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  1. #81
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    La scuola evaporata



    Le modifiche apportate negli anni al sistema scolastico italiano hanno finito con il comprometterne l’ assetto, minandone le antiche fondamenta col risultato che l’intero edificio, solo apparentemente intatto, scricchiola ora sinistramente.

    Sono stati messi in atto quei provvedimenti che hanno, di fatto, a poco a poco, messo ben più che in grado l’istruzione privata di competere con quella pubblica, che annaspa fra problemi ai limiti dell’ordine pubblico (che non sfiorano nemmeno il mondo del privato), i continui ed immancabili tagli alle già scarsissime risorse, il crescere delle incombenze e delle responsabilità che una società spaesata e contraddittoria affida ai docenti, sempre più poveri, sempre più soli.

    Tutto ciò, anticipiamo le conclusioni della nostra analisi, con grave pregiudizio per la trasparenza, l’equità e, quel che più conta, per l’efficienza del sistema nel suo complesso, ossia per la reale preparazione degli alunni, ai quali è affidato il futuro del nostro paese.

    Per fare solo un esempio, le commissioni d’esame, di quello che una volta si chiamava esame di Stato per sottolineare la validità nazionale, riconosciuta, il valore legale del titolo di studio, oggi sono formate non più da docenti esterni all’istituto, un tempo garanzia dell’oggettività della valutazione e della trasparenza dei procedimenti, bensì da quegli stessi insegnanti che hanno seguito e formato gli alunni durante l’anno.

    Questo dato, di per sé, potrebbe rimanere insignificante se non fosse che esso si inquadra in un sistema di valutazione che fornisce agli studenti crediti che, a partire dai risultati raggiunti nell’ultimo triennio, andranno a formare curricula che non sono affatto insignificanti, sia nel proseguo degli studi, sia per eventuali sbocchi lavorativi.

    Si comprende bene allora che, proprio un tal sistema richiederebbe il massimo delle garanzie in tema di oggettività nelle valutazioni, mentre esso è stato introdotto proprio nel mentre veniva attuandosi da un lato l’autonomia scolastica nel settore pubblico, dall’altro un regime concorrenziale fra questo settore e quello privato. Vale a dire, da un lato veniva accentuata l’importanza del valore del titolo, dall’altro venivano indeboliti gli strumenti di garanzia, a meno che non si voglia veramente credere che gli strumenti rimasti e quelli introdotti siano realmente efficaci.

    Se è vero che due più due fanno quattro, è anche vero che i più furbi, e chi ne ha le capacità materiali e “culturali”, cercheranno di iscrivere i propri rampolli là dove meglio è garantita non tanto la preparazione, né solo, come un tempo, la promozione, bensì la valutazione, ossia votazioni alte nelle pagelle del triennio e all’esame conclusivo. E, non creiamoci troppe illusioni, la concorrenza fra le scuole pubbliche e private si giocherà, via via che lo si comprenderà meglio, sui voti e non su altro. Il che significa una concorrenza, come troppo spesso accade quando il legislatore perde di vista la realtà, al ribasso, nella quale avrà maggiori probabilità di vincere chi sarà in grado di fornire un buon servizio di bebysitteraggio ai tanti genitori pigri, e di confezionare, in termini di materiale cartaceo non certo di qualità, curricula spendibili con successo ed efficacia.

    Sarebbe bello potersi sbagliare, ma temiamo che la storia andrà proprio in questo senso. E il docente volenteroso e preparato, che vorrà ancora prendere sul serio il proprio lavoro, non sarà solo più la figura un po’ patetica che in fin dei conti è già oggi perché sarà, in qualche modo, anche uno stupido che non ha ancora capito nulla.

    Cosa fare, dunque? Come evitare che quanto abbiamo paventato accada sul serio? Come garantire alle future generazioni una preparazione scolastica seria, che non ipotechi il futuro loro e quello del paese?

