Risultati da 1 a 7 di 7

Discussione: Don Prodi, giù....

  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Don Prodi, giù....

    ....la maschera

    La sfida di Cossiga: Romano dimmi se ubbidisci a Ruini o a Bertinotti

    Caro Prodi, vi sono molte cose che mi rendono diverso, non dico certo migliore, da te!
    E molte sono le cose sulle quali io da te dissento. Io sono un cattolico- liberale, tu un cattolico democratico, ma entrambi, non per nostro merito ma per grazia di Dio, condividiamo la Fede cattolica apostolica romana e siamo membri della stessa Santa Chiesa, soggetti agli stessi vescovi e soprattutto al Vescovo di Roma.
    Tu sei un "democratico nuovo", io un "vecchio politico" del secondo dopoguerra e della cosiddetta Prima Repubblica.
    Ma entrambi siamo cristiani, democratici e "laici", piuttosto propensi all'obiezione di coscienza; e certo non vogliamo "guerre di religione", sia in generale che in particolare tra cristiani, né l'uso strumentale a fini elettorali di problemi di morale cristiana e naturale.
    Per nascita di famiglia democratica, repubblicana, antifascista e autonomista, per scelta per influenza di Mariano Rumor, Luigi Gui e Giuseppe Lazzati militante nella Dc dal '45, prima "dossettiano" e poi nella cosiddetta "sinistra di base", sostenitore della politica del "compromesso storico" e dei governi di solidarietà nazionale, democratico riformista alla vecchia maniera non mi riconosco né in questo centrosinistra né in questo centro destra.
    Ma dovendo pur votare, darò metà dei voti a partiti e candidati del centrosinistra (anche se senza trattini!) e l'altra metà (o un terzo...) ai democratico cristiani del centrodestra.

    IL REFERENDUM
    Proponendomi quindi di dare metà o forse due terzi dei miei voti a L'Unione da te presieduta, e facendo parte della stessa Chiesa, credo di avere il diritto di rivolgermi a te, da elettore e in particolare da cattolico.
    Quando da "cattolico infante" (vorrai perdonarmi questa battuta, peraltro fortunata), presi pubblicamente posizione, per convinzione etica naturale e in obbedienza alle indicazioni dei vescovi italiani, confortate dal consenso del Vescovo di Roma, a favore dell'astensione nelle votazioni per i referendum abrogativi sulla procreazione assistita, scrissi anche che ritenevo «maturi i tempi per dare un qualche riconoscimento giuridico civile alle obbligazioni naturali che potevano nascere dalla convivenza di due o più persone, anche omosessuali». Vi fu poi un'esplicita conferma da parte dei vescovi italiani dell'antica presa di posizione negativa nei confronti di questo riconoscimento. Dichiarai allora che, non avendo una tale conoscenza dell'etica naturale e della morale cristiana, nonché della teologia ecclesiale, «ritiravo » quanto detto e mi adeguavo agli indirizzi dei vescovi, come membro della Chiesa. cittadino e membro del Parlamento Nazionale. Ho letto le tue dichiarazioni sull'intendimento di proporre nel vostro programma una forma di riconoscimento delle obbligazioni naturali che possono derivare dalle convivenze di fatto, anche omosessuali. Ho letto le dichiarazioni rese al Comitato Permanente della Conferenza Episcopale Italiana dal Cardinal Camillo Ruini, presidente della Cei, in materia di Pacs e in generale di altre proposte "alla Zapatero", e ne ho colto la prudenza ed una grande misura.

