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Discussione: E la Devolution?

  1. #11
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    In origine postato da Zena@free
    Due soluzioni:
    1.- Io continuo a ritenere che Stato e Mercato, oggi, siano inscindibili,non alternativi; che la politica viva della luce riflessa dall'economia e, conseguentemente, da chi ne detiene le sorti.
    Credo sia quindi opportuno riflettere radicalmente sul rapporto fra grandi Capitali e Stato italiano e agire, quotidianamente, sul piano dei consumi.

    * Qui discordo pienamente: deve essere lo Stato ad influenzare il Mercato, ovviamente non potra' mai dominarlo. L' unica via per influenzarlo piu' fortemente e' rinforzare l' Unione Europea ed indebolire gli Stati nazionali.
    _______________________________

    2.- Se siamo convinti che la Storia ci darà ragione, dobbiamo si essere pronti e capaci a livello d'azione, ma non dobbiamo farci travolgere dalla fretta, in quanto gli eventi devono fare il loro corso.

    * ti consiglio di (ri-)leggere "Bossi e la Rivoluzione tradita".
    Un cambio radicale o lo si fa quando il fero e' caldo o si fa un' operazione culturale che duri una generazione. Dato che la prima cosa e' stata badogliata e della seconda non si notano le tracce, penso che bisogna cercare altre vie, a questo punto o ignorando l' Italia e rivolgendosi per qualsiasi cosa direttamente all' Europa o cambiando alleanze, NON SOLO QUELLE IN ITALIA.
    __________________________________

    3. Rimanere quindi fermi, coerenti e cercare di instillare queste qualità nei movimenti che dovrebbero rappresentarci, ad oggi la Lega Nord, attraverso un dissenso interno. Abbandondonare, inoltre, l'assillo governativo che non può condurre a nulla e spingere per la riforma proporzionale che consente di presentarsi e agire nelle sedi opportune secondo la propria identità.
    * Qui hai molta ragione, ma:

    3.1. Il dissenso interno, a differenza di una riforma costituzionale, tollera, e forse esige, anche metodi piu' decisi, dal voto dimostrativamente contrario, all' impugnazione giudiziaria di decisioni prese senza controllo della legittimazione dei votanti (tipo il Palamazda, per intenderci), fino al lancio di pomodori ed uova marce e ai cori di insulto ai traditori nella dirigenza.

    3.2. Sull' uscire dal governo MOLTO PRIMA delle elezioni e sulla proporzionale (ma non adesso) sono da sempre d' accordo.

    Saluti

  2. #12
    Rage against the Empire
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    Mittel, quella sui rapporti fra Stato e Mercato era una constatazione, non un auspicio. Constato che il Mercato, al di là dei ragionamenti sulla natura internnazionale del capitale, discorso a parte, è il volano dello Stato italiano e, conseguentemente, dell'italianizzazione delle coscienze.

    Il fascismo culturale italiano ha iniziato a produrre risultati tangibili, sul piano dell'assimilazione a un unico modello culturale, con Carosello.

    Urge, a mio avviso, un pensiero radicale sulla necessità di superare l'attuale modello, ibrido (privatizzazione degli utili e collettivizzazione dei costi, degli ammortizzatori, del rischio d'impresa e dei debiti), di produzione e consumo nell'ottica della "piccola scala": autonoma, equa, democratica, localista, a basso impatto ambientale.

    E' su questo piano che si può parlare, a ragione, di identità padana.

  3. #13
    la ricerca della bellezza nascosta
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    In origine postato da Mitteleuropeo
    L' unica realistica e' la Nr. 2. Comunque ce n'e' anche una quarta: appoggiare il passaggio da un' Europa degli Stati ad un' Europa delle Regioni, aumentando i poteri delle Euroregioni a poco a poco, fino a far divenire inutili gli Stati. Allora si potranno far crollare con 4 petardi sotto un traliccio, solo con un gesto simbolico.

    Certo che la re-introduzione della lira e lo strafregarsene dell' Unione Europea e delle sue elezioni non contribuisce alla causa.
    Ops .. hai ragione!
    Mannaggia Mittle, ma perchè io l'opzione europea la dimentico sempre? Chissà!

    Comunque debbo rilevare una cosa Mittle: io effettivamente viaggio con la fantasia nell'immaginare un "Grande Mediterraneo". Però anche tu non scherzi quando parli di fiabesche "Euroregioni" in seno all'Unione Europea....

