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    Predefinito Si E' Dimesso Siniscalco

    «Sono in dissenso quasi su tutto, torno a insegnare»
    ROMA - «Torno a fare il professore. Devo solo informarmi sullo svolgimento del mio corso di economia politica all’università di Torino. E vedere se rientrare nel primo o secondo semestre». Per Domenico Siniscalco, tecnico prestato all’amministrazione, il pomeriggio di mercoledì 21 settembre è stato durissimo. Una riunione dietro l’altra: un summit a Palazzo Grazioli, uno a Palazzo Chigi pervicacemente smentito dai suoi portavoce e infine un terzo rendez vous, «complesso» come lui stesso lo ha definito parlando al telefono con uno dei più cari amici torinesi. Alla domanda (cortese): «Come sta andando Mimmo? 1, 2 o X?», l’unica risposta che l’interlocutore aveva ottenuto era stata sibillina: «Si parla, si parla». In realtà, il match per il professor Mimmo era già perso. Mentre la sua Juve nelle stesse ore scendeva in campo per espugnare il campo di Udine, il ministro della Repubblica Domenico Siniscalco aveva già deciso di uscire di scena. «Caro Presidente, sono in dissenso quasi su tutto». E’ questa la sintesi ultima della lettera che il ministro ha scritto al suo premier, una lettera con la quale gli annunciava le sue dimissioni. E quel «quasi tutto» era la somma di «Fazio più Finanziaria». Al primo posto, quindi, la profonda delusione per le ambiguità dell’atteggiamento del presidente del Consiglio che fino all’ultimo ha evitato di schierarsi apertamente contro il Governatore della Banca d’Italia. Al secondo, i fondatissimi timori che una Finanziaria già nata male per le difficoltà di trovare le coperture per spendere diventasse campo di battaglia privilegiato dello scontro per la leadership nel centrodestra. «Di Banca d’Italia e di Finanziaria ho parlato ripetutamente con Berlusconi in agosto, ma non è servito» racconta Siniscalco. Ma evidentemente le sue argomentazioni, le riflessioni sui rischi di perdere ulteriormente quota nella credibilità internazionale non hanno fatto breccia. E il ministro lo ammette: «Un metallo, però, ha un suo punto di torsione. Raggiunto quello non si torna indietro». La metafora sul metallo non è casuale, detta da Siniscalco nelle ore più difficili della sua avventura politica vuol dire che le sue dimissioni «sono irrevocabili». Punto. «Noi di cultura anglosassone - aggiunge con un pizzico di civetteria accademica - facciamo così. Magari ci mettiamo tempo, ma quando decidiamo le dimissioni non le diamo per finta». Anche perché nelle chiacchierate di tarda serata riavvolgendo rapidamente il film delle ultime settimane Mimmo dice agli amici: «Ho provato in tutti i modi, da davanti, da dietro, da sotto. Non si può dire che non abbia combattuto». Ed è vero, ammette, che in qualche maniera ho perso, ma «ha perso soprattutto il Paese». Il pensiero immediatamente corre a Washington e al Governatore Fazio che rappresenterà l’Italia alla riunione del Fondo Monetario. Il giudizio sul vertice massimo di Palazzo Koch è impietoso e la previsione, fin troppo facile, è che gli articoli-reprimenda della stampa straniera sul caso Fazio saliranno vertiginosamente ben oltre la quota 170 raggiunta qualche settimana fa e rinfacciata dallo stesso Siniscalco al Governatore durante l’ultima riunione del Cicr.
    E adesso? Chi prenderà le redini del maxi-ministero di via XX Settembre? La risposta è glaciale: «E’ our business». Traduzione nobile dell’italianissimo «fatti loro». E c’è appena il tempo per un’ultima battuta: «E comunque non è una domanda da fare a me, è difficile che uno sappia chi sarà il secondo marito di sua moglie».

  2. #2
    Makeru ga, katta
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    Se il csx vincerà le politiche, sarà grazie a queste dimissioni.
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  3. #3
    Makeru ga, katta
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    Il governo
    è finito

    di EZIO MAURO

    È l'ultimo atto di un'avventura politica che sta correndo verso la sua fine. Una fine che rischia di travolgere la credibilità del Paese, insieme con un governo che ormai la sua credibilità l'ha consumata da tempo.

