CDL/ BERLUSCONI: O RIFORMA ELETTORALE O SALTA TUTTO (GIORNALI)
Lega in fermento: Bossi, "non so come voteremo al Senato"
05-10-2005 087 - Articoli a tema
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Roma, 05 ott. (Apcom) - "Se la legge elettorale non passa, questa maggioranza è morta". Secondo la stampa italiana, questa è la principale preoccupazione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. SIa Il Corsera che Repubblica e la Stampa, danno ampio spazio alla notizia, riportando stralci di colloqui privati avuti dal Premier con i più stretti alleati e riferiti, in linea di massima, da "fonti autorevoli vicine al Presidente".
Secondo quanto scrive il Corriere della Sera, la linea di Berlusconi sarebbe quella di far slittare, una volta incassato il si al Mattarellum, il voto delle politiche a maggio, tanto "per aver un mese in più per logorare Prodi". Fatto sta che, per il premier, "in venti giorni la Cdl si gioca tutto". Senza rete e senza alternative. Se la maggioranza, la prossima settimana, dovesse subire un'imboscata e cadere, non si potrebbe più andare avanti, nemmeno per l'approvazione della Finanziaria. Di fatto si aprirebbe la strada al Governo Istituzionale o alle elezioni anticipate.
Secondo il COrsera, dunque, toccherà al premier in persona spiegare ai suoi, peones e non, questa sera, che stavolta o si passa o si muore. Cardine della moral suasion di Berlusconi? Spiegare ai suoi che "con l'attuale sistema non esisterebbero collegi sicuri". La crisi della maggioranza e di Forza Italia in particolare avrebbe infatti effetti incalcolabili ed è scontato che i collegi 'blindati' apparterebbero di diritto allo Stato Maggiore dei partiti. Quindi, la proporzionale servirebbe a tutti.
Secondo il quotidiano la Repubblica, inoltre, per Berlusconi si profilerebbe un problema in più, che si chiama già Umberto Bossi e Lega Nord: "Non so se al Senato potremo votare quella legge" ha fatto sapere il leader del Carroccio, sottolineando che, con il proporzionale, sarebbe a rischio la sopravvivenza stessa del movimento leghista. Bossi parlaperò del voto al Senato, concedendo, così, una settimana di proroga a Berlusconi. A guardare l'agenda della Camera, però, si vede bene che a dettare la linea dei lumbard è la strategia pro-devolution più che l'antica amicizia fra i due leader.
Alla Camera, infatti, si vota prima la riforma elettorale e poi la Devolution. Per i leghisti sarà quindi difficile togliere l'appoggio alla riforma voluta con forza dal premier. A palazzo Madama, però, è il contrario. "Buona cosa", per Roberto Maroni, mentre dal lato pratica potrebbe accadere che, una volta incassata la 'loro' riforma costituzionale, i leghisti tolgano l'appoggio a Berlusocni, lasciandolo in difficoltà proprio sull'agognata riforma elettorale. "Rischiamo di ritorvarci in una coalizione sconfitta senza più Berlusconi a garantirci - avrebbe detto a mo' di scusa Bossi - il referendum che boccia la Devolution e una legge elettorale che marginalizza la Legasoprattutto per il futuro".


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