Roma e Cartagine

Quando sfoglio incuriosito le pagine della Storia,

altro non trovo, come modelli e schemi societari,

che due caratteristici modi di governar gli Stati:

quello che preferisce l’uomo, al centro della vita,

e quello che vi ama o vuole, la cosa o la pecunia.



Inutile evidenziare i costumi di quella dicotomia.

I “colori” o i simboli, certo, son sempre differenti,

ma gli alterni profili, in sostanza, restano costanti:

da un lato, chi eleva, fiero, le sue braccia al cielo;

dall’altro, chi della sua animalità fa il proprio zelo.



Da quando l’umana specie s’organizzò su Terra,

i due modelli non hanno mai cessato di scontrarsi;

tanto meno, cercato o trovato il modo di accordarsi.

Al contrario, continuan tuttora la reciproca tenzone,

come se l’umano stesse alla sua prima apparizione.



Superfluo, dunque, doverlo far rimarcare ancora!

Il duello tra Roma e Cartagine non si è mai risolto:

né prima, né durante, né dopo quel preciso evento.

Anzi, lo precede e lo sorpassa in qualunque tempo,

come il giorno fronteggia la notte, e la luce, il buio.



Oggi, come ieri, si ripete incessante la stessa trama:

quando è l’uomo che emerge al centro della società,

son le arti, la virtù e gli imperi che segnano la Civiltà;

se, al contrario, è il mercante o il danaro a dominare,

ciascuno ha un prezzo ed ogni schiavitù è sull’altare

Alberto Mariantoni