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Roma. Sul maxischermo del Transatlantico, il dirigente diessino indica la poltrona vuota del presidente della Camera. “Da lì sopra – spiega sorridendo – ora Casini sarà costretto a celebrare, non dico le sue esequie politiche, ma certo le esequie della sua leadership bipartisan”.
La nuova legge elettorale debutterà in aula il 29 settembre, ma da qui ad allora, e soprattutto da allora in avanti, quasi tutti nel Palazzo prevedono che per Pier Ferdinando Casini sarà una vera e propria via crucis.
L’uomo che poche sere fa D’Alema invocava come ideale capo della controparte – quello che del centrodestra più piaceva al centrosinistra e meno al Cav., e quindi ottimamente posizionato per prendere il suo posto – brucia politicamente nel rogo acceso dall’emendamento proporzionalista.
Se con perfidia, da oltreoceano, il Cav. gli lascia l’onore della guida della battaglia, i suoi estimatori improvvisano o retromarce (soprattutto i Ds) o vanno all’assalto.
Come fa la Margherita, con un corsivo su Europa di inaspettata violenza: “Anni per darsi un tono, e ora Casini è peggio dei leghisti (che almeno i voti non li rubano)”.
Affonda feroce, il giornale rutelliano: “L’ereditiero si è rovinato” e “alla fine solo questo si ricorderà di lui”.
E non si tratta solo di un fervore redazionale, ecco infatti Rutelli che pubblicamente sbeffeggia la coppia a lungo vezzeggiata come possibile alternativa al Cav.:
“Non mi fido di Fini e Follini. Tenteranno in tutti i modi di trovare una quadratura perché sentono il terreno scivolare sotto i piedi”.
Lo smacco è massimo, per il presidente della Camera.
Dalle file del centrosinistra, dove fino all’altro ieri se lo mangiavano con gli occhi, con gli stessi ora lo fulminano.
Spiegano nella Margherita: “Si è giocato un patrimonio di credito con l’opposizione, si è fatto intestare una legge che ruba voti agli avversari per vincere, praticamente una legge ad personam, come quelle di Berlusconi”.
E Rosi Bindi: “Dovrebbe assumere l’iniziativa di chiedere il ritiro della proposta di stravolgimento della legge elettorale e tornare a svolgere il suo ruolo di arbitro se vuol fare il giocatore e, perché no, il capitano della sua squadra nella prossima legislatura”.
Tanto nel centrodestra, quanto nel centrosinistra, se si domanda chi ha vinto e chi ha perso, nel primo affannato giro intorno alla legge elettorale, le indicazioni coincidono:
Casini. “Ha tirato la rete e ha scoperto che non c’è niente”, sostengono nella sede Ds di via Nazionale.
In questa fase, al Cav. tutti riconoscono una certa sapienza tattica. “Si è ben guardato dall’avallare la faccenda con un vertice dei leader – spiegano a destra – Ha detto a Casini: vai. Così, se vince vinciamo tutti, se perde perde lui”.
Non molto diversa l’analisi sull’altro fronte: “E’ il leader che perderà le elezioni, ma ha dimostrato di avere ancora in mano il bandolo della Casa delle libertà”.
“Quattro anni di lavoro persi…”
E dopo la sovrana indifferenza berlusconiana, l’alzata di spalle leghista, il macigno buttato tra i piedi da Fini, la mazzata finale, se non al progetto di legge almeno, diciamo così, all’impianto ideologico del progetto stesso, è arrivata (secondo l’interpretazione dei più) ieri, e ha suscitato uno stupore difficile da nascondere, direttamente da Ciampi.
“In politica il passato è peggio del presente – ha detto il capo dello Stato – quindi ogni nostalgia deve essere messa da parte”.
C’è chi dice che a “incastrare” Casini sia stata la disponibilità berlusconiana, la richiesta di mettere finalmente nero su bianco l’aspirazione del ritorno al proporzionale.
“Ha tentato di lanciare un’Opa sul centrodestra e sull’intero sistema politico – spiega un esponente dell’opposizione – contando da un lato sull’indebolimento di Berlusconi e dall’altro sulla friabilità del centrosinistra, pieno di proporzionalisti. E invece…”.
E così un’intera giornata, l’ennesima, di battibecchi e di battutacce, tra quelli dell’Udc e quelli di An, tra Follini che “elogia” Fini sponsor della “devolution” e Fini che rammenta a Follini che sei anni fa An raccolse le firme “per abolire la quota proporzionale”.
Senza contare le voci su possibili divergenze tra lo stesso Casini e Follini, con il presidente della Camera che manda avanti il fido Baccini a lanciare rassicurazioni sulla leadership del Cav. in caso di approvazione della nuova legge, e il segretario del partito che non ha mai fatto mistero del fatto che il vero obiettivo è proprio l’attuale leadership del centrodestra.
“Scontro finale”, dice Bertinotti. “Autunno caldo”, prevede Violante. L’antico estimatore diessino osserva la foto di Casini sul giornale e sospira:
“Quattro anni di lavoro persi…”.
Da il Foglio
saluti




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