Avrebbe ragione se confrontassimo la Cina con ad esempio la industrializzazione Italiana ove lo sviluppo industriale andò di pari passo con la crescita dei diritti dei lavoratori.In Origine Postato da Pericle
I diritti vengono sanciti e tutelati quando ce li si può permettere, può sembrare brutto dirlo ma è così. Non esistono paesi poveri nei quali vengano riconosciuti pari diritti rispetto ai paesi ricchi, e la Cina è un paese povero. Limitare la Cina nelle sue esportazioni significa frenarla nel suo processo di sviluppo economico e quindi di acquisizione di quei diritti. Più potranno esportare, più potranno crescere economicamente e prima riconosceranno quei diritti, che possono essere riconosciuti solo se inizia una competizione al rialzo, ad esempio sui salari. Se il lavoro non c'è non possono neanche fare competizione al rialzo.
Ma c'è una enorme differenza!
Da noi c'era al democrazia ed una cultura liberale che non esiste non è mai esistita in Cina od in India.
In Cina poi c'è un sistema dittatoriale fortemente repressivo che a differenza del regime sovietico non ha alcuna intenzione di cedere il passo al progresso sociale ed alla libertà individuale!
Un paese ove la tecnologia viene utilizzata dal sistema dittatoriale per negare e restringere la libertà individuale se è vero che milioni di persone sono impegnate tutti i giorni a controllare tutti gli accessi ad internet dei propri concittadini.
Se si innalzassero i salari crescerebbero i costi di produzione ed il sistema dittatoriale di quel paese non ha alcun interesse nel rischiare di perdere od indebolire la sua penetrazione sul mercato. Per quale motivo lo dovrebbe fare? Per dare un po' di respiro alle nostre imprese?
I danni di una politica che non rispetta minimamente le norme che valgono da noi alla fine danneggia unicamente la nostra economia.
Da non trascurare la delocalizzazione per cui imprese occidentali che nei nostri paesi sarebbero sottoposte a giuste regole e norme preferiscono emigrare in quel paese per poter agire in modi che sarebbero perfettamente illegali da noi. Tutto ciò sembra lecito?
Di fronte a tutto ciò resta da decidere se loro devono adeguarsi a noi o noi a loro. Se si riconosce ai cinesi di operare in questo modo che da noi è del tutto illegale occorrerebbe riconoscere pari diritti alle nostre imprese ed in pratica di trattare lavoratori ed ambiente anche da noi nello stesso modo.
siamo disposti a farlo? Chi sarebbe disposto a lavorare in quelle condizioni? chi è disposto ad inquinare il pianeta senza alcun vincolo come fanno loro? E' giusto tutto ciò?
Il fatto che si possa sviluppare un mercato di consumo da loro è, nella realtà di numeri, molto lontano. Inoltre dati i bassi stipendi medi il consumo verrà ovviamente totalmente assorbito dalla produzione locale molto più economica.
Credere che con un regime dittatoriale "prima o poi" loro possano raggiungere condizioni di salario, di minor inquinamento, migliori condizioni di lavoro è puramente illusorio.
Nel frattempo cosa facciamo? chiudiamo le ultime imprese produttrici da noi e campiamo di sussidi nell'attesa?
Su cosa dovremmo vivere dal momento che tutta la produzione mondiale sarà realizzata da loro?
Saluti




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