    Mi sembra che l’unica cosa che rimanga da fare, una volta che si è imboccata la strada che conduce ad un sistema scolastico di tipo anglosassone, è quella, se non si vuole tornare indietro, di percorrerla fino in fondo, abolendo il valore legale del titolo di studio. Ciò sarà in grado di sottrarre l’istruzione a procedure poco trasparenti e poco eque, garantirà la preparazione di quegli studenti ai quali la preparazione sta a cuore, motiverà i docenti ad impegnarsi con serietà, avvierà una competizione al rialzo fra le scuole e le Università. Perchè a nessuno fa piacere assumere curricula eccellenti ai quali non corrisponde nulla di reale. Farà curriculum aver frequentato questo o quell’istituto, essersi laureato in questa o quella Facoltà universitaria, aver studiato con questo o quel docente, aver acquistato questa o quella capacità, questa o quella abilità. E se anche la pratica delle raccomandazioni, forse connaturata al nostro essere italiani, rimane la speranza che essa si agiti ai livelli più bassi, ai quali poco conta essere più o meno bravi, ma lascerà il campo dell’eccellenza, campo che, rimanendo così le cose, sarà invece, con grave pericolo, il più invaso e pervaso.


    Lea Riverberi Paolozzi

  2. #82
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    Legge per il centro storico di Napoli, pronti 50 milioni
    La proposta presentata da Giuseppe Ossorio: applicare il modello spagnolo creando scuole di recupero e laboratori per i giovani


    dal Corriere del Mezzogiorno - Corriere della Sera del 13 gennaio 2006



    Cento miliardi di vecchie lire e il centro storico torna in prima pagina. I soldi li metterà in circuito la Regione Campania se verrà approvata la proposta di legge illustrata ieri dal consigliere repubblicano Giuseppe Ossorio. Sono cinque articoli con una relazione scarna ed essenziale, per «riportare Napoli al centro del dibattito campano». Bassi trasformati in aziende artigiane, scuole di formazione e trasformazione urbanistica. L'assessore Cundari e il sindaco Iervolino hanno applaudito: il dono è gradito e la normativa Ossorio non va in rotta di collisione né con la legge regionale urbanistica né con il progetto Sirena. «Anzi - spiega Iervolino - si integra con gli strumenti già esistenti e consentirà di fare un grande passo in avanti». Su questo piano gli urbanisti sono disposti a collaborare a tempo pieno. Dice Aldo Loris Rossi: «Ho convinto Alvaro Siza a modificare in parte il suo progetto, ma si può fare di più. Nei miei archivi ho quattromila disegni che riguardano interventi sul centro storico, sono disposto a regalarli se davvero c'è la volontà di intervenire». Mentre Mario Migliore auspica «un codice per il centro storico».

    Cento miliardi di vecchie lire e il centro storico viene ribattuto, non più come un mostro, in prima pagina. I soldi li metterà in circuito la Regione Campania se verrà approvata la proposta di legge illustrata ieri dal consigliere repubblicano Giuseppe Ossorio che, prima di scriverla, si è ispirato a Francesco Compagna e a Antonio Iannello, due «sacerdoti» delle regole e di una politica urbanistica improntata al rigore e alla trasparenza. E' un buon segno e il preside di Architettura, Benedetto Gravagnuolo, ha sottolineato il salto di qualità: «La speranza progettuale non è morta, finalmente dopo anni di imbarazzo si sceglie di tornare al progetto e il fatto che ci siano risorse finanziarie a sostenere le idee consente una selezione fortemente orientata sul piano della qualità. Faccio un esempio: ora si può mettere mano al progetto di recupero dei Quartieri Spagnoli che prevede la trasformazione dei bassi in negozi e si possono selezionare aree pilota nel centro antico. Non più interventi a macchia di leopardo, ha ragione il collega Loris Rossi quando dice che la nostra è una città estremamente difficile nella quale però, se si ha coraggio, si può intervenire con successo».

    Quella di Ossorio, cinque articoli e una relazione scarna quanto essenziale, è una proposta aperta: «La legge è solo una indicazione, lavorando insieme si possono apportare i miglioramenti che decideremo insieme, l'importante è riportare Napoli al centro del dibattito campano. Non è una sfida che lanciamo alle altre province tutte egualmente meritevoli di attenzione, ma questa è la prima legge per Napoli e va difesa con forza». L'assessore all'urbanistica Cundari e il sindaco Iervolino hanno applaudito: il dono è gradito e la normativa Ossorio non va in rotta di collisione né con la legge regionale urbanistica né con il progetto Sirena. «Anzi, sottolinea Rosetta, si integra con gli strumenti già esistenti e consentirà di fare un grande passo in avanti».

