Vi espongo la cattiveria di certe fonti evangeliche pentecostali.......
qui a seguire la notizia come viene data in rete da un pastore pentecostale, segue dopo la fonte ufficiale:
la notizia data da alcuni notiziari evangelici e commentata da un pastore:
ROMA, 29 settembre 2005 (E. PRESS/ACPress.net)
Il Vaticano ha pubblicato i risultati di una indagine secondo cui risulta che soltanto il 3% dei cattolici legge la Bibbia quotidianamente , e che essa occupa uno spazio molto modesto nella loro vita.
L’80% dei cattolici praticanti di Italia, Francia e Spagna si limita ad udire la lettura della Bibbia durante la messa domenicale. Il sondaggio ha inoltre riscontrato, come era facile immaginare, una elevata ignoranza relativa a questioni bibliche basilari. Il 40% credeva che Paolo avesse scritto uno dei vangeli, e il 26% che anche Pietro ne avesse scritto uno. Per la gran parte dei cattolici la Bibbia è un libro riservato al clero.
Un portavoce vaticano ha commentato che “sarebbe di vitale importanza che ogni credente possedesse una bibbia”. Ma cosa doveva aspettarsi la chiesa di Roma dopo avere messo la Bando la Bibbia per molto tempo, dopo averla voluta mantenere nella lingua latina, avendo fatto ben poco per incoraggiarne la lettura e lo studio? Forse se comincia a predicarla le persone potranno essere incoraggiate a procurarsela e leggerla.
(commento del pastore) Io credo che il cattolicesimo romano non abbia intenzione alcuna di incoraggiare veramente i fedeli all'approccio della Bibbia.
Infatti, se la Scrittura entrasse veramente nelle case di tutti gli italiani e se questi dedicassero del tempo qualitativo per leggerla e meditarla, rischierebbero di scoprire alcune realtà in aperto contrasto con l'insegnamento cattolico, e questo certo sarebbe piuttosto "imbarazzante", non trovate?
Ora leggiamo la notizia alla sua origine:
I cattolici e la Bibbia:
quarant’anni di Parole ritrovate (fonte: www.avvenire.it edizione 19.5.2005)
Kasper: «Ha rimesso in moto la teologia, ma ora l'esegesi non divenga un ostacolo» Paglia: «La sfida è far salire quel 3 per cento di praticanti che la legge ogni giorno»
Da Roma Mimmo Muolo
Quarant'anni sono un periodo più che sufficiente per tentare un bilancio. E quello relativo alla presenza della Bibbia nella vita della Chiesa e dei cattolici - proprio a quarant'anni dal varo della Dei Verbum, una delle quattro costituzioni fondamentali del Concilio Vaticano II - è certamente un bilancio in positivo. Anche se non mancano alcune poste in rosso .
Luci come «la svolta esegetica postconciliare, l'arricchimento teologico e le positive ripercussioni ecumeniche» (cardinale Walter Kasper), ma anche ombre come «il fatto che, nonostante grandi progressi, c'è ancora poca Bibbia nella vita e nella cultura dei credenti e forse nella stessa vita pastorale» (monsignor Vincenzo Paglia) sono state in effetti al centro della sessione inaugurale dell'importante simposio sulla "Sacra Scrittura nella vita della Chiesa", apertosi ieri pomeriggio alla Domus Mariae di Roma, su iniziativa del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani e della Federazione Biblica Cattolica di cui il porporato tedesco e il vescovo di Terni-Narni-Amelia sono rispettivamente presidenti.
«Gli orientamenti forniti da Dei Verbum - ha ricordato Kasper - hanno dato molti buoni frutti dopo il Concilio, rendendo possibile una svolta esegetica che ha arricchito la teologia nel suo insieme ed ha avuto un impatto importantissimo nel dialogo ecumenico». Anzi, senza il rinnovamento biblico, ha aggiunto il cardinale, «quest'ultimo sarebbe stato impensabile». Invece dopo il Concilio, «la teologia della Parola di Dio si è messa energicamente in moto. E in questo contesto la teologia cattolica ha imparato molto anche dalle grandi proposte avanzate dalla teologia protestante del XX secolo».