    COS'HA DETTO RATZINGER
    Per questo, mi avevano meravigliato molto i titoli in materia dei quotidiani italiani pubblicati il giorno dopo la relazione del Cardinal Ruini e le tue precisazioni. Mi sembrava infatti che il possibile conflitto tra i cattolici de L'Unione e la Chiesa in materia di regolamentazione giuridica di "unioni di fatto" fosse rapidamente rientrato. Certo, la Cei si è trovata, e forse si troverà ancora, di fronte a un possibile, probabile e forse inevitabile suo pronunciamento sulla proposta di introdurre nel programma elettorale qualcosa di simile ai "patti di assistenza sociale", anche per le coppie non eterosessuali.
    Nell'emanare a nome dei vescovi indirizzi e direttive per i cattolici, essa si trova di fronte a un delicato problema politico ed istituzionale. Se si dovesse pronunziare espressamente contro la proposta de L'Unione, infatti, se ne potrebbe derivare l'invito ai cattolici che aderiscono a L'Unione di respingere questa proposta in sede di formulazione del programma; se invece domani la proposta fosse entrata in questo programma, l'invito ai cattolici di non votare per candidati che non si dichiarassero contrari a questa proposta, come prescritto dalla "Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica", emanata a suo tempo dalla Congregazione della Dottrina della Fede a firma del noto teologo tedesco Joseph Ratzinger, allora Prefetto di detta Congregazione, e dall'allora Segretario Mons. Bertone, oggi Arcivescovo di Genova, e poi approvata espressamente da Papa Giovanni Paolo II. La "Nota dottrinale" proseguiva ammonendo che «la coscienza cristiana non permette a nessuno di favorire col proprio voto l'attuazione di un programma o di una singola legge in cui i contenuti fondamentali della fede e della morale siano sovvertiti dalla presentazione di proposte alternative o contrarie a tali contenuti. L'impegno politico per un aspetto isolato della dottrina sociale della Chiesa non è sufficiente ad esaurire la responsabilità per il bene comune». E questo sarebbe certamente valso anche contro il voto per partiti e candidati de L'Unione che non avessero dissentito anche in sede parlamentare. Tu in queste ultime settimane hai scritto: «In questi giorni si è aspramente discusso sul tema delle unioni di fatto e di come esse debbano venire o meno tutelate. Nel dibattito mi sono state attribuite posizioni non corrispondenti al mio pensiero e che ho giudicato offensive. Non ho mai sostenuto l'opportunità e la possibilità di matrimoni tra persone dello stesso sesso, né è mia intenzione proporre provvedimenti che mettano in discussione la famiglia. Ho sempre ritenuto che essa fosse la prima fondamentale comunità naturale. La mia ispirazione religiosa ha argomentato e sostenuto questa convinzione. Oggi lo sviluppo di nuovi modelli familiari interpella il legislatore, stretto tra l'esigenza di difendere e promuovere l'istituto familiare e la necessità di fare i conti con tali trasformazioni e con i nuovi bisogni che da esse derivano ».

    GLI ELETTORI CATTOLICI
    E più oltre, tu che sei un leader politico cattolico, educato alla rigida scuola "dossettiana" di Bologna, aggiungevi: «Nessuno vuole e può, non io certamente, conformare i nuovi modelli di convivenza all'istituto familiare. Così, mentre si riconosce che le convivenze di fatto "quale rapporto tra uomo e donna - dice la Corte costituzionale - ormai entrano nell'uso comunemente accettato, accanto a quello fondato sul vincolo coniugale", ciò "non autorizza la perdita dei contorni caratteristici delle due figure".
    L'una, la semplice convivenza, poggia sulla soggettività individuale.
    L'altra conferisce maggior rilievo alle esigenze della famiglia, alla forma di una "stabile istituzione sovraindividuale", dunque a un'ulteriore responsabilità. Per rispettare le libere scelte di entrambe le forme, non possono essere omologate. Quanto alle unioni tra persone dello stesso sesso », continuavi, «in tempi non sospetti ho pubblicamente dichiarato che ero contrario al loro riconoscimento nella forma del matrimonio. Questo non significa che anche nei casi di unioni tra persone dello stesso sesso non vi siano ingiustizie da sanare ».
    Credo che la prudenza e la trasparenza politica e la chiarezza, anche sul piano etico religioso, impongano a L'Unione di precisare il proprio pensiero e di formulare una chiara e definitiva proposta. Tu ne hai il dovere verso tutti gli elettori quale leader de L'Unione, ed in particolare verso la Chiesa e gli elettori cattolici, quale leader politico e cattolico. E questo per evitare "guerre di religione" e perché, come hai dichiarato, «su questi problemi così delicati le critiche sono ben accette, si deve tener aperto un confronto rispettoso e costruttivo con tutti, senza strumentalizzazioni che si pieghino alla competizione politica». E credo che i cittadini, cattolici in particolare, e anch'io, come cittadino, membro della Chiesa e probabile elettore per la metà o i due-terzi de L'Unione, abbiamo il diritto di essere informati. La mia opinione è che tu debba aprire un leale ed aperto confronto con i cattolici e un rispettoso e sereno colloquio con i vescovi d'Italia.