    Il dibattito è stato di grande spessore. Grazie al contributo di Mario Migliore - «Occorre un codice per il centro storico per scongiurare che si continui con interventi di manutenzione spontanea che allontanano la possibilità di un risanamento conservativo» - e, soprattutto, di Giulio Pane e Aldo Loris Rossi. «La proposta di legge è encomiabile, ha detto Pane, ma zoppa, perché stia in piedi bisogna coinvolgere il più possibile le circoscrizioni e la municipalità. In Spagna lo hanno fatto creando trecento laboratori di restauro e di impatto ambientale avviando al lavoro giovani anche appartenenti alle fasce di disagio sociale». Aldo Loris Rossi ha fornito due indicazioni di grande interesse. «Bisogna diffondere la cultura della conservazione mettendo in rete il tessuto edilizio di proprie-

    tà del Comune, della Curia, del Risanamento e del Banco di Napoli. Il buono va salvato e restaurato, insomma, la spazzatura, invece, va rottamata in modo da «liberare» le aree monumentali del centro storico, soprattutto la murazione quattrocentesca, che attualmente soffocano nel degrado». Su questo piano gli urbanisti sono disposti a collaborare a tempo pieno e Loris Rossi ha detto: «Ho convinto Alvaro Siza a modificare in parte il suo progetto, ma si può fare di più. Nei miei archivi ho quattromila disegni che riguardano interventi sul centro storico, sono disposto a regalarli se davvero c'è la volontà di intervenire».

    Una mattinata ben spesa, insomma. Gerardo Marotta, il padrone di casa, era visibilmente soddisfatto, ma Lello Raimondi, presidente del Comitato per il Centro storico, ha invitato alla prudenza: «Speriamo che questa legge non serva solo a mettere un pò di soldi in circuito, ma avvii un serio approccio di restauro, di risanamento e di conservazione del nostro patrimonio». E ha mostrato una lettera di Massimo Cacciari che ha organizzato un convegno internazionale per metà febbraio invitando tutti i comuni inseriti nel patrimonio dell'Unesco, Anche Napoli, naturalmente, e il sindaco ha preso la palla al balzo per una picco 1 la rivincita: «I profeti di sventura sono stati ancora una volta smentiti, Napoli è uno dei fiori all'occhiello dell'Unesco e tra poco anche la Mostra d'Oltremare entrerà nell'elite dei beni da proteggere e da valorizzare».



    Carlo Franco
    da Corriere del Mezzogiorno - 13 gennaio 2006









    La proposta di Loris Rossi:
    la Curia potrebbe cedere un palazzo per la scuola dei pastori
    Intervenendo nel dibattito innescato dalla presentazione della legge Ossorio, Aldo Loris Rossi ha avanzato una proposta suggestiva. «Perchè non rinnoviamo alla Curia la richiesta di concedere al Comune uno dei tanti grandi complessi religiosi abbandonati. Nelle celle si potrebbero ospitare i laboratori degli artigiani che producono pastori in modo da realizzare un'isola commerciale di straordinario richiamo turistico. Le celle-botteghe e e vetrine diventerebbero un motivo di richiamo all'interno dell'itinerario dei decumani e sarebbe possibile mettere ordine in un settore che tira ma è dominato dal caos». L'urbanista ha anche rilevato che qualche anno fa la proposta venne portata all'attenzione del Cardinale Giordano «il quale la giudicò molto interessante, ma, in effetti, non la prese in considerazione». Il discorso sulle insule religiose, tra l'altro, si inserisce nel più vasto problema dell'antico contenzioso tra il Comune e la Curia. «Le chiese censite, dice Loris Rossi, sono trecento, ma duecentoventi o sono chiuse o sono abbandonate. E' un patrimonio importante che potrebbe essere rimesso in circuito e utilizzato nell'ambito del risanamento conservativo del centro storico». E' vero, ma le distanze sono ancora lontanissime.



