalla legge . L'automobile, per esempio, è stata considerata «non dimora» per consentire più ampie e più facili intercettazioni ambientali. O ancora, circa le proroghe alle intercettazioni autorizzate dal Gip, la Cassazione si è sempre accontentata di motivazioni tautologiche o apparenti, vanificando i presupposti di legge pensati a garanzia dei cittadini. Questo bisognava fare: intervenire su tali storture della prassi togata, non rovinare un impianto legislativo soddisfacente... ....ricadendo nella solita tentazione di frapporre cavilli e un eccesso di formalismi. Sì, mi sembra che l'effetto, magari non l'intento, sia alla fine quello di inserire altre pastoie di puro burocratichese dentro l'indagine e dentro il processo. Penso alla apposita attestazione del funzionario di cancelleria per utilizzare gli impianti di registrazione esterni alla procura della repubblica. Indietro tutta, torniamo all'azzeccagarbugli. Il problema è che certi atti vanno fatti a caldo, subito, sotto questo profilo la novella sarà inutile e dannosa. Oggi se un intercettato cambia numero, è consentito "seguirlo" sulla nuova utenza. Domani sarà vietato, quindi provi a pensare alle difficoltà di ascoltare i cellulari. Ripeto: da avvocato mi va benissimo, da cittadino sono molto preoccupato. È vero, la riforma non toccherà i reati associativi, ma per esempio riguarderà fatti come l'omicidio e la corruzione. Secondo lei però è giusto intervenire normativamente sulla divulgazione dei verbali. Punire la divulgazione di atti inerenti l'indagine, quando l'indagine non è terminata, è giustissimo, anzi è doveroso. Non è tollerabile la propalazione di notizie a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, conversazioni privatissime di cittadini estranei alle indagini finite sui giornali senza alcuna logica e utilità, se non quella di mettere alla berlina amici e conoscenti dell'indagato/intercettato. Eppure i responsabili della divulgazione - di cui i giornalisti sono solo l'ultimo anello - non si trovano mai. Vexata quaestio. Sa quante denunce sono state fatte per le ricorrenti fughe di notizie? Mai una volta però che si individui, e si punisca, il responsabile. Eppure non sarebbe molto difficile, il processo e l'indagine sono fatti di parti, un numero limitato di parti. Punire chi sbaglia, chi viola la segretezza dell'indagine. Usciremo mai da questo scontro istituzionale sulla giustizia, che a colpi di riforme parziali ed "emotive" sta solo destrutturando l'impianto penalistico? Vede, io credo inutile continuare a produrre leggi su leggi: se vogliamo diventare un Paese garantista nel senso proprio serve più di ogni altra cosa un cambio di mentalità dei magistrati. Purtroppo le menti sono quelle che sono, e nessuna riforma potrà cambiarle mai. Da anni assistiamo a detenzioni cautelari protratte per mesi senza motivo nè motivazione adeguata, ma nessuno fa nulla, il ricorso al Riesame è ormai inutile nonostante la custodia cautelare dovrebbe essere l'extrema ratio, non la normalità di un'indagine. Ecco, lì è l'errore. E poi sa come finirà la riforma delle intercettazioni? Dica... Che i magistrati ancora una volta aggireranno la norma: si intercettano solo indagati? Allora iscriviamo a registro decine, centinaia di cittadini. Che poi, in quanto «indagati», rischiano di trovarsi sui giornali, ancora più esposti e indifesi di oggi». Alessandro Galimberti