È Giacomo Vaciago, ordinario di politica economica all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, a spiegare l’importanza che ricoprono le elezioni tedesche per il futuro dell’Europa: “La Germania è ancora il motore d'Europa, primo mercato di esportazione per tutti noi. Da quando si è fermata, una decina di anni fa, siamo tutti nei guai. Le elezioni di oggi interessano tutti gli europei: i vagoni non riescono a muoversi se la locomotiva è ferma”. Purtroppo è accaduto quello che nessuno si sarebbe mai augurato. In Germania ha vinto la paura del declino economico con il risultato che nessuna delle due coalizioni proposte agli elettori avrà i numeri per formare un governo. Lo spoglio delle schede indica che la cristiano-democratica Angela Merkel conserva la possibilità di diventare il primo Cancelliere tedesco donna e proveniente dalle regioni orientali. Ma la Merkel ha raccolto meno consensi del previsto, non potrà appoggiarsi soltanto ai suoi alleati liberali, e in definitiva esce indebolita dalla prova che avrebbe dovuto attribuirle un forte mandato riformista. Sul fronte opposto, il socialdemocratico Gerhard Schroeder appare agli occhi di tutti il vincitore morale: è riuscito nell’impresa di recuperare l'enorme svantaggio iniziale, ha avuto il coraggio di lanciare la sfida e non rinuncia a essere confermato Cancelliere soprattutto se le suppletive di Dresda, in programma il 2 ottobre, gli regaleranno tre seggi.
Tirando le somme, tra chi non ha davvero vinto e chi non ha davvero perso a rimetterci sarà la Germania e con lei tutta l'Europa. Infatti l'aritmetica lascia sul tavolo una sola via d'uscita: quella della “Grande coalizione” tra i due maggiori partiti. Una soluzione che la società politica detesta, poiché significa immobilismo. Paralisi. Il blocco della democrazia. Ma chi deve guidare la Grande coalizione? La Merkel? Schroeder? È il primo grosso dilemma. Presumibilmente il primo di una lunga serie. La battaglia per la leadership può dirsi aperta. La Grosse Koalition è una prospettiva decisamente negativa, poiché bloccherebbe drasticamente il processo di riforme necessario al Paese mettendo così in pericolo non solo il futuro economico della Germania stessa ma anche il futuro economico di tutta Europa, di cui la Germania è ancora oggi la locomotiva.
Massimiliano Michele Mellone
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