    Lea Riverberi Paolozzi

  3. #83
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    Ieri Aldo Loris Rossi era al convegno della Rosa nel Pugno a Bagnoli sul mezzogiorno per rilanciare il suo progetto urbanistico.

  4. #84
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    Predefinito Tratto dal sito:"www.repubblicanidemocratici.it"

    Oltre “destra” e “sinistra”: la “diversità” dei Repubblicani Democratici
    di Tullio D'Aponte*
    *Professore Ordinario di Geopolitica Economica
    all’Università degli Studi di Napoli Federico II


    In una recente fortunata trasmissione televisiva si è posto il problema della “diversità” etica tra “destra” e “sinistra”. Vecchia questione, spesso “patriotticamente” confusa con argomentazioni pasticciate, quando non dettata, addirittura, da mera contingenza; cioè, questione, affrontata e risolta in termini più “pratici” che “concettuali”.
    Eugenio Scalfari, vecchio azionista, intellettuale di matrice liberal-democratica, con la consueta lucidità, ne ha fornito un’interpretazione che, in prima approssimazione, appare condivisibile: la diversità della sinistra risiede nella composizione del proprio elettorato il cui corpo è formato, in larga misura, da proletariato urbano e rurale, a cui si unisce larga parte della classe impiegatizia e vi fa da contorno un limitato mix di imprenditoria e intellettualità “progressiste”. Per costoro l’idea “etica” collima con quella del giusto e del migliore prodotto sociale e, quindi, fonda su sentimenti condivisi di onestà, responsabilità individuali, comportamenti schietti e laboriosi, tanto nel privato quanto, ancor più, nel pubblico. Il che, beninteso, non vorrebbe affatto dire che, per contrapposizione, la destra pratichi, indiscriminatamente, comportamenti antagonisti e, per tanto, sempre sanzionabili.
    Mi sembra di capire, dal ragionamento di Scalfari che le diversità attengano più al grado di omogeneità etica, piuttosto che al contenuto stesso dei valori morali di cui destra e sinistra sarebbero portatrici. In sostanza, si potrebbe dire che la “sinistra” concepisce un’etica intangibile, un sentimento comune condiviso socialmente, diversamente la “destra”, visceralmente protesa al “mercato”, praticherebbe un’etica più “disinvolta” e, per tanto, adattabile alle contingenze che di volta in volta si prospettano, piuttosto che ancorata ad intangibili principi morali.
    Bella discussione, intorno alla quale ci si potrebbero passare intere serate, ma che mi sembra lasci poco spazio alla concretezza.
    Perché, a giudicare dai fatti, si potrebbe dire che le “tentazioni di mercato” abbiano spesso più che “sfiorato” la sinistra, che il concetto stesso di “classe media” abbia reso quasi impossibili le rigide separazioni su cui sarebbe costruito lo schema “destra/sinistra”, che l’etica “intangibile” non appartenga più alla cultura contemporanea.
    Allora, se l’etica “positiva” è, per così dire “trasversale”, almeno quanto l’etica “negativa”, se ogni frontiera netta si è progressivamente dissolta, se i sentimenti “condivisi” non possono più schierarsi, né contrapporsi, in funzione di classi sociali, inevitabilmente dilatate in un’ampia, unica, “middle class”, quale lettura del comportamento “etico” può ancora resistere al diluvio dei tempi?
    Il sentimento “etico”, al di là della separazioni tra improbabili classi sociali, costituisce un patrimonio che si fonda su principi morali irrinunciabili, portato di lunghe lotte combattute per il sopravvento delle libertà democratiche e il rispetto della dignità individuale.
    Coloro che praticano tali sentimenti, hanno un’idea elevata della politica e del suo primato nell’agone democratico. Non ne abusano per fini personali o consociativi, Non sono, cioè, portatori d’interessi “particolari”, ma perseguono interessi “generali”, convinti che “giusto” sia ciò che consegue il soddisfacimento contemporaneo di tutte le componenti del sistema sociale. La destra non è l’impresa, né necessariamente, l’imprenditore; così come la sinistra non è necessariamente l’operaio o l’impiegato, né l’intellettuale illuminato. Per semplificare, sulla traccia di quanto ho cercato di argomentare, concluderei che il “particolare” appartiene alla destra, il “generale” alla sinistra.
    Allora, per concludere, desidererei che chi ne avesse curiosità, andasse a rileggere Mazzini e, poi, riflettesse sul senso delle lucide intuizioni di Ugo La Malfa, e, quindi, di conseguenza, ripercorresse i tempi di tante battaglie repubblicane, scorresse gli editoriali che Francesco Compagna dettava per Nord e Sud, analizzasse il significato delle coraggiose posizioni assunte da Spadolini, di fronte alla crisi morale che già negli anni Ottanta stava scuotendo le fondamenta di ogni concezione etica,
    Se emergesse con chiarezza, come io credo emerga, quella “lezione”, se tutti ne comprendessimo il profondo valore “etico”, sono certo che anche la politica, e quindi la gente, comprenderebbe che la concezione etica del repubblicanesimo democratico costituisce, tutt’oggi, un patrimonio che la “sinistra” intera dovrebbe desiderare condividere e che la “destra” dovrebbe imparare a fare proprio.