    Nello sfacelo della maggioranza, c'erano almeno quattro focolai di crisi, accesi tutti insieme: una finanziaria allo sbando, una legge elettorale ambigua, una devolution pericolosa e il caso Fazio a giganteggiare nella sua evidente anomalia, trasformata giorno dopo giorno in una prova concreta di impotenza della leadership berlusconiana, davanti al potere extra-repubblicano che teneva in piedi il Governatore oltre ogni decenza.

    Per funzione, prima ancora che per convinzione, il ministro del Tesoro era stato l'unico (dopo Tremonti davanti allo scandalo Cirio e Parmalat) a insistere nel dire che il Governatore doveva andarsene, perché col discredito accumulato danneggiava gravemente l'Italia.

    Il Capo del governo per più di un mese è stato incapace di assumersi la responsabilità che gli compete, pronunciando le parole necessarie e sufficienti per riportare alla normalità una crisi istituzionale gravissima: il Governatore non gode più della fiducia del governo.

    Davanti all'ambiguità colpevole del Presidente del Consiglio, che rafforzava il potere immateriale di Fazio mentre indeboliva l'Italia, il ministro del Tesoro non poteva ormai fare altro che dimettersi. Lo ha fatto davanti ad un assalto elettorale alla Finanziaria da parte della maggioranza e, soprattutto, davanti alla conferma che Fazio sarà domani a Washington, a rappresentare la Banca d'Italia di fronte a un'istituzione che la mette sotto accusa clamorosamente. Fazio sarà al FMI perché il governo non ha avuto il coraggio di fare il suo dovere sfiduciandolo, e dunque ha implicitamente sfiduciato Siniscalco. Come Tremonti, anche il suo successore si dimette. Fazio, nel momento della sua maggiore debolezza, è dunque più forte di due ministri della Repubblica.

    Ma proprio questo rivela la fragilità politica del governo, che in pochi mesi perde il secondo ministro dell'Economia, dopo aver avvicendato tre ministri degli Esteri e due ministri degli Interni. Deve essere chiaro a tutti gli italiani che la responsabilità di questa crisi è di Silvio Berlusconi, e della sua incapacità di reggere la responsabilità del governo. Anche se mancano pochi mesi alla fine della legislatura e solo otto giorni alla presentazione della Finanziaria, Berlusconi deve andarsene. Un passaggio tecnico garantisca l'approvazione della manovra. Poi si vada al voto, per salvare il salvabile e chiudere finalmente questa sciagurata avventura.


    (22 settembre 2005)
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  4. #4
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    In Origine Postato da marcejap
    Se il csx vincerà le politiche, sarà grazie a queste dimissioni.


    Mi dispiace se si è dimesso del resto era uno tra i pochi che potevasno tranquilamente essere definiti seri

  5. #5
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    per il momento solo larepubblica da la notizia mentre il corriere la da per probabile tuttavia sul sito della repubblica oltre all'articolo gia postato c'è anche questo
    nel dubbio ve lo mando





    Lo sfogo del ministro per l'inerzia sul caso Fazio e l'assalto elettorale
    alla Finanziaria. Gelido incontro con Berlusconi a palazzo Grazioli
    Siniscalco: "Basta immobilismo
    Tornerò a fare il professore"
    L'ex titolare dell'Economia si dichiara "scandalizzato"
    di ROBERTO MANIA


    L'ex ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco
    ROMA - "Mi dimetto per l'assoluto immobilismo del governo. Il problema non è Fazio, ma chi è incapace di risolvere il problema. Per questo non sono amareggiato: sono scandalizzato". È sera quando Domenico Siniscalco non è più il ministro dell'Economia. Anche lui come il suo predecessore Giulio Tremonti, ha gettato la spugna dopo uno scontro istituzionale clamoroso con il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio. Ha consegnato la lettera di dimissioni a Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli, poi, a Palazzo Chigi, ha spiegato le sue ragioni a Fini e a Letta.

