Ciao, Genyo !Originally posted by Genyo
_______________________________________
Ciao,
Mujō: è la componente fondamentale di ogni fenomeno e può essere tradotta con il termine "impermanenza", da intendersi intrinseca alla totalità delle cose, quindi anche sensazioni, sentimenti,...è la vera ontologia buddhista, quindi contrassegna tutta una estetica, una cultura, una civiltà.
Ne puoi capire l'importanza considerando che è sinonimo di "Bussho" (Natura-di-Buddha), che equivale a 'natura dell'universo'.
Mushotoku: è meno comune ed è più specifico dello Zen Soto. E' ritenuto uno dei "pilastri" che reggono l'altare buddhista ed ha una gamma di sfumature traducibili con i concetti: "oltre il profitto" (da intendersi anche sul piano spirituale), "nessuno scopo-fine", "nessuna speculazione", "nessun calcolo".
L'altro pilastro dell'altare buddhista è Hishiryō, si compone dei termini: HI (negazione, assenza), e SHIRYŌ (pensiero), viene reso con "Non pensiero" e significa 'pensare dal profondo del non-pensiero", che non è "non pensare, non pensare".
Ho sintetizzato al massimo. Ciao.
Molto interessante quello che scrivi.
Sfumature dell'accettazione della realtà al di fuori dell'io... per noi, occidentali, potremmo tradurre il concetto non tanto nell'assenza, quanto nella sospensione della volontà?
![]()




Rispondi Citando
