Qualcuno si ricorda la rubrica intitolata “Postbruciatore”, pubblicata su Volare verso la fine degli anni 80? Erano una serie di aneddoti raccontati da piloti, fatti curiosi, a volte buffi a volte strani, accaduti in volo.
Sarebbe carino raccoglierne qualcuno nella community… io posso contribuire con un paio di esperienze, ovviamente da pax o da spotter.
Comincio con uno, di due anni fa:
ero in Madagascar, all’Ile Sait Marie. L’aeroporto è già di per sé uno spettacolo: piccino piccino (vi atterrano solo ATR42 e vecchissimi Twin Otter), una casupola col tetto di foglie di palma, una lavagnetta a gessetti per indicare voli i partenza e in arrivo, nessuna recinzione per cui pista e piazzale tranquillamente occupati da polli, zebù e cani. Ah, e le carte d’imbarco vengono riciclate. Gli isolani devono attraversare la pista per passare dal molo al villaggio, e lo fanno con la stessa naturalezza con cui noi affrontiamo un passaggio a livello: si fermano a qualche metro dalla pista in attesa che decolli o atterri un aereo, e poi – magari con uno zebù alle briglie – passano con tutta calma.
La cosa più bella cmq è che la pista è adiacente alla spiaggia, per cui tutti i giorni io e mio marito ci appostavamo per osservare gli aerei in arrivo.
Una mattina ci siamo spinti oltre il solito punto di osservazione, eravamo a poche decine di metri dalla pista. Mentre stavamo accosciati in attesa di scorgere un puntolino luccicante nel cielo, abbiamo visto arrivare da lontano un uomo in tuta blu. Si sbracciava e ci urlava qualcosa in una lingua che non era né inglese né francese (in Madagascar quest’ultima è la lingua ufficiale). Ovviamente era un dipendente dell’aeroporto, e la prima cosa che ho pensato è stata che forse avevamo violato aree riservate, che avremmo avuto problemi e chissà cosa sarebbe successo ai nostri passaporti. L’uomo ci ha raggiunti e ci ha chiesto cosa stavamo facendo. Ho spiegato in inglese che volevamo solo guardare gli aerei in arrivo, aspettandomi per lo meno una lavata di capo. Invece il simpatico (incosciente? Disgraziato?) ometto ci ha spiegato che quello non era il posto migliore per osservare gli atterraggi, e ci ha fatto avvicinare ulteriormente alla pista, facendoci posizionare esattamente sulla traiettoria di discesa, con la pista alle spalle e il mare di fronte. Con il linguaggio universale dei gesti ci ha spiegato che avremmo dovuto stare seduti sulla sabbia, non in piedi (ci sarei arrivata anche da sola). Così ci siamo appostati, e dopo un po’ abbiamo avvistato il primo ATR in arrivo.
E’ stata un’esperienza quasi da infarto, man mano che l’aereo si avvicinava l’impressione era che puntasse esattamente su di noi, e alla fine altrochè seduti, ci siamo sdraiati sulla sabbia per la paura che l’ATR ci atterrasse in testa! Da lontano l’ometto ci faceva il gesto del pollice recto, evidentemente lì sono abituati a fare spotting così…
Ho poche foto non digitali, magari se a qualcuno interessa le posso postare nel week-end…




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