Dal Corriere
Il Professore: niente condoni e una legge per licenziare i ministri Prodi: non candidiamo chi ha incarichi nel Polo «Ho un nome per il Colle, decide chi vince»
MILANO - Vittorio Sgarbi, le truppe del Nuovo Psi di De Michelis, chiunque stia meditando di saltare il Rubicone della politica, approdando sulle sponde dell’Unione prodiana, si metta il cuore in pace. «Chi ha avuto cariche in questa legislatura nella Casa delle libertà non potrà venire con noi»: parola di Romano Prodi. Che rincara pure la dose: «E questo vale anche per i collegi», che vuol dire niente candidature. Ciò non significa che le porte del centrosinistra siano blindate o che addirittura, come propone al Professore un colorito Umberto Eco, «transfughi e convertiti vanno cacciati a calci in c...». Prodi, pragmatico, tira il freno a mano: «Calma, visto che le precedenti elezioni le abbiamo perse, se prendiamo tutti a calci in quel posto, non vinceremo nemmeno stavolta. Opterei per dei calci selettivi...». E a proposito di selezioni, il Professore si dice favorevole ad una legge che consenta al premier di licenziare i ministri: «Sarebbe assolutamente necessaria - afferma - e non vi sarebbe nemmeno bisogno di una revisione costituzionale». Sala gremita al teatro milanese Carcano. Umori che più antiberlusconiani non si può. Serata firmata dall’associazione «Libertà e Giustizia». Sandra Bonsanti, Umberto Eco e Giovanni Bachelet tempestano di domande Prodi. In prima fila, pure Carlo De Benedetti. Platea ben disposta verso il Professore, ma esigente, attenta alle sfumature. Applausi sonanti quando il capo dell’Unione annuncia che, in caso di vittoria, «saranno soppresse tutte le leggi ad personam: falso in bilancio, Cirielli, Schifani: insomma, quelle schifanezze...». E che gli italiani, con lui a Palazzo Chigi, «si potranno scordare qualsiasi idea di condono fiscale per almeno 5 anni...».
Più scivoloso invece il discorso sul perché i governi di centrosinistra non hanno mai affrontato la questione del conflitto d’interessi. Prodi si giustifica, dicendo che «altre erano in quel momento le priorità e che nessuno poteva immaginare che sarebbe cresciuto un bubbone di questo genere». Ma la platea rumoreggia, qualcuno grida: «Balle, era D’Alema che non voleva!». Il Professore ha un moto di stizza: «Allora chiedetelo a D’Alema...». Capitolo Quirinale: chi sarà il successore di Ciampi? Il capo dell’Unione ribadisce che «molto dipenderà da chi vincerà le elezioni politiche», non esclude (anche se fa capire di non crederci molto) «una nomina condivisa», quindi concede un pizzico di suspense sul nome del prossimo inquilino: «Io a qualcuno sto pensando...». Il resto in pillole. Nessun assist alla candidatura di Veronesi a sindaco di Milano: «Si arrangino i milanesi, stavolta si può vincere». Tono cupo quando gli ricordano gli attacchi della Chiesa sulle coppie di fatto: «Soffro molto, sono profondamente cattolico». Un avvertimento infine a Rutelli: «La lista dell’Ulivo resta essenziale, non cambierò mai parere».
Francesco Alberti




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