INTERVISTA
Parla il filosofo della biologia Michael Ruse: «Non c'è per forza contraddizione tra cristianesimo ed evoluzione La selezione naturale spiega i meccanismi delle specie viventi, ma la scienza non potrà mai indagare la coscienza e l'anima dell'uomo»
Fede e darwinismo,
l’accordo è possibile?
«Riguardo alla teoria del disegno intelligente bisogna saper distinguere la ricerca scientifica dalle interpretazioni di matrice teologica»
Di Andrea Lavazza
Nel dibattito su evoluzione e disegno intelligente (come male si traduce dall'inglese Intelligent Design, ovvero progetto) incominciano ad affiorare irrigidimenti, levate di scudo ideologiche (e pure qualche falsità) che non giovano al confronto. C'è chi ha proposto che i darwinisti rifiutino totalmente la discussione con gli avversari per non legittimare una posizione che sarebbe indegna persino di venire presa in considerazione. Sono gli stessi che del fronte cattolico colgono e enfatizzano solo ciò che serve a costruire una caricatura di oscurantismo, ben lontana dalla realtà delle posizioni, né anti-scientifiche, né dogmatiche. Ciò accade soprattutto, anche se non solo, in Italia. Michael Ruse, per comune riconoscimento uno dei massimi filosofi della biologia al mondo, pur non nascondendo la propria precisa opzione teorica, da anni invece dialoga con i sostenitori di altre prospettive, in atteggiamento di onestà intellettuale, come dovrebbe essere la scienza, sempre pronta alla falsificazione delle sue migliori acquisizioni.
Professor Ruse, sulla base delle conoscenze biologiche attuali, qual è la spiegazione più accreditata per la comparsa sulla Terra della vita e dell'uomo?
«L'evoluzione attraverso selezione naturale. Oggi è il paradigma standard, e io lo accetto. Naturalmente possono esserci forze secondarie - la deriva genetica è probabilmente importante a livello molecolare - ma complessivamente il miglior resoconto è dato dalla selezione naturale, anche per l'origine dell'uomo».
Che cosa non spiega l'evoluzione darwiniana?
«Tutto ciò che di cui la scienza non è in grado di dare conto, ovvero le origini ultime: perché esiste qualcosa e non il nulla. Non può spiegare le anime immortali (nel caso vi si creda), perché l'anima è un'entità non naturale (io ritengo che l'anima non possa venire individuata direttamente dall'intelligenza umana). Personalmente direi che la scienza non è in grado di fare luce sulla consapevolezza umana: forse potremo dare una sp iegazione evoluzionistica della coscienza, ma l'esperienza di sentirsi consapevoli mi pare al di là della ricerca empirica. Così come la moralità: si può individuare il motivo per cui abbiamo un senso morale, ma è impossibile giustificarlo. Non c'è ragione per pensare che le capacità che si sono evolute permettendoci di uscire dalla giungla siano quelle che ci fanno scrutare i più profondi misteri dell'universo. Con San Paolo direi che "ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa"».
Che cos'è l'argomento del disegno intelligente (ID), e come è sorto?
«La teoria del disegno intelligente è l'affermazione che forze esterne intervengono di tanto in tanto nel corso naturale degli eventi a modificarne l'andamento. Il disegno intelligente è responsabile della cosiddetta complessità irriducibile. Benché i suoi sostenitori dichiarino di non voler precisare chi o che cosa sia il "disegnatore", si tratta del Dio cristiano: spesso infatti si citano a supporto i primi capitoli del Vangelo di Giovanni. L'argomento è stato introdotto negli anni Novanta, ma ha radici antiche, da Platone a Tommaso d'Aquino fino alla teologia naturale britannica, in particolare l'arcivescovo Paley».
C'è possibilità di conciliare evoluzionismo e disegno intelligente?
«Tra loro c'è opposizione. E contraddizione. Se si sostiene l'evoluzionismo, si è per le leggi di natura; se si sostiene il disegno intelligente, si è per i miracoli. Naturalmente, qualcuno può ammettere molta evoluzione e invocare qualche miracolo per particolari eventi (ad esempio, la comparsa delle ali). Questa è la posizione di molti sostenitori del disegno intelligente».
Non è una forma mascherata di creazionismo, come dicono i critici?
«In un senso, no. Non è necessario accettare un'interpretazione letterale della Scrittura per essere fautori del disegno intelligente. E molti non lo sono. William Dembski e Michael Behe credono che la Terra sia antica e riconoscono che vi è stata molta evoluzione; come anche miracoli. Alcuni teorici del disegno intelligente, Paul Nelson ad esempio, sono invece "letteralisti". D'altra parte, penso che gran parte del dibattito su creazionismo ed evoluzione sia poco legato agli elementi di fatto e molto alle posizioni morali sul mondo e sul tempo (l'escatologia). Qui vedo una vicinanza del disegno intelligente al creazionismo. Si può dire che vi siano anche altri visioni concomitanti che si accompagnano al sostenere il disegno intelligente: da un'agenda politica conservatrice all'enfasi evangelica sulla grazia piuttosto che sulle opere (per cui da ambienti riformati si accusa i cattolici di pelagianesimo)».
Dal punto di vista scientifico, quale paradigma sembra avere maggior prove a proprio favore?
«Non penso che vi siano prove positive per il disegno intelligente, in quanto è un argomento in negativo, basato sull'ignoranza (l'impossibilità di spiegare certi fatti): "Non sappiamo rispondere ai problemi X, Y e Z, per cui devono essere intervenuti dei miracoli". Ma non è questo il modo di fare scienza. Vi sono invece numerosissimi riscontri dell'evoluzione attraverso selezione naturale, si veda un compendio come quello di Freeman e Herron (ponderoso manuale per le scuole americane, ndr). Ovviamente, vi sono domande senza risposta, come ve ne sono in ogni scienza. Se non ce ne fossero, la scienza sarebbe finita. In definitiva, non c'è gara tra evoluzione e disegno intelligente».
Non ritiene che il dibattito sia falsato da presupposti filosofici e teologici, per cui si piega la scienza ad altri fini?
«Concordo. In questo senso, esistono problemi su entrambi i fronti. Se il disegno intelligente è vero, Dio ha avuto una parte nel creare ciò che è molto complesso e ciò che è buono. Ma allora dovremmo ritenerlo responsabile di aver fatto sì, o permesso che, nascesse ciò che è molto semplice o ciò che è cattivo, come ad esempio le malattie genetiche. Chi sostiene il disegno intelligente si scontra presto con questa obiezione. Ma sono ugualmente in erro re i darwinisti alla Richard Dawkins che rifiutano ogni forma di religione. Sant'Agostino ha mostrato che il letteralismo ingenuo delle Scritture è sbagliato. Io sono lieto di sapere che c'è qualcuno il quale crede che Gesù è figlio di Dio e che Dio ha fatto le cose attraverso l'evoluzione. È stata una scelta di Dio, non nostra».
Secondo lei, è possibile essere cristiani - e in particolare scienziati cristiani - ritenendo che l'evoluzione sia la miglior spiegazione disponibile?
«Lo sostengo da sempre e l'ho esplicitato nel mio Può un darwinista essere cristiano?. Penso che le anime immortali non siano entità scientifiche. Se si vuole affermare che i miracoli descritti dalla Bibbia sono una rottura delle regolarità della natura, basta semplicemente invocare la tradizionale distinzione tra l'ordine della natura e l'ordine della grazia. In ogni caso, si può essere cristiani e darwinisti».
Avvenire - 28 settembre 2005




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