....la maschera
La sfida di Cossiga: Romano dimmi se ubbidisci a Ruini o a Bertinotti
Caro Prodi, vi sono molte cose che mi rendono diverso, non dico certo migliore, da te!
E molte sono le cose sulle quali io da te dissento. Io sono un cattolico- liberale, tu un cattolico democratico, ma entrambi, non per nostro merito ma per grazia di Dio, condividiamo la Fede cattolica apostolica romana e siamo membri della stessa Santa Chiesa, soggetti agli stessi vescovi e soprattutto al Vescovo di Roma.
Tu sei un "democratico nuovo", io un "vecchio politico" del secondo dopoguerra e della cosiddetta Prima Repubblica.
Ma entrambi siamo cristiani, democratici e "laici", piuttosto propensi all'obiezione di coscienza; e certo non vogliamo "guerre di religione", sia in generale che in particolare tra cristiani, né l'uso strumentale a fini elettorali di problemi di morale cristiana e naturale.
Per nascita di famiglia democratica, repubblicana, antifascista e autonomista, per scelta per influenza di Mariano Rumor, Luigi Gui e Giuseppe Lazzati militante nella Dc dal '45, prima "dossettiano" e poi nella cosiddetta "sinistra di base", sostenitore della politica del "compromesso storico" e dei governi di solidarietà nazionale, democratico riformista alla vecchia maniera non mi riconosco né in questo centrosinistra né in questo centro destra.
Ma dovendo pur votare, darò metà dei voti a partiti e candidati del centrosinistra (anche se senza trattini!) e l'altra metà (o un terzo...) ai democratico cristiani del centrodestra.
IL REFERENDUM
Proponendomi quindi di dare metà o forse due terzi dei miei voti a L'Unione da te presieduta, e facendo parte della stessa Chiesa, credo di avere il diritto di rivolgermi a te, da elettore e in particolare da cattolico.
Quando da "cattolico infante" (vorrai perdonarmi questa battuta, peraltro fortunata), presi pubblicamente posizione, per convinzione etica naturale e in obbedienza alle indicazioni dei vescovi italiani, confortate dal consenso del Vescovo di Roma, a favore dell'astensione nelle votazioni per i referendum abrogativi sulla procreazione assistita, scrissi anche che ritenevo «maturi i tempi per dare un qualche riconoscimento giuridico civile alle obbligazioni naturali che potevano nascere dalla convivenza di due o più persone, anche omosessuali». Vi fu poi un'esplicita conferma da parte dei vescovi italiani dell'antica presa di posizione negativa nei confronti di questo riconoscimento. Dichiarai allora che, non avendo una tale conoscenza dell'etica naturale e della morale cristiana, nonché della teologia ecclesiale, «ritiravo » quanto detto e mi adeguavo agli indirizzi dei vescovi, come membro della Chiesa. cittadino e membro del Parlamento Nazionale. Ho letto le tue dichiarazioni sull'intendimento di proporre nel vostro programma una forma di riconoscimento delle obbligazioni naturali che possono derivare dalle convivenze di fatto, anche omosessuali. Ho letto le dichiarazioni rese al Comitato Permanente della Conferenza Episcopale Italiana dal Cardinal Camillo Ruini, presidente della Cei, in materia di Pacs e in generale di altre proposte "alla Zapatero", e ne ho colto la prudenza ed una grande misura.
COS'HA DETTO RATZINGER
Per questo, mi avevano meravigliato molto i titoli in materia dei quotidiani italiani pubblicati il giorno dopo la relazione del Cardinal Ruini e le tue precisazioni. Mi sembrava infatti che il possibile conflitto tra i cattolici de L'Unione e la Chiesa in materia di regolamentazione giuridica di "unioni di fatto" fosse rapidamente rientrato. Certo, la Cei si è trovata, e forse si troverà ancora, di fronte a un possibile, probabile e forse inevitabile suo pronunciamento sulla proposta di introdurre nel programma elettorale qualcosa di simile ai "patti di assistenza sociale", anche per le coppie non eterosessuali.