    Con rispetto ed amicizia.

    Da Libero

    saluti

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito La volta che Romano....

    ...ebbe paura di essere arrestato

    Ormai si avvicinano le primarie: il 16 ottobre è la data da tempo stabilita. Ma anche la campagna elettorale per le elezioni politiche è da tempo iniziata: la scelta è semplice perché si è a favore o contro Romano Prodi.
    In questa campagna pochi (forse nessuno) ci diranno chi è in realtà l’uomo Prodi.
    Per questa ricostruzione di una personalità vorrei offrire una testimonianza: ho conosciuto e frequentato Romano Prodi dal 1967 al 1996. È dunque una preistoria di Prodi che forse ci farà capire meglio il Prodi di oggi.
    Ero membro e poi preside della facoltà di scienze politiche di Bologna.
    Un collega poi amico, Beniamino Andreatta, mi presentò Prodi: lo aveva chiamato da Milano come suo assistente.
    Prodi girava sempre con Paolo Onofri e Angelo Tantazzi, che poi fecero una più che meritata carriera.
    Io mi divertivo a chiamarli senza cattiveria «i tre bassotti» di Andreatta.
    Prodi, con il suo viso rotondo dove c’era il sorriso, ma anche una ben controllata mimica facciale, risultava a tutti assai simpatico. Voglio ora ricordare che Beniamino Andreatta ha dato sempre, in privato e in pubblico, del lei a Romano, anche quando era ministro della Difesa e Prodi presidente del Consiglio. Me lo ha confermato poco prima di essere colpito in aula da un ictus che lo ha portato a un grande sonno.
    Vincitore del concorso a cattedra, Romano Prodi rimane sul piano accademico un isolato.
    Ad una cena del Mulino in onore dell’economista Amartya Sen, Stefano Zamagni chiese a Prodi perché non avesse deciso di accedere al Dipartimento di economia.
    La risposta fu dura: «Perché non avrei spazio», lasciando stupito anche Zamagni.
    Così il solitario Prodi affittò alcune stanze (la grande sede di Nomisma è posteriore) dove aveva il suo spazio.
    Avendo un allievo, Fabio Gobbo, decise di presentarsi come giudice a un concorso nel quale lo impose.
    Gobbo era un giovane serio, ma allora non ancora scientificamente all’altezza di una cattedra: questo suscitò le violenti proteste di tutta la corporazione degli economisti.
    Alberto Quadrio Curzio, futuro preside della facoltà, preferì mettere tutto a tacere.
    Ma la carriera accademica di Romano Prodi era finita.
    E così preferì fondare un istituto privato di ricerca, come Nomisma, o incarichi tra l’economia e la politica come la presidenza dell’Iri.
    La frequentazione con Prodi si diede anche nell’ambito della associazione di cultura e politica il Mulino, della quale entrambi eravamo soci.
    Al Mulino talvolta si discuteva il modo con cui Prodi sceglieva i suoi collaboratori. Fra i soci dell’associazione c’era Umberto Paniccia da tutti stimato per la sua serietà e il suo rigore morale.
    Dato che lavorava all’Iri lo segnalammo a Prodi.
    Incontrai Paniccia qualche tempo dopo e, interpellato, mi disse sinteticamente che aveva lasciato l’Iri.
    Nel contempo Prodi a Roma si accompagna a Massimo Ponzellini, che fece una fulminante carriera: dal ‘94 al 2002 infatti è stato vicepresidente della Bei, la Banca europea degli investimenti. Forse Prodi amava i fedeli, seguaci ed obbedienti, come Riccardo Franco Levi, che alla televisione trottella sempre al suo fianco (un tempo si credeva un grande giornalista!).
    Oggi forse sono il solo in Italia a ritenere che Arturo Parisi non sia un fedele seguace di Romano.
    Abbiamo lavorato tanto insieme per non apprezzare la sua intransigenza incapace di piccoli accorgimenti politici.
    Per chiudere il capitolo dell’Iri rivelerò due episodi.
    Per caso ci incontrammo una volta sotto il portone di casa sua (avevo la macchina posteggiata in un garage di fronte).
    Lo rimproverai amichevolmente per aver trattato male il mio amico Franco Cingano, presidente della Banca Commerciale.
    Mi rispose con arroganza e con durezza percuotendosi il petto: «La Banca Commerciale è mia», dimenticando che non era un proprietario, ma un semplice amministratore.
    Arrogante, ma anche in fondo pauroso.
    Ritenendo di aver perso la fiducia di Ciriaco De Mita, segretario della «Democrazia cristiana, temeva di essere arrestato.
    Alla fine del ‘93, dopo dieci ore di interrogatorio da parte del viceprocuratore Antonio Di Pietro (oggi suo alleato!) corse a chiedere consiglio a Filippo Mancuso, giudice alla Corte di Cassazione.
    Mancuso gli disse che un consiglio poteva chiederlo a un avvocato e di ubbidire alla propria coscienza.
    Pauroso, ma anche vile: un anno e mezzo dopo, quando Mancuso perse i favori della sinistra, l’eroico Prodi lo definì un «cialtrone». Questo risulta dai giornali.
    Ma per una biografia di Romano Prodi bisognerà parlare di Nomisma e dell’Iri, due capitoli dei quali non posso dare una testimonianza diretta.
    Per chiudere torniamo al Mulino. Tra il ‘95 e il ‘96 in vista delle elezioni Romano Prodi annunciò pubblicamente la sua candidatura: era un fatto del tutto normale.
    Non fu certo normale quanto seguì: seppi che Romano Prodi aveva convocato a casa sua il presidente dell’associazione il Mulino per protestare duramente contro gli articoli miei, di Angelo Panebianco e forse di Ernesto Galli Della Loggia.
    Erano articoli pubblicati su diverse testate giornalistiche. Insomma: i soci dell’associazione dovevano fornire la base culturale del suo partito.
    Un amico socio del Mulino (se la memoria non mi tradisce Michele Salvati) mi disse di stare attento perché Romano era un essere vendicativo.
    L’avvertimento mi lasciò indifferente perché nel campo scientifico il potere di Prodi era nullo e il Mulino avrebbe continuato a pubblicare i miei libri.
    Mi è rimasta una curiosità.
    Se Massimo D’Alema voleva uno del Mulino, perché non puntare sul suo consigliere Nicola Rossi, da tutti stimato per la sua preparazione e la sua autonomia scientifica?
    Prodi sull’economia sa solo recitare battute e su questo giochiamo le prossime elezioni.

