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In origine postato da aguas
Post interessante che merita un approfondimento.
Comincio dall'inzio, richiedendo una attenta lettura:
No, la libertà ha due confini: il rispetto della libertà altrui e la responsabilità.
Ora, sull'aborto l'altruità è l'embione? Non credo, perché il concetto di persona (che introduce l'elemento dell'altruità) è un concetto convenzionale, che trova come momento unificante la nascita, ossia la separazione dell'individuo vivo dalla madre.
E infatti in millenni di storia del pensiero non si è mai trovato un accordo su quando inizia una persona.
Ma non voglio rifuggiarmi in discussioni teoriche, sganciate dalla realtà. Per i radicali l'aborto non è un diritto dell'individuo: è un male. Nessuno può, umanamente, disconoscere il valore dell'embrione e quindi considerarne la sua fine come un elemento irrilevante.
Allora se un embrione ha un valore c'è da chiedersi: quale è il male minore? Il male minore è ridurre le gravidanze indesiderate, ridurre il tempo di praticabilità dell'aborto, ridurne la drammaticità per la donna (che è l'altro soggetto della vicenda abortiva).
E difatti i radicali hanno sempre insistito sulla prevenzione e sulla informazione sessuale. Ricordo le battaglie di Gigi De Marchi, più volte processato per il reato di propaganda degli anticoncezionali, fin quando il reato è stato dichiarato incostituzionale nel 1971.
Ma allora perché legalizzare l'aborto? Per favorire l'aborto? No, questa è una semplificazione che contrasta coi dati statistici. Tutte le stime concordano nel ritenere che gli aborti clandestini, prima della 194 oscillassero tra i 200.000 e i 600.000 l'anno e, realisticamete, si può affermare che esssi fossero circa 350.000 l'anno.
Oggi gli aborti legali sono circa 130.000. Si calcola che quelli clandestini siano ancora circa 25.000 l'anno.
Di fronte a un fenomeno di massa, clandestino, iposcrita, corrotto, drammatico per la donna e che incideva sulla vita dello stesso feto senza alcuna regola (vi erano aborti fino al 6° mese), legalizzare l'aborto ha significato l'emersione di un fenomeno diffusissimo e, al contempo, la sua riduzione. Difatti fu grazie alla campagna sull'aborto che sorse il dibattito sulla prevenzione delle gravidanze indesiderate.
Ora, un liberale cala i propri principi nella realtà. I pincipi non vivono di per se stessi, per un liberale. Di buone intenzioni è lastricata la via dell'nfernmo. Questa è una massima liberale, per la quale i principi vanno sperimentati nella realtà.
La realtà ci dice che un male da sempre esistito (l'aborto) non era contrastabile con la repressione, ma che, al contrario, la sua legalizzazione è stata utile per la salute della donna e per la riduzione del fenomeno, appunto perché regolato e non, essendo proibito, praticamente libero.
Dunque la legalizzazione dell'aborto è stata una grande conquista liberale.
Sono assai perplesso sull'argomento...
Il concetto di persona avrebbe natura convenzionale?
Due o più persone possono accordarsi per stabilire cosa è "persona"? Poco liberale...decisamente poco liberale.
Viene riconosciuta una tutela dell'embrione già durante la gestazione vietando l'aborto dopo un tot di settimane dal concepimento.
E' proprio la natura convenzionale anche realtivamente ai termini per ricorrere all'aborto "terapeutico" che non mi soddisfa.
E' stato scritto che tutto dipende dalla presenza o meno di un'"anima" nell'embrione.
Io ritengo che le cose non stiano così. Il concetto di anima non è un concetto che appartiene alla "ragione". Appartiene piuttosto alle "fede"...Altro è interrogarsi se l'embrione abbia "coscienza"...di sè...dell'altro.Quindi l'esistenza della persona verrebbe a definirsi in funzione della consapevolezza di sè...di ciò che sta intorno.
Ma anche questa obiezione è stata confutata. Il neonato...ha una limtata coscienza di sè...il malato parchinsoniano o in stato di coma vegetativo...ha una limitata consapevolezza di sè...ma non si può dire che non siano in "vita"...
La "vita umana" c'è, esiste, già durante la gestazione, ancor prima della recisione del cordone ombelicale...Accettarlo è un atto liberale.