

Ultima modifica di Maestrale; 13-10-15 alle 02:24


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«La costrizione non può cambiare la mente degli uomini: li può soltanto costringere ad essere ipocriti»
(John Locke - Lettera sulla tolleranza)


Casa Ransome era stata svaligiata. "Rapinata" disse Mrs Ransome. "Svaligiata" la corresse il marito. Le rapine si fanno in banca; una casa si svaligia. Mr Ransome era avvocato e riteneva che le parole avessero la loro importanza. Anche se in questo caso era difficile trovare un termine preciso. Di solito un ladro sceglie, fa una cernita, prende un oggetto e ne lascia altri. C'è un limite a ciò che riesce a far sparire: per esempio, è raro che porti via una poltrona, ancor più raro un divano. Questi ladri, però, l'avevano fatto. Avevano preso tutto.
I Ramsome erano andati all'opera a sentire Così fan tutte (il Così, come Mrs Ransome aveva imparato a chiamarlo). Mozart era fondamentale nel loro matrimonio; i Ransome non avevano figli e probabilmente, non fosse stato per Mozart, si sarebbero già divisi da anni. Quando tornava a casa dallo studio Mr Ransome faceva sempre il bagno, poi cenava. E dopo cena faceva un altro bagno, questa volta in Mozart. Mr Ransome ci sguazzava, in Mozart, ci si tuffava; dal piccolo viennese si lasciava ripulire delle sozzure che aveva dovuto sopportare tutto il giorno al lavoro. Quella sera erano stati ai bagni pubblici, cioè al Covent Garden, dove seduto davanti a loro c'era il ministro dell'Interno. Anche lui era andato a fare un tuffo per lavarsi di dosso le preoccupazioni della giornata, preoccupazioni che di lì a poco, benché solo in forma di statistica, avrebbero annoverato anche i Ransome.
Normalmente Mr Ransome non condivideva il bagno serale con nessuno, giacché Mozart gli arrivava personalizzato tramite una cuffia e un sofisticato impianto stereo scrupolosamente equalizzato, che Mrs Ransome non poteva toccare per nessun motivo. Secondo lei, i ladri, erano venuti proprio per colpa dello stereo, che li aveva attirati. I furti di stereo sono all'ordine del giorno; i furti di moquette no.
"Forse hanno preso la moquette per avvolgerci lo stereo" disse al marito.
Mr Ransome ebbe un brivido e ribatté che come imballaggio gli sembrava più plausibile la pelliccia, al che la moglie riattaccò a piangere.
Alan Bennett, Nudi e crudi, Adelphi 2001
Alle sei e trenta di un'alba color risciacquatura di piatti, al chiarore della luce elettrica, con l'eco della sveglia ancora nelle orecchie, mi avventurai in bagno a occhi chiusi, guadagnando così sei secondi extra di sonno. Con gli occhi ancora chiusi, mi fermai davanti all'armadietto a specchio, sperando come sempre che durante la notte fosse successo qualcosa, che avrei notato un cambiamento. Ma nulla era cambiato. Non in meglio, comunque.
La solita vecchia faccia non rasata, con l'aria tonta, di un ventinovenne; gli stessi capelli scialbi, lisci, a mezza strada fra castano e rossiccio, che si rizzavano in ogni direzione come una manciata di chiodi arrugginiti; gli stessi occhi iniettati di sangue, stile basset hound. "Specchio, specchio delle mie brame" dissi "chi è la peggiore schifezza del reame?"
"Oggi nessuna novità" rispose la voce, profonda e familiare. "Ancora un pari merito fra un pecoraio australiano alcolizzato, uno strozzino di Beirut e te. Tutt'al più, tu sei in leggero vantaggio". Una grande mano che sporgeva dalla manica tempestata d'oro di una lunga tunica bianca scese dal soffitto e mi stampiglio la fronte con un enorme timbro di gomma. Lasciò, da tempia a tempia, la parola FALLITO stampata a cubitali lettere nere.
Jack Finney, La monetina di Woodrow Wilson, Marcos y Marcos 2003