    Massimo Matteucci su il Giornale

    saluti

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    La rabbia di Prodi

    Il Professore rischia di finire fuori gioco già durante le primarie

    La rabbia del professor Prodi, che arriva perfino a parlare di democrazia violentata nel caso in cui la maggioranza varasse una nuova legge elettorale, è assolutamente comprensibile. Ma non perché davvero vi sia una minaccia alla stabilità del sistema elettorale, e tantomeno perché ci sia un qualche vulnus costituzionale. Basta leggere l'editoriale di Andrea Colombo sul "Manifesto" per capirlo: "Dal punto di vista formale e costituzionale, l'attuale maggioranza ha tutto il diritto di procedere sulla strada della riforma elettorale". Non solo, ma anche "il proporzionale resta, almeno in teoria, il migliore dei sistemi". Mentre l'argomento che con il proporzionale possa avvantaggiarsi chi ha meno voti, è risibile, visto che financo nel 2001, nonostante la sconfitta, molti esponenti del centrosinistra lamentavano che un'assegnazione proporzionale del voto avrebbe premiato il centrosinistra a danno della Cdl. A maggior ragione, se oggi davvero l'opposizione può contare su maggiori consensi nel paese, il proporzionale esalterà questa realtà; se invece non ne avesse e ci fosse un sostanziale equilibrio, il premio di maggioranza aiuterebbe la stabilità della coalizione, che prenderebbe comunque più voti.