    Hanno provato a convincerlo a ripensarci. "No, torno a Torino a fare il professore", ha replicato in un'atmosfera gelida.

    Il ministro ritorna solo "tecnico", diverso dai politici con cui ha convissuto poco più di un anno. Fino a Fazio. Può finalmente sfogarsi, salutando i suoi più stretti collaboratori. "Fazio - attacca - è quel mostro istituzionale, extra-repubblicano, perché qualcuno gli permette di esserlo". È per questo che le dimissioni non sono contro Berlusconi. Ma contro l'anomalia di un sistema nel quale "nessun è in condizione di dire che il governatore non ha più la fiducia del governo".

    Era quello che Siniscalco aveva chiesto al Consiglio dei ministri del 3 agosto, in piena bagarre per le intercettazioni della magistratura. Ma lì Berlusconi non c'era. Colpito da una improvvisa tonsillite... Il governo rimase zitto. E allora Siniscalco, qualche giorno dopo, scrisse la sua prima lettera (ufficiale e protocollata) al premier. Ma ancora nulla. "La verità è che sono due visioni del mondo. E questo Paese, in questo momento, ha bisogno del massimo di credibilità. Questa vicenda - davvero - ha colpito direttamente al cuore la credibilità del nostro sistema finanziario".

    Lo vedremo da oggi a Washington: Raghuram Rajan, capo economista dell'Fmi, davanti a 160 Paesi, parlerà solo della perdita di reputazione dell'Italia. Non di altro, purtroppo. E a Washington, invece, ci sarà - diceva uno stretto collaboratore del ministro - "l'uomo più screditato della comunità finanziaria internazionale".

    La Finanziaria c'entra poco, nella scelta di Siniscalco. Anche se c'entra. Perché l'attacco di ieri dei fazisti (dal collaudato Ivo Tarolli al new comer Roberto Calderoli) non a caso è partito proprio dalla Finanziaria, con quella strana distribuzione di Tarolli delle ipotesi tecniche della Ragioneria ai giornalisti in Parlamento.

    Tutte soluzioni tecniche, tutte senza alcun vaglio politico del ministro del Tesoro. Tutte usate per attaccare il ministro. Tanto che solo poco arriverà il fuoco leghista: "La Finanziaria non va riscritta, va scritta", gridava Roberto Calderoli, ministro del Carroccio, mentre il collega Roberto Maroni andava a fare visita a Via Nazionale, uscendone soddisfatto. "Abbiamo parlato delle cose nostre, istituzionali".
    "E io - ragionava Siniscalco - me ne vado per Fazio ma anche per una Finanziaria elettorale". Che lui, l'ex ministro tecnico, non avrebbe mai sottoscritto. "E poi, la Finanziaria è pronta, è scritta. Ce l'hanno tutti e chi afferma il contrario sa di dire il falso".

    Ce l'ha con i fedelissimi del governatore, Siniscalco. E i silenzi dei Palazzi. "Ma come - insiste - Fazio (dice proprio così l'ex ministro pensando a Tarolli, ndr) Fazio attacca la Finanziaria e nessuno dice niente. In giro vedo solo pigmei da gran premio. E tanta ambiguità".

    Siniscalco ha capito che doveva accelerare al sua scelta (aveva già detto "o io o lui") quando si stava stringendo la morsa sul suo dicastero. A Letta e Fini ha spiegato che "ogni materiale ha una prova di torsione". "Può reggere - ha insistito - ma fino ad un certo punto. E quando si rompe, si rompe. Io ho superato il punto di rottura".

    Gli ha ridetto che già nella prima lettera era chiaro ciò che bisognava fare. Da una parte le pressioni dei mercati internazionali, dall'altra i silenzi dei Palazzi romani. "La seconda lettera (quella di ieri, ndr) non è negoziabile". Non c'è alternativa alle dimissioni se non farsi stritolare da qui alle elezioni. "E poi: cosa potevo negoziare? Un posto da deputato nel collegio del Piemonte Sud? No, non mi interessa. Questa è stata la mia forza da ministro del Tesoro. No - ripete anche con i suoi - torno a fare il professore a Torino. Davvero non ne potevo più: un giorno mi dicevano che erano d'accordo con me, il successivo che però non si poteva fare nulla, poi nulla, infine mi chiedevano scusa".

