Roma. L’ombra, il sospetto, l’illazione. Lo sguardo obliquo, la mano sospesa, la bocca cucita.
Quando in politica vola l’accusa di tradimento, mutano persino i gesti e cambia la disponibilità d’animo. Pratica (in)gloriosamente radicata a sinistra (l’epopea del destro Marco Travaglio, e della sua cattedra di moralità al cui giudizio devono sottostare quelli di sinistra, è ancora in piena attività e ha ricominciato a tracimare dalle pagine dell’Unità ai militanti dei Ds), da qualche tempo l’accusa di tradimento fa puzzette pure a destra.
Se Marco Follini fatica ad adeguare il suo pedigree di antico democristiano allo sfarfallio del Cav., “conscio di non essere Paul Newman o Robert Redford”, ecco che un venticello soffia nei corridoi di Montecitorio, e la parola che forse mai in politica andrebbe pronunciata prende il volo.
E ha la capacità, solo a pronunciarla, di indisporre un solitamente disponibile Bruno Tabacci: “Io, che ho già difficoltà a conciliare me stesso, devo star qui a chiedermi se ho tradito Cicchitto?”.
Certo che no. Eppure quell’antico pronunciamento berlusconiano (mezzo negato e mezzo accettato), “c’è chi pensa di salvarsi offrendosi al vincitore”, con l’Udc che protesta, “l’evocazione di doppigiochi, tradimenti e passaggi di campo… è semplicemente miserevole”, e il Cav. che fa precisare che “nessuno ha pronunciato parole legate al concetto di tradimento o di traditore”, insomma, tutto il tira e molla qualche segno ha lasciato.
Meglio: contusioni.
Come l’ipersensibilità udiccina.
Come il sospetto che regna nel centrodestra.
Come le ingenuità (ingenuità? ma dai!) del centrosinistra, che offre discutibili desistenze che fanno venir fuori il viceministro Adolfo Urso, “la sinistra dà un prezzo al tradimento” – riecco tarlo, sospetto e sguardo storto.
Non che sia chiarissimo dove – tra identità futura e convenienza immediata – alla fine Follini andrà a parare. Dubbio legittimo, ma illegittima reazione, quando si affaccia il tradimento.
Dice del segretario di via Due Macelli un antico signore (in ogni senso) liberale come Raffaele Costa: “Mantengo il rispetto, ma capisco meno certi atteggiamenti”.
Ma poi spiega, l’ex leader del Pli: “Ho visto l’incapacità di usare il linguaggio della ragione e prevalere il linguaggio epidermico. Io la categoria del tradimento non l’ho mai usata: nel mondo liberale, le idee diverse si accettano più facilmente”.
Cade la neve sui cedri, diciamo, e cade su Montecitorio la polvere sottile del tradimento (quasi sempre più evocato che praticato). Così, quando per caso (e tutti a domandarsi: sarà per caso?) si incontrano in un corridoio Piero Fassino e appunto Follini (per caso quei due?, ma dai!), il venticello della maldicenza si rialza. Perché il democristiano parla e il diessino ascolta, e cosa grave, “annuisce” (visto, annuisce!). Quando a Fassino chiedono cosa si sono detti, racconta: “Gli ho chiesto un’opinione sul campionato di calcio”, frase improbabile e quindi sospettosa e dunque traditora.

“Basta non toccare i libri sacri”
Il tradimento, poi, l’idea del tradimento, ha una sua collaudata mitologia. Racconta Ignazio La Russa che “nel Msi almirantiano, sull’idea del tradimento abbiamo ridotto Democrazia nazionale a dimensioni di un prefisso telefonico”.
E su Follini? “L’elettorato centrista non ha particolare sensibilità rispetto alla tematica del tradimento: più furbizia, moto di sopravvivenza – annota il capogruppo di An – Mentre a destra, sarà per la faccenda del 25 luglio, l’idea del tradimento procura molta più emozione e si usa moltissimo. Anche quando è solo presunto”.
Deve stare proprio così, la faccenda. Perché un altro dirigente di via della Scrofa come Carmelo Briguglio mostra competenza e passionalità. “Coerenza e fedeltà sono due concetti importanti in politica”. E allora? “Proporrei di tornare al senso originario della parola traditore. Traditori erano i cristiani che portavano i libri sacri all’imperatore pagano”. E allora? “I libri sacri non li dobbiamo toccare”. E allora? “Avvertire il tradimento è molto di destra, un’idea cavalleresca”. E uno che di destra è sempre stato, ma fascio mai, casomai democristiano, come Gustavo Selva, così posiziona (e come la posiziona) la questione:
“Sul tradimento degli ideali e delle ideologie politiche, ci vuole molta elasticità”.
Detto questo? “Se Follini pensa di traslocare da una parte all’altra sarebbe tradimento. Ma siccome non lo ha detto e non lo ha fatto…”.
Detto questo? “Ricorda Follini che parlava della leadeship di Berlusconi a Palazzo Chigi davanti a Berlusconi e diceva che non andava bene? Ecco, solo un caso di tradimento apodittico”.

Da il Foglio

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