    Dov'è lo scandalo, allora? Nel dramma tutto prodiano. Perché il proporzionale rafforzerebbe i maggiori partiti, indebolirebbe la forza di contrattazione dei minori, lascerebbe addirittura fuori dai giochi chi un partito non ce l'ha, affonderebbe ogni ipotesi di partito unico della coalizione. Ed ecco che la persona di Prodi, già impegnata nelle primarie, si troverebbe fuori dai giochi. Perché se i Ds vincessero nella loro coalizione la sfida del partito di maggioranza relativa, per quale motivo dovrebbero designare come leader un estraneo a questo partito premiato dall'elettorato in maniera tanto evidente? Una logica di coalizione può anche far scegliere un premier di altra formazione politica, o un terzo ancora, ma quale sarebbe la forza di attrazione di tale elemento con la proporzionale? E soprattutto, perché porre in secondo piano il proprio successo elettorale nei confronti di una personalità individuale? Questa è la vera ragione dello strepitio prodiano, non altra. Ma il professor Prodi non è forse un algido censore dell'interesse personale?

    Evidentemente teme di cadere lui in questo conflitto finora tanto biasimato.

    Roma, 29 settembre 2005

  4. #4
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    12,957
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: tratto da http://www.pri.it

    In origine postato da nuvolarossa
    La rabbia di Prodi

    Il Professore rischia di finire fuori gioco già durante le primarie

    ...A maggior ragione, se oggi davvero l'opposizione può contare su maggiori consensi nel paese, il proporzionale esalterà questa realtà...se invece non ne avesse e ci fosse un sostanziale equilibrio, il premio di maggioranza aiuterebbe la stabilità della coalizione, che prenderebbe comunque più voti.Dov'è lo scandalo, allora?Nel dramma tutto prodiano...perché il proporzionale rafforzerebbe i maggiori partiti, indebolirebbe la forza di contrattazione dei minori, lascerebbe addirittura fuori dai giochi chi un partito non ce l'ha...perché se i Ds vincessero nella loro coalizione la sfida del partito di maggioranza relativa, per quale motivo dovrebbero designare come leader un estraneo a questo partito premiato dall'elettorato in maniera tanto evidente?..
    Parole DSante!

  5. #5
    Nun c'è problema.
    Data Registrazione
    05 Apr 2005
    Località
    Pisa
    Messaggi
    1,749
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Comunque questa legge sull'elettorato era già stata presa in considerazione già due anni fa.
    Solo ora che per slittamenti di programma la vogliamo attuare non vedo lo scandalo, anzi vedo un governo con molte idee e progetti cosa che la fabbrica dell'Unione non produce, se per come risultato ha solo la Pax o il tanto demagogico parlare che fate tutti i giorni.
    La sinistra farebbe bene a collaborare un minimo con la maggioranza, non a blaterare continuamente.
    ........<>-Max-<>.......

  6. #6
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Dato per disperso il....