    Tullio D’Aponte
    *Professore Ordinario di Geopolitica Economica
    all’Università degli Studi di Napoli Federico II

  5. #85
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    Gizzi, che faranno i Repubblicani Democratici a queste elezioni? Esprimeranno candidati? In quali liste?

  6. #86
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    Citazione Originariamente Scritto da aguas
    Gizzi, che faranno i Repubblicani Democratici a queste elezioni? Esprimeranno candidati? In quali liste?
    Caro Aguas, Il coordinameno dei Repubblicani per l'Unione che si è costituito a Roma il 26 novembre 2005 tra Democrazia Repubblicana, i Repubblicani Democratici, i Liberali Democratici ed il ClubR, attestato con rammarico che l'appello unitario lanciato agli amici del MRE è purtroppo caduto nel vuoto, sta meditando su quale forma ed eventualmente con quali forze del centrosinistra contrarre delle alleanze politico-elettorali per le prossime elezioni politiche. Il coordinatore nazionale dei Repubblicani per l'Unione, ing. Gianpiero Pieraccini ha avuto nelle ultime settimane degli incontri con la gran parte delle forze politiche del centrosinistra. Fra pochi giorni si riunirà a Roma il coordinamento nazionale e Pieraccini relazionerà sugli incontri avuti con le altre forze dell'Unione. Solo allora, o immediatamente dopo, verrà presa una decisione definitiva.

  7. #87
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    Predefinito Dal sito "www.repubblicanidemocratici.it""

    Il Risorgimento di Napoli. Un movimento per salvare il Centro Storico

    di Giuseppe Ossorio
    *Consigliere regionale della Campania dei Repubblicani Democratici



    dal Corriere del Mezzogiorno - Corriere della Sera del 3 febbraio 2006



    Gli articoli di Carlo Franco, apparsi le scorse settimane sul Corriere del Mezzogiorno, mettono nuovamente nell'agenda pubblica cittadina l'antico problema del centro storico di Napoli, Entrambi gli articoli si collegano all'attività del «Comitato dì difesa del centro storico» presieduto dal giudice Raffaele Rairnondi, e che trova l'autorevole presenza di Gerardo Marotta, e illustrano la mia proposta di legge regionale per la «Riqualificazione urbana del centro storico di Napoli patrimonio mondiale dell'Unesco». E una proposta di legge aperta a tutti i contributi che potranno migliorarla: quelli provenienti dal mondo intellettuale come da quello politico» e trova un unico vincolo: l'intangibilità del più grande centro storico d'Europa. Il consueto letargo pre e postelet-torale del Consiglio regionale non mi fa ben sperare per una approvazione in tempi brevi della proposta di legge.

    C'è necessità che si formi nell'opinione pubblica e nel Consiglio regionale la coscienza che Napoli tomi ad essere il punto d'attacco delle politiche regionali per essere una metropoli europea. Bisogna capire che se non si interviene rapidamente Napoli produce diseconomie all'intero sistema campano.