Nell'emanare a nome dei vescovi indirizzi e direttive per i cattolici, essa si trova di fronte a un delicato problema politico ed istituzionale. Se si dovesse pronunziare espressamente contro la proposta de L'Unione, infatti, se ne potrebbe derivare l'invito ai cattolici che aderiscono a L'Unione di respingere questa proposta in sede di formulazione del programma; se invece domani la proposta fosse entrata in questo programma, l'invito ai cattolici di non votare per candidati che non si dichiarassero contrari a questa proposta, come prescritto dalla "Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica", emanata a suo tempo dalla Congregazione della Dottrina della Fede a firma del noto teologo tedesco Joseph Ratzinger, allora Prefetto di detta Congregazione, e dall'allora Segretario Mons. Bertone, oggi Arcivescovo di Genova, e poi approvata espressamente da Papa Giovanni Paolo II. La "Nota dottrinale" proseguiva ammonendo che «la coscienza cristiana non permette a nessuno di favorire col proprio voto l'attuazione di un programma o di una singola legge in cui i contenuti fondamentali della fede e della morale siano sovvertiti dalla presentazione di proposte alternative o contrarie a tali contenuti. L'impegno politico per un aspetto isolato della dottrina sociale della Chiesa non è sufficiente ad esaurire la responsabilità per il bene comune». E questo sarebbe certamente valso anche contro il voto per partiti e candidati de L'Unione che non avessero dissentito anche in sede parlamentare. Tu in queste ultime settimane hai scritto: «In questi giorni si è aspramente discusso sul tema delle unioni di fatto e di come esse debbano venire o meno tutelate. Nel dibattito mi sono state attribuite posizioni non corrispondenti al mio pensiero e che ho giudicato offensive. Non ho mai sostenuto l'opportunità e la possibilità di matrimoni tra persone dello stesso sesso, né è mia intenzione proporre provvedimenti che mettano in discussione la famiglia. Ho sempre ritenuto che essa fosse la prima fondamentale comunità naturale. La mia ispirazione religiosa ha argomentato e sostenuto questa convinzione. Oggi lo sviluppo di nuovi modelli familiari interpella il legislatore, stretto tra l'esigenza di difendere e promuovere l'istituto familiare e la necessità di fare i conti con tali trasformazioni e con i nuovi bisogni che da esse derivano ».
GLI ELETTORI CATTOLICI
E più oltre, tu che sei un leader politico cattolico, educato alla rigida scuola "dossettiana" di Bologna, aggiungevi: «Nessuno vuole e può, non io certamente, conformare i nuovi modelli di convivenza all'istituto familiare. Così, mentre si riconosce che le convivenze di fatto "quale rapporto tra uomo e donna - dice la Corte costituzionale - ormai entrano nell'uso comunemente accettato, accanto a quello fondato sul vincolo coniugale", ciò "non autorizza la perdita dei contorni caratteristici delle due figure".
L'una, la semplice convivenza, poggia sulla soggettività individuale.
L'altra conferisce maggior rilievo alle esigenze della famiglia, alla forma di una "stabile istituzione sovraindividuale", dunque a un'ulteriore responsabilità. Per rispettare le libere scelte di entrambe le forme, non possono essere omologate. Quanto alle unioni tra persone dello stesso sesso », continuavi, «in tempi non sospetti ho pubblicamente dichiarato che ero contrario al loro riconoscimento nella forma del matrimonio. Questo non significa che anche nei casi di unioni tra persone dello stesso sesso non vi siano ingiustizie da sanare ».
Credo che la prudenza e la trasparenza politica e la chiarezza, anche sul piano etico religioso, impongano a L'Unione di precisare il proprio pensiero e di formulare una chiara e definitiva proposta. Tu ne hai il dovere verso tutti gli elettori quale leader de L'Unione, ed in particolare verso la Chiesa e gli elettori cattolici, quale leader politico e cattolico. E questo per evitare "guerre di religione" e perché, come hai dichiarato, «su questi problemi così delicati le critiche sono ben accette, si deve tener aperto un confronto rispettoso e costruttivo con tutti, senza strumentalizzazioni che si pieghino alla competizione politica». E credo che i cittadini, cattolici in particolare, e anch'io, come cittadino, membro della Chiesa e probabile elettore per la metà o i due-terzi de L'Unione, abbiamo il diritto di essere informati. La mia opinione è che tu debba aprire un leale ed aperto confronto con i cattolici e un rispettoso e sereno colloquio con i vescovi d'Italia.
Con rispetto ed amicizia.
Da Libero
saluti




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