  4. #14
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    In origine postato da uqbar
    anche tu non scherzi quando parli di fiabesche "Euroregioni" in seno all'Unione Europea....
    * Dai un' occhiata al Forum regionale di POL Friuli-Venezia Giulia: c'e' un lungo thread che spiega che Alpe_Adria e' gia' una realta', anche se operativa su pochissimi aspetti (sanita' e turismo) e solo con la Carinzia.
    Ma abbiamo gia' un palazzo tutto nostro a Bruxelles con tanto di ufficio della Regione FVG ed uno piu' piccolo per la Carinzia.

  5. #15
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    In origine postato da Zena@free
    produzione e consumo nell'ottica della "piccola scala": autonoma, equa, democratica, localista, a basso impatto ambientale.
    * In teoria condivido questo concetto, ma non ti pare che allora bisogna aggiungere "ad elevato contenuto tecnologico", altrimenti la "piccola scala" aumenta enormemente i costi di produzione.

    Il successo di Henry Ford fu possibile non perche' costruisse automobili magnifiche (all' inizio in Europa nessuno gliele comperava), ma perche' aveva un mercato nazionale tanto grande da abbassare enormemente i costi dei materiali e della logistica.

    Se guardi al modello Carinzia, l' obiettivo dichiarato e' di agevolare lo stanziamento di filiali di multinazionali con produzione e ricerca di alta tecnologia e di minimo impatto ambientale. Per ora sta funzionando: e' il Land con il maggiore aumento dei posti di lavoro negli ultimi 3 anni. In coda e' l' Austria Superiore con le aziende metalmeccaniche

  6. #16
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    In origine postato da Mitteleuropeo
    * In teoria condivido questo concetto, ma non ti pare che allora bisogna aggiungere "ad elevato contenuto tecnologico", altrimenti la "piccola scala" aumenta enormemente i costi di produzione.

    Il successo di Henry Ford fu possibile non perche' costruisse automobili magnifiche (all' inizio in Europa nessuno gliele comperava), ma perche' aveva un mercato nazionale tanto grande da abbassare enormemente i costi dei materiali e della logistica.

    Se guardi al modello Carinzia, l' obiettivo dichiarato e' di agevolare lo stanziamento di filiali di multinazionali con produzione e ricerca di alta tecnologia e di minimo impatto ambientale. Per ora sta funzionando: e' il Land con il maggiore aumento dei posti di lavoro negli ultimi 3 anni. In coda e' l' Austria Superiore con le aziende metalmeccaniche
    Certo, vi sono beni per cui una tale strategia potrebbe essere molto migliore rispetto a quelle attuali.

    Ma io credo che, assieme alla centralizzazione politica, vada combattuta la centralizzazione produttiva e distributiva dei beni di largo consumo, per cui si acquistano beni primari trasformati altrove, commercializzati attraverso complesse strategie di marketing e comunicazione su scala NAZIONALE, nonchè distribuiti attraverso una costosa e inquinante rete di trasporti ad altissimo impatto ambientale.

    L'Italianizzazione è iniziata qui, ed è allora a questo punto che si deve ritornare per modificare il corso degli eventi, imparando a consumare più responsabilmente, secondo modelli produttivi e commerciali corrispondenti ai bisogni e alle culture locali.

  7. #17
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    In origine postato da Zena@free
    Certo, vi sono beni per cui una tale strategia potrebbe essere molto migliore rispetto a quelle attuali.

    Ma io credo che, assieme alla centralizzazione politica, vada combattuta la centralizzazione produttiva e distributiva dei beni di largo consumo, per cui si acquistano beni primari trasformati altrove, commercializzati attraverso complesse strategie di marketing e comunicazione su scala NAZIONALE, nonchè distribuiti attraverso una costosa e inquinante rete di trasporti ad altissimo impatto ambientale.

    L'Italianizzazione è iniziata qui, ed è allora a questo punto che si deve ritornare per modificare il corso degli eventi, imparando a consumare più responsabilmente, secondo modelli produttivi e commerciali corrispondenti ai bisogni e alle culture locali.
    * per me e' indispensabile che, almeno per i prodotti di massa, magari destinati all' esportazione, l' acquisto sia centralizzato. Dalla mia esperienza in un' azienda chimica ho avuto modo di vedere che fornitori seri ormai nemmeno garantiscono forniture piccole e, se forniscono, il prezzo e' astronomico rispetto a forniture grandi.
    Parliamo di quello che conosco, il FVG: viviamo industrialmente di Electrolux (ora merger), Danieli, Torvis, Burgo, Fincantieri e Wärtsila, tutte industrie che producono per esportare, almeno fuori della Padania. La Burgo ha uno degli stabilimenti (Amaro) in fortissima crisi e ha solo 2 stabilimenti in Regione. Sono convinto che, se ci fosse una pianificazione territoriale intelligente ed UNA SOLA Burgo, il problema non ci sarebbe.
    Altro esempio: il triangolo della sedia. Ognuno acquista microquantita' di componenti, in pratica per evadere ordine dopo ordine (un mio parente si occupa della logistica, per questo lo so). Ora crolla il dollaro ed improvvisamente la sedia friulana non e' piu' competitiva. Se avessero centralizzato gli acquisti (dato che ormai in Friuli solo si assembla, non si producono piu' gli elementi), avrebbero recuperato sui costi e non ci sarebbe la discussione su chi deve aiutare la Regione.