    Si scorgono finalmente, alcuni elementi dei dibattito pubblico che fanno supporre attutita la tendenza a sottacere il problema di Napoli. Bisogna dirlo a chiare lettere che la città ha necessità di una attenzione risolutrice maggiore. I parlamentari di maggioranza e di minoranza della Campania, i consiglieri regionali del centrosinistra e del centrodestra devono comprendere che bisogna riportare con urgenza Napoli al centro delle decisioni pubbliche, e che si deve ripartire dalia salvaguardia e dalla riqualificazione del suo tessuto urbano. La classe politica non sembra rispondere con lo stesso interesse mostrato dal mondo intellettuale. Non voglio sollevare polemiche» ma da cittadino mi domando perché i deputati, i senatori e gli europarlamentari della Campania non avvertono la. necessità di intervenire nel Parlamento nazionale o europeo su un tema così importante e decisivo. Negli acni passati le Regioni più forti hanno fatto la parte del leo-ne nella distribuzione del denaro pubblico, lasciando la "Campania e le regioni del Sud continentale al palo. Abbiamo visto in questi giorni come, a proposito della cosiddetta privatizzazione dell'acqua, un forte e duraturo movimento di opinione, che ha coinvolto professionisti, intellettuali, movimenti e settori di varie forze politiche, abbia avuto la meglio ottenendo che il provvedimento di privatizzazio-ne venisse bloccato. E necessario che si formi un movimento di opinione anche sul tema del centro storico di Napoli.



    dal Corriere del Mezzogiorno - Corriere della Sera del 3 febbraio 2006




    Proposta di Legge Regionale presentata dal Consigliere Regionale Repubblicano, dott. Giuseppe Ossorio
    “Programma integrato di riqualificazione urbana per il Centro Storico di Napoli, dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Unesco”




    RELAZIONE SULL’IMPEGNO DELLA REGIONE CAMPANIA, CON PROPRIE RISORSE FINANZIARIE E CON IL RICORSO AL PROGRAMMA OPERATIVO REGIONALE, PER UN PROGRAMMA INTEGRATO DI RIQUALIFICAZIONE URBANA DEL CENTRO STORICO DI NAPOLI, DICHIARATO PATRIMONIO MONDIALE DELL’UNESCO.



    La riqualificazione del Centro Storico di Napoli, dichiarato Patrimonio Mondiale protetto dall’UNESCO, necessita di una centralità che finora non si è ritenuta di assegnare all’azione della Giunta Regionale.

    Eppure il problema Napoli non può sfuggire ad un’azione illuminata della Regione Campania, e soprattutto della Giunta. La consistenza del centro storico, il reticolo delle sue strade dove riaffiora tutta la sua storia, è sotto gli occhi di tutti e solo un impegno forte e congiunto dello Stato, della Regione e dei privati potrebbe invertire tale tendenza. In questa particolare fase tocca alla Regione Campania sopperire all’evidente disimpegno del Governo nazionale. Quello che si propone è mettere al centro degli obiettivi del programma della Regione Campania il grande problema di Napoli approvando una Legge regionale per il risanamento del suo centro storico. Vi è uno stretto rapporto fra lo sviluppo di Napoli e quello della Campania paragonabile solo a quello esistente fra il Mezzogiorno e l’Italia.

    Si è guardato sempre con una certa apprensione al recupero del centro storico di Napoli per la difficoltà di definizione dell’impegno economico e di quello tecnico, connesso ai difficili rapporti sociali che siffatto contesto comporta. Da tempo, ormai, terminata la fase dell’espansione urbana, le problematiche edilizie ed urbanistiche si devono lentamente spostare verso il recupero edilizio e la riqualificazione urbanistica in generale, incentrando via via sempre di più l’attenzione verso il centro storico Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

    Bisogna riscoprire con urgenza l’importanza del più grande centro storico d’Europa e comprendere che il migliore avvenire e il decollo sociale, culturale, economico ed ambientale della Campania è strettamente connesso al futuro del suo capoluogo. E’ vero, però, che si è andata sempre di più sviluppando la cultura del suo recupero e del suo riutilizzo, in quanto si è compreso che sebbene degradato è parte integrante del patrimonio socio-economico-culturale della comunità regionale e meridionale.