Lunedì.
Questa nuova creatura dai capelli lunghi è oltremodo d'impaccio. Mi sta sempre intorno e mi segue ovunque vada. La cosa non mi piace affatto; non sono abituato a stare in compagnia. Vorrei tanto che se ne stesse insieme agli altri animali... Giornata nuvolosa, vento da est; forse ci sarà un po' di pioggia per noi..."Noi"? Da dove ho preso questa espressione? Ora ricordo...L'ha usata la nuova creatura.
Il diario di Adamo ed Eva - Mark Twain
Ultima modifica di Liquid Sky; 26-11-15 alle 18:41


Anonimo - Colori Primari
«Era un tipo imponente che, nelle vie di Harlem, in piena estate, appariva di un pallore preoccupante. Io, invece, sono piccolo di corporatura e non tanto scuro di pelle, perciò agli occhi dei bianchi non sembro granché minaccioso. Non sono uno che si mette in mostra.
Ci stringemmo la mano. Il fatto che adesso non riesca a ricordare con maggior precisione quel momento particolare mi secca: la stretta di mano è l'atto d'ingresso, il principio della politica. Ormai l'ho visto stringere la mano milioni di volte, eppure ancora non saprei dire come fa, come muove la destra, con quanta forza, espressione, durata: i rudimenti dell'arte di comprimere la carne. In compenso, posso dire un sacco di cose su quello che fa con la sinistra. È lì che si rivela un genio. Può posarvela sul gomito, oppure sul bicipite: gesti fondamentali, istintivi. Significa che voi gli interessate; conoscervi per lui è un onore. Se al contrario sale più su e, per esempio, vi avvolge il braccio sinistro attorno alle spalle, in qualche modo c'è meno confidenza, più distacco: si farà due risate con voi, oppure vi rivelerà un segreto (un segretuccio, niente di trascendentale), lusingandovi con l'illusione di essere suoi complici. Ma se non vi conosce tanto bene e voi gli avete appena detto qualcosa di «importante», una cosa seria o nata sull'onda di una grande emozione, si avvicinerà e vi farà omaggio di una stretta a due mani, abbracciandovi polso e avambraccio con la sinistra. Vi fulminerà con quel suo famoso sguardo velato. E sarà sincero.»
«La costrizione non può cambiare la mente degli uomini: li può soltanto costringere ad essere ipocriti»
(John Locke - Lettera sulla tolleranza)
«A cavalcioni del tetto del mondo, con un piede in Cina e l’altro in Nepal, ripulii la maschera dell’ossigeno dal ghiaccio che vi si era condensato sopra e, sollevando una spalla per ripararmi dal vento, abbassai lo sguardo inebetito sull’immensa distesa del Tibet. A un certo livello, con distacco, comprendevo che la curvatura dell’orizzonte terrestre che s’inarcava ai miei piedi era uno spettacolo eccezionale. Avevo fantasticato tanto, per mesi e mesi, su quel momento e sull’ondata di emozioni che lo avrebbe accompagnato; e ora che finalmente ero lì, in piedi sulla cima del monte Everest, semplicemente non riuscivo a radunare energie sufficienti per concentrarmi.»
Jon Krakauer, "Aria sottile"


Eugenia Grandet di Honorè De Balzac
A Maria
Che il tuo nome, o tu il cui ritratto è il più bell'ornamento di questo lavoro, sia qui come un ramoscello di bosso benedetto, colto non si sa a quale albero, ma certo santificato dalla religione e rinovellato, sempre verde, da mani pie, per proteggere la casa.
De Balzac
In certe città di provincia esistono case che ispirano una malinconia simile a quella suscitata dai chiostri più tenebrosi, dalle lande più squallide o dalle più tristi rovine. Forse quelle case riuniscono in sè il silenzio del chiostro, l'aridità delle lande e la scheletrica nudità delle rovine; in esse la vita e il movimento si svolgono talmente in sordina che un forestiero potrebbe crederle disabitate, se non incontrasse all'improvviso lo sguardo scialbo e freddo di una persona immobile, il cui viso quasi monastico appare al davanzale di una finestra al suono di una passo sconosciuto.