Tra gli indubbi meriti del documento conciliare, ha ricordato ancora il presidente del Pontificio Consiglio per l'unità dei cristiani, vi è quello di essersi riallacciato alla lezione tridentina («nesso profondo tra Vangelo e Chiesa fondato sullo Spirito»), superando anch e le cadute della teologia successiva al Concilio di Trento, che era arrivata a sostenere l'autosufficienza del Magistero, riducendo la Sacra Scrittura a «una cava da cui estrarre prove scritturistiche a posteriori». Secondo il Concilio Vaticano II, invece, «Scrittura e Tradizione - ha fatto notare Kasper - non sussistono indipendentemente l'una accanto all'altra, ma sono intimamente connesse e congiunte. Alla Tradizione spetta l'imprescindibile funzione di interpretare la Scrittura e soprattutto di attingerne certezza.
In questo senso, dunque, - ha spiegato ancora il porporato - il Concilio dice che la Chiesa attinge la certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Scrittura». È lo Spirito Santo «che ci ricorda continuamente la Parola di Dio». E la Tradizione è dunque «la presenza della Parola di Dio nella Chiesa, presenza che rimane nello Spirito e che si rinnova incessantemente».
Appartiene alla parte positiva del bilancio anche l'aver «appianato il rapporto tra interpretazione storica ed ecclesiologica della Scrittura, accogliendo la prima all'interno della Chiesa». La rivelazione, infatti, «non è né un mito senza basi storiche, né una speculazione astratta. Essa avviene nella storia, che trova il suo compimento in Gesù». Allo stesso modo è molto importante il rilancio, sempre operato da Dei Verbum, della lectio divina, «che consiste - ha ricordato Kasper - nella lettura spirituale, fatta in comunità o da soli, della Sacra Scrittura, accompagnata dalla preghiera».
Questo metodo è un efficace antidoto anche rispetto alle parti negative del bilancio. Il presidente del Pontificio Consiglio ha parlato ad esempio di «un'esegesi biblica così dotta, complicata e spiritualmente arida da costituire per il fedele medio un muro che ostacola l'accesso alla Scrittura invece di facilitarlo». E monsignor Paglia ha aggiunto: «Non dobbiamo nasconderci che il cammino da compiere perché la Bibbia abbia la centralità sia nella vita pastorale delle nostre comunità sia nella vita spirituale dei singoli credenti, è ancora lungo». «Rischio di interpretazione fondamentalista, o al contrario, relativizzazione persino nelle celebrazioni liturgiche», ha sottolineato il presidente della Federazione Biblica Cattolica. Che ha anche citato alcuni dati emblematici della diffusa ignoranza di Bibbia: «Secondo una ricerca condotta in Italia, Francia e Spagna, solo il 3% dei praticanti legge la Bibbia ogni giorno, il 40% crede che San Paolo abbia scritto un Vangelo e il 26% anche San Pietro». E pensare che San Giovanni Crisostomo rimproverava un cristiano perché non sapeva quante fossero le lettere paoline. Oggi chissà quanti ne dovrebbe sgridare.
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Il pastore invece cosa aveva scritto?
Il 40% credeva che Paolo avesse scritto uno dei vangeli, e il 26% che anche Pietro ne avesse scritto uno. Per la gran parte dei cattolici la Bibbia è un libro riservato al clero.
questa è truffa su di un testo originale manipolato ed inoltre viene ignorato che lo stesso monsignore aveva detto:
è certamente un bilancio in positivo. Anche se non mancano alcune poste in rosso .
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Rispondi Citando
sai che dice l'apostolo visto che dici di leggere la Bibbia?