    La sua importanza discende dal fatto che alla sua origine ha ospitato residenze e complessi religiosi, segnando in questo modo profondamente la formazione culturale della città.

    Recenti leggi regionali emanate in questa legislatura, come quella attinente alcune modifiche alla legge regionale n. 3 del 1996, e la messa a disposizione di risorse finanziarie, come quelle destinate al restauro delle facciate dei palazzi, hanno costituito una piccola inversione di tendenza, in quanto hanno posto come carattere prioritario l’essere incluso il centro storico nel Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Ma si tratta sempre di snellimento di procedure e di limitate risorse che poi, paradossalmente, la Legge regionale n. 16/2004 ha revocato.

    L’inclusione del Centro Storico di Napoli nel Patrimonio Mondiale protetto dall’UNESCO è stata troppo spesso equivocata come mero riconoscimento da vantare ai fini della promozione turistica: essa invece comporta un preciso vincolo in primo luogo per lo Stato e per il Governo nazionale, il cui impegno oggi, purtroppo, è ben lontano dai tempo in cui Nitti si impegnava per l’ex capitale e neppure mostra un ravvedimento in favore di una politica organica per il grande capoluogo.

    La cultura urbanistico-architettonica ha espresso, in alcune storiche dichiarazioni di principio i valori di base su cui devono fondarsi la difesa dei valori ambientali e la metodologia del restauro urbanistico ed architettonico nei centri storici. Vale per tutte il Congresso di Strasburgo del 1976 e la Carta Internazionale per la salvaguardia delle Città Storiche di Washington del 1987.

    Nel caso poi di un centro storico come quello di Napoli le azioni da porre in essere per assolvere detto vincolo sono molto più impegnative trattandosi di un intero contesto urbanistico caratterizzato dalla vetustà degli edifici, dalla consistenza sociale che lo caratterizza e dalla complessità dei lavori a farsi. Finora, tale obbligo è però rimasto senza risposta limitandosi lo Stato ad interventi particolari su singoli monumenti senza coinvolgere l’intero contesto nel suo unicum inscindibile.

    Non si è mai richiesto l’assolvimento di detto obbligo e pertanto non si sono né adottate le misure legali, amministrative e finanziarie appropriate per la protezione, conservazione ed il restauro di tale patrimonio, così come espressamente voluto dalla Convenzione Unesco, né si sono eseguiti interventi che permettessero la rigenerazione dell’area tutelata.

    Dall’incentivazione della conservazione dei centri storici in aree protette dall’Unesco ne deriva non soltanto la riqualificazione delle aree ma anche la riqualificazione della mano d’opera da impegnarsi ed in ogni caso un fortissimo incremento dell’occupazione.

    Da tutto quanto su detto emerge la necessità che una siffatta delicata materia assurga a punto centrale di un’azione di governo ed in particolare che oltre alla creazione di un coordinamento che sia da sprone ai soggetti interessati al fine di porre in essere gli interventi ai quali sono obbligati, vi sia un puntuale e concreto impegno regionale ad assicurare l’identificazione, la conservazione e la trasmissione alle generazioni future del patrimonio protetto del centro storico di Napoli.

    Proprio la recente emanazione della c.d. “legge regionale urbanistica” e cioè la n. 16 del 22 dicembre 2004 deve costituire lo scenario nel quale inquadrare il recupero del centro storico di Napoli: se finora si lamentava che ogni programma non poteva essere posto in essere in quanto mancava un quadro generale di definizione nel quale operare, ora invece la Regione

    si è dotata dello strumento idoneo a governare le trasformazioni e le riqualificazioni urbanistiche.

    Se da un lato la Regione promuoverà e sosterrà azioni di stimolo presso il Governo Nazionale al fine di fargli adempiere all’obbligo di conservazione

    che si è assunto con l’Unesco, tramite lo strumento dell’accordo di programma disciplinato compiutamente proprio dalla legge regionale n.16 del 22 dicembre 2004, che ha recepito moltissimo della proposta di legge regionale depositata dal sottoscritto relatore della presente legge, in materia di Accordo di programma, divenendo in tal modo il principale interlocutore in materia, dall’altro deve definire programmi di riqualificazione urbana destinandovi risorse da reperire nell’ambito della programmazione annuale di bilancio e coordinando gli interventi finanziari delle altre Amministrazioni pubbliche, degli enti economici pubblici e di privati.