    ...Tir giallo con Professore a bordo

    Roma. E il Tir di Prodi? Il sedici metri e mezzo tutto giallo, con semirimorchio e trattore e dodici altoparlanti, che doveva battere la penisola a maggior gloria del Professore alle primarie, che fine ha fatto? Se ne doveva parlare molto, se ne parla molto poco.
    “Ma la campagna raggiungerà il massimo negli ultimi dieci giorni prima del 16 ottobre”, appunto la data delle primarie, dicono i sostenitori di Prodi.
    Sarà. Fatto sta che l’impatto mediatico (come per il mitico pullman del ’96) è stato molto più scarso del previsto, il grosso autoarticolato poco avvistato, gli assembramenti prodiani poco segnalati. “Ci si aspettava un impatto maggiore, qualcosa nella comunicazione non ha funzionato”, ammettono a quattr’occhi gli ulivisti della Margherita. “Comunque, dove il Tir è andato è stato un successo”. Poche città, e quasi tutte piccole, periferiche, “città di confine, scelte apposta”, da Monopoli a Trieste a Siracusa, dodici in quaranta giorni, praticamente a piedi si faceva prima.
    E già si annuncia: “Per la campagna elettorale vera e propria, il prossimo anno, ci inventeremo qualcosa di diverso”.
    E se tutti raccontano dell’impegno dei Ds (lettere agli iscritti, sezioni che organizzano le primarie, convocazione dei militanti), altri maliziosi notano quello “inesistente, vicino allo zero” della più (teoricamente) organica Margherita rutelliana. C’è un responsabile della campagna di Prodi che racconta cosa gli è successo in una città del nord:
    “Avvisiamo dell’arrivo. I Ds, pur non fortissimi, danno il massimo della disponibilità. Gli ulivisti locali lo stesso. Il segretario della Margherita l’unica cosa che propone è di organizzare un incontro con il vescovo”. Così sono addirittura comparsi, in alcune tappe dell’automezzo prodiano, manifesti firmati “Ulivisti nella Margherita”. “Non c’è entusiasmo”, è la dolente constatazione.
    Non condivisa, però, da tutto il partito, dove raccontano degli impegni per il fine settimana di Francesco Rutelli, del gran girare che fa Pierluigi Castagnetti, e pure Franco Marini “ha fatto diverse iniziative”. A mezza bocca si ammette e ci si lamenta:
    “Il gruppo dirigente si muove, Prodi non fa granché”. Sarà che il Professore è costretto alla presenza continua nella capitale per appianare le varie beghe nel centrosinistra, sarà che nessuno immaginava che la campagna per le primarie di Bertinotti (quella dei post-it con la scritta “io voglio”) avesse un simile impatto mediatico, ma di sicuro l’aria che si respira dalle parti dei prodiani non è di grande entusiasmo. Al fatidico giorno mancano poco più di due settimane e la mobilitazione ancora non si percepisce. E il Tir giallo, che doveva essere simbolo e sintesi dell’evento, è passato quasi immediatamente (quantomeno mediaticamente) nel dimenticatoio. Vero che già l’investimento iniziale di 95 mila euro prevedeva solo dodici tappe, ma è vero che fino a oggi se ne sono già svolte la metà, però quello che veniva pomposamente definito “il tour del Tir”, con citazione di Enzo Biagi sulla fiancata del mezzo (“Conosco un uomo che ce la può fare”), non è ancora nell’immaginario, “né degli italiani né degli elettori del centrosinistra”. Ci sarà la rincorsa dai primi di ottobre, giurano i prodiani.
    Il sito di Romano Prodi annuncia che per questo fine settimana il programma del candidato premier “verrà distribuito in due milioni di copie allegato ai settimanali dei quotidiani Corriere della Sera e Repubblica, rispettivamente Magazine e il Venerdì”. Resta che per ora di effervescenza se ne nota poca, anche sullo stesso sito. Dove tra le iniziative più notevoli si segnala quella di un sondaggio:
    “Come vorresti che si chiamasse la radio a bordo del Tir di Romano Prodi?”. Finora il 39,73 per cento ha risposto “Mortadella”; il 36,29 per cento “Presidente”; il 23,98 per cento “Prof”. Ma “borse, magliette e gadget” non fanno il miracolo. Il Prof. e il suo cordialissimo autista si rimettono pazientemente in autostrada. Prossimo obiettivo post-autostradale: Frosinone.
    Promette Beppe Giulietti, responsabile della comunicazione delle primarie: “Stiamo attenti: il Tir a diesel uno lo supera in autostrada, poi al casello te lo ritrovi davanti senza capire come c’è arrivato…”.