    Siniscalco ha provato a salvare la credibilità dell'Italia, ci ha messo la sua faccia all'ultima riunione dell'Ecofin di Manchester. "Perché - dice - nei Paesi normali i governatori della banche centrali hanno 45 anni e quando arriva la telefonata del governo, scattano". Questo Paese non piace al tecnico Siniscalco. "Ho chiesto in tutti i modi di impedire i danni. Ma l'ambiguità continua. Vedo incontri, messaggi. Cose che non capisco, ma che ci sono. E allora meglio tagliare corto. No, non mi piace un Paese nel quale una grande banca straniera per venire ad investire i suoi soldi deve chiedere il permesso di Luigi Grillo. No, non ci voglio stare".

    (22 settembre 2005)

  6. #6
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    Dalle news di www.yahoo.it sembra che non si sia dimess





    ROMA (Reuters) - Resta alta la tensione tra Domenico Siniscalco e Antonio Fazio alla vigilia del G7 finanziario di Washington dove rappresenteranno l'Italia insieme per la prima volta dopo la scomunica del ministro sul governatore.


    Il responsabile dell'Economia ha ribadito oggi il suo giudizio negativo sul comportamento tenuto dal numero uno di Via Nazionale sulle opa bancarie al di là del fatto che la magistratura abbia iscritto o meno il numero uno di via Nazionale nel registro degli indagati.


    Ma il ministro ha smentito di avere intenzione di dimettersi se Fazio, al contrario di quanto successo all'Ecofin di Manchester, non diserterà l'appuntamento americano.


    "Ho sempre posto la questione bancaria e del governatore sul piano della credibilità e non su quello della legittimità. Quindi eventuali sviluppi di questo carattere non alterano senz'altro il mio giudizio che permane severo e permane sul piano della credibilità", ha spiegato Siniscalco ai giornalisti.


    Ieri sera il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, che indaga sulle scalate ad Antonveneta e Bnl, ha detto che "al momento Fazio non è iscritto nel registro degli indagati".


    La procura capitolina ha deciso di interrogare Fazio già la prossima settimana -- secondo i giornali di oggi nella veste di indagato per abuso d'ufficio.


    A conclusione di un'inchiesta, l'ultimo atto delle procure prima dell'avviso di chiusura indagini è solitamente l'invito a comparire per gli indagati.


    Nell'ambito della stessa inchiesta è indagato per abuso di ufficio il numero uno della vigilanza di Bankitalia Francesco Frasca.


    SINISCALCO NON SI DIMETTE, CONTA SU PARLAMENTO


    "Non c'è nessun problema", ha detto Siniscalco respingendo le voci di sue dimissioni in contrasto con Fazio.


    Il ministro ha confermato che andrà a Washington alle riunioni del Fmi e del G7 e ha sottolineato che lo farà in qualità di capo della delegazione italiana.


    Mentre il responsabile dell'Economia parlava ai giornalisti, il suo sottosegretario Maria Teresa Armosino rilanciava al Senato l'ipotesi di togliere alla Banca d'Italia i poteri sulla concorrenza bancaria e trasferirli all'Antitrust.


    Alleanza nazionale ha detto di essere favorevole, e anche la Lega, secondo quanto riferiscono fonti parlamentari, starebbe prendendo in esame la possibilità di votare un emendamento in questo senso.


    E' questo, ha spiegato Armosino, un modo per risolvere i potenziali conflitti di interesse, adeguare la struttura della Banca d'Italia e farle riacquistare credibilità dopo le ultime vicende finanziarie.


    Ma è anche uno dei pochi strumenti in mano alla maggioranza per fare pressioni sul governatore e indurlo, con la minaccia di un ulteriore snellimento delle prerogative della banca, a fare un passo indietro.