    Se parli dei prodotti tipici e quelli per il mercato locale, non penso che con polenta, Frico e legno intagliato si salva la baracca.

    Restano il vino e il prosciutto, ma quella e' agricoltura DOC e DOP, quindi e' gia' super-local.

    Se centralizzi gli acquisti, non vai incontro ad aumentato inquinamento per trasporto, dato che fornitori seri a cui ordini quantita' notevoli, ti mandano la merce direttamente a destinazione. Il sistema dei "depositari" e' destinato a scomparire.

    Saluti

  8. #18
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    In origine postato da Mitteleuropeo
    *
    Restano il vino e il prosciutto, ma quella e' agricoltura DOC e DOP, quindi e' gia' super-local.



    Saluti
    A proposito di prosciutto: com'è che quando passo
    per S.Daniele vedo molti stabilimenti per la lavorazione
    dei prosciutti ma nessuna porcilaia?

  9. #19
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    Vedi Mittel, il mio non è solo un discorso economico.

    La Padania non sarà libera finchè non si riconoscerà padana quale era, e non Italiana settentrionale.

    Allora, bisogna chiedersi dove abbiamo lasciato la Padania, quella che conosceva le lingue padane e organizzava la propria esistenza sociale secondo usi, costumi, tradizioni padane.
    Dico un'eresia se credo che questa sia decaduta con la progressiva "rarefazione", tutt'ora in atto, del mondo contadino, delle botteghe artigiane, del commercio al dettaglio? E' in questo mondo che i nostri idiomi avevano un senso, un ruolo, ed è a questo mondo che erano necessari. E, guardacaso, scompaiono insieme a lui.

    La Padania è oggi il paese dove lo Stato italiano produce i suoi migliori risultati in termini di fedeltà e assimilazione ai modelli culturali proposti, e non acquisirà il coraggio dell'indipendenza finchè non riconoscerà che, alla crescita economica di cui l'italianizzazione è stata "partner", ha venduto l'anima.
    Paradossalmente, il Sud è molto meno italiano del Nord, e questo non ha nulla a che vedere con l'emigrazione o con la pubblica amministrazione, fenomeni puramente consequenziali.

    L'indipendentismo padano soffre di un vizio originario: pensare la Padania in termini di esclusione del sud dall'Italia di cui si sente alfiere, non come rivendicazione di una nazione a sé stessa.
    Non prendiamoci in giro: il "revival" etnico ha per troppo tempo coperto questo substrato diffuso presso la grande maggioranza dell'elettorato leghista. E invece, bisogna riconoscere che la libertà, oggi, ha un prezzo, degli oneri. Che la riconversione padana della Padania impone il coraggio di rimettere in scena un "mondo" diverso da quello attuale. Anacronistico, scomodo, frugale, economo.

    E' da quello che, almeno in parte, almeno per quanto riguarda i beni primari, la quotidianità di ognuno di noi, è necessario ripartire. Ovviamente non avremo più qualcosa di identico a ciò che fu, ma almeno in linea, coerente, con qualcosa che possa definirsi padano e quindi libero.

  10. #20
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    In origine postato da Zena@free
    Vedi Mittel, il mio non è solo un discorso economico.


    Che la riconversione padana della Padania impone il coraggio di rimettere in scena un "mondo" diverso da quello attuale. Anacronistico, scomodo, frugale, economo.

    E' da quello che, almeno in parte, almeno per quanto riguarda i beni primari, la quotidianità di ognuno di noi, è necessario ripartire. Ovviamente non avremo più qualcosa di identico a ciò che fu, ma almeno in linea, coerente, con qualcosa che possa definirsi padano e quindi libero.

    sono d'accordo con te, ma credo che solo la caduta dell'Impero, possa aprire sufficienti spazi di libertà politica ed economica, per attuare il ritorno a quel mondo scomodo, frugale, economo che tu auspichi.

 

 
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