    I programmi di riqualificazione, inquadrati come detto nel nuovo scenario definito dalla recente legge urbanistica regionale, devono essere definiti e finanziati anche con risorse regionali: è questo il passo decisivo che contribuirà a recuperare il centro storico di Napoli.



    Napoli, 20 settembre 2005







    Proposta di Legge Regionale presentata dal
    Consigliere Regionale Repubblicano, dott. Giuseppe Ossorio
    “Programma integrato di riqualificazione urbano per il Centro Storico di Napoli, dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Unesco”


    ARTICOLO 1
    La Giunta regionale, ai sensi della legge regionale 19 febbraio 1996 n. 3, così come modificata dalla legge regionale 18 ottobre 2002 n. 26, definisce un Programma Integrato di Riqualificazione Urbano rivolto ad ambiti del Centro storico di Napoli, dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Unesco ed interessato da agglomerati urbani che rivestono carattere storico e artistico, comprese le aree circostanti che possono considerarsi parte integrante degli agglomerati stessi.



    ARTICOLO 2
    Il Programma Integrato, di cui all’articolo precedente, è definito mediante Accordi di Programma da stipularsi ai sensi dell’art. 12 della legge regionale 22 dicembre 2004, n. 16. Essi sono estesi anche ad edifici di proprietà privata inseriti nel Centro storico di Napoli, zona omogenea A.

    Gli Accordi di Programma, di cui al comma precedente, sono stipulati con il Comune di Napoli, la Provincia di Napoli, le Amministrazioni dello Stato ed altri Enti pubblici.

    Al procedimento finalizzato all’Accordo di Programma partecipano tutti i soggetti pubblici e privati, interessati all’attuazione degli interventi oggetto dell’Accordo.



    ARTICOLO 3
    La Regione interviene con propri stanziamenti di bilancio al finanziamento del Programma di attuazione delle opere e degli interventi inseriti nel Programma Integrato di Riqualificazione Urbana, di cui all’art. 1 della presente legge, anche in riguardo ai sottoservizi e all’adeguamento formale delle esigenze tecnologiche con gli originali linguaggi architettonici.

    Il piano economico, di cui al comma 12 dell’art. 12 della legge regionale 22 dicembre 2004 n.16, deve prevedere anche la quota a carico dei proprietari degli edifici da riqualificare, oltre eventualmente quella di altri Enti pubblici e privati interessati.

    La progettazione e la realizzazione di interventi finalizzati alla riqualificazione urbana sono attuate mediante la Società di trasformazione urbana e territoriale prevista dall’art. 36 della legge regionale 22 dicembre 2004 n.16.



    ARTICOLO 4
    Il Programma Integrato prevede ai sensi dell’art. 5, comma 8 della legge regionale 18 ottobre 2002 n. 26, laboratori di ricerca, di servizi e di innovazione tecnologica per il restauro di Beni Culturali.



    ARTICOLO 5
    Agli oneri di cui alla presente legge si provvede, per il corrente esercizio provvisorio con le risorse di cui alla Unità Previsionali di Base 1.3.10 con uno stanziamento di 50 milioni di euro.

    Per gli anni successivi si provvede con legge di bilancio.





    Napoli, 20 settembre 2005

  8. #88
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    Qualcuno ha già trovato casa con Di Pietro
    saluti
    echiesa

  9. #89
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    Citazione Originariamente Scritto da echiesa
    Qualcuno ha già trovato casa con Di Pietro
    saluti
    echiesa
    E' vero ci sono repubblicani che hanno fatto accordi elettorali con Di Pietro (che per inciso è nel liberaldemocratici europei), chi con Berlusconi, mentre ci sono altri repubblicani che vagano erranti come pellegrini che hanno perso la bussola e forse saliranno su una bicicletta insieme a Mastella e Craxi.
    Saluti. Giuseppe Gizzi

  10. #90
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    ehehehehe, preso E la cosa non è di questi giorni
    Peccato che a qualcuno sia saltato il sellino
    saluti
    echiesa

 

 
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