    FAZIO SI PREPARA PER WASHINGTON, NON TEME AVVISO


    Intanto Fazio si prepara per l'assemblea del Fondo monetario internazionale senza mostrare di preoccuparsi troppo degli eventuali sviluppi giudiziari nei suoi confronti.


    "Qualora ci dovesse essere un avviso di garanzia si tratterebbe solo di un atto dovuto in vista di un interrogatorio, dell'avvio di una indagine, non certo una sua conclusione. Il governatore avrebbe anzi l'opportunità di rispondere e di chiarire, anche in sede giudiziaria, il suo operato e la sua posizione", ha detto il senatore di Forza Italia Luigi Grillo a Reuters.


    Il parlamentare vicino al governatore Fazio ha sottolineato che "a differenza di quanto scrivono i giornali, non c'è nessun avviso di garanzia e nessun atto giudiziario nuovo, quindi non ci sono novità".


    Una domanda sulla vicenda Fazio è stata fatta oggi al capo-economista del Fondo monetario internazionale dopo la presentazione del Worl Economic Outlook.


    "E' sempre preoccupante quando un'importante istituzione coma Bankitalia finisce in una situazione di incertezza. Il problema è molto complesso, va dalla reputazione del banchiere centrale all'indipendenza della banca", ha detto Raghuram Rajan.


    "Penso sia molto importante, visto come l'istituzione fa parte dell'economia italiana, che la situazione sia chiarita al più presto. Speriamo che accada presto.


    - ha contribuito da Washington Francesca Landini

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    Predefinito Anche tgcom adesso da la notizia per certa

    www.tgcom.it

    Decisione dovuta a contrasti con Fazio
    Il ministro dell' Economia Domenico Siniscalco rassegnerà oggi nelle mani del Capo dello Stato le sue dimissioni dal Governo: decisione che ha preannunciato nella tarda serata di ieri al premier. E' quanto si apprende in ambienti parlamentari della maggioranza. Il ministro avrebbe motivato la sua decisione con la mancata soluzione della vicenda che lo ha visto contrapposto al Governatore di Bankitalia, Fazio.

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    www.corriere.it

    Governo: Siniscalco dovrebbe dimettersi in mattinata
    ROMA - Fonti vicine alla maggioranza, citate dalle agenzie di stampa, sostengono che il ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, dovrebbe rassegnare oggi le proprie dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica Ciampi. (Agr)

  9. #9
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    Predefinito pessimo berlusconi dovrebbe assumere l'interim

    www.tgcom.it


    Siniscalco: oggi le dimissioni
    Decisione dovuta a contrasti con Fazio
    Il ministro dell' Economia Domenico Siniscalco rassegnerà oggi nelle mani del Capo dello Stato le sue dimissioni dal Governo: decisione che ha preannunciato nella tarda serata di ieri al premier. E' quanto si apprende in ambienti parlamentari della maggioranza. Il ministro avrebbe motivato la sua decisione con la mancata soluzione della vicenda che lo ha visto contrapposto al Governatore di Bankitalia, Fazio.

    Siniscalco sarebbe dovuto oggi partire per Washington per partecipare all' assemblea del Fondo Monetario, e in più occasioni aveva manifestato la sua indisponibilità ad andarci insieme al Governatore della Banca d'Italia. Tuttavia, ancora ieri mattina, il ministro aveva escluso con i giornalisti di avere intenzione di dimettersi.

    Stando sempre a quanto si apprende in ambienti della maggioranza, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi intenderebbe assumere l'interim del ministero dell' Economia dopo le dimissioni di Siniscalco. Oltre alla vicenda Fazio, a spingere alle dimissioni il ministro avrebbero contribuito anche le divergenti opinioni presenti nella maggioranza sui contenuti della prossima legge Finanziaria

  10. #10
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    Predefinito

    Fa bene se si dimette.

    Una maggioranza che sostiene Fazio e che ha ridotto l'Italia all'ultimo posto mondiale per crescita del PIL non merita Siniscalco.

    Non che sia stato un perla di ministro, ma con una maggioranza così asservita alle rendite parassitarie Siniscalco non poteva fare di più.

 

 
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