    Da il Foglio

    saluti

  7. #7
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Primarie

    Roma. Metti un elettore dell’Unione previdente e volenteroso che martedì 27 settembre volesse sapere come fare per votare alle primarie uno dei sette candidati di centrosinistra.
    Metti che l’elettore, preoccupato per quella che fino a ieri pareva l’imminente scadenza per la registrazione al voto, il 30 settembre, abbia infine preso il telefono per chiedere informazioni.
    Tale elettore, probabilmente, sarebbe incorso in una piccola odissea.
    Iinfatti, telefonando al primo numero che saltava in mente, l’Ufficio dell’Unione in Piazza Santi Apostoli a Roma (sede del coordinamento per le primarie), per chiedere informazioni, ad esempio, su come votare nella capitale pur non essendo residenti, una gentile signorina rispondeva: “Ma lei vive stabilmente a Roma?… allora credo sia un caso di ‘fuori sede’. Bè, usciranno presto i riferimenti sui seggi e sull’ufficio tecnico sul sito, guardi sul sito”. Ma come “presto”? Il termine non scade il 30 settembre? “No, il 7 ottobre”. Rinfrancato, l’elettore andava sul sito www.unioneweb.it, dove, alle 13 di ieri, c’era ancora scritto, per il caso dei fuori sede, un generico “entro il 12 ottobre gli uffici provinciali dovranno trasmettere gli elenchi” dei seggi speciali “distinti per provincia di residenza, all’Ufficio nazionale tecnico amministrativo”. 12 ottobre? Provincia?
    Ma non era il 7 ottobre? Per vederci più chiaro, l’elettore poteva, metti caso, telefonare a uno dei partiti di centrosinistra.
    Alla Federazione dei Verdi, al numero trovato sul sito web – pieno di esortazioni a votare Alfonso Pecoraro Scanio per avere “più ambiente, pace, diritti e bando agli Ogm”, ma privo di delucidazioni sui seggi – un ragazzo rassicurava l’elettore che si era presentato dichiarandosi “studente fuori sede a Roma, residente a Isernia”: “Guarda, non c’è problema. Ci saranno i comitati locali, e in ogni provincia un seggio. Dovrai registrarti all’Ufficio dell’Unione. Chiama la federazione dei Verdi di Roma per maggiori informazioni”. Alla federazione rispondevano: “Stanno mettendo giù tutto per predisporre i seggi speciali. Richiama tra qualche giorno, poi vieni da noi e ti iscrivi”.
    Non erano d’aiuto neppure i Ds (che con gli iscritti al partito sono molto solerti. Giungono voci di sezioni che chiamano a casa per ricordare ai tesserati di andare a registrarsi). Il centralino di Via Nazionale rimandava a una casella vocale che girava la chiamata all’“organizzazione”. La centralinista consigliava il sito “www.dsonline.it”, “oppure l’ufficio dell’Unione” già chiamato in precedenza.
    Il sito rispondeva a domande come “Perché le primarie?” e “Perché i Ds propongono Prodi?”, con tanto di audiovideo, ma sulle date e i seggi nulla di preciso. Alla Margherita concordavano con l’assurdità di una dead-line, il 30 settembre, così ravvicinata: “Ve devono dà er tempo de registrarve”, commentava un addetto. “E’ una data orientativa, slitterà”. Alla domanda su come fare per votare “fuori sede” chiedeva:
    “Ma lei lavora o studia?. Vabbè, è uguale, le verrà detto comunque dove andare. Richiami”.
    Al Pdci si assicuravano che l’elettore non avesse capito male: “Per carità, non è un’iscrizione a un partito, è per le primarie. Ma è prematuro, stanno vedendo dove mettere i banchi, cioè i seggi”. L’elettore, allora, chiamava Rifondazione comunista. Il centralino rinviava alla federazione romana. E lì, infine, spuntava una data. “Oggi (ieri, ndr) all’Unione si vedono per le sezioni, poi ci saranno dei gazebo per registrarsi, ma c’è tempo. Fino a una settimana prima del voto”. Quando forse l’elettore, disorientato, potrà dimenticarsi di effettuare la registrazione.

    saluti

 

 

Discussioni Simili

  1. Bianchi, ministro del governo prodi, smentisce Tpd, Prodi ed AirFrance
    Di bianconero (POL) nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 16
    Ultimo Messaggio: 23-03-08, 18:29
  2. Risposte: 11
    Ultimo Messaggio: 24-12-07, 21:32
  3. Risposte: 28
    Ultimo Messaggio: 27-10-07, 12:18
  4. Risposte: 16
    Ultimo Messaggio: 14-11-05, 14:35
  5. Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 23-02-05, 14:13

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito